Nicola Mancino ha ritrattato!

Ich bin ein Berliner. Ovvero io sono un Italiano.

Scritto da Nicola Picenna

Da uno Stato che tratta con la Mafia, foss’anche solo per rispondere di no alle sue richieste, cosa ci possiamo aspettare? Nulla. Nemmeno che i procedimenti penali seguano il loro corso. Nemmeno che i reati vengano perseguiti. Nemmeno che ad un magistrato come Vincenzo Capomolla venga impedito di far sparire gli atti della chiusura dell’inchiesta “Toghe Lucane”. Ma dagli Italiani c’è da aspettarsi tanto e d’esempi ve ne sono in abbondanza; alcuni sono addirittura ancora viventi mentre, di quelli che non sono più tra noi, ci conforta la tesimonianza eroica. Ci sono Italiani fra i magistrati, fra i giornalisti, fra gli avvocati, fra i politici, fra i ciabattini e finanche tra i barboni. Quindi non hanno scampo. Quei quattro tromboni che occupano (usurpando) tutti i gangli dello Stato, della Finanza e della Politica, non hanno scampo. Verranno cacciati, come si conviene in un paese civile, dal popolo Italiano, cui mi onoro di appartenere. Viva l’Italia, viva gli Italiani!
Ich bin ein Berliner. Ovvero, Io sono un Italiano (licenza poetico-morale). Per la verità, la frase corretta dovrebbe essere “Io sono Italiano”. Ma ci saremmo giocati l’effetto citazione. Io sono Italiano, mai come oggi occorre rinnovare l’orgoglio di questa appartenenza che, di contro, si oppone al preteso orgoglio d’italianità della classe dirigente politica, burocratica, borghese (illuminati e non) ed istituzionale. Quando emergono aspetti non proprio edificanti nel comportamento pubblico e privato dell’homo publicus di turno, ci si affretta a riaffermare l’onore leso degli italiani.

Il Presidente Napolitano si affanna a chiedere il silenzio stampa e i maggiorenti ne condividono pensieri e finalità, seguiti dalla Rai che censura le notizie. Ebbene, chiariamolo subito, l’onore degli Italiani non è lì. Non risiede in siffatti figuri che pretendono d’essere l’incarnazione dell’onor di Patria in virtù del consenso elettorale. L’onore degli italiani non si rappresenta per elezione ma per meriti, per evidenza, per legittima dimostrazione di fulgide ed elette virtù. I giudici Falcone e Borsellino erano mai stati eletti in una competizione politica? Mai, eppure nessuno dubita che abbiano tenuto alto l’onore, la credibilità e la dignità dell’istituzione giudiziaria e dell’Italia tutta. In opposto, le avventure sessuali del premier che ricorre al meretricio mostrando problemi di personalità non certo adeguati all’alto incarico ricoperto, non offendono l’Italia, meno ancora gli italiani. Offende e disturba essere associati ad arte a siffatti personaggi. Perché dovrebbe ritenersi offeso un elettore che scopre l’eletto non idoneo a svolgere l’incarico che pur egli ha contribuito ad eleggerlo? Oggi, apprendiamo con sgomento quello che già sapevamo. Oggi ce lo comunicano con i crismi dell’ufficialità, lo dice proprio uno dei protagonisti.

Quel Nicola Mancino che aveva sempre sostenuto l’inesistenza della trattativa Stato Italiano versus Mafia. Mancino ha dichiarato che le richieste di Cosa Nostra non sono state accolte anzi, meglio, sono state rimandate al mittente con un secco: “non si tratta”. Allora significa che una trattativa c’è stata, che il “papello” è arrivato. Significa anche che se ne conosce il mittente, altrimenti a chi avrebbero comunicato il “niet”? Ecco che ora è ancora più difficile credere al Mancino che non ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino; il giudice di punta della lotta a Cosa Nostra che aveva appena sostituito Giovanni Falcone saltato in aria a Capaci. Il Mancino che dichiara che (al più) Borsellino potrebbe essere andato ad “omaggiarlo” per la nomina a Ministro degli Interni, ma l’episodio gli sfugge “perché non conosceva Borsellino”. Il Mancino che si era detto pronto a lasciare se anche solo un’ombra avesse offuscato la sua onorabilità. Ovviamente non ha lasciato, nemmeno quando in aereo si disse contrariato perché “non riuscite a far fuori De Magistris”. Chiaramente non si riferiva ai metodi di Capaci e Via D’Amelio, quel genere di trattative avevano deciso di rifiutarlo. Meglio usare metodi democratici, non cruenti, senza spargimento di sangue innocente. Uno Stato che tratta con la Mafia, uomini che credono di rappresentare lo Stato Italiano, che dicono di rappresentare lo Stato Italiano, che si ostinano a rappresentare lo Stato Italiano ma che nulla hanno a che vedere con l’Italia e meno ancora con gli Italiani. Ecco, di fronte a tanto scempio, occorre che tutti gli uomini di buona volontà si proclamino, con orgoglio, Italiani. Io sono un Italiano!

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