Archivi del giorno: 18 ottobre 2009

Agenda rossa « Blog di Giuseppe Casarrubea

Lo storico Giuseppe Casarrubea delinea lo scenario che ha portato alle stragi mafiose del 1992:

Fonte: Blog di Giuseppe Casarrubea http://casarrubea.wordpress.com/2009/10/12/agenda-rossa/, http://casarrubea.wordpress.com/

Si parla molto in questi giorni, con il solito codazzo delle chiacchiere perse, e con la grancassa dei mass media che ci campano sopra, della famosa agenda rossa che Paolo Borsellino portava con sè anche nel giorno in cui un’auto imbottita di tritolo lo fece saltare in aria con tutta la sua scorta.

L’Italia è un paese molto strano e forse per questo chi muove le fila dei pupi e tiene banco nel decidere delle news, gioca sempre sicuro, convinto che tanto, col tempo tutto si sana. Per i siciliani il tempo non esiste, specialmente il futuro semplice e il futuro anteriore. Il tempo preferito è il passato remoto, perchè tutto quello che si compie, o nel presente o in un passato prossimo, è immediatamente già qualcosa che entra nella sepoltura delle cose coperte di polvere e detriti.

Eppure quasi tutto avviene alla luce del sole, e la memoria non dovrebbe tradire visto e considerato che a molti eventi i siciliani, e specialmente quelli che contano e decidono, dovrebbero dare un senso per rifletterci sopra e trarne le logiche conseguenze.

Tutti abbiamo in mente grazie alle immagini video, alle testimonianze dei presenti al fatto, agli articoli dei giornali, che un elemento di curioso interesse fu, in quella calda giornata del 19 luglio 1992, la presenza, nella macchina di Paolo Borsellino, di una cartella di cuoio, che ad un certo punto un ufficiale dei Carabinieri, come se nulla fosse, prelevò dalla vettura ancora fumante per poi allontanarsi  tranquillamente a piedi.

Ora il comune cittadino si chiede, come ormai fa da tempo, perchè mai degli oggetti personali del magistrato, siano stati prelevati e siano poi letteralmente spariti come una bolla di sapone. Si chiede anche come mai rappresentanti dello Stato che sapevano della presenza di questo importante oggetto del desiderio di molti, non abbiano sviluppato delle ricerche per venire a capo del mistero, se non in tempi recenti.

Dalla viva voce dei collaboratori di giustizia, Spatuzza in testa, sappiamo poi  che una trattativa  era stata aperta tra i vertici di Cosa nostra comandati da Totò Riina e alti esponenti dell’Arma, come il capo dei Ros, il generale dei CC. Mario Mori. Mediatore, come si è visto ad Anno Zero dell’8 ottobre 2009, l’ex sindaco mafioso di Palermo, il corleonese Vito Ciancimino.

A simili fatti abnormi ha accennato, solo ora, nella stessa trasmissione, l’ex ministro di Grazia e Giustizia, Claudio Martelli. Questi candidamente, come se stesse raccontando una fiaba ai suoi nipotini, ha ricordato, dopo ben diciassette anni, e solo per combinazione, che Borsellino seppe della trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato  esattamente il 23 giugno 1992, quando già era saltato in aria Falcone assieme alla moglie e alla scorta, e a poco meno di un mese dall’eccidio di via D’Amelio.

Questa storia tutta italiana, che come una scena teatrale si svolge in Sicilia, non è difficile da capire. A leggere alcuni testi di storia, frutto di ricerche e di anni di fatica, e non prodotti per scopiazzature accademiche, constatiamo che la vicenda di Borsellino, come quella di Falcone e delle stragi terroristiche del 1993, è perfettamente collimante con il prototipo stragista, antidemocratico, eversivo presente già a Portella della Ginestra. Fu allora che si fondarono le strutture organiche che saldarono, in una unità inscindibile, forze mafiose e neofasciste con rappresentanti dello Stato. La benedizione, come sempre era accaduto, fu data dalla  supervisione e dalla tutela dei servizi segreti statunitensi e italiani. Non si sa se agendo ciascuno nella pripria autonomia, o prendendo ordini dal Dipartimento di Stato di Washington.

Può anche darsi che nel processo di sviluppo di questo archetipo, alla cui fondazione presero parte le organizzazioni paramilitari nere e l’X-2 di James Jesus Angleton, si siano modificate alcune forme specifiche di quella che Gaspare Pisciotta, al processo di Viterbo per la strage di Portella, definiva “Santissima trinità”. Al giudice che lo interrogava, Gasparino, il luogotenente del capobanda  Salvatore Giuliano, così rispondeva:”Signor giudice, mafia, banditi e polizia, siamo una cosa sola, come il padre, il figlio e lo spirito santo”. Era la rappresentazione che poteva dare un giovanotto che quella realtà aveva vissuto dall’interno.

Ma non c’è dubbio alcuno che, come nel 1947 e a maggior ragione nel 1992, siamo di fronte a un mutamento del quadro geopolitico mondiale  (caduta del muro di Berlino, prima guerra del Golfo, dissoluzione dell’Urss, scomparsa dei partiti di massa in Italia). L’asse tradizionale mafia-Dc non è più funzionale ai nuovi equilibri, secondo le teste d’uovo di Washington. Occorre cambiare attori e comparse. E’ proprio questo input, che porta alla nascita di Forza Italia, alla caduta di Totò Riina e di Giulio Andreotti, nonchè al trionfo di Silvio Berlusconi e di Marcello dell’Utri. Inizia l’ascesa inarrestabile di Bernardo Provenzano.

La sconfitta di Riina, utilizzato come braccio armato per l’eccidio di Capaci, è per molti versi clamorosa, e si concretizza con il suo arresto del gennaio ’93. Tale crollo non deve essere interpretato, dunque, come  l’esito maldestro di una presunta trattativa, bensì come il risultato di una gigantesca trappola che l’intelligence statunitense e italiana tende nell’arco del ’92 a “Totò u curtu” .

Nasce un nuovo asse di potere.

Giuseppe Casarrubea

Mario J. Cereghino, alias “Il Condor”

P.S.: Per ulteriori informazioni scegli dall’home page di questo blog [quello di Casarrubea, n.d.r.] la categoria “DOCUMENTI” e clicca in search: Berlusconi, dell’Utri e la strage di Capaci

http://casarrubea.wordpress.com/2008/08/21/berlusconi-dellutri-e-la-strage-di-capaci/

Conti più corti per la Corte dei conti | Il blog di Daniele Martinelli

Ed ecco un’altra legge porcata. Mi pare che questo governo faccia di tutto per favorire i delinquenti. Basta, fuori la mafia dallo stato! Prevedo presto fughe in massa ad Hammamet per sfuggire alla folla inferocita…

Conti più corti per la Corte dei conti | Il blog di Daniele Martinelli.

La Corte dei conti non potrà più procedere contro servitori dello Stato sospettati di aver favorito la mafia, uomini in divisa accusati di violenza sessuale e dipendenti assenteisti. Lo prevede una norma inserita nel decreto Berlusconi che mette un bastone fra le ruote della magistratura contabile, che non potrà più chiedere risarcimenti per il danno d´immagine procurato all´ente pubblico da un amministratore, da un burocrate o da un impiegato infedele.
La norma, contenuta nel provvedimento sullo scudo fiscale che modifica una legge approvata a luglio, prevede che la Corte dei conti, per chiedere un risarcimento per danno all´immagine dell´amministrazione pubblica, dovrà attendere la pronuncia
Non solo. Viene ridotto anche il numero dei reati perseguibili. Rimangono la corruzione, la concussione e il peculato, ma vengono esclusi il concorso esterno in associazione mafiosa, la violenza sessuale e la truffa.
In termini pratici sarà più facile dover rispondere del furto di un posacenere in ufficio piuttosto che di un’accusa di agevolazione di organizzazione criminale. definitiva della giustizia ordinaria.

Fra i primi beneficiari della norma governativa l’ex superpoliziotto Bruno Contrada, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e recentemente citato in giudizio dalla magistratura contabile che gli ha chiesto 150 mila euro di risarcimento.
Anche il fascicolo che riguarda il senatore condannato per favoreggiamento di indagato per mafia Totò Cuffaro è diventato inutile. La Corte avrebbe atteso la sentenza definitiva per decidere se procedere per danno d´immagine nei confronti dell’ex governatore siciliano condannato in primo grado a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Anche l´ex capo della squadra mobile Ignazio D´Antone, condannato per lo stesso reato di Cuffaro, riuscirà ad evitare di pagare 150 mila euro che la Corte dei conti gli chiede.
Niente 10 mila euro di risarcimento anche per un secondino del carcere di Caltanissetta che costringeva 2 detenuti a rapporti sessuali.

Lo scudo fiscale, insomma, è di fatto scudo per pubblici ufficiali indagati dalla Corte dei conti. Il viceprocuratore generale Gianluca Albo, il 18 settembre scorso, ha presentato una eccezione di legittimità costituzionale.
Chi vivrà vedrà. Per ora niente risarcimenti.