Archivi del giorno: 20 agosto 2009

Benny Calasanzio Borsellino: L’antimafioso no, quello no

Benny Calasanzio Borsellino: L’antimafioso no, quello no.

Ci sta che dichiari di non aver mai avuto rapporti con le minorenni, ma solo con le diversamente maggiorenni. Ammettiamo pure che dica che nella sua villa non ci sono mai stati festini ma solo donne nude fotografate mentre si insaponavano innocentemente l’un l’altra. Ammettiamo pure che Patrizia D’Addario sia un agente della Ciakgbmossad con licenza di complottare. Ma trattare male gli amici no, quello non è ammesso dal codice d’onore. Sputare nel piatto in cui il tuo maggiore compare ha, ormai giudiziariamente, mangiato, quello no. Ma perchè mai dichiarare di voler sconfiggere la mafia? Poteva dire di voler combattere i coltivatori di crisantemi Ogm, di voler riempire le galere di parcheggiatori abusivi, categoria nella quale palermitani sono tra i 30 più pericolosi; ma attaccare la mafia, quello no. Silvio Berlusconi, mentre era in visita in Tunisia dal presidente Ben Alì, ha avuto la pessima idea di visitare il set in cui Giuseppe Tornatore ha girato il film “Bagheria”. Di fronte alle bellezze siciliane riprodotte alla perfezione dagli scenografi, Silvio, rendendosi forse conto della zavorra che grava sulla testa dei siciliani e su quei posti incantevoli a causa della mafia, si è emozionato e si è lasciato andare: “Vorrei passare alla storia come il presidente del consiglio che ha sconfitto la mafia. Il mio governo ha dichiarato una lotta dura alla mafia ed ha conseguito risultati importanti visto che le carceri sono piene di mafiosi”. Ora, sui fili, centinaia, che legano Berlusconi a cosa nostra, dall’indagine come mandante occulto delle stragi del 1992, dalla quale per il pm Tescaroli ne sarebbe scaturita un’archiviazione tutt’altro che assolutoria, al libro mastro sequestrato in una borgata di Palermo in cui tra i correntisti del pizzo c’era pure Mediaset, non basterebbe un trattato. Potremmo parlare dell’annientamento dei pentiti o delle leggi impossibili sulla confisca dei beni, ma forse la più gustosa e genuina testimonianza dei rapporti tra Silvio Berlusconi e la mafia la offre il pentito Francesco Di Carlo. La vincenda, ripresa nel libro “Fratelli d’Italia” di Ferruccio Pinotti, viene raccontata dal pentito come una sceneggiatura degna del David; chissà che proprio Tornatore non ne tragga spunto. Stando agli atti del processo Dell’Utri, nel 1974 Silvio Berlusconi ebbe contatti proprio con Stefano Bontate e con altri esponenti di Cosa Nostra: l’incontro sarebbe avvenuto a causa delle minacce di rapimento di cui Silvio Berlusconi e la sua famiglia erano oggetto. Scrivono i magistrati: “Di Carlo riferisce di aver partecipato personalmente ad un incontro a Milano, in Foro Bonaparte, sede della Edilnord di Berlusconi. Incontro cui parteciparono anche Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Marcello Dell’Utri e Gaetano Cinà. Di Carlo: Siamo entrati e a venirci incontro è stato proprio Marcello Dell’Utri, che io conoscevo. E’ una persona bassina. Ci ha salutati, una stretta di mano, con Tanino (Cinà, ex medico di Totò Riina, condannato a nove anni assieme a Dell’Utri per mafia) si è baciato, con gli altri si, con me no. Tra di loro si davano del tu. Siamo entrati in una grande stanza e c’era una scrivania. C’era qualche divano per sedersi, delle sedie. Ci siamo seduti là. Dopo un quarto d’ora è spuntato questo signore sui 30 anni, 30 e rotti anni, e ci hanno presentato il dottore Berlusconi…”. Pm: “Ricorda chi faceva le presentazioni?”. Di Carlo: “Dell’Utri, ma Berlusconi conosceva già Gaetano Cinà”. […] Dell’Utri era con un vestito blu, giacca e cravatta. Il dottore Berlusconi non era quello di adesso, senza capelli. Aveva i capelli, era un castano chiaro, aveva una camicia sotto e un maglioncino a girocollo e un jeans, un pantalone sportivo comunque. Abbiamo scherzato di questo con Bontate e Teresi dopo. Ovvero il fatto che abbiamo passato un’ora a prepararci, come le donne quando si truccano, e quello è venuto in jeans e maglioncino” . Dopo i convenevoli, si passa al tema dell’incontro. Racconta Di Carlo: “Sono andati nel discorso della garanzia perché Berlusconi era preoccupato. […] Stefano Bontate gli fece raccontare la situazione. Lui disse che aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, che avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi disse: “Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo ed altro”. Allora Stefano, modesto, rispose: “No, io sa… però lei può stare tranquillo, se lo dico io può stare tranquillo. Lei avrà persone molto vicine, che qualsiasi cosa chiede sarà fatta. Poi ha Marcello qua vicino e per qualsiasi cosa si rivolga a lui”. Disse che oltre a Marcello gli mandava qualcuno, una persona molto vicina a loro. Disse: “In ogni caso Marcello può garantire perché è una persona molto vicina a noialtri”. Pm: “Poi avete discusso della persona fidata da mandare a Berlusconi?”. Di Carlo “Non mi ricordo se già c’era andato Mangano. Quando ne parlammo Teresi disse: “Ma c’è già Vittorio, perché questo Vittorio è amico di Dell’Utri. Per quello che deve fare va bene Mangano, perché in Cosa Nostra non è la presenza che conta, c’è Cosa Nostra che protegge, basta che si sappia che uno è protetto da Cosa Nostra e può stare tranquillo”. Poi Bontate chiede a Berlusconi il motivo per il quale non venga ad investire in Sicilia, e il futuro premier risponde: “Ma come, con i meridionali e i siciliani (in quegli anni a Milano erano siciliani e calabresi protagonisti dei sequestri) ho problemi e debbo venire là?”. Di Carlo conclude: “Berlusconi alla fine ci ha detto che era pure a disposizione per qualsiasi cosa. E “a disposizione” non so se per i milanesi abbia un senso differente che per i siciliani – perché noialtri, quando ci dicono “a disposizione”, in Cosa Nostra, si deve essere disponibili a tutto”.

L’estrema ignominia

L’estrema ignominia.

Scritto da Salvatore Borsellino

Riportiamo in coda il comunicato dell’Associazione fra i familiari delle vittime della strage di via Dei Georgofili ricevuto da parte della Sig.ra Giovanna Maggiani Chelli al quale concordiamo in pieno, ma non possiamo fare a meno di aggiungere le nostre considerazoni per manifestare apertamente il nostro sdegno rispetto a questa ultima ignominia.

E’ inaudito che un individuo condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa ed attualmente sotto processo per la conferma in secondo grado della suddetta condanna abbia l’impudenza di proporre una commissione d’inchiesta sulle stragi del ’93.
Sono ormai passati 17 anni dalle stragi del ’92 e del ’93 e durante questi anni l’unica attività da parte del sistema di potere nato da quelle stragi è stata quella di favorire l’insabbiamento, il depistaggio e il blocco delle indagini della magistratura quando il livello di indagine  superava quello non valicabile dei semplici manovali del crimine.
Oggi, proprio nel momento in cui finalmente dei magistrati coraggiosi, a Palermo e a Caltanissetta, stanno squarciando il velo sulle reali responsabilità di quelle stragi, proprio una di quelle persone che era stato indagato come facente parte dei mandanti occulti delle stesse stragi si fa avanti per proporre una commissione d’inchiesta parlamentare che a questo punto è lampante che non possa avere altro scopo che quello di bloccare anche questo estremo tentativo da parte della Magistratura di arrivare alla Verità e di rendere Giustizia ai martiri di quelle stragi.
Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a questa ignobile manovra, mobiliteremo l’opinione pubblica e la Società Civile, andremo fin sotto i palazzi del potere a manifestare contro questo ennesimo tentativo di occultare le responsabilità di parti dello Stato nella progettazione e nella esecuzione di quelle stragi.
Quella stessa Agenda Rossa che abbiamo levato in alto marciando a Palermo fino al Castello Utveggio sarà il simbolo della nostra RESISTENZA e della nostra volontà di lottare fino all’ultimo respiro a sostegno dei magistrati onesti, per la GIUSTIZIA e per la VERITA’.
Non  permettermo che altri magistrati vengano uccisi, ne fisicamente ne con le armi delle ispezioni, dei trasferimenti e della sottrazione delle inchieste.
Lotteremo fino all’ultimo perchè questo non avvenga. Noi non vogliamo che il nostro paese sia sempre più sommerso dal puzzo del compromesso e della complicità vogliamo che i nostri giovani, i nostri figli possano finalemente sentire quel fresco priofumo di libertà per cui altri magistrati, altri poliziotti hanno sacrificato la loro vita.
Sono questi i nostri eroi, coloro che hanno osato proclamare eroe un criminale come Mangano devono essere cacciati fuori dalle Istituzioni non proporre commissioni d’inchiesta per insabbiare ancora una volta quelle stragi come mandanti delle quali essi stessi sono stati indagati.

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Comunicato dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

Il Senatore  Marcello Dell’Utri ,come già molti altri prima di lui ,torna a chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del 1993, se a Settembre non lo farà il suo partito lo farà lui dice .

Noi continueremo con la nostra insistenza a dire che una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del 1993 in questo momento sarebbe preoccupante.
Le stragi del 1993 , quella di via dei Georgofili del 27 del 1993, sono state secondo noi, ampiamente sdoganate da questa classe politica, da quella classe politica che oggi stà in Parlamento, quindi una commissione d’inchiesta parlamentare  sarebbe solo un gioco al massacro contro la verità sugli attentati terroristici eversivi del 1993.
E’ la Magistratura nelle sue indagini che va supportata , non denigrata, ma portata in un palmo di mano quando cerca prove certe e documentali per incastrare gli stragisti degli anni 1993-1994.
Dopo aver lasciato uccidere tranquillamente i nostri parenti, oggi la politica invoca commissioni parlamentari per intrugliare le acque già fin troppo torbide , visto che tutti sapevano fino ai più alti livelli istituzionali e tutti hanno taciuto per oscure ragioni di Stato, e sordidi affari con la mafia.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
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Antimafia Duemila – Maggiani Chelli: ”Commissione su stragi? Massacro alla verita”’

Antimafia Duemila – Maggiani Chelli: ”Commissione su stragi? Massacro alla verita”’.

Il Senatore  Marcello Dell’Utri ,come già molti altri prima di lui ,torna a chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del 1993, se a Settembre non lo farà il suo partito lo farà lui dice.
Noi continueremo con la nostra insistenza a dire che una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del 1993 in questo momento sarebbe preoccupante.
Le stragi del 1993 , quella di via dei Georgofili del 27 del 1993, sono state secondo noi, ampiamente sdoganate da questa classe politica, da quella classe politica che oggi stà in Parlamento, quindi una commissione d’inchiesta parlamentare  sarebbe solo un gioco al massacro contro la verità sugli attentati terroristici eversivi del 1993.
E’ la Magistratura nelle sue indagini che va supportata , non denigrata, ma portata in un palmo di mano quando cerca prove certe e documentali per incastrare gli stragisti degli anni 1993-1994.
Dopo aver lasciato uccidere tranquillamente i nostri parenti, oggi la politica invoca commissioni parlamentari per intrugliare le acque già fin troppo torbide , visto che tutti sapevano fino ai più alti livelli istituzionali e tutti hanno taciuto per oscure ragioni di Stato, e sordidi affari con la mafia.

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

ComeDonChisciotte – IL SEGRETO DEL MIRACOLO ECONOMICO CINESE: IL GOVERNO POSSIEDE LE BANCHE ANZICHE’ IL CONTRARIO

ComeDonChisciotte – IL SEGRETO DEL MIRACOLO ECONOMICO CINESE: IL GOVERNO POSSIEDE LE BANCHE.

DI ELLEN BROWN
webofdebt.wordpress.com

Le banche; cosa difficile da credere in un momento in cui abbiamo di fronte una crisi economica che sono state le banche stesse a creare – sono ancora la lobby più potente di Capitol Hill. Praticamente sono i proprietari del posto”

(Dick Durbin, senatore USA, capogruppo del Partito Democratico, 30 aprile 2009)

Mentre gli Stati Uniti spendono trilioni di dollari per salvare il sistema bancario, lasciando languire l’economia, si parla della Cina come di un “miracolo economico” che è riuscito a sganciarsi dal resto del mondo. Mentre il resto del mondo affonda nella peggior recessione mai vista dagli anni ’30, la Cina ha mantenuto un fenomenale tasso di crescita annua dell’8%. Questo almeno secondo i rapporti, ma i commentatori nutrono dei dubbi. Si chiedono infatti come sia possibile una crescita simile in un momento in cui altri paesi la cui economia era fondata sulle esportazioni hanno sofferto vistosi cali e si trovano ancora in fase di depressione.

L’economista Richard Wolff osserva con tono scettico:

“Oggi il mondo si trova in una situazione di crisi capitalistica globale. Dappertutto i consumi calano. Dappertutto la gente acquista meno beni, inclusi quelli cinesi. Com’è possibile che in una società così dipendente dall’economia mondiale si possa avere oggi una crescita esplosiva? Il loro mercato azionario si trova oggi ad un livello 100 volte più alto del suo minimo. Non esiste nulla di lontanamente paragonabile in nessuna altra parte del mondo, certamente non negli Stati Uniti e in Europa. Com’è possibile? Se dovessimo credere a ciò che dicono i cinesi, dovremmo anche credere che nell’arco di pochi mesi, al massimo un anno, non di più, essi sarebbero stati in grado di trasformare la loro economia da centrale fondata sulle esportazioni a meccanismo industriale basato sul consumo interno. In nessun paese del mondo una cosa del genere ha mai richiesto meno di alcuni decenni”.

Com’è possibile che il progetto cinese di ripresa economica funzioni così bene, mentre i nostri non funzionano per nulla? Forse la risposta è semplice: la Cina non ha mai permesso al proprio sistema bancario di sottomettere l’economia produttiva. Le banche cinesi lavorano per il popolo, anziché il contrario. Così afferma Samah El-Shahat, conduttrice del network inglese di Al Jazeera con una laurea in economia all’Università di Londra. In un articolo del 10 agosto intitolato “In Cina il popolo viene prima delle banche”, scrive:

“Quella cinese è l’unica grande economia in cui il fossato – la separazione tra il settore finanziario e il mondo abitato dalla gente comune e dalle loro imprese – non esiste. Entrambi i mondi stanno attraversando una nuova fase di boom economico e questo grazie al modo in cui il governo ha saputo gestire le proprie banche. La Cina non ha permesso al proprio settore bancario di diventare così potente, così influente, così enorme da poter dettare legge e poter imporre salvataggi. In parole povere, il governo ha preferito interessarsi del proprio popolo e anteporre le sue esigenze a quelle di qualsiasi altro gruppo d’interessi. E’ per questo che le banche cinesi continuano a prestare denaro alle persone e alle loro imprese in quantità record”.

