Lotta alla mafia

Lotta alla mafia.

Black-out sui conti dei mafiosi
Milano revoca Commissione Antimafia
Una poltrona antimafia all’amico del boss

Black-out sui conti dei mafiosi – di Roberto Galullo

Basta disattivare una password per rafforzare Cosa Nostra. Una sequenza di numeri e lettere che dal 5 marzo è stata tolta alla Procura di Palermo che, da oltre due mesi, non può più monitorare e sequestrare i conti correnti bancari dei boss.
Mentre la repressione va avanti senza sosta – con un’azione investigativa costante anche sul fronte dei rapporti deviati tra mafia e politica, decine di processi in corso e centinaia di arresti di boss e affiliati che sfiancano l’esercito delle cosche – la lotta ai capitali mafiosi, vale a dire il cuore dell’azione di contrasto, fatica.

Con quella password – che apre i file dell’Anagrafe dei rapporti finanziari – magistrati e polizia, sotto copertura…

dal 5 gennaio al 4 marzo, accedevano ogni giorno ai conti, ai depositi, ai dossier titoli e alle transazioni da un capo all’altro del mondo di Cosa Nostra. «Dalla sera alla mattina – spiega il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato – i ministeri della Giustizia e dell’Economia ce l’hanno tolta per motivi burocratici dopo avercela data, per grazia ricevuta, a distanza di 18 anni dalle previsioni legislative. La restituzione di quella password, a noi e a tutte le Procure, è la maniera migliore per onorare con i fatti e non a parole la memoria di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta, morti 17 anni fa a Capaci».
«Con questa revoca – prosegue Scarpinato – siamo tornati agli anni in cui bisognava fare richiesta di informazioni a ogni singola banca. Nelle regioni del Sud c’è un problema ulteriore: il tessuto creditizio è profondamente inquinato, molte operazioni sospette vengono fatte sparire e non manca chi avvisa i boss delle indagini in corso. In questi mesi, a causa di questo scippo, abbiamo perso l’occasione per sequestrare miliardi. Scandalo nello scandalo, la password non è stata data neppure alla Banca d’Italia che ha il compito di contrastare il riciclaggio dei capitali sporchi».

Tutti pronti per l’Expo…

Milano revoca Commissione Antimafia

(ANSA)- MILANO, 25 MAG- La Commissione antimafia nata in seno al Consiglio comunale di Milano, e’ stata revocata con una delibera proposta dal centrodestra. Il voto ha scatenato la polemica in aula con l’opposizione che ha deciso di abbandonare i banchi del Consiglio, facendo di fatto venir meno il numero legale.

Una poltrona antimafia all’amico del boss – di Elia Banelli

 Raffaele Pippo Nicotra, ex sindaco Dc di Acicatena (un piccolo comune vicino ad Acireale, nella provincia di Catania), è balzato agli onori della cronaca nel maggio 1993 per essersi opposto con grande foga alla decisione di un Questore che negò la celebrazione dei funerali per la morte di Maurizio Farace, cognato di Sebastiano Sciuto, un boss vicinissimo a Benedetto Santapaola (il capo della famiglia catanese di Cosa Nostra).

Nuccio Sciuto, detto “Nuccio Coscia”, oltre a vantare buone relazioni con l’imprenditore Ilario Floresta, eletto sugli scranni di Montecitorio sotto le insegne di Forza Italia, era anche il referente di Santapaola nel territorio acese.

La solidarietà del sindaco Pippo Nicotra si manifestò con il rifiuto di far coprire i manifesti di lutto per il picciotto cognato del boss, e con l’incursione in caserma per far annullare il divieto ai funerali (imposto dalla Questura locale) con tanto di minaccia al capitano.

La ferma opposizione delle forze dell’ordine non gli impedirono di recarsi personalmente al cimitero per abbracciare il boss, episodio che un mese dopo costrinse il prefetto a rimuoverlo dalla carica di sindaco e di consigliere comunale, con il Comune in seguito sciolto per mafia.

In un qualsiasi paese civile la carriera politica di questo personaggio si sarebbe conclusa senza troppi affanni. Ma siamo in Italia e tutto si ricicla (tranne la monnezza).

Pippo Nicotra viene così rieletto qualche anno dopo e si dedica ad un’altra pratica tipica del nostro paese: il trasformismo. Cambia più volte casacche: Nuovo Psi, Nuova Sicilia, Mpa e infine al Pdl per approdare al Parlamento regionale.

Ecco, quale ruolo potrebbe ricoprire un personaggio dai trascorsi in odore di mafia?

Naturalmente la Commissione anti-mafia!

Inoltre è stato eletto, dall’assemblea dei sindaci, alla presidenza del Consorzio etneo per la legalità e lo sviluppo, che gestisce i beni confiscati alla mafia in provincia di Catania.

Se le oscure frequentazioni del passato non fossero sufficienti, Pippo Nicotra ha ricevuto nelle scorse settimane un avviso di garanzia dalla Dda di Catania per favoreggiamento aggravato alla mafia ed in particolare al clan Santapaola, per aver negato durante un interrogatorio di essere stato vittima di un’estorsione.

Insomma l’uomo giusto al posto giusto, poi dicono che in Italia non c’è meritocrazia.

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