Archivi del mese: giugno 2009

Pandemia, gli stregoni al lavoro | Tra Cielo e Terra

Pandemia, gli stregoni al lavoro | Tra Cielo e Terra.

GINEVRA  – E’ pandemia di influenza A(H1N1). Di fronte all’inarrestabile diffusione del nuovo virus, la Direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Margaret Chan ha infatti solennemente annunciato al mondo di aver deciso di innalzare il livello di allerta pandemica alla fase sei, pari al massimo, alla pandemia conclamata. La prima del XXI secolo.

“Il mondo è ora all’inizio della pandemia di influenza 2009. Siamo ai primi giorni della pandemia”, ha dichiarato Chan in una conferenza stampa indetta a Ginevra presso la sede generale dell’Oms. La diffusione del virus A(H1N1) partito dal Messico dove in aprile sono stati resi noti i primi casi, ha contagiato quasi 30.000 persone in 74 Paesi e ha provocato 144 morti.[…]

La parola pandemia, dal greco pan-demos – che coinvolge tutta la popolazione, ha sempre avuto, fino ad oggi, un significato ben preciso.
Tale termine veniva infatti utilizzato in riferimento ad un numero limitato di casi, a proposito di virus e malattie contagiose di dimensioni tali da causare un numero
enorme di decessi.
Si usava il termine pandemia in relazione alla peste nera che colpì l’Europa nel XIV secolo, ad esempio, un morbo contagioso che fece 20 milioni di vittime, ovvero un quarto della popolazione che all’epoca abitava il continente, oppure riferendosi all’influenza spagnola del 1918, che di vittime ne causò 25 milioni, in tutto il pianeta.

Si potrebbe supporre, quindi, che tale termine vada utilizzato con estrema cautela, e doppiamente ci si aspetterebbe che tale cautela venisse utilizzata da un ente sovranazionale quale l’organizzazione mondiale della sanità, dal momento che da chi si occupa di monitorare le emergenze sanitarie del pianeta ci si attenderebbe anche un uso prudente dei moniti, per evitare di spargere il panico tra la popolazione a causa di falsi allarmi.

Invece, si apprende che la stessa Oms ha innalzato il livello di allerta pandemica alla fase sei, ovvero il massimo, come se fossimo in attesa di una nuova spagnola, o di una nuova peste nera.
Ci si aspetterebbe quindi che, vista la serietà dell’organizzazione, ci siano dei segnali altrettanto preoccupanti che si diffondono per tutto il globo.
Invece, i dati che la stessa Oms fornisce parlano di 30.000 persone contagiate e 144 morti, a livello mondiale, negli ultimi 3 mesi.

Per fare un rapido confronto, sarà bene tenere a mente che le influenze “normali”, che ogni anno colpiscono la popolazione, causano in media dai 50.000 ai 220.000 decessi nella sola Europa, nel giro di pochi mesi.
Confrontiamo ora i 220.000 decessi di una normale influenza con i 144 (senza mila) causati dalla nuova “pandemia”.
Evidentemente qualcosa non torna.

Ma facciamo un passo indietro.
Il virus partito dal Messico lo scorso Aprile, altri non è se non quella influenza che i grandi media avevano chiamato inizialmente “suina”, prima di scoprire che con i maiali aveva poco a che fare.
Questo è un passaggio che si è perduto per strada, come niente fosse, dopo che migliaia di capi di allevamento furono eliminati senza che ve ne fosse alcuna ragione.
Così come si perse per strada un’altra notizia, che comparve timidamente in alcune agenzie diramate sulla rete, ma che non fecero mai in tempo di raggiungere i giornali e le televisioni:

VIRUS NUOVA INFLUENZA NATO IN LABORATORIO, OMS INDAGA

ROMA – Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano.
Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei ‘padri’ dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.

Un’ipotesi, a quanto si apprende, sulla quale l’Oms sta indagando e si sta confrontando in questi giorni con gli esperti internazionali di virologia umana e animale.
Hanno ricevuto copia dell’articolo anche gli esperti internazionali della Fao e dell’Organizzazione internazionale per la salute animale (Oie).
Secondo Gibbs le caratteristiche genetiche del virus A/H1N1 sono tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova.
Queste ultime sono largamente utilizzate nei laboratori sia per coltivare i virus sia per coltivare i vaccini.
In passato, nel 1977, un virus influenzale del tipo H1N1 era stato prodotto per errore per la cattiva gestione di un laboratorio in Russia.


Una ipotesi davvero sorprendente.

Così dopo che un misterioso virus di origine ancora da stabilire ha causato ben 144 morti a livello globale, ovvero meno di un millecinquecentesimo dei decessi causati da una normale influenza, l’organizzazione mondiale della sanità annuncia solennemente l’arrivo della pandemia.
Sembrerebbe quindi di stare di fronte ad una recita dell’assurdo, in cui una organizzazione che dovrebbe vigilare sulla situazione sanitaria mondiale si presta a diffondere il panico tra la popolazione, annunciando l’arrivo di una pandemia in maniera del tutto sconsiderata.

Così parrebbe, se non fosse che nel frattempo giungono ulteriori notizie a riguardo che aprono le porte ad uno scenario ben preciso.
Solo due settimane fa, ad esempio, il governo francese ha deciso di portare avanti una operazione di vaccinazione di massa a cui sarà sottoposta tutta la popolazione con una età superiore ai 3 mesi, una operazione per la quale sarebbero già in preparazione circa 100 milioni di vaccini.

A questo punto, occorre fare un ulteriore passo all’indietro di circa un mese, e rileggere con attenzione le parole di Jacques Attali:

“La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti).
Poi, una volta passata la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica.”

Per Attali, “La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti“, poiché essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.”

Giova sapere chi è Jacques Attali.
Attualmente svolge il compito di presidente della “Commissione per la liberazione della crescita”, istituita dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, ed in passato fu eminenza grigia del governo francese durante i mandati del presidente Mitterand.
E’ uno dei membri più autorevoli del club Bilderberg, grande sostenitore del progetto di un nuovo ordine mondiale, nonché membro del B’nai B’rith International, l’esclusiva massoneria ebraica.
Uno di quelli che contano per davvero, in altre parole.
Da sempre fautore della necessità di una riduzione della popolazione mondiale, nel suo libro paradossalmente intitolato “L’avvenire della vitaaveva scritto quanto segue:


quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […].
L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future

In seguito Attali aveva sostenuto che queste sue parole erano state male interpretate e che non potevano essere comprese fuori dal proprio contesto, ma considerato il suo background ideologico e la missione dei gruppi elitari di cui fa parte tali “precisazioni” appaiono poco credibili.

Ci troviamo quindi di fronte ad uno scenario che inizia ad avere un senso, seppur poco rassicurante.
Un virus di origine ancora incerta, probabilmente generato in un laboratorio, viene identificato quale probabile fattore scatenante di una immensa pandemia globale, capace di causare decine di milioni di morti.
E questo allarme non proviene dalle voci incontrollate dei teorici della cospirazione, ma dallo stesso organismo mondiale della sanità.
Contemporaneamente, oscuri intellettuali propagatori del nuovo ordine mondiale, facendosi portavoce dei più elitari circoli globalisti, giudicano l’arrivo di una possibile pandemia come un fatto tutto sommato positivo, dal momento che essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.

Infine, per concludere il mosaico, programmi di vaccinazione di massa vengono portati avanti da diversi governi, non ultimo quello italiano, che per bocca del vice ministro alla salute Ferruccio Fazio annuncia che entro un anno o due tutta la popolazione italiana verrà vaccinata contro la nuova influenza pandemica.

Questi sono i fatti, al momento attuale.
Lo scenario non appare per nulla rassicurante, come si è detto, e l’impressione generale è che i vari “enti” in gioco stiano facendo di tutto per dare conferma alle peggiori preoccupazioni di coloro che da tempo denunciano la strategia di alcune elites dominanti che non hanno mai fatto mistero di avere come obiettivo la depopolazione del pianeta terra, cavalcando di volta in volta le “cause” più disparate.
Ed a preoccupare maggiormente non è certo il fantomatico virus A(H1N1), quello delle 144 morti a livello mondiale in tre mesi.
Quello che davvero è preoccupante in tutta la questione è l’eventualità della vaccinazione di massa che si prospetta.
Se mai ci sarà una pandemia, passerà dai vaccini, e queste persone si stanno mostrando molto determinate nel perseguire i propri scopi.

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Homer Simpson lavora nella centrale nucleare di Suffolk

Homer Simpson lavora nella centrale nucleare di Suffolk.

