Archivi del giorno: 14 agosto 2009

Bocca della verità – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Bocca della verità – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Meno male che c’è Giorgio Bocca, ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, che a quasi novant’anni ha avuto il coraggio di scrivere sull’ultimo numero dell’Espresso ciò che tutti sanno, ma nessuno osa dire: e cioè che anche insigni esponenti dell’Arma dei Carabinieri hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) una parte importante nella connivenza-convivenza fra Stato e mafia. Bocca non ha scritto, naturalmente, ciò che qualche furbastro tenta di attribuirgli per squalificare il suo pensiero: e cioè che “i Carabinieri”, nel senso di tutti e di sempre, hanno convissuto e convivono con Cosa Nostra. Ha scritto invece che: “il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l’illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L’essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso. Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l’assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell’ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l’ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale… Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri ‘nei secoli fedeli’ si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la ‘onorata società’… Una ragione del ‘comportamento speciale’ della più efficiente polizia italiana verso la mafia c’è ed è evidente: i Carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia”.

Apriti cielo: una raffica di Gasparri, Cicchitto, Latorre, Minniti, La Russa, Casini, Maroni – insomma tutti i partiti tranne Leoluca Orlando (Idv) – ha investito il grande giornalista. Casini ha osato persino dargli dell’”infame”: lui, il leader del partito di Totò Cuffaro, con una densità di imputati di mafia che nemmeno a Corleone. Anche i soliti impuniti del Giornale berlusconiano, tradizionali protettori dell’ala deviata dell’Arma, hanno sparato a palle incatenate contro Bocca. Il gioco è semplice e spudorato: far dire a Bocca che tutti i carabinieri sono mafiosi. Il che, oltrechè una palese falsità, è anche una sciocchezza e un sintomo di ignoranza storica: nel 1982, poco prima di morire nei suoi 100 giorni a Palermo, il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (promosso superprefetto senza poteri dal governo dell’epoca) chiamò proprio Bocca per dettargli la sua ultima intervista-testamento sulla mafia.

Da grande giornalista e storico antimafia, Bocca sa benissimo che Cosa Nostra ha eliminato nella sua storia anche 33 carabinieri, oltre a centinaia fra magistrati, giornalisti, poliziotti, sindacalisti, politici, cittadini comuni. Ma sa anche che erano carabinieri coloro che inscenarono la pantomima dell’omicidio di Salvatore Giuliano per coprire i mandanti di Portella della Ginestra; che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello De Donno che trattavano con il mafioso Vito Ciancimino durante le stragi del 1992 e che, secondo Ciancimino jr., ricevettero il celebre “papello” di Totò Riina, ma si guardarono bene dal denunciare alla magistratura quell’estorsione mafiosa allo Stato; che erano carabinieri gli ufficiali filmati per ultimi in via d’Amelio mentre portavano via la borsa di Paolo Borsellino appena assassinato, borsa contenente (secondo la vedova del giudice) la famosa “agenda rossa” scomparsa; erano carabinieri gli uomini del Ros che arrestarono Riina il 15 gennaio ’93, ma “dimenticarono” di perquisirne il covo, lasciandolo svuotare con tutte le sue carte compromettenti dai mafiosi rimasti a piede libero e ingannando la Procura di Palermo; che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello Obinu, imputati a Palermo per favoreggiamento alla mafia con l’accusa di aver lasciato scappare Provenzano nel 1995; che sono carabinieri il generale Ganzer (nientemeno che comandante del Ros) e alcuni suoi uomini imputati a Milano per traffico di droga; e che sono ancora carabinieri quelli che nel 2005 perquisirono la casa di Ciancimino jr., ma si scordarono di aprire la sua cassaforte, in cui secondo il padrone di casa era all’epoca custodito il papello di Riina; e potremmo andare avanti ancora. Su queste vicende gravissime, i vertici dell’Arma sono rimasti “nei secoli silenti”: mai una parola, mai un provvedimento per censurare certe condotte indecenti e per allontanarne o almeno sospenderne i responsabili (l’assoluzione di Mori per il covo di Riina, per esempio, parla di pesanti responsabilità disciplinari, rimaste ovviamente impunite). Silenzio di tomba, copertura totale (esattamente come fa la Polizia di Stato con i torturatori e i picchiatori del G8 di Genova 2001, vedi Diaz e Bolzaneto).

