Antimafia Duemila – Falcone e Borsellino: domande senza risposta

Antimafia Duemila – Falcone e Borsellino: domande senza risposta.

Ci chiediamo così, a partire dal loro assassinio, perché non sia stata mai formata una commissione parlamentare che indaghi su tutti gli aspetti ancora oscuri delle stragi e su eventuali mandanti esterni e cosa hanno oggi da dire a questo riguardo la Commissione Antimafia, il CSM, il ministro della Giustizia, ma anche i partiti di maggioranza e di opposizione. Perché i media, con pochissime eccezioni, ignorano il processo in corso a Palermo sulle deviazioni dei servizi e di organismi investigativi, nonché su esponenti politici che trattarono con Cosa Nostra subito dopo le stragi e forse anche prima, secondo molte fonti di pentiti ritenuti attendibili? Perché non si fa pulizia, nel governo e in parlamento, di esponenti che hanno pendenze giudiziarie e sospetti di contiguità con il sistema mafioso, fenomeno riproposto in vari casi anche per le candidature nelle prossime elezioni europee e amministrative? Cosa si attende per varare finalmente l’agenzia centrale di coordinamento dei beni sequestrati ai mafiosi e più incisive misure finanziarie e di controllo contro il riciclaggio, il movimento dei capitali di origine criminale e la loro emersione nell’economia legale, certo crescente per la crisi economica in atto in migliaia di esercizi commerciali e imprese? E come si può accettare che sulla giustizia e sull’informazione, veri pilastri della Costituzione repubblicana, continui a pesare l’impunità e l’arroganza del capo del governo, assicurata da miriadi di leggi “ad personam” e da un conflitto d’interessi mai intaccato e crescente? Dal processo All Iberian-Mills, dove Berlusconi è stato salvato solo da quel lodo Alfano da lui imposto come primo atto della nuova legislatura, fino al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, ancora controverso per i contrasti all’interno stesso della maggioranza e del governo, pesano dure minacce all’autonomia e all’operatività della magistratura inquirente e della libertà d’informazione, mentre l’Europa e il mondo guardano sconcertati e ora anche preoccupati al degrado delle leggi e dei principi etici che pervade il nostro Paese. E sono  anche il mancato intervento sui veri mali della Giustizia, la spaventosa carenza di persone e di mezzi, l’insopportabile lentezza dei processi e delle cause civili, i corporativismi e le divisioni nel mondo giudiziario, fino alle responsabilità di giudici  e a procedure che consentono di mettere in libertà fior di mafiosi per vergognose inadempienze di una semplice firma, a lasciare soli e traditi Falcone e Borsellino, già vittime allora delle gelosie e dei personalismi imperanti nello stesso ordine giudiziario. Come non ricordare infine, mentre tanti ministri e sottosegretari sono presenti “una tantum” con compunzione e alati discorsi commemorativi al ricordo delle vittime di quella stagione stragista, che più volte il loro leader ha rievocato il capomafia Mangano come un “eroe”, essendone evidentemente convinto o più probabilmente trovandovi una cinica opportunità di consenso elettorale in vasti territori del Meridione?

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