…qualcuno che stava facendo le pulizie nella Centrale Nucleare Sizewell A si accorse che diversi allarmi stavano suonando insistentemente da molto tempo senza che il personale tecnico della centrale reagisse in alcun modo, così – immaginate di essere al suo posto, e’ una decisione non facile da prendere – decise di premere l’allarme generale.

Il personale preposto a quel punto intervenne per accorgersi che l’acqua di raffreddamento non ricopriva più gli elementi del reattore che così si era stati ad un soffio da un incendio catastrofico – il combustibile nucleare infatti si può incendiare già alla temperatura ambiente – e, dulcis in fundo, in 45 minuti c’era stata una perdita di scorie radioattive nel Mare del Nord paragonabile alle inevitabili perdite – di cui non ci parlano mai – che avvengono nel giro di un anno.

La centrale venne immediatamente chiusa e sottoposta ad ispezione.

Gli ispettori conclusero che la centrale era stata gestita con incuria criminale e non solo pubblicarono un rapporto – che non fu divulgato – ma spinsero per portare i responsabili in tribunale.

Cominciarono perciò a raccogliere prove che potessero essere utilizzate dall’accusa, ma, dopo mesi di lavoro e ingenti somme a spese a danno dei contribuenti, si sentirono dire che non avevano giurisdizione per portare il caso in tribunale.

Per caso – chiaramente e’ un caso – la Nuclear Decommissioning Authority decise proprio in quel periodo di smobilitare tutti i siti forniti di reattori Magnox, il che includeva naturalmente anche Sizewell A.

Di tutta questa vicenda sappiamo solo ora unicamente perché gli abitanti, preoccupati da insistenti voci di perdite, ma prontamente assicurati dalle autorità che tutto era normale e sotto controllo e che la chiusura dell’impianto era dovuta al decommissionamento dei Magnox, si rivolse a tutti quelli che potevano essere raggiunti e, tra questi c’era anche John Snow.

Perciò, quando vi dicono che non c’e’ pericolo, cominciate ad ammassare provviste nel vostro rifugio anti-atomico…

Antonio Di Pietro: Processo d’appello Dell’Utri

Antonio Di Pietro: Processo d’appello Dell’Utri.

http://www.youtube.com/watch?v=FiFVYazFLOQ

Ho voluto avviare l’iniziativa “Li seguiamo per te” per poter informare e tenere aggiornati i cittadini riguardo a tutti quei processi sui quali altrimenti sarebbe calata la spessa cortina del silenzio mediatico. Ho iniziato con il processo al governatore della Campania, Antonio Bassolino, al quale si è aggiunto quello al corrotto David Mills e al suo – in assenza di lodo – corruttore Silvio Berlusconi. Ora ne aggiungo un terzo: il processo d’appello a Marcello Dell’Utri ripreso il 15 maggio 2009. Quello a Dell’Utri e’ un processo capace di spiegare, se non ha gia’ spiegato con la condanna in primo grado, larga parte della genesi di Forza Italia, oggi Pdl, e dell’ascesa nel panorama nazionale di un corruttore oggi Presidente del Consiglio.

Processi come questi non ne vedremo più: la legge sulle intercettazioni ed il bavaglio all’informazione, che questa legge comporta, hanno messo la parola fine alla possibilità di risalire a qualsiasi reato, se non per circostanze fortuite. I media non ne parlavano già prima, ora avranno persino un buon motivo per continuare a non farlo. In aula a Palermo venerdì scorso, durante la seconda udienza d’appello, tolti i giudici, c’erano solo tre cittadini in aula, uno di questi era il nostro inviato. Da oggi con questo video qualche migliaia di cittadini in più verrà a conoscenza di questo processo, che già entro l’estate potrebbe portare ad una sentenza d’appello.

Riporto di seguito il testo del video e la parte finale della sentenza (consulta il testo integrale) a carico del senatore Marcello Dell’Utri così come la si legge nelle 1771 pagine di documenti ufficiali del processo di primo grado risalente all’11 dicembre 2004. Una condanna che lascia ben pochi dubbi sulla gravità dei reati di cui quest’uomo è accusato e della complicità prestata, oltre che della consapevolezza riguardo ai fatti, da parte dell’ambiente che lo circondava.