Invece, rompendo una lunga tradizione di silenzio stampa, il comando generale dell’Arma ha deciso di replicare a Bocca con un comunicato del generale Leonardo Gallitelli che “respinge con fermezza e con indignazione” le “ingiustificate e infamanti accuse che si risolvono nella delegittimazione dell’operato di fedeli servitori dello Stato”. Il generale fa il furbo, scrivendo che Bocca “sorprendentemente accosta Dalla Chiesa a figure come Totò Riina e Massimo Ciancimino, entrambi arrestati dai Carabinieri”. Già, peccato che quegli stessi carabinieri del Ros (Mori e De Donno) stessero trattando col mafioso Riina tramite il mafioso Ciancimino, come hanno essi stessi ammesso dinanzi alla magistratura, ma solo quando non potevano più negarlo (ne aveva parlato Giovanni Brusca, persino lui più pronto di loro a raccontare la verità). Profittando dell’improvvisa loquacità del Comando Generale, sarebbe interessante sapere se i vertici dell’Arma erano informati di quella trattativa; e chi l’aveva autorizzata; e perché uomini in divisa negoziavano con noti mafiosi mentre Falcone, Borsellino e gli uomini delle scorte saltavano in aria a Capaci e in via d’Amelio; e perché sono ancora al loro posto, anzi hanno fatto carriera.

Finchè il generale Gallitelli o chi per lui non risponderà a queste domande, è meglio che lasci in pace Giorgio Bocca. Anche perché ciò che il grande giornalista ha scritto sull’Espresso è ampiamente confermato dalle sentenze definitive sulla strage di via d’Amelio: per esempio quella emessa il 18 marzo 2002 dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta nel processo Borsellino-bis, confermata dalla Cassazione il 3 luglio 2003, a carico dei mandanti diretti (ma non di quelli occulti, esterni a Cosa Nostra). Chi volesse darci un’occhiata, trova le sentenze sul sito della rivista Antimafia 2000 e su quello di Salvatore Borsellino (19luglio1992.org). Al capitolo V (pagina 732 e seguenti), i giudici esaminano la possibile convergenza di interessi palesi e occulti nella strage, individuando tre moventi che portarono all’accelerazione della fase esecutiva dell’omicidio Borsellino. Questi:
1) L’intervista rilasciata il 21 maggio 1992 da Borsellino ai giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo, in cui si parla del riciclaggio del denaro mafioso al Nord e di un’indagine ancora aperta sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e lo “stalliere di Arcore” Vittorio Mangano, “testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia per il traffico di eroina”. “Non è detto – scrivono i giudici di appello a pagina 756 – che i contenuti di quell’intervista non siano circolati tra i diversi interessati, che qualcuno non ne abbia informato Salvatore Riina e che questi ne abbia tratto autonomamente le dovute conseguenze, visto che, come abbiamo detto in precedenza, questa Corte ritiene, come Brusca e non come Cancemi, che il Riina possa aver tenuto presente nel decidere la strage gli interessi di persone che intendeva ‘garantire per ora e per il futuro, senza per questo eseguire un loro ordine o prendere formali accordi o intese o dover mantenere promesse’…”.
2) “La seconda ‘anomalia’ o ‘patologia’ che spiega l’anticipazione della strage – aggiunge la Corte a pagina 758 – attiene alla vicenda della ‘trattativa’ con Cosa nostra di cui ha parlato Giovanni Brusca. Le indicazioni che offre il Brusca sono illuminanti. Per Brusca, Borsellino muore il 19 luglio 1992 per la trattativa che era stata avviata fra i boss corleonesi e pezzi delle istituzioni. Il magistrato era venuto a conoscenza della trattativa e si era rifiutato di assecondarla e di starsene zitto. Nel giro di pochi giorni dall’avvio della trattativa Borsellino viene massacrato”. E’ la trattativa di Mori e De Donno con i vertici di Cosa Nostra tramite Ciancimino: “Non disponiamo di riscontri al se, come e quando Borsellino abbia saputo della trattativa che era stata avviata. Che la trattativa vi sia stata è stato confermato dal generale Mori e dal capitano De Donno. E che Riina legasse la strage eseguita e quelle pianificate dopo Capaci a questa trattativa ci è dichiarato a chiare lettere da Brusca… L’ufficiale (Giuseppe De Donno) precisava che l’obiettivo ultimo era di arrivare ad una collaborazione formale del Ciancimino ma che la proposta iniziale era stata di farsi tramite, per conto dei carabinieri, di una presa di contatto con gli esponenti dell’organizzazione mafiosa per un dialogo finalizzato all’immediata cessazione della strategia stragista (…). In tutti i casi, questa vicenda rappresenta un fattore che ha interferito con i processi decisionali della strage. Al di là delle buone intenzioni dei carabinieri che vi hanno preso parte, chi decise la strage dovette porsi il problema del significato da attribuire a quella mossa di rappresentanti dello Stato; il significato che vi venne attribuito, nella complessa partita che si era avviata, fu che il gioco al rialzo poteva essere pagante” (pagine 765-766). In parole povere: anziché fermare le stragi, la trattativa del Ros le incentivò e le moltiplicò. Infatti, dopo Capaci, vi fu subito via d’Amelio e, visto che i due alti ufficiali dell’Arma continuavano a trattare, venne pianificata la strategia terroristica del 1993 (che sfociò nelle bombe di Roma, Milano e Firenze fra il maggio e il luglio del 1993).
3) “La terza chiave interpretativa dell’‘anomalia’ e ‘patologia’ nella tempistica della strage si aggancia alla proposta (da parte del governo dell’epoca, ndr) di Paolo Borsellino quale candidato al posto di Procuratore nazionale antimafia dopo la morte di Giovanni Falcone” (pagina 767).

