Archivi del giorno: 15 ottobre 2009

Stato-mafia, ecco il papello | L’espresso

Fonte: Stato-mafia, ecco il papello | L’espresso.

Il papello

Il papello

Mancino Rognoni
Ministro Guardasigilli
Abolizione 416 bis
Strasburgo maxiprocesso
SUD partito
Riforma Giustizia alla Americana sistema elettivo con…

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1255624387983_video-call-snapshot-4Consegnato al colonnello dei carabinieri MORI del ROS

di Lirio Abbate

Ecco il primo documento sulla trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra nell’estate delle stragi. Fogli  consegnati ai magistrati dal figlio di Vito Ciancimino

Sono 12 le richieste che i boss di Cosa nostra avanzarono agli uomini delle istituzioni nell’estate del 1992, fra le stragi Falcone e Borsellino. Una trattativa che i mafiosi corleonesi avanzarono con lo Stato per fermare le bombe e la stagione stragista, e arrivare ad una tregua. I 12 punti formano il ‘papello’, cioè l’elenco delle richieste scritte su un foglio formato A4 che adesso Massimo Ciancimino ha consegnato ai magistrati della procura della Repubblica di Palermo che indagano sulla trattativa fra Stato e mafia. Ma accanto a questo elenco spunta a sorpresa un altro ‘papello’ con le proposte e le modifiche ai 12 punti pretesi dai corleonesi che don Vito Ciancimino avrebbe scritto di proprio pugno e consegnato all’allora colonnello del Ros, Mario Mori. Il fatto, inedito, è documentato dal L’espresso con alcune foto dei fogli in cui si leggono al primo punto i nomi di Mancino e Rognoni; poi segue l’abolizione del 416 bis (il reato di associazione mafiosa); “Strasburgo maxi processo” (l’idea di Ciancimino era quella di far intervenire la corte dei diritti europei per dare diverso esito al più grande procedimento contro i vertici di Cosa nostra); “Sud partito”; e infine “riforma della giustizia all’americana, sistema elettivo…”.
Su questo “papello” scritto da Vito Ciancimino era incollato un post-it di colore giallo sul quale il vecchio ex sindaco mafioso di Palermo aveva scritto: “consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei Ros”. Per gli inquirenti il messaggio è esplicito e confermerebbe il fatto che ci sarebbe stato una trattativa fra i mafiosi e gli uomini delle istituzioni.

Mostrare ai giudici l’esistenza del ‘papello’, rappresenta per i pm una prova tangibile che la trattativa fra mafia e Stato non solo è esistita, ma è anche iniziata nel periodo fra l’attentato di Capaci e quello di via d’Amelio. Per gli inquirenti questo documento, consegnato dal dichiarante Massimo Ciancimino, che collabora con diverse procure, può dare il via a nuove indagini. Con l’obiettivo di scoprire fino a che punto può essere arrivato il tentativo di trattativa rivelato dal figlio dell’ex sindaco mafioso.
I 12 punti richiesti da Riina e Provenzano, che sono anche questi al vaglio dei magistrati, si aprono, invece, con la revisione del maxi processo a Cosa nostra. Gli altri spaziano dall’abolizione del carcere duro previsto dal 41 bis agli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che hanno compiuto 70 anni. La lista si conclude domandando la defiscalizzazione della benzina per gli abitanti della regione siciliana.

Cassazione: “Ecco perchè è stato dissequestrato l’archivio Genchi”

Fonte: Cassazione: “Ecco perchè è stato dissequestrato l’archivio Genchi”.

INTERCETTAZIONI: CASSAZIONE, GENCHI NON HA SVOLTO ATTIVITA’ ABUSIVE, ECCO PERCHE’ L’ARCHIVIO E’ STATO DISSEQUESTRATO, REATO SOLO SE VIOLAZIONE PRIVACY PROVOCA UN ‘VULNUS’

Roma, 15 ott. – (Adnkronos) – Gioacchino Genchi non ha violato la privacy di nessuno. Lo certifica la Cassazione che, nel motivare l’ok al dissequestro dell’ ‘archivio’ disposto lo scorso 25 giugno, evidenzia come vada “esclusa la qualifica di abusivita’ attribuita all’attivita’ svolta” dal consulente informatico di diversi magistrati, “avendo questi effettuato l’accesso, a seguito dell’autorizzazione ricevuta dal comune di Mazara del Vallo nel sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate”. Nel caso in questione, scrivono dunque gli ‘ermellini’ nelle motivazioni della sentenza 40078, “essendo Genchi abilitato a consultare i dati presenti nel sistema informatico dell’agenzia delle entrate, non e’ ipotizzabile una volonta’ contraria del titolare dello ‘ius excludendi’”.

Il consulente informatico di diversi magistrati, tra cui Luigi De Magistris e Giovanni Falcone, era stato indagato per intromissione illecita nel sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate e per violazione della privacy. Accuse che il Tribunale del Riesame di Roma, lo scorso aprile, aveva fatto cadere ordinando il dissequestro del materiale di Genchi. Contro questa decisione ha fatto ricorso in Cassazione la Procura della capitale ma la Suprema Corte, dichiarando il ricorso inammissibile, ha precisato che “non puo’ condividersi la lettura della norma sottesa alla contestazione in esame che individua l’abusivita’ della condotta nel fatto di chi, abilitato ad accedere al sistema informatico, usi tale facolta’ per finalita’ estranee al compito ricevuto”.

Inoltre i supremi giudici fanno notare che il reato punito in base al dlg

196/2003, “non sussiste in caso di mancata dimostrazione che la violazione della normativa sulla tutela dei dati personali, abbia prodotto un ‘vulnus’ significativo alla persona offesa”. Sostenere, infatti, che questa condizione di punibilita’ sia “implicita e intrinsecamente connessa – conclude piazza Cavour – equivale ad asserire un capovolgimento dei principi in tema dell’onere della prova, assolutamente non giustificata dalla fase iniziale delle indagini”.


(Dav/Pn/Adnkronos 15-OTT-09 15:48)

Da questo link è possibile scaricare la motivazione integrale della Sentenza della V Sezione Penale della Corte di Cassazione

Ingroia: “Verità a un passo. Ma non tutti la vogliono”

Fonte: Ingroia: “Verità a un passo. Ma non tutti la vogliono”.

PALERMO – Ad un passo dalla verità sulla stagione delle stragi negli anni Novanta e ad un passo dal “papello”, la prova di quella trattativa tra Stato e Cosa nostra della quale, un mese dopo la strage di Capaci, Paolo Borsellino sarebbe venuto a conoscenza, accelerando così probabilmente la sua morte.

Sono ore decisive per i magistrati di Palermo e Caltanissetta che hanno riaperto le indagini sugli attentati del ’92 e sulla trattativa e che ieri pomeriggio hanno interrogato negli uffici romani della Dia l’ex capo degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia Liliana Ferraro. Sarebbe stata proprio lei ad informare Paolo Borsellino di quell’iniziativa di Don Vito Ciancimino, pronto – per il tramite dei vertici dei carabinieri del Ros – ad intavolare una trattativa per chiudere la stagione stragista in cambio di una serie di iniziative legislative a favore di Cosa nostra.

Circostanza che la Ferraro avrebbe ieri confermato al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, al procuratore di Caltanissetta Sergio Lari e al sostituto Domenico Gozzo arricchendo di particolari il ricordo consegnato ad “Anno zero” dall’allora Guardasigilli Claudio Martelli. E proprio Martelli stamattina sarà chiamato dagli stessi pm a riferire le circostanze ricordate a 17 anni di distanza e smentite nei giorni scorsi dall’ex capitano del Ros Giuseppe De Donno che ha negato di aver mai parlato con la Ferraro dell’iniziativa di Ciancimino.

Bocche cucite dei pm al termine dell’interrogatorio della Ferrario, ma poche ore prima a Firenze, al Forum nazionale contro la mafia, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia aveva affermato di essere “nell’anticamera della verità, vicini quindi a capire cosa avvenne prima e durante l’epoca stragista voluta da Cosa nostra, se ci furono – e soprattutto tra chi – contatti tra i boss e lo Stato. Come nella stagione 1996-1998. E come allora il clima politico cambia, diventa difficile. Non tutta l’Italia vuol sapere la verità“.

I magistrati sarebbero anche ad un passo dal famoso “papello”, l’elenco di richieste avanzate da Totò Riina ai rappresentanti dello Stato che il figlio di Don Vito, Massimo Ciancimino, ha promesso di consegnare. “Una serie di risultanze – ha detto Ingroia – ci fanno credere che il “papello” esiste. Sapremo presto se riusciremo a venirne in possesso. Se si dovesse trovare questo sarebbe la prova tangibile che la trattativa fra mafia e Stato non solo è esistita ma anche iniziata”.

I verbali delle audizioni rese nel ’93 da coloro che nella stagione delle stragi erano ai vertici delle istituzioni, da Martelli all’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, verranno riletti dai pm alla luce delle nuove circostanze riferite solo ora. “Quello che è unico in questi mesi – ha detto Ingroia – è che per una serie di coincidenze un fascio di luce ha fatto sì che tra i protagonisti istituzionali di quella stagione ciascuno ha messo a fuoco ricordi evidentemente messi da parte. Ed è importante utilizzare i nuovi ricordi, togliere le ombre gettate sulla verità dai tanti “non ricordo” – dice Ingroia – . Il “papello” metterà un punto fermo: e sarà l’inizio, e non la fine, delle indagini”.


Alessandra Ziniti (da La Repubblica, 15 ottobre 2009)

Ferraro: «Dissi a Borsellino dei contatti tra i carabinieri e Ciancimino»

Fonte: Ferraro: «Dissi a Borsellino dei contatti tra i carabinieri e Ciancimino».

Scritto da Giovanni Bianconi

ROMA – Paolo Borsellino seppe che i carabinieri avevano agganciato Vito Ciancimino per una sua possibile collabora­zione il 28 giugno 1992, ultima domenica del mese, all’aeropor­to di Fiumicino, mentre torna­va da Bari e aspettava il volo per Palermo. Glielo disse Lilia­na Ferraro, la collaboratrice di Giovanni Falcone che ne prese il posto al fianco del ministro della Giustizia Martelli dopo la strage di Capaci. A lei l’aveva ri­ferito proprio l’ufficiale dell’Ar­ma che aveva preso contatto con l’ex sindaco mafioso: il ca­pitano Giuseppe De Donno, il quale — attraverso la Ferraro — voleva informare lo stesso Guardasigilli. Forse perché per «trattare» con Ciancimino, vici­nissimo ai corleonesi Riina e Provenzano, c’era bisogno di «garanzie politiche», come rac­conta Martelli.

Una ricostruzione negata dai carabinieri, tanto che l’ormai ex capitano De Donno s’è già ri­volto a un avvocato per intra­prendere ogni possibile iniziati­va a sua tutela. Sostiene di non aver mai parlato con Liliana Ferraro dei suoi colloqui con Ciancimino, che per lui vestiva i panni del semplice «confiden­te ». Ma ieri la testimone ha con­fermato tutto ai magistrati di Caltanissetta e Palermo che in­dagano sulle stragi del ’92 e sul­l’ipotetica trattativa tra Stato e mafia. Precisando che della cir­costanza parlò già nel 2002 col pubblico ministero fiorentino Gabriele Chelazzi che indagava sulle stragi del ’93. Quando De Donno andò a trovarla — ha ricordato ieri la Ferraro — era sconvolto per la morte di Falcone avvenuta cir­ca un mese prima, era in cerca di nuovi riferimenti giudiziari per le indagini, e lei lo invitò ad affidarsi a Borsellino, al­l’epoca procuratore aggiunto di Palermo.

Pochi giorni dopo, a Fiumicino, la stessa Ferraro ri­ferì a Borsellino il colloquio con l’ufficiale dell’Arma, avve­nuto su richiesta del magistra­to che aveva annotato il nome «Ferraro» sulla sua agenda gri­gia. Con lui c’era la moglie Agnese, la quale già nel 1995 aveva parlato dell’incontro da­vanti alla Corte d’assise. Non disse di che parlarono, perché non aveva assistito alla conversazione, ma nei giorni scorsi — in una testimonianza resa ai pubblici ministeri di Cal­tanissetta — ha aggiunto un particolare che potrebbe legar­si alle ultime novità emerse. Agnese Borsellino ha rivelato che pochi giorni prima di mori­re nella strage di via D’Amelio (19 luglio ’92), suo marito le confidò di aver maturato dei dubbi sul generale dei carabi­nieri Antonio Subranni, all’epo­ca comandante del Ros, il rag­gruppamento speciale di cui fa­cevano parte De Donno e l’allo­ra colonnello Mori, cioè i due carabinieri che avevano aggan­ciato Ciancimino. Subranni era dunque il supe­riore informato da De Donno e Mori dei colloqui avviati con l’ex sindaco. I due hanno sem­pre sostenuto che fuori dell’Ar­ma non dissero nulla a nessu­no fino all’arresto dello stesso Ciancimino, avvenuto all’inizio del ’93. Ora s’inseriscono altre ricostruzioni che potrebbero ar­rivare a riscrivere la storia di quella drammatica estate di di­ciassette anni fa.

Giovanni Bianconi (dal Corriere della Sera, 15 ottobre 2009)

Dico no ai vaccini e spiego perché

Dico no ai vaccini e spiego perché.

Lettera di Romina Power ai ministri: “Dico no ai vaccini e vi spiego perché“.

Alla cortese attenzione del Ministro della Salute, On. Maurizio Sacconi e del Vice Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio.

Egregio Signor Ministro, Egregio Signor Vice Ministro. Vi scrivo in merito alla supposta “pandemia” A/H1N1, meglio nota come “febbre suina”. Secondo quanto avete dichiarato ai media, sono previste per l’Italia due tranches di vaccinazioni; la prima in autunno 2009 e una successiva all’inizio del 2010. Come cittadina italiana e contribuente, mi permetto dunque di sottoporVi alcuni seri dubbi riguardo all’opportunità della campagna di vaccinazione.
1. Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell’influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta. E mentre l’influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato “soltanto” poco più di 700 decessi in tutto il mondo.
2. E’ perfino superfluo rammentarVi quanto possa essere nocivo un vaccino al sistema immunitario, specialmente nei bambini e negli anziani e, di conseguenza, quanto sia inopportuno scegliere la strada del vaccino per malattie di poco conto e scarsamente nocive come questa influenza suina.
3. Gravissime accuse contro l’OMS, le case farmaceutiche Baxter, Sanafi-Aventis e Novartis e una serie di personaggi di rilievo della finanza e della politica internazionale, sono state mosse dalla nota giornalista austriaca Jane Burgermeister (leggi La Scienza Verde di agosto). Secondo la denuncia, sia il vaccino che la stessa epidemia A/H1N1 sarebbero armi biologiche deliberatamente utilizzate per la riduzione della popolazione mondiale.
4. L’ingiunzione dell’affermata giornalista contiene una dettagliata documentazione atta a dimostrare la reale entità dell’epidemia di influenza suina e del relativo vaccino, nonché le gravissime responsabilità degli enti e delle persone chiamate in causa. Sulla base dell’ingiunzione presentata dalla Burgermeister, sono attualmente in preparazione un’ulteriore ingiunzione ed una mozione ad opera di un team di esperti legali americani. Per quanto le gravissime accuse mosse contro l’OMS e Big Pharma siano ancora da dimostrare in tribunale, sarebbe quanto meno opportuno che il Ministero della Salute tenesse conto di queste, prima di “buttarsi a pesce” nell’avventura di una vaccinazione di massa.
5. La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che “nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione”.
6. Una serie di eventi e circostanze getta pesanti ombre su questa vaccinazione, nonché sul ruolo di Big Pharma nella politica sanitaria dell’OMS.
7. Il Vice Ministro Fazio ha dichiarato che il costo per l’acquisto dei vaccini ammonterebbe a “poche centinaia di milioni di euro”. Una cifra, secondo il Vice Ministro che non creerebbe problemi, neanche in “periodi di magra” come questi. Con tutto il rispetto, considero questa dichiarazione un vero e proprio insulto ai cittadini che faticano ad arrivare a fine mese! Per questa serie di ragioni, mi appello al Vostro buon senso, nonché alla Vostra professionalità, nel chiederVi di riconsiderare la Vostra posizione sulla campagna di vaccinazione per l’A/H1N1 indicata dall’OMS, sulla base di quanto riportato sopra. Al di là delle direttive dell’OMS, la responsabilità politica in materia di sanità in Italia spetta al Ministero e per questo mi rivolgo a Voi. Vi anticipo che, nell’eventualità di una vaccinazione di massa, non mi sottoporrò ad essa. Se anche tale vaccinazione fosse fortemente vincolante o addirittura (Dio non voglia!) coatta, la rifiuterei comunque, sulla base dei punti elencati sopra, nonché delle ingiunzioni presentate. Sono in procinto di contattare la signora Burgermeister ed alcune delle più note associazioni italiane in difesa della libertà di scelta in materia di vaccinazioni sperando di ricevere aiuto e consiglio. Includo in copia conoscenza CC alcuni dei migliori siti internet italiani di informazione, al fine di lasciare una traccia di quanto Vi ho scritto. Se i gestori di tali siti internet e blog vorranno pubblicare questo mio appello a Voi, hanno il mio pieno consenso a farlo. Auspico anzi che da tale lettera possa eventualmente nascere una petizione da sottoporre alla cortese attenzione del Ministero della Salute, al fine di sensibilizzarlo ulteriormente al problema, poiché al di là della preoccupazione di alcuni cittadini per questa influenza suina – preoccupazione esclusivamente generata dal vergognoso ed ingiustificato allarmismo dei media tradizionali (un vero e proprio “terrorismo mediatico”)- tanti italiani sono contrari al vaccino, lo reputano inutile e nocivo e vi intravedono i forti interessi lobbistici di Big Pharma, se non il tentativo di introdurre politiche di “militarizzazione” della sanità e di recare danno alla salute della popolazione. Nella speranza che gli argomenti esposti possano essere da Voi presi in considerazione, Vi porgo distinti saluti.

Romina Power

Consegnato ai magistrati il papello di Riina

Fonte: Consegnato ai magistrati il papello di Riina.

Palermo – 14 ottobre 2009. Sarebbe stato consegnato da Massimo Ciancimino il famoso papello di Riina ai magistrati di Palermo. Sembrava una leggenda invece il foglio contenente le richieste che il capo di Cosa Nostra nel 1992 avanzò allo Stato in cambio della fine della strategia stragista, è ora una realtà oggettiva. Già questa mattina il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, durante un dibattito contro la mafia organizzato dagli studenti di sinistra, al polo di scienze politiche dell’Università di Firenze, aveva accennato all’ ipotesi che presto la Procura ne sarebbe venuta in possesso. Ora finalmente il “papello” sarebbe negli uffici giudiziari di Palermo disponibile al vaglio degli inquirenti.
Se autenticato il documento tanto atteso potrebbe mettere in discussione molte delle versioni fornite dai vari soggetti che al tempo erano venuti a conoscenza della trattativa e rappresentare davvero una svolta nella ricerca della verità sulle stragi.
A parlare per primo del “papello” era stato il pentito Giovanni Brusca il 13 gennaio 1998. Interrogato nel corso del processo di Firenze sulle stragi del ’93, il pentito aveva riferito dell’esistenza di una trattativa tra il capo di Cosa Nostra e lo Stato, intavolata dopo la strage di Capaci. Fu lo stesso capo di cosa nostra ad informarlo di quel dialogo .”Si sono fatti sotto – gli disse –  gli ho presentato un ‘papello’ di richieste lungo cosi’”. Dodici istanze che avrebbero compreso una serie di agevolazioni per cosa nostra tra cui la revisione del Maxiprocesso, l’abolizione del carcere duro per i mafiosi, la revisione della legge sulla confisca dei beni, l’annullamento della legge sui pentiti ed altri ancora. Richieste  che il capo di Cosa Nostra avrebbe inoltrato alle istituzioni dopo che il capitano del Ros dei carabinieri Giuseppe De Donno e il generale Mori avevano cercato con lui un dialogo con Riina attraverso la mediazione di Vito Ciancimino. Ora resta da stabilire chi oltre ai vertici del Ros aveva garantito questa negoziazione. Le ultime dichiarazioni dell’ex Ministro Martelli e la lunga audizione della dottoressa Liliana Ferraro, nel 1992 alla direzione del Ministero degli Affari Penali, durata quattro ore proprio nella giornata di oggi forse hanno già contribuito a fare chiarezza.

Trattativa: Ferraro conferma racconto Martelli

Trattativa: Ferraro conferma racconto Martelli.

14 ottobre 2009 – Palermo. Il verbale dell’ex direttore degli Affari penali Liliana Ferraro è stato secretato dai pm palermitani e nisseni. Secondo indiscrezioni, la Ferraro – oggi dirigente del Cesis, il coordinamento tra i Servizi segreti – avrebbe sostanzialmente confermato quanto raccontato da Claudio Martelli, pur con alcuni distinguo e dando delle giustificazioni, ritenute plausibili, sul silenzio mantenuto fino a oggi su una circostanza risalente a diciassette anni fa. La Ferraro, che è magistrato fuori ruolo, ha esposto comunque ricordi apparsi lucidi e precisi ai colleghi palermitani e nisseni che l’hanno interrogata. Nella sua deposizione Liliana Ferraro avrebbe spiegato il prolungato silenzio con il fatto che le notizie in suo possesso erano conosciute da altri soggetti istituzionali. Tra questi anche uomini di organi investigativi. Oltre all’audizione di Martelli, slittata a domani, i magistrati sentiranno nei prossimi giorni altre persone.