Antonio Di Pietro: Differenza tra un ultimatum e un condono

Antonio Di Pietro: Differenza tra un ultimatum e un condono.

Ci risiamo. Una nuova fiducia sul maxi emendamento per il pacchetto anti-crisi, che definirei il condono per mafia, camorra e famiglie straricche d’Italia che hanno evaso miliardi e miliardi depositandoli tra Svizzera, Kaiman e Lussemburgo. Il riciclaggio sarà utilizzato dallo Stato per ricostruire L’Aquila e per finanziare con titoli società filo-governative. I soldi saranno “prestati” allo Stato che pagherà per averli, quindi non solo verranno condonati mafiosi ed evasori, ma verranno anche remunerati dagli interessi sul capitale. A remunerarli saranno i cittadini con il debito pubblico, non il governo.

Per sedare gli ignari elettori il governo ha giustificato il condono facendosi scudo di aver emulato una manovra compiuta da altri Paesi e per essere più credibile, visto che l’Italia non lo è, ha speso il nome di Barak Obama dicendo: “anche Obama lo ha fatto”. Falso. Obama non ha fatto un condono, è andato da UBS e gli ha chiesto la lista degli evasori. A chi farà rientrare capitali esteri farà pagare tasse e interessi arretrati, ed il rimpatrio delle somme non sarà anonimo come in Italia, ma con tanto di nome e cognome dell’evasore per poterlo controllare negli anni futuri.

La manovra di Obama è un “ultimatum”, quella di Berlusconi è la truffa di chi da una parte deve incassare qualche spicciolo perché le casse dello Stato sono alla canna del gas, dall’altra deve far rientrare soldi sporchi. Quando hai davanti professionisti della truffa e sei onesto non puoi sederti al tavolo da gioco perché sarai fregato.

Mi sto rivolgendo al Capo dello Stato perché questa maggioranza ha già fatto capire che delle regole della democrazia e del Parlamento, se ne frega altamente.

Pensare di fermare un manipolo di incoscienti in un’aula parlamentare oggi significa mancare di senso politico e della realtà. Se la decisione dipendesse dalla maggioranza, il Parlamento sarebbe sciolto domani, sostituito da un collegio di servi al servizio del Re.

Appellarsi al Capo dello Stato significa tentare l’ultima chance per fermare lo sciagurato operato di questo manipolo, nella speranza, ovviamente, che il Capo dello Stato non resti indifferente.

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