[da pagina 1761 secondo capoverso]

Gli elementi probatori emersi dall’indagine dibattimentale espletata

hanno consentito di fare luce:

sulla posizione assunta da Marcello Dell’Utri nei confronti di esponenti

di “cosa nostra”, sui contatti diretti e personali con alcuni di essi (Bontate,

Teresi, oltre a Mangano e Cinà),

sul ruolo ricoperto dallo stesso

nell’attività di costante mediazione, con il coordinamento di Cinà Gaetano,

tra quel sodalizio criminoso, il più pericoloso e sanguinario nel panorama

delle organizzazioni criminali operanti al mondo, e gli ambienti

imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo

FININVEST;

sulla funzione di “garanzia” svolta nei confronti di Silvio Berlusconi, il

quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona,

adoperandosi per l’assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di

Arcore dello stesso Berlusconi, quale “responsabile” (o “fattore” o

“soprastante” che dir si voglia) e non come mero “stalliere”, pur

conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi

di Palermo (ed, anzi, proprio per tale sua “qualità”), ottenendo l’avallo

compiaciuto di Stefano Bontate e Teresi Girolamo, all’epoca due degli

“uomini d’onore” più importanti di “cosa nostra” a Palermo;

sugli ulteriori rapporti dell’imputato con “cosa nostra”, favoriti, in alcuni

casi, dalla fattiva opera di intermediazione di Cinà Gaetano, protrattisi per

circa un trentennio nel corso del quale Marcello Dell’Utri ha continuato

l’amichevole relazione sia con il Cinà che con il Mangano, nel frattempo

assurto alla guida dell’importante mandamento palermitano di Porta

Nuova, palesando allo stesso una disponibilità non meramente fittizia,

incontrandolo ripetutamente nel corso del tempo, consentendo, anche

grazie a Cinà, che “cosa nostra” percepisse lauti guadagni a titolo estorsivo

dall’azienda milanese facente capo a Silvio Berlusconi, intervenendo nei

momenti di crisi tra l’organizzazione mafiosa ed il gruppo FININVEST

(come nella vicenda relativa agli attentati ai magazzini della Standa di

Catania e dintorni), chiedendo al Mangano ed ottenendo favori dallo stesso

(come nella “vicenda Garraffa”) e promettendo appoggio in campo politico

e giudiziario.

Queste condotte sono rimaste pienamente ed inconfutabilmente provate

da fatti, episodi, testimonianze, intercettazioni telefoniche ed ambientali di

conversazioni tra lo stesso Dell’Utri e Silvio Berlusconi, Vittorio

Mangano, Gaetano Cinà ed anche da dichiarazioni di collaboratori di

giustizia; la pluralità dell’attività posta in essere, per la rilevanza causale

espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e

prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di

“cosa nostra” alla quale è stata, tra l’altro, offerta l’opportunità, sempre con

la mediazione di Marcello Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti

ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel

perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che, lato

sensu, politici.

Non c’è dubbio alcuno, alla luce delle considerazioni che precedono e di

tutto quanto oggetto di analisi nei singoli capitoli ai quali si rinvia, che le

condotte tenute dai prevenuti si sussumono nelle fattispecie previste e

sanzionate dagli artt. 416 e 416 bis c.p. delle quali ricorrono tutti gli

elementi costitutivi.

Ma ricorrono, anche, le contestate aggravanti di cui ai commi 4° e 6°

dell’art. 416 bis c.p.

Ed invero, la sussistenza di tali aggravanti va ritenuta qualora il reato de

quo sia contestato agli appartenenti ad una “famiglia” aderente a “cosa

nostra” od al concorrente esterno, in quanto l’esperienza storica e

giudiziaria consentono di ritenere il carattere armato di detta

organizzazione criminale (Cass. 14.12.99, D’Ambrogio, CP 01,845) e la

sua prerogativa di operare nel campo economico utilizzando ed investendo

i profitti di delitti che tipicamente pone in essere in esecuzione del divisato

programma criminoso (Cass. 28.1.00, Oliveti, CED 215908, CP 01, 844).

TRATTAMENTO SANZIONATORIO

Per quanto attiene alla determinazione della pena, tenuti presenti i

parametri ed i criteri direttivi di cui all’art. 133 c.p., le condotte di Gaetano

Cinà, consapevoli e reiterate nel tempo, devono essere sanzionate con una

pena che il Collegio ritiene congruo quantificare in anni sette di reclusione,

in considerazione della continuità del suo apporto a “cosa nostra”, alla

quale è stato organico nei termini sopra evidenziati, dell’importante

risultato, economico e non, conseguito dall’organizzazione, grazie alla sua

costante disponibilità, consistita nel coltivare il suo rapporto di amicizia

con Marcello Dell’Utri anche in una dimensione illecita e funzionale alle

richieste ed esigenze degli uomini d’onore della “famiglia” di riferimento e

dei capi del sodalizio.

(pena così determinata:, anni sei, mesi sei di reclusione per il reato di cui

all’art. 416 bis c.p. aggravato, aumentata di mesi sei di reclusione ex art. 81

c.p.

Per quanto attiene a Marcello Dell’Utri, la pena deve essere ancora più

severa e deve essere determinata in anni nove di reclusione, dovendosi

negativamente apprezzare la circostanza che l’imputato ha voluto

mantenere vivo per circa trent’anni il suo rapporto con l’organizzazione

mafiosa (sopravvissuto anche alle stragi del 1992 e 1993, quando i

tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla

“vendetta” di “cosa nostra”) e ciò nonostante il mutare della coscienza

sociale di fronte al fenomeno mafioso nel suo complesso e pur avendo, a

motivo delle sue condizioni personali, sociali, culturali ed economiche,

tutte le possibilità concrete per distaccarsene e per rifiutare ogni

qualsivoglia richiesta da parte dei soggetti intranei o vicini a “cosa nostra”.

Si ricordi, sotto questo profilo, anche l’indubitabile vantaggio di essersi

allontanato dalla Sicilia fin dagli anni giovanili e di avere impiantato

altrove tutta la sua attività professionale.

Ancora, deve essere negativamente apprezzata la già sottolineata

importanza del suo consapevole contributo a “cosa nostra”, reiteratamente

prestato con diverse modalità, a seconda delle esigenze del momento ed in

relazione ai singoli episodi esaminati nei precedenti capitoli.

Inoltre, il Collegio ritiene assai grave la condotta tenuta dall’imputato nel

corso del processo, avuto riguardo al tentativo di inquinamento delle prove

a suo carico, così come risulta dimostrato dalla disamina della vicenda

“Cirfeta-Chiofalo”, come pure la circostanza che egli, contando sulla sua

amicizia con Vittorio Mangano, gli abbia chiesto favori in relazione alla

sua attività imprenditoriale, come emerge dall’analisi della vicenda

“Garraffa”.

Infine, si connota negativamente la sua disponibilità verso

l’organizzazione mafiosa attinente al campo della politica, in un periodo

storico in cui “cosa nostra” aveva dimostrato la sua efferatezza criminale

attraverso la commissione di stragi gravissime, espressioni di un disegno

eversivo contro lo Stato, e, inoltre, quando la sua figura di uomo pubblico

e le responsabilità connesse agli incarichi istituzionali assunti, avrebbero

dovuto imporgli ancora maggiore accortezza e rigore morale, inducendolo

ad evitare ogni contaminazione con quell’ambiente mafioso le cui

dinamiche egli conosceva assai bene per tutta la storia pregressa legata

all’esercizio delle sue attività manageriali di alto livello.

(pena così determinata: anni otto e mesi sei di reclusione per il reato

aggravato di cui all’art. 416 bis c.p., elevata di mesi sei di reclusione per

art. 81 c.p.).

I due imputati vanno condannati, altresì, al pagamento in solido delle

spese processuali ed il Cinà Gaetano anche a quelle del suo

mantenimento in carcere durante la custodia cautelare, nonchè entrambi

vanno dichiarati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici ed in stato di

interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

Alla condanna consegue per legge e, in ogni caso, anche in relazione

all’intrinseca pericolosità desunta dalle considerazioni che precedono,

l’applicazione a ciascuno degli imputati della misura di sicurezza della

libertà vigilata per la durata di anni due (tenuta presente la gravità dei reati

contestati), da eseguirsi dopo che la pena è stata scontata o è altrimenti

estinta.

Infine, entrambi gli imputati vanno condannati in solido:

al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle

costituite parti civili, Provincia Regionale di Palermo e Comune di

Palermo, rigettando le richieste di pagamento di provvisionali

immediatamente esecutive;

al pagamento delle spese processuali sostenute dalle medesime parti

civili che si liquidano in complessivi euro ventimila per il Comune di

Palermo ed euro cinquantamila per la Provincia di Palermo, somme

comprensive di onorari e spese.

In considerazione della particolare complessità della stesura della

motivazione, dovuta alla gravità delle imputazioni ed alla notevolissima

mole degli atti processuali acquisiti, si indica in novanta giorni il termine

per il deposito della sentenza.

DICHIARA

DELL’UTRI MARCELLO e CINA’ GAETANO colpevoli dei reati loro

rispettivamente contestati e, ritenuta la continuazione tra gli stessi,

CONDANNA

DELL’UTRI MARCELLO alla pena di anni nove di reclusione e CINA’

GAETANO alla pena di anni sette di reclusione ed entrambi, in solido, al

pagamento delle spese processuali, nonché il CINA’ anche a quelle del

proprio mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

Visti gli artt. 28, 29,32 e 417 c.p.,

DICHIARA

Entrambi gli imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, nonché in

stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena.

APPLICA

A ciascuno degli imputati la misura di sicurezza della libertà vigilata per

la durata di anni due, da eseguirsi a pena espiata.

Visti gli artt. 539 e 541 c.p.p.,

CONDANNA

Entrambi gli imputati in solido al risarcimento dei danni in favore delle

costituite parti civili, Provincia Regionale di Palermo e Comune di

Palermo, da liquidarsi in separato giudizio, rigettando le richieste di

pagamento di provvisionali immediatamente esecutive.

Condanna, infine, gli imputati in solido al pagamento delle spese

sostenute dalle medesime parti civili che liquida in complessivi euro

ventimila per il Comune di Palermo ed euro cinquantamila per la Provincia

Regionale di Palermo, somme comprensive di onorari e spese.

Articolo 21 – La camorra? Ha vinto al superenalotto

Articolo 21 – La camorra? Ha vinto al superenalotto.

Scusi, procuratore, io sono un camorrista, e ho letto che per i reati di camorra le cose con le intercettazioni restano uguali…
“Per le cose di camorra, come le chiama lei sì, ma comunque sono diventate più complicate per noi pubblici ministeri. Sarà più difficile la procedura per intercettarla: mi riferisco al Gip collegiale, alle proroghe più ravvicinate, ai termini più ristretti, e comunque lei sa bene che per arrivare alle cose di camorra dobbiamo passare prima per quelle cose che camorra non sono o almeno non sembrano…” Questo è uno dei passaggi salienti del colloquio tra Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata, e un camorrista dell’area vesuviana

Scusi se la disturbo ancora, signor Procuratore, sono quel camorrista che l’ha chiamata in occasione dei decreti sulla monnezza…
Buongiorno signor camorrista, lei ormai è un mio cliente affezionato…mi dica tutto.

Mi serviva il parere di un esperto sulla nuova legge sulle intercettazioni. Mi dicono che posso stare più tranquillo. E’ vero?
Credo che lei abbia fatto l’equivalente di una vincita al superenalotto con questa legge.

Addirittura?
Ma certamente. Adesso noi praticamente non potremo quasi mai piu’ intercettarla, ma soprattutto non potremo intercettare sicuramente i suoi amici, i suoi familiari e tutti quelli che la proteggono…

Quindi per me che sono latitante va benissimo.
Se lei dovesse avere una sentenza di condanna definitiva e darsi alla latitanza potremo individuarla molto difficilmente. Stia tranquillo.

Ma scusi, procuratore, io sono un camorrista, e ho letto che per i reati di camorra le cose con le intercettazioni restano uguali…
Per le cose di camorra, come le chiama lei sì, ma comunque sono diventate più complicate per noi pubblici ministeri. Sarà più difficile la procedura per intercettarla: mi riferisco al Gip collegiale, alle proroghe più ravvicinate, ai termini più ristretti, e comunque lei sa bene che per arrivare alle cose di camorra dobbiamo passare prima per quelle cose che camorra non sono o almeno non sembrano…

Tipo?
Tutte le attività di riciclaggio, tutte le attività di usura, insomma il suo danaro può stare tranquillo nelle sue tasche. Poi, per quelle sommette che lei  ha all’estero può stare ancora più tranquillo perché il nostro Paese non ha ratificato tutte le convenzioni per le squadre investigative europee e per il mandato di sequestro europeo.

E le ammazzatine?
Ah, dica ai suoi killer che neanche la banca dati del DNA hanno costituito. Come pure ci avevano promesso. Quindi anche loro possono stare tranquilli.

Mi sembra troppo bello. Senta un po’, ogni tanto i giornalisti rompono i coglioni, e qualche volta li abbiamo anche tolti di mezzo. Andiamo bene anche con loro?
Anche qui può stare tranquillo. Nessun giornalista più si azzarderà a scrivere un rigo sulle indagini. Hanno fregato anche loro. Ora se scrivono qualcosa prima del dibattimento rischiano munte salatissime. Non solo, ma voi potrete anche chiedere i risarcimenti, perché se scrivono prima del dibattimento violano la legge e devono pagare.

Eccezionale. Chi devo ringraziare?
Alcuni suoi amici forse hanno già ringraziato.

Manifestazione a Palermo per il 19 luglio 2009

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1270:manifestazione-a-palermo-per-il-19-luglio-2009&catid=20:altri-documenti&Itemid=43

Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D’Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Nonostante la magistratura e le forze dell’ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d’ombra sulle entità esterne all’organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Per il 19 luglio di quest’anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, insieme alle redazioni di http://www.19luglio1992.com e di ANTIMAFIADuemila e a tanti altri amici e compagni di lotta stiamo organizzando, al posto delle solite commemorazioni, una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso du questi anni hanno sempre dato il meglio di se’ affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti.
Vogliamo così quest’anno evitare che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D’Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto. Vogliamo impedire che si celebrino riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.
Se lo faranno grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il “loro” eroe.
Spero che saremo in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D’Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli “intoccabili”, i mandanti di quelle stragi.
Da Via D’Amelio, con quell’agenda in mano, andremo al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di una mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Vi chiedo di dedicare un giorno della nostra vita a Paolo e i suoi ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per noi.
Sarà il giorno di inizio della nostra RESISTENZA,
Una RESISTENZA che sarà fatta di azioni e non solo di parole,
Una RESISTENZA che ci farà riappropriare del nostro paese e del nostro futuro

In questa pagina terremmo costantemente aggiornato il programma delle iniziative per domenica 19 luglio 2009 e daremo tutta una serie di informazioni per chi sceglierà di partecipare con noi alle iniziative che si terranno in particolare a Palermo.

Programma preliminare delle iniziative a Palermo
(il programma definitivo sarà presentato in conferenza stampa giovedì 18 giugno alle ore 11.30 presso la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, via Maqueda 172)

Sabato 18 luglio 2009

Camminata lungo il vecchio sentiero che conduce al Castello Utveggio su Monte Pellegrino, mattina
Dibattito organizzato dalla redazione di ANTIMAFIADuemila presso la Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda n°172, ore 20.30

Domenica 19 luglio 2009

Presidio in via D’ Amelio, mattina e pomeriggio
Performance teatrali di Giulio Cavalli e Marilena Monti, mattina-pomeriggio

Manifestazione “Dov’è finita l’agenda rossa di Paolo Borsellino?” (19 luglio 2009)

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“Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri” (Paolo Borsellino).

Questo evento ha il fine di sollecitare i vertici dello Stato e “coloro che sanno ma non parlano simulando amnesie insensate” a scoprire il velo di mistero e di menzogne che avvolge le stragi del ‘92/’93.
L’ elemento centrale e probabile chiave di soluzione in riferimento alla famosa trattativa tra i nuovi referenti politici e Cosa Nostra è la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino che portava sempre con sé e sottratta dalla sua borsa di cuoio il tragico pomeriggio del 19 luglio del 1992, tra le fiamme e lo sgomento dei palermitani.

Sono passati quasi 17 anni da quel giorno e la risposta dello Stato non è altro che un cumulo di lapidi, di vie intitolate a coloro che sono stati proclamati eroi solo dopo la morte e di corone di fiori.

Questo evento si pone innanzitutto un obiettivo concreto: una particolare manifestazione che si terrà il 19 luglio 2009.
Coloro che vi aderiranno scenderanno nelle strade alle ore 18:00 con un agenda rossa tra le mani e si dirigeranno verso il Palazzo di Giustizia delle rispettive città. L’evento principale avrà luogo a Palermo.
Con questo gesto si chiederà giustizia per i familiari delle vittime e per noi tutti cittadini italiani, da troppo tempo inermi e rassegnati dinnanzi ad una verità taciuta dai poteri forti, una verità che potrebbe restituirci quella dignità da troppo tempo negataci, quella fierezza di sentirsi italiani e soprattutto la possibilità di guardare l’immagine di quei volti onesti senza dover abbassare lo sguardo e poter dire “siete morti per noi ma ora quel grande debito lo abbiamo pagato gioiosamente, continuando la vostra opera”.

Vi chiediamo di partecipare se ci credete veramente, se siete stanchi di essere assorbiti dall’omertà e dall’indifferenza che prevalgono in Italia e se siete pronti a “sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Noi ci CREDIAMO, come CREDIAMO CHE TUTTI INSIEME, UNITI PER LA STESSA RAGIONE, POSSIAMO COMBATTERE PER RESTITUIRE UN VOLTO NUOVO AL NOSTRO Paese.

La redazione di http://www.19luglio1992.com

Annozero su RAIDUE – Giovedì 11 giugno ore 21.00

Annozero su RAIDUE – Giovedì 11 giugno ore 21.00.

Giovedì 11 giugno ultima puntata della stagione di Annozero prima della pausa estiva. “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, corrotti, concussori nella politica e nell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e correnti, con la loro guerra per bande”. Sono parole di Enrico Berlinguer, e ad Annozero si parlerà di questione morale e legalità.

Sono ancora all’attenzione del mondo politico? Quando vengono composte le liste elettorali, la moralità è uno dei requisiti richiesti? Le recenti elezioni europee ed amministrative perché non hanno avuto al centro della discussione anche la questione morale, la legalità, la crisi economica, la ricostruzione dopo il terremoto, l’immigrazione? C’era una volta Enrico è il titolo della puntata di Annozero. Ospiti in studio l’on. Luigi De Magistris dell’Idv, il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, l’on. Niccolò Ghedini del Pdl e il giornalista Antonio Padellaro.

Enrico Berlinguer intervistato da Eugenio Scalfari su La Repubblica, 28 luglio 1981: “I partiti non fanno più politica! La si faceva nel ’45 , nel ’48 e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, scontri di idee ma illuminate da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. Oggi non è più così, i partiti hanno degenerato… i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente: idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passioni civile, zero. Gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune… I partiti hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai-tv, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il Corriere della Sera cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine… Il risultato è drammatico. Tutte le ‘operazioni’ che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito e della corrente o del clan cui si deve la carica… La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia di oggi, secondo noi comunisti, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati… Bisogna agire affinché la giusta rabbia dei cittadini verso tali degenerazioni non diventi un’avversione verso il movimento democratico dei partiti.”

Informazione di lotta e di governo – Pressante

Informazione di lotta e di governo – Pressante.

Due eloquenti fuori onda, da Studio Aperto e dal tg5.

Ricordate il servizio sul caso Mills di Studio Aperto in cui il giornalista sbagliò casualmente termine dicendo che Berlusconi fu assolto? Abbiamo le prove che non fu un errore casuale.
Come dimostra il seguente video, il giornalista aveva una parte da recitare e ha studiato per bene il copione prima di andare in onda, concentrandosi molto su quella parola molto importante: assolto.
Berlusconi NON E’ STATO ASSOLUTAMENTE assolto in questa vicenda ma è riuscito a sfuggire alla legge per l’ennesima volta grazie al suo scudo spaziale anche detto Lodo Alfano.

Studio Aperto lo sa bene. Ma è un telegiornale di proprietà del pluri-prescritto.

Come mai i berlusconiani quando si tratta di Murdoch concepiscono l’influenza che il padrone può avere sul giornale, mentre quando si parla del loro vecchietto sono tutte frottole senza senso? Invertebrati Ridicoli.

Buona triste visione.

Tg5

 Il TG5 si auto-censura facendo sparire il risultato del PDL del 2008 rispetto al quale il partito del pluri-prescritto ha perso ben 2 punti percentuali.
Il giornalista, durante il fuori onda, esclama: “Non penserai mica che lo diciamo” riferendosi alla perdita di voti del PDL.

Ecco a voi una prova tangibile della disinformazione di regime che vige in italia: