Falcone non deve parlare « Pietro Orsatti

Falcone non deve parlare « Pietro Orsatti.

Dove sono i diari elettronici del magistrato morto a Capaci? Qualcuno potrebbe averli distrutti per cancellare le prove dell’esistenza di apparati deviati dello

di Pietro Orsatti su Left-Avvenimenti

La riapertura dell’inchiesta a e Caltanissetta sulla trattativa fra e Cosa nostra e sulle stragi del ’92 costringe a un esercizio della . Tornando, appunto, a quell’anno terribile. «Questa sera debbo astenermi rigidamente – e mi dispiace, se deluderò qualcuno di voi – dal riferire circostanze che probabilmente molti di voi si aspettano che io riferisca, a cominciare da quelle che in questi giorni sono arrivate sui giornali e che riguardano i cosiddetti diari di Giovanni . Per prima cosa ne parlerò all’autorità giudiziaria, poi – se è il caso – ne parlerò in pubblico. Posso dire soltanto, e qui mi fermo affrontando l’argomento, e per evitare che si possano anche su questo punto innestare speculazioni fuorvianti, che questi appunti che sono stati pubblicati dalla , sul Sole 24 Ore dalla giornalista Milella, li avevo letti in vita da Giovanni . Sono proprio appunti di Giovanni , perché non vorrei che su questo un giorno potessero essere avanzati dei dubbi». Così parlò Paolo nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega presso la biblioteca di il 25 giugno 1992, poche settimane prima della sua morte. I diari di . Anche Giuseppe Ayala, altro pm del maxi processo, parla di questi scritti sempre nel giugno del 1992. «Aveva un diario, sul quale scriveva tutto. Tutto era riportato in un dischetto, perché scriveva sul computer. Che io sappia, soltanto io, forse una volta Paolo , e probabilmente la moglie di , Francesca, eravamo stati messi a conoscenza dell’esistenza del diario. Non so se il dischetto è trovato e, se è trovato, naturalmente sarà letto e conosciuto. Nel caso in cui, invece, non sia trovato o sia smarrito, si è perduta l’occasione per ricostruire dalla fonte più autorevole quel che è accaduto intorno a Giovanni , dentro e fuori il palazzo di Giustizia di ».

Il procuratore di Caltanissetta dell’epoca, Salvatore Celesti (diventato in seguito procuratore generale a ), che indagava per competenza sulla strage di Capaci, in prima battuta negò l’esistenza dei dischetti, poi ammise in parte l’esistenza dei file: «Sono stati acquisiti alcuni dischetti nell’abitazione e negli uffici di , ora affidati a tecnici per la trascrizione. Il non è completo, ed è segreto. Se nei dischetti ci sono episodi privati non saranno da noi resi pubblici». Talmente segreti che vennero addirittura cancellati, cosa che in qualche modo già temeva Ayala, come si intuisce rileggendo con attenzione le sue parole. Cancellati da un portatile Toshiba, da un’agenda elettronica Casio in via Notarbartolo a , dai computer del ministero di Giustizia in via Arenula a . Da chi? Della vicenda si occupò anche che testimoniò in seguito. Ecco cosa dice: «Dopo l’accettazione di questo incarico, in effetti, ho dovuto rilevare una serie di atteggiamenti estremamente diversi da parte del ministero dell’Interno – afferma Genchi -. (…) Tenga conto che io allora rivestivo l’incarico di direttore della Zona telecomunicazioni (…) e proprio dopo la strage mi era dato l’incarico, per coordinare meglio alcune attività anticrimine, presso la Criminalpol della occidentale di dirigente del Nucleo anticrimine. Il dirigente dell’epoca, che sicuramente non agiva da solo perché si vedeva che era portavoce di volontà e decisioni ben più alte, in effetti non mi ha certamente agevolato in questo (…); siamo ritornati con la decodifica dell’agenda, ho ricevuto varie pressioni (…) fui trasferito, per esigenze di servizio con provvedimento immediato, (…) dalla Zona telecomunicazioni all’Undicesimo reparto mobile». Tornando al procuratore Salvatore Celesti, c’è da dire che la storia, nonostante la sua carriera, lo smentì clamorosamente. Il 23 giugno 1992 il procuratore si lasciò sfuggire una dichiarazione che all’epoca fece scalpore. Affermò, infatti, che secondo lui sulla strage di Capaci «non c’è più mistero per quanto riguarda il diario». E contemporaneamente c’era chi cancellava la del Toshiba, alterava i dati sui computer al ministero e sottraeva la scheda di dell’agendina Casio. Il sospetto emerse subito, la conferma, anche grazie alla perizia di Genchi, arrivò qualche anno dopo. Ma intanto qualcuno, L’espresso, aveva rivelato parte del contenuto di questi diari, in particolare i 39 punti di conflitto e di dissidio fra Giovanni e il procuratore capo Pietro Giammanco che mise il magistrato morto a Capaci nella condizione di abbandonare la Procura e . Si andava, questo raccontava il settimanale, dalla decisione di togliere al giudice assassinato la delega per le inchieste di mafia fino alla controversia che coinvolse dopo che il nucleo speciale dei carabinieri consegnò in Procura il sulla mafia degli appalti e che il procuratore capo sottovalutò e sminuì pubblicamente.

509298151_3365b74418_oTorniamo a e a ciò che disse in quello che è il suo ultimo intervento pubblico prima della strage del a . «Ecco perché forse ripensandoci, quando Caponnetto diceva “cominciò a morire nel gennaio del 1988” aveva proprio ragione anche con riferimento all’esito di questa lotta che egli fece soprattutto per poter continuare a lavorare». Sembra quasi che oggi si presenti il conto di quanto avvenuto 17 anni fa. «Quando si parla di trattative, di presenza in di uomini dei servizi, di servitori dello infedeli, di agende rosse e di uffici del Sisde a Castel Utveggio – spiega , fratello di Paolo – in realtà si raccontano cose che già allora erano emerse ma che poi forse sono state fatte cadere». Come avvenne nel caso delle dichiarazioni del tenente Carmelo Canale, ex maresciallo dei carabinieri promosso tenente per meriti speciali e collaboratore di Paolo . Nel 1994 rilasciò dichiarazioni esplosive. Fra le tante, ecco alcune battute indicative del e del personaggio: «Il dottor era molto agitato, aveva gli occhi di fuori, parlava con . “Caro Paolo, il responsabile del fallito all’Addaura era Bruno Contrada” (…) Io rimasi sconvolto e mentre scendevamo le scale chiesi a chi fosse Bruno Contrada. mi pregò di non parlare con nessuno di quell’episodio (…). Nel corso di una conversazione telefonica mi disse che aveva appreso da dell’intenzione di Gaspare Mutolo di iniziare a collaborare. Fra le prime cose che aveva rivelato, Mutolo aveva parlato di episodi di corruzione inerenti il giudice Domenico Signorino e Bruno Contrada».

Successivamente, nel 1997, Canale, accusato da due pentiti di mafia, venne processato per associazione esterna, e poi in seguito assolto (nel 2008 la conferma). Anche sulle sue rivelazioni, e sulla sua vicenda, ci sono tante ombre, e come tante altre dichiarazioni dell’epoca tornano attuali. È sempre più evidente che, all’epoca, a due uffici dello molto particolari, i Ros del generale Mario Mori e il Sisde di Bruno Contrada, agissero al limite della legalità e, a volte – è il caso di Contrada condannato – sfociassero in vera e propria collaborazione con la criminalità, in una sorta di continuità. La domanda è, oggi, se i due uffici agissero in concorrenza e all’oscuro ciascuno di cosa stesse facendo l’altro, oppure se su distinti punti si muovessero in convergenza. È certo, però, che senza la loro azione oggi si saprebbe molto di più di quello che avvenne fra il 1992 e il 1993, anno degli attentati a Firenze, Milano e : i due anni delle stragi.

14 risposte a “Falcone non deve parlare « Pietro Orsatti

  1. Perchè dovrebbe essere ritenuto credibile Canale , qualche pendaglio da forca di “pentito” e non Bruno Contrada?

  2. vittorio zingales

    perchè sulle spalle degli italiani e dell vittime dell’antimafia,i gesuiti come leoluca cascio orlando che abbandonò falcone e lo attaccò aspramente,non pagano il loro debito con la società anzi vengono premiati?perchè se il pentito pm canali dice di aver depistato artatamente non è in galera o espulso dalla magistratura?perchè se una non è manifestamente vittima di mafia ne ha avuto tutti i benefici ed un seggio in parlamento….perchè siamo solo degli stronzi.

  3. alberto di salvo

    per me la trattativa on esiste…se non quella di violante che rapprensentava l’esecutore di un disegno eversivo del potentato economico che faceva comodo ai togati neri.la mafia non aveva nessunointeresse ad uccidere i due giudici….chi ha beneficiato delle loro morti?è sotto gli occhi di tutti….chi ha avuto la vita distruta da questi morti…è sotto gli occhi di tuti….io di favole ne ho le palle piene…spero che prima o poi gli eversivi finiscano in galera……ma no credo che camperò tanto da vedere il trionfo della giustizia in Italia.

  4. http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/contrada.html:


    «Il processo Contrada – ci ha detto il giudice Antonio Ingroia – ha dimostrato, secondo l’impostazione dell’accusa, che non era un caso di infedeltà individuale, ma che si inseriva purtroppo in un sistema di connivenza tra Stato legale e Stato illegale» (Vedi ANTIMAFIA Duemila n. 3 giugno 2000). Ed è da qui che nasce il Contrada che ha dovuto tradire le istituzioni italiane, che ha dovuto soprassedere a determinate catture di latitanti, che ha dovuto depistare o comportarsi conformemente al cambiamento politico e militare di Cosa Nostra. E’ qui che nasce il Contrada colluso con Stefano Bontate – e successivamente con i corleonesi – il Contrada strumento di quello stato che per ragioni politiche e strategiche favorisce il potere mafioso. E tutto questo non emerge soltanto, come gli adepti di Berlusconi hanno accusato, dalle dichiarazioni “calunniose ed estremiste” dei pentiti ma dai riscontri oggettivi presentati nella motivazione della sentenza di primo grado. I quali emergono sia dalle prove presentate dall’accusa – le deposizioni della vedova Cassarà e del giudice Carla Del Ponte o le intercettazioni telefoniche dei colloqui tra Contrada e Nino Salvo, solo per citare alcuni esempi – sia da quelle presentate dalla difesa le quali in più punti appaiono contraddittorie.

  5. Le sentenze per legge non si possono basare solo sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ma devono essere supportate da riscontri oggettivi. Dunque la condanna di Contrada è basata sui fatti, non sulle chiacchiere.

    I collaboratori di giustizia sono utilissimi ad indicare delle piste di indagine che portano alle prove. Senza prove le loro dichiarazioni in tribunale non contano nulla.

  6. Cosa Nostra ha iniziato la strategia stragista per ribaltare il tavolo su cui ha da sempre giocato con i vertici della politica nazionale.

    I politici non sono più stati in grado di garantire l’impunità ed evitare le condanne del maxiprocesso e Cosa nostra si è vendicata prima uccidendo Salvo Lima, capo degli andreottiani in Sicilia per mandare un messaggio esplicito ad Andreotti, loro vecchio garante.

    Poi evidentemente “i politici” o non hanno voluto capire il messaggio o sono stati incapaci di accogliere le richieste della mafia.

    Da li cominciano le stragi grosse che hanno due obiettivi:

    1) Eliminare Falcone e Borsellino che erano le punte di diamante dello Stato nella lotta alla mafia oltre ad essere le “menti” del maxiprocesso

    2) Abbattere il vecchio sistema politico: si pensi al tempismo della strage di Capaci, si era nel mezzo dell’elezione del capo dello stato, in situazione di stallo e stava per concretizzarsi l’elezione di Andreotti a presidente della repubblica. Eliminando Falcone, con l’onda d’urto mediatica si è impedita l’elezione del chiacchieratissimo Andreotti.

    Poi Borsellino doveva essere eliminato pure, vedremo nei prossimi mesi cosa ci diranno le nuove indagini sul perchè dell’accelerazione del suo omicidio. Certo è che anche qui l’onda d’urto mediatica ha contribuito ad aumentare la sfiducia della gente nella vecchia classe politica, dunque assecondando gli interessi di cosa nostra per cui quella classe politica era ormai inaffidabile.

    Nello stesso contesto si inquadra la nascita di Forza Italia: la mafia aveva bisogno di un nuovo soggetto politico che ne rappresentasse gli interessi e Marcello Dell’Utri si è prestato (si veda la sentenza Dell’Utri) e ha convinto Berlusconi ad entrare in politica, e le sue leggi scandalose e filomafiose le conosciamo bene tutti, come conosciamo bene la campagna vergognosa delle televisioni di Berlusconi contro i giudici che a Palermo indagavano contro la mafia.

    Poi mi viene anche il dubbio: ma non è che l’ampio spazio che le televisioni di Berlusconi davano alle inchieste di mani pulite facesse parte del piano di demolizione della classe politica che non era più affidabile per cosa nostra? Ricordo benissimo Paolo Brosio che faceva il resoconto quotidiano dal palazzo di giustizia di Milano. Le TV mediaset a quell’epoca erano tutte dipietriste! Senza il supporto di quelle televisioni, mani pulite sarebbe stata travolta dalla reazione politica. Era il 1992 e da lì a pochi mesi ci sarebbero sarebbero state le stragi di Capaci e via D’Amelio a dare la spallata finale alla classe politica inaffidabile per cosa nostra.

    Le stragi non sono tutta farina del sacco mafioso, ma ci sono dietro “menti raffinatissime” che sono in rapporti con la mafia e la “usano” per i loro giochi di potere. Leggere in proposito il memoriale di Vincenzo Calcara…

  7. Ho studiato gli atti del lungo processo Contrada e – sinceramente – non vi ho reperito traccia dei riscontri oggettivi ovvero di prove certe, certificate e documentabili. Molto simile al caso Dreyfuss, in verità; cosa che farebbe pensare ad un agnello sacrificale, un capro espiatorio costruito a tavolino sulla scena di una complottistica che – analizzata l’epoca storica con le fluttuazioni politiche nazionali – di stampo addirittura internazionale. Del resto, ognuno gode del libero pensiero e può sperimentare congetture e relazioni, cause ed effetti… ovviamente, con un briciolo di spessore culturale che non sia un optional e capacità di discernimento, scevro da partitismi e ideologie. Riconosco che il caso Contrada è uno dei più grandi Misteri d’Italia e sarei lieta di trovarmi in uno spassionato, razionale e sereno confronto di idee con altri senzienti, dati i gran dubbi che come il telo di un sudario occultano qualche lustro della STORIA di questo Paese mai assurto a dignità di Nazione! Grazie a tutti voi, per i vostri contributi di pensiero.

  8. Paolo Borsellino diceva: “Basta pronunciare a
    sproposito il nome di Contrada per morire”

    Comunque Contrada non ha agito autonomamente, era un ingranaggio di un meccanismo più grande di cui facevano parte anche esponenti politici di altissimo livello.

    Ma l’essere un ingranaggio non lo assolve dalle responsabilità gravissime che hanno portato alla sua condanna definitiva.

    Sarebbe bene che parlasse in modo totale e sincero, potrebbe riscattarsi grazie alla verità. La giustizia non ha bisogno di vendette, solo di verità, ed anche il paese ha bisogno della verità, di sapere chi ha guidato dall’alto le mani dei carnefici. Chi ha ordinato ai servizi segreti di favorire la mafia, di depistare e commettere altri reati immondi.

  9. Caro maxhki (vorrei poterti chiamare per nome. odio i nicknames) “Paolo Borsellino diceva: “Basta pronunciare a
    sproposito il nome di Contrada per morire”… siamo sicuri che l’abbia profferita il grande Paolo Borsellino questa frase, riportata impunemente da chi di parte, ovvero da una certa categoria privilegiata di parenti di “vittime della mafia”? La Legge necessita di PROVE PROVATE e NON di illazioni o di parole messe in bocca ai morti! Per quel che ne so – approfondendo – la vedova Borsellino non ha MAI espresso un giudizio negativo su Contrada ed esistono , CERTIFICATE, prove di encomi solenni di Falcone a Contrada che – non dimentichiamolo – ha assicurato alla Giustizia oltre 240 “mafiosi” quando la Mafia non era ancora un’emergenza prioritaria nazionale. Non solo Falcone e Borsellino hanno combattutto la Mafia ma tanti altri meno celebri tutori dell’Ordine e della Legge: la lista è lunga e meriterebbe uguale riconoscenza… ma, al di là di questo, ciò che proprio non riesco a capire (e vorrei che qualcuno mi illuminasse in proposito) è il presunto tradimento A GRATIS di Contrada… perchè mai, giunto ai vertici della sua autorevole carriera avrebbe “aiutato” i capi-mafia? In cambio di cosa? E’ un perfetto cretino, il più grande e riconosciuto investigatore d’Italia e d’Europa (giudizio di autorevoli altri) che mette in gioco la faccia, la carriera, la sua stessa vita, l’onore, il successo… a pro di chè? Non si è arricchito, vive da sempre in un alloggio di servizio quindi alloggio di edilizia popolare a Palermo, non è riuscito a “sistemare” decorosamente i figli in posti di responsabilità o incarichi prestigiosi, non ha proprietà… non ha neppure il telefono in casa … Insomma, che cacchio ci avrebbe guadagnato? E’ QUESTO, il MISTERO!

  10. Prove provate: c’è la sentenza della cassazione.

    Cara signora Salvadore, adesso basta con questa sceneggiata di Bruno Contrada salvatore dell’umanità.

    Sappiamo che il suo nome è riconducibile allo studio legale dell’avvocato Li Pera, avvocato di Bruno Contrada.

    Dica a Li Pera di convincere Contrada a raccontare tutta la verità, del ruolo dei servizi segreti nel favorire la mafia e del ruolo dei servizi segreti americani nell’ordinare tale opera criminale alla politica e ai servizi segreti americani, che i tempi sono ormai maturi, c’è Obama presidente. Si veda:

    http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/contrada.html


    Contrada sosteneva l’impossibilità di opporsi al potere mafioso poiché quest’ultimo appoggiato direttamente dagli Stati Uniti. Vista in quest’ottica la difesa del prefetto Parisi (ormai defunto) a favore di Contrada appare piuttosto logica data la consapevolezza del capo della polizia che l’imputato si limitava ad eseguire degli ordini, nonostante tali ordini costituissero un reato contro l’opinione pubblica.

  11. Egregio sconosciuto interlocutore, la ringrazio per avermi onorata di cariche e competenze che non mi appartengono: non sono un principe del Foro ne’ tantomeno collaboro con studi legali. Conosco l’avvocato Li Pera per averlo intervistato più volte e, sinceramente, devo dirle che spesso non ho approvato certe sue colorite iniziative, conoscendo la DIGNITA’ di Bruno Contrada fatto apparire come NON E’; Dignità che avrei voluto tanto ritrovare in determinati autorevoli rappresentanti del Popolo Sovrano di questa “nazione”… Mi occupo di meridionalismo propositivo, ben altra cosa! ( http://www.vocedimegaride.it ) … ciononostante l’applicazione palese dell’Ingiustizia in questo Paesello ed anche il fenomeno Mafia attengono perfettamente alla “Questione Meridionale” fine a se stessa; pertanto, me ne occupo storicamente. La Mafia non sarà MAI sconfitta, semplicemente perchè è ad essa che si deve l’Italia Unita! Prenda in esame i due celebri sbarchi in Sicilia: quello garibaldino e quello “alleato”… diverse le epoche ed il potenziale bellico eppure scritti sulla medesima partitura e SEMPRE con la collaborazione mafiosa!
    Per quanto riguarda le continue suppliche a Contrada di “dire tutta la Verità”, probabimente sono ALTRI che dovrebbero finalmente raccontarla! Mi ostino a riconoscere Dignità ed Intelligenza al detenuto Contrada; voialtri volete farcelo passare per “fesso”: se avesse avuto VERITA’ da sbandierare, avrebbe MAI subito questa odissea non remunerante? Ciò che mi colpisce di più è che -da lunghi anni – io faccio il pari e dispari con estrema onestà intellettuale non solo sul caso Contrada e non ho certezze assolute quali quelle che, fortunatamente, voialtri vi siete sapientemente costruiti… benchè indotte da soggezione ideologica. Sono perfettamente anarchica e libera e non so se invidiarvi, per queste vostre certezze acquisite che scambierei volentieri, in certi momenti, con tutti i miei dubbi… come sant’Agostino!
    Grazie, per avermi ospitata e per il civile confronto. Obbligata!

  12. Devo dire che leggo tutto volentieri, vorrei replicare su alcuni punti a cui sono “sensibile”, però, per non creare polverone inutile, dato che cen’è già abbastanza, non credo che io possa aggiungere altro ai commenti, a quanto pare, c’è sempre chi ne sà di più…Intanto però, io e il buon Francesco Pazienza stiamo attendendo un giudizio finale (che mai verrà) da circa 11/12 anni, ho perso il conto, sai com’è, in primo grado, a volte, dopo oltre “due lustri” di rinvii perdi quasi la cognizione del tempo, però ti schiarisci le idee sulle enormi cazzate che pensa e che poi fà realmente qualcunaltro…

  13. Lieta d’averti incrociato qui, Massimiliano… Ci siamo persi di “contatto”, purtroppo… ma ho sempre tenuto ben presente la tua incredibile odissea! Ricordo con piacere anche la tua Fondazione IUSTITIA e spero che batta ancora bandiera LIBERA in rete!

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