Antimafia Duemila – Messineo: ”E’ tempo di ribellione comune”

Antimafia Duemila – Messineo: ”E’ tempo di ribellione comune”.

“Per molto tempo a Palermo il sistema economico si è posto sotto il dominio della mafia considerando il pizzo come una tassa inevitabile. Ora è venuto il tempo di una seria ribellione comune: le associazioni e i commercianti avviino una riflessione sul punto.
E’ il momento di una rivolta comune: le denunce cominciano ad esserci, ma sono ancora poche”. E’ l’appello rivolto dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ad associazioni e commercianti, durante la conferenza stampa che ha illustrato i particolari del blitz che ha portato a 19 fermi e due arresti. “Cosa nostra – ha aggiunto – è in difficoltà. Non aspettiamo che si riorganizzi”. E’ di una crisi, soprattutto economica, delle cosche ha parlato anche il colonnello Iacopo Mannucci, comandante del nucleo operativo de carabinieri di Palermo. “Ormai – ha detto – i boss hanno più necessità di sostentamento che di arricchimento. Gli uomini di onore hanno paura di fare le estorsioni perché temono di essere arrestati. Assistiamo a un ritorno al passato: si fa riferimento ai mafiosi che hanno strumenti di conoscenza per riavviare il vecchio business del narcotraffico. Ciò è testimoniato, ad esempio, dal coinvolgimento in questa indagine di Stefano Fidanzati, fratello dello storico boss, ora latitante, Tanino Fidanzati”.
“Per molto tempo a Palermo il sistema economico si è posto sotto il dominio della mafia considerando il pizzo come una tassa inevitabile. Ora è venuto il tempo di una seria ribellione comune: le associazioni e i commercianti avviino una riflessione sul punto. E’ il momento di una rivolta comune: le denunce cominciano ad esserci, ma sono ancora poche”. E’ l’appello rivolto dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ad associazioni e commercianti, durante la conferenza stampa che ha illustrato i particolari del blitz che ha portato a 19 fermi e due arresti. “Cosa nostra – ha aggiunto – è in difficoltà. Non aspettiamo che si riorganizzi”. E’ di una crisi, soprattutto economica, delle cosche ha parlato anche il colonnello Iacopo Mannucci, comandante del nucleo operativo de carabinieri di Palermo. “Ormai – ha detto – i boss hanno più necessità di sostentamento che di arricchimento. Gli uomini di onore hanno paura di fare le estorsioni perché temono di essere arrestati. Assistiamo a un ritorno al passato: si fa riferimento ai mafiosi che hanno strumenti di conoscenza per riavviare il vecchio business del narcotraffico. Ciò è testimoniato, ad esempio, dal coinvolgimento in questa indagine di Stefano Fidanzati, fratello dello storico boss, ora latitante, Tanino Fidanzati

ANSA

2 risposte a “Antimafia Duemila – Messineo: ”E’ tempo di ribellione comune”

  1. Prima di invitare il cittadino alla “ribellione comune” farei lavorare i carabinieri, la polizia, l’intelligence la magistratura e i servizi. Lei sta invitando il postino a prendere la clava e andare a farsi giustizia? Complimenti per i messaggi educativi che rilascia. Già c’è casino in questo paese mancava la rivoluzione… cosi’ poi si fa fuori anche chi non c’entra nulla. Quando si invita alla mobilitazione succede poi che ci rimette il disgraziato. Andrei cauto con certe asserzioni.

  2. 1) Ma che attendibilità hai tu che prima commenti un articolo firmandoti come alberto e poi dopo 15 minuti commenti quest’altro firmandoti come luca, l’indirizzo IP è lo stesso.

    2) Nel merito del commento: la mafia vince se riesce a imporre la paura. Non dobbiamo avere paura, dobbiamo organizzarci. Gli affiliati a cosa nostra sono 5 mila. I siciliani 5 milioni. Se davvero ci organizziamo e facciamo sentire la voce della società, non c’è partita.

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