Ciò che Wolff chiama “crisi capitalista globale” è in realtà una crisi del credito: ma in Cina, a differenza che negli Stati Uniti, il credito continua a fluire liberamente, non solo verso il settore finanziario, ma verso l’industria e le amministrazioni locali. Le banche di proprietà dello Stato hanno massicciamente incrementato i prestiti, e le amministrazioni locali e le aziende di Stato li ricevono su larga scala. La Banca Popolare della Cina stima che l’ammontare complessivo dei prestiti nella prima metà del 2009 sia stato di 1,08 trilioni di dollari, il 50% in più dei prestiti erogati nel 2008. Anche la Federal Reserve americana ha erogato prestiti record, ma essi sono stati destinati principalmente al salvataggio del settore finanziario, lasciando Main Street all’asciutto. Scrive la El-Shahat:

“In Inghilterra e negli Stati Uniti il settore finanziario è in fase di boom, mentre il mondo della gente normale sembra andare di male in peggio, la disoccupazione cresce, gli affari ristagnano e i pignoramenti immobiliari non si fermano. Sembra quasi che Wall Street e Main Street esistano su diversi pianeti. E ciò dipende in larga parte dal fatto che le banche continuano a non prestare denaro alla gente comune. In Inghilterra e negli Stati Uniti le banche si sono appropriate del denaro dei contribuenti e del denaro facile proveniente dagli alleggerimenti quantitativi delle banche centrali. Lo utilizzano per sostenere se stesse e per ripulire i propri bilanci, piuttosto che per prestarlo alla gente. Le banche si sono appropriate di quel denaro e i nostri governi non hanno fatto assolutamente nulla per impedirlo. Anzi, sono stati complici nel consentire che ciò avvenisse”.

Crepe nella muraglia cinese?

L’economia cinese non è perfetta. La spinta verso il profitto, soprattutto ad opera di capitali d’investimento stranieri, ha incoraggiato gli azzardi speculativi, con investimento di grandi quantità di denaro in appartamenti di lusso e altri tipi di beni immobiliari che la maggior parte delle persone non può permettersi. I lavoratori cinesi si lamentano oggi del troppo capitalismo, visto che sono ora costretti a pagare per l’abitazione, per le cure sanitarie e per l’istruzione superiore, tutte cose che un tempo venivano fornite dallo Stato. E benché si stiano facendo degli sforzi per rendere disponibili una maggior quantità di prestiti alle piccole e medie aziende, le industrie di Stato e le grandi corporazioni ricevono ancora la maggior parte dei prestiti erogati. Questo perché alle banche è stato ordinato di restringere i propri standard per l’accesso al credito, e naturalmente le grandi aziende comportano rischi minori.

Wolff è convinto che il “miracolo” cinese sia una bolla destinata a scoppiare con conseguenze catastrofiche. Storicamente, tuttavia, ogni volta che una bolla economica è scoppiata all’improvviso ciò è avvenuto perché era stata punta dagli speculatori. Quando nel 1990 scoppiò la bolla del mercato giapponese, e quando altri paesi asiatici seguirono lo stesso destino nel 1998, ciò avvenne perché gli speculatori stranieri riuscirono ad aggredire le loro valute con derivativi esotici. Le vittime tentarono di difendersi acquistando le proprie valute nazionali con le riserve in valuta estera, ma le riserve andarono ben presto esaurite. Oggi la Cina ha accumulato una tale quantità di riserve in dollari che sarebbe molto difficile agli speculatori fare la stessa cosa con il mercato azionario cinese. Un declino graduale del mercato azionario dovuto a forze naturali del mercato stesso è qualcosa che un’economia può agevolmente sopportare.

Inversione dei ruoli economici?

Almeno per il momento, il piano di ripresa cinese sta funzionando molto meglio di quello americano e inglese; e il principale motivo per cui sta funzionando meglio è il fatto che il governo tiene in pugno il proprio settore bancario. Il governo può manovrare il meccanismo del credito bancario in modo da favorire le imprese pubbliche e il commercio, poiché realmente possiede le banche o buona parte di esse. Ironicamente questa caratteristica dell’economia cinese avrebbe consentito alla Cina di avvicinarsi all’ideale capitalistico americano degli inizi ancor più degli stessi Stati Uniti. La Cina viene spesso definita comunista, ma non è mai stata comunista nel senso inteso dai libri di testo, e oggi lo è ancor meno di prima. Deng Xiaoping, leader del Partito Comunista Cinese, che dopo il 1978 aprì la Cina agli investimenti stranieri, disse una volta che non importa di che colore sia il gatto, purché riesca ad acchiappare i topi. Quale che sia la definizione appioppata all’economia cinese, resta il fatto che essa fornisce oggi un’impalcatura che incoraggia efficacemente l’imprenditoria.

Jim Rogers è un investitore e analista finanziario americano espatriato, che oggi ha la propria base a Singapore. Nel 2004 scrisse un articolo intitolato “L’ascesa del capitalismo rosso”:

“Alcuni dei migliori capitalisti del mondo vivono nella Cina comunista… Non importa per quanto tempo ancora i leader cinesi insisteranno a definirsi comunisti, essi sembrano assai indaffarati a creare l’economia capitalista che dominerà il mondo”.

Nel frattempo gli USA sono sprofondati in ciò che Rogers chiama “socialismo per ricchi”. Quando le normali aziende americane fanno bancarotta, esse vengono lasciate sole ad affrontare la giungla d’asfalto; ma se vanno in bancarotta banche considerate “troppo grosse per fallire”, allora siamo noi contribuenti a dover pagare le perdite, mentre ai proprietari delle banche viene consentito di tenersi i profitti e di continuare ad utilizzarli per le loro speculazioni. Il salvataggio di Wall Street con denaro dei contribuenti rappresenta una radicale violazione dei princìpi del capitalismo, una violazione che ha cambiato volto all’economia americana. Il capitalismo che ci insegnavano a scuola parlava di Mamma e Papà negozianti, di fattorie a conduzione familiare, di piccoli imprenditori che potevano competere su un livello di parità. Il ruolo del governo era quello di definire le regole e di assicurarsi che ognuno giocasse rispettandole. Ma non è questa la storia del capitalismo che vediamo oggi. Mamma e Papà negozianti sono stati stritolati da gigantesche catene di ipermercati e mega-industrie; le piccole fattorie a conduzione familiare sono state rilevate dalle multinazionali dell’agro-business; e le banche di Wall Street sono diventate così potenti che oggi i deputati si lamentano per il fatto che sono le banche ad essere proprietarie del Congresso. I colossi bancari e le corporazioni hanno riscritto le regole per i propri fini. La sana competizione è stata rimpiazzata da una forma di capitalismo predatorio in cui il pesce piccolo viene sistematicamente inghiottito dagli squali. Il risultato è un gap sempre più ampio tra ricchi e poveri che rappresenta il più colossale esempio di trasferimento della ricchezza della storia.

La soluzione cinese, di fronte a un sistema bancario finito in bancarotta, sarebbe quella di nazionalizzare le banche stesse, non soltanto i loro debiti. Se anche gli USA adottassero un simile approccio, noi, il popolo, potremmo davvero ottenere qualcosa di valido in cambio del nostro investimento: un sistema bancario stabile e affidabile che appartenga alla gente. Se la parola “nazionalizzare” sembra poco americana, sostituitela con “di proprietà pubblica e operante nel pubblico interesse”, come le biblioteche pubbliche, i parchi pubblici e i pubblici tribunali. Dobbiamo togliere i nostri dollari a Wall Street e restituirli a Main Street e possiamo farlo solo spezzando questo monopolio bancario privato finito fuori controllo e riaffidando il controllo sul denaro e sul credito al popolo stesso. Se i cinesi possono avere il meglio dei due mondi, possiamo averlo anche noi.

Versione originale:

Ellen Brown
Fonte: http://webofdebt.wordpress.com
Link: http://webofdebt.wordpress.com/2009/08/18/the-secret-of-china’s-miracle-economy-the-government-owns-the-banks-rather-than-the-reverse/
17.08.2009

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-08-18
18.08.2009

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA