Antimafia Duemila – Andreotti: ”Il divo” per i mafiosi era un ”gran cornuto”

Antimafia Duemila – Andreotti: ”Il divo” per i mafiosi era un ”gran cornuto”.

Antonio Patti raccontò della mafia che incontrava la politica e che con la politica non usava mezzi termini. Patti un giorno durante una delle deposizioni al maxi processo Omega parlò di Andreotti. Dei baci? No, niente affatto, ma della sua “cornutaggine”. Proprio così.
Di soprannomi il senatore a vita Giulio Andreotti nel corso della sua lunga carriera ne ha ricevuti parecchi, ma quello che di lui ha detto Antonio Patti è certo il meno onorevole di tutti. «Andreotti? È un gran cornuto». L’affermazione riferita da Patti non è sua ma di un altro boss, uno potente, il capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina. Pronunciata durante un summit di mafia tenutosi nel ’92 a Mazara del Vallo, dopo l’omicidio dell’europarlamentare Salvo Lima, il boss dei boss che secondo Balduccio Di Maggio avrebbe incontrato Riina a casa degli esattori Salvo a Palermo, con tanto di bacio. Circostanza considerata infondata dai giudici che hanno procesato Andreotti. «Fu Matteo Messina Denaro (il capo mafia del Belice latitante dal 1993, numero uno di Cosa Nostra siciliana adesso) a sollecitare Totò Riina ­- ha riferito Patti – su cosa pensava di Andreotti. E lui rispose dicendo che Andreotti era un cornuto». Ironie a parte, la riunione mazarese avvenne, come si diceva, pochi giorni dopo l’uccisione a Palermo del leader andreottiano Salvo Lima: con le sue parole Riina avrebbe potuto anche sancire che dentro Cosa Nostra era mutato il comune sentire nei riguardi del senatore a vita. E che era ora di lanciare la sfida allo Stato. Le stragi erano allora questione di settimane. Il filo del tritolo mafioso di Capaci, via D’Amelio, partiva proprio dalla provincia di Trapani e nel 93 si allungò fino a colpire Roma, MIlano e Firenze. Dietro quel “cornuto” lanciato ad Andreotti dunque la decisione probabile presa  da Cosa Nostra di cambiare anche referenti.

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