Archivi del giorno: 6 settembre 2009

Antimafia Duemila – Il Giudice Imposimato: ‘Aldo Moro doveva morire perche’ scomodo per troppe persone e troppe fazioni’

Antimafia Duemila – Il Giudice Imposimato: ‘Aldo Moro doveva morire perche’ scomodo per troppe persone e troppe fazioni’.

Bugie, depistaggi, omissioni nell’Italia di 30 anni fa: un magistrato ed un giornalista hanno deciso di tornare sul caso Moro, puntando l’attenzione su quei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano.

Il magistrato è Ferdinando Imposimato, che ieri a Pietracatella, in un incontro organizzato dalla Pro loco Pieramurata con la collaborazione del consiglio comunale del paese, ha tracciato il quadro storico-politico dell’Italia della fine degli anni ’70. Imposimato, assieme al giornalista Sandro Provvisionato, ha esposto in un libro la sua tesi sul rapimento e sull’uccisione del Presidente della Dc. Una tesi che è chiara fin dal titolo del libro: «Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro: il giudice racconta». Quel «doveva morire» serve a sottolineare che troppe persone e troppe fazioni hanno voluto la morte di un uomo considerato scomodo. «Il sequestro Moro, partito come azione brigatista alla quale non è estraneo l’appoggio della Raf e l’interessamento, per motivi opposti, di Cia e Kgb, è stato gestito direttamente dal Comitato di crisi costituito presso il Viminale. Il delitto Moro non ha avuto una sola causa», ha detto nel corso del convegno il giudice Imposimato riprendendo quanto si può leggere nel libro. L’omicidio Moro avrebbe dunque rappresentato il punto di convergenza di interessi di varia natura. Ha spiegato infatti il giudice conosciuto per la sua azione contro il terrorismo e la criminalità organizzata: «In questa operazione sono intervenuti la massoneria internazionale, agenti della Cia, del Kgb, la mafia ed esponenti del governo, gli stessi inseriti nel comitato di crisi. Tutti questi dopo il 16 marzo hanno vanificato le opportunità emerse per salvare la vita di Moro, spingendo di fatto le Br ad ucciderlo». L’assunto che fa venire i brividi è che «in sette occasioni Moro poteva essere salvato», ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso. Ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la RAF, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. Trent’anni dopo, uno dei magistrati più impegnati a risolvere il caso, ripercorre i meandri dell’inchiesta che lui stesso cominciò nove giorni dopo la morte dello statista ed offre testimonianze e rivelazioni decisive. «Se ad assassinare il presidente furono le Br, i mandanti vanno cercati altrove»: Imposimato intende parlare di chi c’era, di chi sapeva. Ne esce il resoconto di un’Italia e di un contesto internazionale in cui la lotta per il potere non ha lasciato ben pochi completamente «candidi».

Manifestazione “Agenda rossa” – Roma – 26 settembre 2009

Manifestazione “Agenda rossa” – Roma – 26 settembre 2009.

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Palermo, 18 luglio 2009: la “Marcia delle agende rosse”
Fonte immagine: album di Francesco Cappello


Questa manifestazione è la continuazione ideale di quella che abbiamo fatto il 20 luglio davanti al palazzo di Giustizia di Palermo in sostegno di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del ’92 e del ’93. Non dobbiamo dare tregua agli assassini ed ai loro complici. Dovremo esserci tutti, quelli che abbiamo scalato sotto il sole le rampe che portano al Castello Utveggio portando un pezzo di Paolo dentro il nostro cuore, tutti quelli che eravamo in via D’Amelio quando all’ora della strage per un interminabile minuto si sono sentiti solo i battiti dei nostri cuori, tutti quelli che abbiamo percorso le vie di Palermo che ci portavano alla Magione levando in alto le nostre agende rosse e tutti quelli che abbiamo gridato la nostra rabbia e la nostra voglia di Verità davanti al palazzo di Giustizia.

E ci saranno tanti altri ancora, tutti quelli che in tante piazze d’Italia hanno urlato insieme a noi la nostra sete di Verità e di Giustizia, e avremo ancora in mano la nostra agenda rossa, un’agenda rossa che ora fa paura a tutti. Mobilitiamoci tutti, ognuno di noi si impegni a far venire quante altre persone può, in una catena che non deve avere fine. Adesso hanno paura e si stanno muovendo, cominciano a muovere le loro pedine, Rutelli, Violante, il PG di Caltanissetta Barcellona, noi dobbiamo agire più rapidamente di loro, impedire che fermino Sergio Lari, Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, non lasciamoli soli, impediamo che chiudano la bocca a Massimo Ciancimino, che si muova il CSM, facciamogli capire che dovranno passare sui nostri corpi, che dopo 17 anni non ci lasceremo strappare ancora una volta la verità. Il nostro grido di RRRESISTENZAAAAA deve essere un urlo nelle loro orecchie, un urlo gridato da vicino, sotto le finestre di quei palazzi in cui sono in tanti a sapere ed ad avere occultato la verità. Il 19 luglio in via D’Amelio abbiamo fatto scoccare la scintilla, ora è necessario l’incendio.

Salvatore Borsellino

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Da sinistra in alto in senso orario: il Procuratore Capo di Caltanissetta Sergio Lari, il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia,
il Sostituto Procuratore di Palermo Antonino Di Matteo e il Procuratore Aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato


Programma preliminare della manifestazione

La manifestazione si svolgerà a partire dalle ore 14.30 a piazza della Repubblica (piazza Esedra) dove sarà allestito un palco sul quale chi sarà iscritto a parlare potrà farlo. Ci recheremo poi in corteo a piazza Barberini dove ufficialmente il corteo verrà sciolto. Una delegazione si recherà successivamente per un presidio davanti al Consiglio Superiore della Magistratura (piazza Indipendenza). Gli altri potranno venire in ordine sparso nella stessa piazza e poi potremo recarci, sempre in ordine sparso, davanti al Quirinale. La manifestazione terminerà alle ore 20.00.

Il programma non è ancora definitivo , oltre alle iniziali adesioni a questa manifestazione di Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Benny Calasanzio, nelle ultime ore si sono aggiunte quelle di Luigi De Magistris, Marco Travaglio e di Antonio Di Pietro che si è offerto di aiutarci a sostenere gli oneri economici di questa manifestazione senza per questo pretendere di toglierle il suo carattere di manifestazione spontanea e popolare anzi ribadendomi che questo ne deve essere il carattere. Spero, tramite l’aiuto di queste persone di riuscire ad ottenere dalla questura un percorso diverso e più simile a quello che era nelle nostra intenzioni originarie che prevedevano di far passare le nostra Agende Rosse nella vicinanze del Quirinale e davanti al CSM. Questo porebbe portare a invertire l’ordine della manifestazione che vedrebbe così il corteo partire da un concentramento in una piazza non lontana dal Quirinale e concludersi imn Piazza Esedra dove si terrebbero gli interventi previsti con la partecipazione di tutte le persone prima indicate.
Il giorno 25, cioè il giorno prima di questa manifestazione, si svolgerà a Latina, con partenza alle ore 21 da Piazza del Popolo ed arrivo alla Prefettura una fiaccolata a sostegno del coraggioso Prefetto di Latina Bruno Frattasi. Chi abitasse a Roma e dintorni o si trovasse  già a Roma il 25 per la manifestazione del 26 è invitato a partecipare alla fiaccolata. Io lo farò sicuramente e avrò in una mano la fiaccola per il prefetto di Latina e nell’altra la mia Agenda Rossa per i magistrati delle procure di Palermo e Caltanissetta.

Per avere informazioni su pullman in partenza da altre città italiane con destinazione Roma è possibile iscriversi al gruppo facebook della manifestazione oppure inoltrare un mail all’indirizzo 19luglio2009 [at] gmail . com


Approfondimenti: le sentenze definitive riguardanti mandanti ed esecutori delle stragi degli anni 1992-93


a) Le stragi del biennio ‘92-93: le conclusioni delle sentenze definitive della Magistratura riguardo al piano eversivo di Cosa Nostra e all’esistenza di mandanti ed esecutori della strage di via D’Amelio esterni all’associazione criminale

Negli anni 1992-93 l’organizzazione criminale denominata Cosa Nostra sferrò in Italia un attacco senza precedenti alle Istituzioni democratiche del paese ed ai suoi cittadini. In quel terribile biennio l’associazione criminale mafiosa pianificò e realizzò una serie di stragi efferate nelle quali furono uccise ventuno persone ed i feriti si contarono a decine: magistrati, agenti di Polizia, vigili del fuoco, semplici cittadini. Furono sventrate autostrade, devastati interi quartieri e messo a ferro e fuoco il patrimonio artistico del paese. Per la prima volta nella sua storia Cosa Nostra attaccò frontalmente lo Stato con il tritolo al di fuori della Sicilia. La strategia delle bombe si fermò improvvisamente nell’ottobre del 1993 quando l’organizzazione mafiosa era sul punto di far scoppiare un’autobomba al passaggio di un pullman carico di decine di Carabinieri all’esterno dello stadio Olimpico di Roma.

Nel corso degli ultimi diciassette anni un gruppo di magistrati e membri delle forze dell’ordine ha individuato e perseguito penalmente i mandanti e gli esecutori materiali di questi eccidi interni a Cosa Nostra, ma permangono spesse zone d’ombra sull’identità dei soggetti esterni all’organizzazione criminale che con questa hanno interagito nella dinamica del piano stragista. Per quanto riguarda la strage di via D’Amelio (19 luglio 1992), la sentenza definitiva BORSELLINO BIS (3 luglio 2003) ha accertato l’esistenza di soggetti esterni all’associazione Cosa Nostra “in qualche modo interessati a condizionare i moventi e i ragionamenti dei malavitosi eo in certe circostanze a svolgere una vera e propria opera di induzione al delitto”. Nel caso della strage di via dei Georgofili (27 maggio 1993) la magistratura ha riconosciuto con sentenza definitiva (6 maggio 2002) per i mandanti ed esecutori della strage interni a Cosa Nostra l’aggravante dell’aver agito per finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine costituzionale, mettendo nero su bianco che le stragi compiute nel 1993 dall’associazione mafiosa nel continente puntarono a destabilizzare l’ordine democratico del paese.


b) Le conclusioni delle sentenze definitive riguardo alla trattativa avviata dopo la strage di Capaci (23 maggio 1992) da alcuni membri delle forze dell’ordine con i vertici di Cosa Nostra

Tanto nella sentenza BORSELLINO BIS sulla strage di via D’Amelio quanto nella sentenza sulle stragi di via dei Georgofili ed in continente nel 1993 è stata ritenuta provata l’esistenza di una trattativa con i vertici di Cosa Nostra avviata da alcuni appartenenti alle forze dell’ordine subito dopo la strage di Capaci (23 maggio 1992) e proseguita nei mesi successivi per il tramite di Vito Ciancimino. Da un lato i capi di Cosa Nostra puntarono alla revisione della sentenza definitiva del maxiprocesso (30 gennaio 1992) e ad un forte indebolimento dell’azione repressiva dello Stato nei confronti dell’organizzazione criminale. Dall’altro lato alcuni membri del reparto speciale operativo (ROS) dei Carabinieri avrebbero mirato ad aprire un canale di comunicazione con i capi di Cosa Nostra inizialmente “finalizzato all’immediata cessazione della strategia stragista (motivazioni sentenza di appello, pag. 765, 18 marzo 2002). Al di là degli scopi reali o dichiarati degli autori di questo “dialogo”, la sentenza BORSELLINO BIS ha stabilito che tale trattativa è stata una della cause che ha determinato l’accelerazione della fase esecutiva della strage di via D’Amelio e la sentenza relativa a mandanti ed esecutori della strage di via dei Georgofili ha concluso che “l’iniziativa del ROS (perché di questo organismo si parla, posto che vide coinvolto un capitano, il vicecomandante e lo stesso comandante del Reparto) aveva tutte le caratteristiche per apparire come una “trattativa”; l’effetto che ebbe sui capi mafiosi fu quello di convincerli, definitivamente, che la strage era idonea a portare vantaggi all’organizzazione” (motivazioni sentenza di primo grado, pag. 1590, 6 giugno 1998).

c) I recenti sviluppi delle inchieste sulle stragi del biennio ‘92-93

In questi diciassette anni un gruppo di Uomini della magistratura e delle forze dell’ordine ha fatto tutto il possibile per cercare di individuare tutti i colpevoli delle stragi del ‘92-93 e di mettere a fuoco le modalità concrete e i nomi di tutti i protagonisti della trattativa tra Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni, trattativa che verosimilmente è proseguita anche dopo il termine della campagna stragista. Tuttavia questi investigatori hanno dovuto fare i conti con forti resistenze che sono pervenute dall’interno delle stesse Istituzioni e del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), resistenze che hanno pesantemente condizionato il proseguimento delle indagini.
Una cosa è certa: la magistratura da sola con i suoi strumenti non può arrivare alla conquista della verità. E’ necessario che ciascuno di noi faccia la propria parte e contribuisca al raggiungimento di questo obiettivo, il pieno disvelamento dei nomi di tutti i responsabili delle stragi del 1992-93 e di coloro che dall’interno delle Istituzioni e del mondo politico-imprenditoriale hanno scelto di interagire e trattare con Cosa Nostra in quel progetto eversivo caratterizzato da un dialogo a colpi di bombe.
Nella primavera-estate del 2009 nelle inchieste ancora aperte su quelle stragi sono emerse importanti novità grazie alle indagini svolte sulla base delle dichiarazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza e del dichiarante Massimo Ciancimino. Alcuni magistrati delle Procure della Repubblica di Caltanissetta, Palermo e Firenze stanno dando il meglio delle loro capacità umane e professionali per fare fino il proprio dovere al fine di ricostruire pienamente i fatti accaduti in quegli anni terribili ed individuare volti e responsabilità dei coautori delle stragi ancora rimasti nell’ombra.


d) Gli scopi della manifestazione del 26 settembre a Roma

Con la manifestazione che stiamo organizzando a Roma per sabato 26 settembre vogliamo dare un segnale forte e chiaro a quei Magistrati che in questa battaglia per la ricerca della verità non sono soli e che noi siamo al loro fianco. Come a Palermo ci siamo presentati lunedì 20 luglio davanti a palazzo di giustizia per sostenere i magistrati palermitani impegnati in delicatissime indagini sul nodo mafia-politica e sulla complicità di pezzi delle Istituzioni con Cosa Nostra, così il 26 settembre percorreremo in corteo le strade di Roma per chiedere che a questi magistrati, a quelli di Caltanissetta e a quelli di Firenze titolari delle inchieste sulle stragi del 1992-93 siano dati tutti i mezzi e l’appoggio necessari per portare a termine il proprio lavoro. Tutte le Istituzioni devono aver chiaro che in questa lotta le forze migliori dello Stato non sono isolate e che anche la società civile pretende piena Giustizia. Il simbolo della nostra richiesta di verità e della nostra rabbia sarà un agenda rossa, la stessa che abbiamo portato in mano il 19 luglio 2009 per le strade di Palermo e di tante altre città italiane, la stessa agenda che il 19 luglio 1992 è stata trafugata dalla borsa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo lo scoppio della bomba in via D’Amelio a Palermo.
La conoscenza dello scenario in cui maturarono le stragi di quella stagione e dei moventi che spinsero gli autori a compiere quei delitti efferati non è necessaria solamente per la definizione delle responsabilità penali degli assassini, ma anche per capire il presente. Quelle stragi contribuirono infatti ad accelerare bruscamente un’involuzione del quadro politico nazionale e non potremo mai comprendere fino in fondo le ragioni dell’attuale gravissimo degrado del panorama morale ed istituzionale del paese senza aver fatto piena luce sulle trattative che a partire da quel contesto ebbero luogo tra Cosa Nostra e pezzi della classe dirigente italiana. “La seconda Repubblica affonda i suoi pilastri nel sangue”, ha detto il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ma “è giunta l’ora della verità”, come ha scritto il giornalista Giorgio Bongiovanni. Nelle Istituzioni ci sono certamente numerosi individui che sanno molto di quelle trattative ed è venuto il momento che comunichino all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza. Noi cittadini faremo fino in fondo la nostra parte per stare vicino a chi dall’interno delle Istituzioni sta combattendo questa difficile battaglia per la ricerca della verità.

Marco Bertelli



LINK

1) Il

sito curato dall’Associazione tra i familiari della strage di via dei Georgofili

2)

Sentenza d´appello BORSELLINO BIS emessa dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta presieduta dal dott. Francesco Caruso il 18 marzo 2002

3)

Sentenza di primo grado sulla strage di via dei Georgofili emessa dalla Corte di Assise presieduta da Gaetano Tommaselli il 6 giugno 1998