Archivi del giorno: 26 agosto 2009

Antimafia Duemila – Manifestazione 26 Settembre Roma: VERITA’ SULLA STRAGE DI STATO DI VIA D’AMELIO

Antimafia Duemila – Manifestazione 26 Settembre Roma: VERITA’ SULLA STRAGE DI STATO DI VIA D’AMELIO.

Diciassette lunghi anni sono passati dalla strage di Via D’Amelio e ancora oggi non abbiamo verità giudiziarie accertate sui mandanti occulti di quella strage per potere rendere finalmente giustizia alla storia di questo paese, ai suoi uomini che con coraggio e con impegno hanno servito lo Stato e la Costituzione Repubblicana, ai suoi cittadini onesti che lavorano, studiano e credono nelle istituzioni democratiche, ai familiari delle vittime che ancora oggi non possono piangerli.
Diciassette lunghi anni di “Seconda Repubblica” fondati non sul sangue coraggioso dei partigiani che per questo paese hanno lottato e sono morti consegnandoci le basi di una vera democrazia ma sul sangue coraggioso di uomini e donne che per questo Stato hanno dato la vita e che da questo stesso Stato sono stati abbandonati e traditi.

Tradendo loro, hanno tradito ogni singolo cittadino onesto di questa nazione , tradendo loro hanno tradito alla base la nostra Costituzione e la memoria della Resistenza, tradendo loro hanno minato alle basi la democrazia in Italia consegnandoci una Repubblica retta da poteri occulti , piduisti e stranieri che sul monopolio economico e dell’informazione accompagnati dalla compiacenza di politici venduti e giornalisti corrotti ridisegnano l’ordine democratico Costituzionale nato dalla Liberazione.

A partire dal 19 Luglio di quest’anno si è registrato un risalto nazionale sulla questione delle dinamiche e dei mandanti occulti della strage di via d’Amelio e del mistero dell’agenda rossa sottratta dalla borsa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l’attentato.

L’Agenda Rossa non è una semplice agenda: ma un diario che contiene nomi,cognomi,date,indizi e sospetti che potrebbero far tremare il mondo politico.
Marco Travaglio l’ha definita: “la scatola nera della Seconda Repubblica”

Dopo questo anniversario attraversato da 3 giornate intense di manifestazioni che hanno visto uomini e donne da tutta italia e anche dall’estero stringersi intorno alla causa di verità e giustizia promossa da Salvatore Borsellino, l’intero arco delle persone coinvolte hanno rilasciato dichiarazioni da Totò Riina, all’ex ministro dell’interno Nicola Mancino, da Ciancimino ad Ayala e nuove testimonianze sono venute alla luce.
A Caltanissetta il procuratore Sergio Lari è già nel mirino del mondo politico perché sta conducendo indagini delicatissime e perché lui riesca veramente in questa impresa occorre che la società civile si mobiliti a fianco di Salvatore Borsellino- il 26 settembre a Roma- per esprimere tutto il suo appoggio alla magistratura che indaga e tutta la nostra voglia di verità e giustizia per chi è morto per la giustizia e per noi che di questo Stato facciamo parte.

Le più importanti istituzioni sociali e politiche che abbiamo in Italia stanno in silenzio, nonostante i media sono oramai costretti a seguire gli sviluppi incalzanti quasi giorno dopo giorno.

Sono film che già abbiamo visto ed è per questo che il 26 settembre OCCORRE CHE I CITTADINI SI AUTO-ORGANIZZINO per sostenere Salvatore Borsellino a Roma nelle sue iniziative di mobilitazione e nelle sue denunce pubbliche.

Occorre quindi che i cittadini e le cittadine italiane di ogni credo politico RIPRENDANO LA SOVRANITA’ CHE GLI SPETTA scendendo in piazza sabato 26 settembre a Roma con una agenda rossa in mano simbolo della Seconda Repubblica , delle verità nascoste e dei poteri occulti su cui si fonda.

Per Paolo Borsellino
Per l’indipendenza della magistratura
Per la democrazia
Per la giustizia
per la libertà nel nostro paese

ora e sempre
RESISTENZA

Antimafia Duemila – La vergogna di non vergognarsi

Antimafia Duemila – La vergogna di non vergognarsi.

di Marco Travaglio – 24 agosto 2009
È stata proprio una bella estate.
L’estate dei Nuovi Mostri, come li chiama Oliviero Beha nel suo ultimo libro (Chiarelettere, pp.281, 13,60 euro).
«La vera legge-vergogna  scrive Beha  di questi anni, che le riassume tutte, è proprio questa: la vergogna assunta per legge come norma dei comportamenti sempre più diffusi e la ridda di cattivi esempi dall’alto, naturalmente attribuiti agli “altri”.
La vergogna di non provare vergogna». Quello che vuole arrestare le prostitute e i clienti, e che incidentalmente è anche il capo del governo, si scopre cliente di prostitute (ma con «simpatia ed eleganza»). È lo stesso che s’è tenuto in casa un mafioso per due anni e un amico dei mafiosi per trenta, e ora vuole «passare alla storia come quello che ha sconfitto la mafia». Lo stesso che ha distrutto il calcio con aste miliardarie e ingaggi strabilianti, e ora denuncia che «gli inammissibili stipendi dei calciatori rovinano il calcio». Lo stesso che viola la privacy altrui con milioni di foto sui suoi giornali di gossip, ma denuncia i giornali che fotografano lui. Lo stesso che, essendo notoriamente il cofondatore dell’alleanza contro il terrorismo, sta per volare un’altra volta dall’amico Gheddafi, amico suo e dei terroristi. Intanto l’amico dei mafiosi, al secolo Marcello Dell’Utri, chiede una commissione parlamentare d’inchiesta su chi, Dio non voglia, ha trattato con la mafia durante le stragi del 1992-’93 (quando lui riceveva nel suo ufficio un boss, sempre lo stesso, Vittorio Mangano, appena uscito di galera dove aveva scontato una condanna per mafia e una per traffico di droga). Littorio Feltri torna al Giornale e, per elogiare il padrone, non trova di meglio che dire che Agnelli era peggio di lui (già, peccato che Agnelli non sia mai stato capo del governo e, detto per inciso, sia pure morto). Poi, per dare il buon esempio, si porta al Giornale due condannati in primo grado: Renato Farina e Luciano Moggi (più che un quotidiano, pare l’ora d’aria). D’altronde i veri criminali sono altri: per esempio i 5 eritrei scampati all’ultimo naufragio di Lampedusa: la legge Berlusconi-Maroni-Hitler impone di incriminarli per immigrazione clandestina, così imparano a sopravvivere; la prossima volta facciano il favore di affogare come gli altri 73. O di girare alla larga dall’Italia, paese meraviglioso dove chi è senza pane si compra un telefonino nuovo. Dove il finanziere Zunino, pluriinquisito, è sull’orlo del fallimento, ma con una holding chiamata «Risanamento». Dove i reati, secondo il governo, sono in calo, ma le carceri scoppiano. Dove tolgono la scorta al testimone anti-’ndrangheta Pino Masciari, periodicamente visitato dagli amici degli amici, ma la danno a Vittorio Sgarbi perché si sente minacciato (mandante: Beppe Grillo). Intanto ferve nel Pd il dibattito sulla presenza della Carfagna alla festa dell’Unità, o come diavolo si chiama. E fior di politici e intellettuali s’interrogano sull’appello del capo dello Stato per l’Unità d’Italia. Per il congresso di Vienna, c’è tempo.
Ps. Questa è la mia ultima rubrica su l’Unità. Ancora grazie di cuore a tutti i colleghi e i lettori.

Blog di Beppe Grillo – La legge per l’insicurezza sul lavoro

Blog di Beppe Grillo – La legge per l’insicurezza sul lavoro.

Marco Bazzoni è un piccolo eroe. Se le onorificenze valessero ancora qualcosa dovrebbe prendere la medaglia d’oro al valor civile. Ogni giorno, da anni, mi martella con 50 mail di denunce circostanziate sulla sicurezza sul lavoro e sulle loro cause legislative, economiche. Di 1200 morti sul lavoro celebrate sull’altare del dio Danaro ogni anno. Marco è un omino, sembra fragile, ma è di ferro, ma anche il ferro ha qualche cedimento. Oggi mi ha mandato una mail. Mi dice che non ce la fa più, che vorrebbe mollare. Se molla lui siamo rovinati. Dategli un segno di incoraggiamento, la sua email è bazzoni_m@tin.it. Bazzoni lo voglio ministro del Lavoro. Leggete la sua lettera.

Caro Beppe,
tutti gli infortuni, gli invalidi, le malattie professionali e le morti sul lavoro non sono abbastanza se il Governo Berlusconi ha pensato di smantellare il Dlgs 81/08 (testo unico per la sicurezza sul lavoro) con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), piuttosto che renderlo funzionale.E pensare che il Ministro del Lavoro Sacconi dopo la strage sul lavoro al depuratore di Mineo (CT) dell’11 giugno 2008, che costò la vita a sei operai comunali, annunciò un piano straordinario per la sicurezza sul lavoro.Se per piano straordinario intendeva questo decreto stiamo freschi.Per anni sono state chieste pene più severe per i datori di lavoro responsabili di gravi infortuni e morti sul lavoro e che non rispettano la sicurezza sul lavoro.Ed il governo dimezza la maggior parte delle sanzioni ai datori di lavoro, dirigenti e preposti.Non contento, non potenzia neanche i controlli. Con lo scarso personale ispettivo delle Asl è praticamente impossibile ricevere un controllo. Se va bene un’azienda ne riceverà uno ogni 33 anni.Ma non è finita qui, onde evitare che qualche imprenditore finisse in galera, si è previsto che al posto dell’arresto, possa pagare la multa, e faranno tutti così, statene certi. Inoltre, la salvamanager non è stata cancellata, ma riscritta, non è spudorata come la precedente, ma dà sempre spazio a manovre e cavilli a favore dei manager.
Non capisco ancora come Napolitano abbia potuto firmare questo decreto, sapendo che questa norma non era stata cancellata.L’intento della norma è di scaricare le responsabilità dei manager su preposti, lavoratori, progettisti, fabbricanti, installatori e medici competenti.Non essendoci certezza della pena, anche se nella remota ipotesi un datore di lavoro venga condannato per la morte di un lavoratore, il carcere “lo vedrà con il binocolo“.
Quando penso al povero Andrea Gagliardoni, morto il 20 giugno del 2006 a soli 23 anni con la testa schiacciata in una pressa tampografica nella ditta Asoplast di Ortezzano (AP), al povero Matteo Valenti, morto bruciato, dopo 4 giorni di agonia per un gravissimo infortunio sul lavoro (8 novembre 2004) nella ditta Mobiloil di Viareggio, ai quattro operai morti carbonizzati nell’esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno (25 novembre 2006), allo loro famiglie che non avuto neanche giustizia ( 8 mesi con la condizionale per la morte di Andrea Gagliardoni, 1 anno e 4 mesi con la condizionale per la morte di Matteo Valenti , mentre quello per la morte dei 4 operai alla Umbria Olii manco è iniziato, e non sappiamo neanche se inizierà mai), mi domando in che Paese viviamo?
Ci definiamo una “Repubblica fondata sul lavoro“, ma forse sarebbe più corretto dire, una “Repubblica fondata sulle morti sul lavoro”.Come si fa a definire civile, un Paese dove ogni anno ci sono 1200 morti sul lavoro? Qualcuno adesso dirà che nell’anno 2008 ci sono stati 1120 morti sul lavoro (secondo l’INAIL) e che c’è stato anche un calo degli infortuni sul lavoro.Ma andrebbe ricordato a quel qualcuno, che nel 2008 c’è stata la più grossa crisi finanziaria ed economica dal secondo dopoguerra ad oggi, e che quel calo dipende più da questo (cassaintegrazione, mobilità, chiusure di aziende), che a una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro.Che poi, se vogliamo proprio dirla tutta, i dati dell’INAIL non sono oro colato, ma solo un punto di riferimento.Questi dati non tengono conto degli infortuni denunciati come malattia, che si stima siano intorno a 200 mila ogni anno, se non oltre, di tutti i lavoratori che muoiono in “nero” che vengono abbandonati fuori dai cantieri o dalle fabbriche.Poi ci sono gli Rls che denunciano la scarsa sicurezza in azienda,che vengono minacciati, multati o peggio ancora licenziati, come è successo al povero Dante De Angelis, la cui unica colpa è quella di aver denunciato prima alla sua azienda, e poi ai mezzi d’informazione la scarsa manutenzione e sicurezza sui treni eurostar.E’ passato un anno dal suo licenziamento, ma ad oggi non è stato ancora reintegrato, nonostante le migliaia di firme raccolte a suo favore, nonostante che quello che aveva denunciato si sia rivelato tristemente vero, nonostante il 29 giugno 2009, ci sia stato a Viareggio un disastro ferroviario, che ha fatto a tutt’oggi 29 morti.E intanto abbiamo un ex sindacalista a capo di FS, che va dicendo a destra e a manca, che le ferrovie italiane sono le più sicure d’Europa.
Vale la pena ricordare, che dal 14 giugno 2009 è stato introdotto il “macchinista unico“, e purtroppo, gli incidenti ferroviari, sono destinati tristemente ad aumentare. Ha davvero ancora senso andare avanti con questa “battaglia” per più sicurezza, o tanto varrebbe mollare qui? Perchè è quello che sto pensando di fare. Spero pubblicherai la lettera.” Marco Bazzoni.Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

ComeDonChisciotte – MEZZI DI SUSSISTENZA

ComeDonChisciotte – MEZZI DI SUSSISTENZA.

DI GUSTAVO DUCH
Galicia Hoxe

Sostenendo che ciò che andava bene per una nazione non necessariamente doveva andar bene per un’altra, Gandhi mise in discussione l’introduzione di alcune tecnologie. “La meccanizzazione va bene quando le braccia sono poche per realizzare il lavoro previsto” affermò all’epoca. Alcuni decenni dopo, la sua seguace e connazionale Vandana Shiva, difendeva gli stessi principi: “Quando la mano d’opera è scarsa e costosa, le tecnologie che sostituiscono i lavoratori sono produttive ed efficienti. Quando la mano d’opera è cospicua, la sostituzione dei lavoratori è improduttiva perché conduce alla povertà, alla perdita e alla distruzione dei mezzi di sussistenza”.

Ebbene, se pensiamo alle tecnologie che sostituiscono lavoratori e lavoratrici, le monocolture agricole e del bestiame sono quindi, da questo punto di vista, tra le cose più improduttive ed inefficienti. Alcuni esempi. Senza allontanarci dall’India, nello stato di Kerala la monocultura di cocco impiega annualmente una persona per ogni ettaro per 157 giorni. Nello stesso posto una coltivazione mista di cocco, papaya, mango e altre verdure darà lavoro, negli stessi giorni, a sei persone. Nell’altopiano del Deccan, nel sud dell’India, trasformare la coltivazione di terreni non irrigati, dedicati al sostentamento locale, in piantagioni di eucalipto dedicate all’esportazione, presuppone (oltre alla perdita di sovranità alimentare) la perdita annuale di posti di lavoro pari a 250 giorni a persona per ogni ettaro.

Spostandoci in Ecuador, i calcoli sono molto simili. Un ettaro di manglar naturale [zona litoranea tropicale dove crescono le mangrovie, ndt] permetteva a dieci famiglie di vivere degnamente di pesca e raccolta di molluschi. Con l’installazione di vasche per l’allevamento di gamberetti risulta, in una vasca di 100 ettari, esserci lavoro per solo quattro persone. In Uruguay, 100 ettari di buona terra coltivabile dedicata alla coltivazione familiare, offre mezzi di sussistenza e sostentamento a 35 famiglie.
Se lo riconvertissimo (così come si fa) in canna da zucchero per combustibile, avremmo lavoro per dieci persone. Se coltivassimo (così come si fa) soja per mangime per l’Europa, rimarremmo con due posti di lavoro e se piantassimo (nuovamente) eucaliptos, una sola persona sarebbe più che sufficiente.

Oggi quello che risulta “tecnologicamente avanzato” è pensare di avvicinarci ai ritmi e al rendimento della natura stessa.

Gustavo Duch, collaboratore della Universidad Rural Paulo Freire

Fonte : http://www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=90233
18.08.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SILVIA DAMMACCO

Antimafia Duemila – De Magistris: ”Parole Alfano mix miopia e falsita”’

Antimafia Duemila – De Magistris: ”Parole Alfano mix miopia e falsita”’.

Roma. ”Le parole del Ministro Alfano sono un mix di miopia e falsita’.
Sostiene che il Governo ha approvato il pacchetto antimafia, quando piuttosto cio’ che ha prodotto sono stati ”paccotti’, come quello sulla sicurezza e sulla immigrazione, il cui solo effetto e’ generare una pericolosa privatizzazione della sicurezza e la criminalizzazione di esseri umani rei di avere un colore di pelle diverso”. Lo afferma l’europarlamentare dell’Italia dei Valori, Luigi de Magistris.
”Sul fronte mafia – continua – il Governo intende in realta’ favorirla, da un lato attraverso azioni ispettive del Ministro che punta a colpire i magistrati scomodi, dall’altro approvando leggi che aiuteranno concretamente la criminalita’ organizzata: l’abolizione delle intercettazioni e la fine dell’autonomia d’indagine del pubblico ministero, ridotto a sottostare al controllo del potere esecutivo. Per non parlare – aggiunge de Magistris – della tristissima pagina del comune di Fondi, il cui mancato scioglimento per infiltrazione mafiosa testimonia in cosa si traduca concretamente l’antimafia retorica di questo Governo”.
Il deputato europeo dell’Idv cosi’ prosegue: ”Del resto, che si voglia ridurre all’inoperativita’ la magistratura e’ evidente da tempo. Il Parlamento fa le leggi e i magistrati devono applicarle, dice Alfano, omettendo di specificare che il Parlamento della maggioranza berlusconiana fa leggi incostituzionali ad personam che rappresentano lo svuotamento di ogni principio di legalita’ e democrazia. La riprova di quanto sia inesistente la volonta’ di serio dialogo – al di la’ di quella con Mancino il quale non e’ poi cosi’ distante da Alfano – sta – conclude de Magistris – nel consiglio rivolto al Pd di rompere con l’Italia dei Valori, cioe’ con l’unico partito che ha fatto della difesa della giustizia un valore irrinunciabile della sua azione politica”.