Archivi del giorno: 6 ottobre 2009

Intervista a Piera Aiello, prima testimone poi scarto : Pietro Orsatti

Intervista a Piera Aiello, prima testimone poi scarto : Pietro Orsatti.

La storia La cognata di Rita Atria, la prima a parlare a e a entrare nel programma di protezione, torna a Partanna per denunciare la situazione di abbandono in cui viene lasciato chi ha deposto credendo nello Stato
di Pietro Orsatti su Terra

Domenica scorsa Piera Aiello, la cognata di Rita Atria, la prima “testimone di ” di Paolo inserita in un programma speciale di protezione dei testimoni e da 18 anni allontanata dal suo paese, è tornata a Partanna, in provincia di Trapani, nella sua casa. Non è stato un ritorno alla normalità, tutt’altro. Ma un gesto di protesta estremo per denunciare le condizioni di abbandono e isolamento in cui versano i cittadini che hanno deciso di rilasciare testimonianza.
Alcuni appartenenti alle forze dell’ordine l’hanno riconosciuta e hanno “parlato” in giro, con leggerezza, della cosa. Cosa è successo dopo?
Ho comunicato il tutto, e l’unica cosa che ho saputo informalmente, perché finora nessuno e dico nessuno mi hai mai comunicato nulla, è che i due che hanno parlato “esternamente” dopo avermi riconosciuta in località segreta hanno ricevuto un avviso di garanzia. E c’è di peggio, dopo che ho denunciato la fuga di notizie le autorità mi hanno fatto capire che la mia dichiarazione «era tutta da verificare». Cioè, io sarei per loro una testimone attendibile al cento per cento solo quando parlo di mafia, non lo sono più quando segnalo i fatti di questi . Come se fossi impazzita dopo 18 anni di stenti, di lotta per ricostruirmi una vita e una famiglia.

Qualcuno è intervenuto?
Quando ho chiesto se potevo avere sistemi di protezione di qualche genere nella località dove risiedo con diversa identità, il sottosegretario Mantovano mi ha inviato un documento in cui mi diceva che il ministero non è più preposto per questo tipo di cose e che l’unico che ha competenze in questo ambito è il prefetto. Sentita dal prefetto è stata presa una decisione, quella di mettere una videosorveglianza collegata alla sala operativa dei . Il prefetto ha chiamato il sottosegretario e questi ha ribadito che «potevamo fare quello che volevamo» e che la competenza comunque rimaneva del prefetto anche se è indispensabile l’autorizzazione della commissione centrale del ministero. Fatta domanda, ad oggi nessuna risposta. E, ovviamente, non è arrivata la videosorveglianza.

Perché è scesa a Partanna?

Se sanno dove sono, se io non ho nessun sistema di sicurezza, se in qualche modo il problema sono io, tagliamolo alla radice. Torno a Partanna, allontanandomi dalla mia famiglia per garantire la loro sicurezza, e qui chiedo alle procure che cosa intendono fare di me. Venendo qui ho scoperto, qualche funzionario ufficiosamente me lo ha fatto capire, non sono più persona preposta ad avere una scorta. Io ci sono arrivata in macchina da sola qui, accompagnata solo da in poi da amiche dell’associazione Rita Atria. Nessuna scorta, nessuna copertura, nessuna tutela.

Possibile?
Un mio amico dei mi ha fatto sapere che c’è un ordine chiaro di non fornirmi una tutela.

Lei è ancora in pericolo di vita?
Le procure che hanno raccolto la mia testimonianza hanno dichiarato che correvo un elevato rischio. Per questo è scattato ed è stato mantenuto per anni il programma di sicurezza. Ora, nessuno mi ha mai comunicato che questo rischio non ci sia più. Non c’è una carta, la dichiarazione di un magistrato, niente.

Il suo è un caso unico?

Assolutamente no. C’è Conticello che anche lui aspetta un sistema di videosorveglianza. Masciari poi è un caso eclatante. Lo stesso vale per il testimone “Ulisse” con camorristi su cui lui ha deposto che dopo anni sono usciti dal carcere.

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia.

Adesso che lo scudo fiscale è stato approvato alla Camera con 270 sì, 250 no e 2 astenuti, possiamo fare una semplice riflessione tra amici; prima non era possibile perché il rischio che l’abaco umano Giulio Tremonti mi copiasse l’idea era forte e reale. Per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate ci sarebbero all’estero circa 300 miliardi di euro; cifre tratte da una stima fatta dalla Associazione Italiana dei Private Bankers. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Chiaramente nessuno sarà in grado di distinguere tra i miliardi che rientreranno accolti dal comitato di benvenuto, quelli frutto di “semplici” speculazioni e truffe e quelli invece sporchi di sangue e droga provenienti dalle mafie. Pagando un pizzo del 5% sul totale dei capitali esportati all’estero, il Governo ha escluso “la punibilità penale per dichiarazioni fraudolente mediante l’uso di fatture o di altri documenti, per omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di documenti contabili, false comunicazioni sociali in danno delle società, dei soci e dei creditori, falsità in registri e notificazioni e falsità in scritture private”. Traducendo per chi non ha dimestichezza con il linguaggio criminale: non mi interessa chi sei, come hai fatto soldi, se hai ammazzato o truffato; siccome non so come sostenere la manovra finanziaria, mi serve il tuo piccolo obolo. In cambio ti offro omertà, ricchezza e impunità; la presidenza del consiglio per adesso no. Di fronte a tutto questo, viene spontanea una domanda: non potevamo chiedere un prestito a cosa nostra, ‘ndragheta, camorra e sacra corona unita? Di quanto avevamo bisogno? Quattro miliardi? Solo quattro miliardi? Perfetto, un miliardo ad associazione mafiosa. Con un interesse amichevole del 5%, in virtù delle volte che lo Stato ha salvato i suoi boss, la mafia avrebbe “prestato” il denaro necessario alla manovra finanziaria. In questo modo si sarebbe evitato che i capitali accumulati illegalmente che rientreranno candidi e vergini arrivino ad inquinare il mercato italiano già in ginocchio, fornendo denaro liquido contro cui nessuno è in grado di concorrere. Cosa nostra non nega una mano a nessuno. Infatti, dagli ambienti economici delle mafie, una volta letta la mia proposta, si è registrata un’adesione compatta e convinta: “Tanto abbiamo altri capitoli aperti. Una mano non si nega a nessuno, soprattutto ai colleghi e ai vecchi amici del Governo”. Se avessi svelato prima il mio “scudo mafioso”, quel birbante di Tremonti avrebbe saccheggiato la mia creatività senza nemmeno citarmi tra i ringraziamenti. E pare, ma questo non ha conferme, che il Pd voglia usare la mia proposta come emendamento: nessuno ha ancora avuto il coraggio di dir loro che lo scudo è ormai legge e Napolitano non vede l’ora di firmarlo: pare lo stiano trattenendo con le catene e che abbia già da stamattina cinque penne in mano e una in bocca, per essere certo di non toppare.

Sottotitolo alla pagina 999 per i dirigenti del Pd: sto scherzando, non è vero, è una burla, è un gioco, non sono serio, non credetemi, si fa per divertirsi.

Blog di Beppe Grillo – La grande torta dello Scudo Fiscale

Fonte Blog di Beppe Grillo – La grande torta dello Scudo Fiscale.

Lo Scudo Fiscale ha avuto molti padri. Partiti, banche, Confindustria, sindacati, il presidente della Repubblica, la criminalità organizzata. Nessuno di loro ha alzato la voce, non la Marcegaglia degli inceneritori, non Luca Cordero di Montezemolo, non la Triplice, non l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), non Morfeo. E non ci potevamo aspettare che lo facessero al loro posto le mafie.
300 miliardi di euro non dichiarati al fisco rientreranno in Italia. Con una tassa del 5% saranno riciclati nell’economia italiana con la garanzia dell’anonimato. Quando varcheranno la frontiera saranno le banche le prime ad accoglierli. I banchieri dell’etica nella finanza, tra cui Passera e Profumo, ospiteranno i capitali mafiosi, estero su estero, sottratti alle tasse, frutto di bancarotta nei loro depositi. Hanno rifiutato i Tremorti bond, ma accettano con gaudio i Mafia bond.
Chi, realisticamente, può disporre di decine o centinaia di milioni di euro all’estero se non i medi/grandi industriali? Ora, per finanziare le loro imprese in un momento di crisi, hanno bisogno di far rientrare capitali “puliti“. Per loro lo Scudo Fiscale è una manna. Gli immobiliaristi con il credito a secco e il cemento in corso hanno bisogno di ossigeno per la loro attività devastatrice del territorio. E lo avranno grazie allo Scudo Fiscale. Il silenzio dei sindacati si spiega soltanto con la speranza di lavoro, lavoro, lavoro. Non importa se da capitali di evasori, se per opere inutili o dannose.
Tutti in torta, tranne i cittadini che si ostinano a pagare le tasse contro i loro stessi interessi. I capitali di rientro favoriranno la concorrenza sleale, faranno fallire le imprese oneste, in particolare le piccole e le medie che pagano tutte le tasse, anche quelle presunte, anche con un anno di anticipo. L’evasore condonato che paga il 5% può reinvestire, diminuire i prezzi, comprare aziende. Chi paga il 60% pronta cassa, può solo cercare di sopravvivere.
Per ultimo c’è il grande senso di sconforto di chi ancora, testardamente, coltiva il piacere dell’onestà e forse, non se lo può più permettere. Bisogna avere una grande forza d’animo per pagare le tasse. Per vedere gli evasori premiati. I furbi con il Suv e la barca e la tua azienda fallita o licenziato. Per pagare le bollette sempre più numerose e più care. Gli ultimi saranno i primi, forse. Ma gli onesti in Italia sono sicuramente gli ultimi. Gli stupidi, i fessi. Coloro che sono derubati anche dell’orgoglio di fare il proprio dovere.