Brusca: «Dopo Falcone doveva toccare a Mannino, fui fermato da Riina»

Brusca: «Dopo Falcone doveva toccare a Mannino, fui fermato da Riina».

ROMA (22 maggio) – È ripreso stamani nell’aula bunker di Rebibbia la deposizione del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca nel processo davanti ai giudici di Palermo in cui sono imputati l’ex generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia. Sul «terminale» della trattativa avviata da Totò Riina nel 1992 ci sono «indagini in corso» e per questo motivo il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, anche stamani, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della difesa su questo punto.

Niente nome dell’uomo delle istituzioni. L’avvocato Piero Milio, difensore dell’ex generale Mario Mori, ha insistito nel conoscere da Brusca il nome dell’uomo delle istituzioni che gli era stato fatto da Riina. Il collaboratore di giustizia ha parlato di «mediatori» e di un «terminale» nella trattativa che sarebbe stata avviata prima della strage di via D’Amelio. Brusca ha ricordato che il nome di questo «terminale» lo aveva già fatto in passato «in tempi non sospetti».

Dopo Falcone doveva toccare a Mannino. Dopo l’attentato a Giovanni Falcone Cosa Nostra, guidata da Totò Riina, aveva programmato di uccidere l’ex ministro Dc,Calogero Mannino. Il piano era stato affidato a Giovanni Brusca. Ed è lui stesso che oggi svela questo progetto davanti ai giudici. «Dopo Falcone – dice Brusca – dovevamo passare a Mannino. Ma improvvisamente ho avuto lo stop da Riina. Quello che poi mi colpì fu la strage di Borsellino di cui prima non avevamo parlato».

Il pentito, rispondendo alle domande della difesa di Mori, ha detto di non sapere a chi venne consegnato un “papello” cioè una lista di richieste che Riina avrebbe fatto per far cessare la strategia stragista avviata con l’omicidio di Salvo Lima e l’attentato a Falcone. Il collaboratore ha detto di non sapere i nomi dei politici che in quel periodo «si erano fatti sotto» con Riina. «Riina mi parlava – dice Brusca – di revisione di processi, di confisca di beni, ma non mi diceva nulla sul carcere duro perchè ancora non era stato applicato». «Non sono in grado di riferire – prosegue il pentito – se Borsellino era venuto a conoscenza dell’esistenza della trattativa». Brusca riferisce inoltre di non conoscere cosa «avrebbe garantito il “terminale” della trattativa a Riina».

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