‘ MASSONI I VERTICI DI COSA NOSTRA’ – Repubblica.it » Ricerca

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PALERMO – Cosa nostra sarebbe stata fondata nel 1630 come il braccio armato della massoneria. Lo sostiene il pentito Leonardo Messina, ex uomo d’ onore di San Cataldo (Caltanissetta) che ieri è stato interrogato nell’ aula bunker di Rebibbia nel processo al commercialista Giuseppe Mandalari, massone, accusato di associazione mafiosa e ritenuto il “ragioniere” dei corleonesi. Per Messina la massoneria deriva direttamente dall’ apostolo Pietro “ed è per questo – ha affermato – che i nostri vecchi si chiamavano discepoli di Pietro; al Vaticano sanno tutta la storia e nei loro archivi ci sono documenti che spiegano tutto”. Le affermazioni del pentito sarebbero però smentite dalla “storia”, afferma il professor Massimo Ganci, docente di Storia all’ Università di Palermo e presidente della Società siciliana di storia patria. “Innanzitutto la massoneria nel 1600 non esisteva ancora e l’ organizzazione mafiosa in quanto tale è nata con l’ Unità d’ Italia. Al tempo della dominazione borbonica in Sicilia, Cosa nostra non esisteva; erano presenti bande di malviventi, briganti, che nel 1860, in coincidenza con l’ Unità di Italia, si organizzarono in maniera diversa”. Per il professor Ganci le verità storiche di Messina sarebbero pure invenzioni, “discorsi da caffè”. Il pentito ha anche dichiarato che ad uccidere il bandito Salvatore Giuliano (il 5 luglio del ‘ 50 dopo il tradimento del suo fedelissimo Salvatore Pisciotta) sarebbe stato l’ allora giovanissimo Luciano Liggio, il boss di Corleone, morto lo scorso anno in carcere. Sui rapporti tra mafia e massoneria Leonardo Messina ha ribadito che tutti i vertici di Cosa nostra erano massoni e questo rafforzava il loro potere. “Ho visto una riunione – ha affermato Messina – in un ristorante vicino Caltanissetta cui partecipavano persone vestite con grembiulini e collari; se dicessi i nomi di quelli che vi parteciparono la mia vita sarebbe in gravissimo pericolo perché erano persone che detenevano il potere a Caltanissetta”. Ha poi aggiunto che a Caltanissetta c’ era uno studio di avvocati che erano tutti massoni “cui ci rivolgevamo per intervenire e aggiustare i processi”. – a z

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