Ce n’è abbastanza per dare ragione a Giorgio Bocca e torto ai suoi infami detrattori. E per dimostrare ancora una volta, semmai ve ne fosse bisogno, che non è più questione di destra o di sinistra. Oggi la scelta è fra il partito della menzogna, dell’impunità e dell’oblio, e quello della verità, della giustizia e della memoria.

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO

A parte i discorsi sull’energia nucleare (che secondo me è troppo rischiosa), quest’articolo mi pare molto interessanti

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO.

Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel

Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.

“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell’11 settembre. Gli attentati dell’11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L’apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo”.

Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito GeoPolIntel che ha realizzato un’analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).

Prima di affrontare l’intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l’intervista con il paragrafo seguente.

“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l’Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l’esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.

Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell’Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l’Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l’esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest’ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l’alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l’intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO”.

ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l’abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?

Webster G. Tarpley: Come ho scritto in Obama, The Postmodern Coup, la politica generale dell’amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l’Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l’Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l’Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.

Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l’approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient’altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.

Anche l’India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l’Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l’Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l’opera del gruppo “soft power” (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità”) ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l’International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell’uomo.

Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell’ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure”. Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall’industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l’analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un’esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l’umanità deve affrontare.

ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l’Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l’Iran con l’arma atomica, come diceva Schneider JR?

Webster G. Tarpley: Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l’uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l’Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.

ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all’Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l’Iraq di Saddam Hussein?

Webster G. Tarpley: In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l’Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro Obama: The Unauthorized Biography. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l’Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l’idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell’Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com’era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c’era nessun programma d’armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d’Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu & co.

ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l’Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?

Webster G. Tarpley: Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest’argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all’industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d’oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l’iniziativa “Atomi per la pace” di Eisenhower.

Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l’esame di un’applicazione importante dell’energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l’India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.

ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l’allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?

Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l’allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest’ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l’attacco kamikaze contro la Russia nell’agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell’ultima avventura di questi cleptocrati dell’FMI a Kiev? Quando la Germania dell’Est è stata reintegrata nella Germania dell’Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell’ex Germania dell’Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l’idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.

Tenendo conto dell’impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l’interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell’Ovest quasi ogni inverno.

ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell’impianto dello scudo spaziale in paesi dell’Europa dell’Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html

Webster G. Tarpley: Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l’angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà”. L’altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all’allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l’estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.

ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell’integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?

Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell’organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell’operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l’opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand’era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l’Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l’attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.

ReOpen911 : Riguardo all’11 settembre, pensa che possa nascere un’inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un’azione internazionale come i “Politics for 9/11 Truth” (NdT: Dirigenti politici per la verità sull’11 settembre)

Webster G. Tarpley: L’importanza del movimento per la verità sull’11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell’11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull’11/9, così come sull’affaire del B-52 “canaglia” (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l’agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l’avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l’Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell’ 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell’11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l’avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell’11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell’11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all’attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.

Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l’11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell’Establishment di Wall Street contro l’agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l’implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l’indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull’11/9.

ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell’11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?

Webster G. Tarpley: Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all’interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l’insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l’amministrazione di F.D. Roosevelt.

Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un’epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l’attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all’apatia, a un’alienazione attraverso la cultura popolare.

ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un’ “educazione delle masse”; secondo lei, un’azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all’ordine del giorno?

Webster G. Tarpley: Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d’espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d’espressione. Vorrebbero ridurre l’ambito della libertà d’espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un’idea alquanto strana in giurisprudenza.

Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l’ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d’obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest’ultimo è tentato di offrire un’ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.

ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?

Webster G. Terpley: Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d’azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l’accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.

Le persone devono capire che l’azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.

ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?

Webster G. Tarpley: Non c’è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.

Innanzitutto, le leggi dell’economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro Surviving the Cataclysm (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell’economia mondiale.

Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura” altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell’1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.

Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell’esistenza umana.

Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l’economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d’acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell’energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l’umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.

Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell’Africa, dell’Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell’America Latina, dell’Europa dell’Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.

Bisogna interessarsi ai grandi progetti d’infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l’istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority” per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l’Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l’alto Nilo e l’alto Congo.

Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli”. Quest’alternativa non è cambiata molto. La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive.

ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley
Fonte: http://www.reopen911.info
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/
13.07.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI