Violante, Don Vito e L’Antimafia

Fonte: Violante, Don Vito e L’Antimafia.

Scritto da Marco Travaglio

Perché Ciancimino non è mai stato ascoltato. Eppure lui lo chiedeva.

Quel che si sa, dal racconto per altri versi contraddittorio, del generale Mario Mori e di Luciano Violante, è che dopo il delitto Lima e le stragi di Capaci e via d’Amelio, Vito Ciancimino voleva parlare alla commissione Antimafia. Mori chiese tre volte a Violante di incontrare Ciancimino. Violante dice di avere rifiutato perché l’incontro proposto era “riservato”, a tu per tu, e lui voleva sentirlo pubblicamente, in Antimafia. Il fatto è che il 26 ottobre ’92, appena s’insediò la commissione presieduta da Violante, Ciancimino chiese con una lettera aperta di esservi ascoltato per parlare del delitto Lima, che lui definiva “un avvertimento” che “va oltre la persona della vittima” e “punta in alto” perché “fa parte di un disegno più vasto… che potrebbe spiegare molte altre cose”. Un avvertimento a chi? Ovviamente al referente nazionale di Lima: Giulio Andreotti. Ma a quanto risulta al Fatto Quotidiano – dalle carte riservate dell’Antimafia, desecretate due giorni fa – la commissione fece di tutto per non sentire Ciancimino. Come se s’intuisse e si temesse quel che poteva rivelare: o sulla mafiosità della corrente andreottiana, o sulla trattativa avviata a giugno con i vertici del Ros, o su entrambe le cose.
Occhio alle date. Il 26 ottobre ’92 Ciancimino scrive a Violante per essere sentito in Antimafia. Il 27 ottobre si riunisce l’ufficio di presidenza: Violante propone accertamenti sul delitto Lima e “ricorda che l’on. Ciancimino (sic!, ndr) ha chiesto di essere ascoltato dalla Commissione, rinunciando alla presenza delle televisioni”. I rappresentanti dell’opposizione (Rete, Lega, Pds, Msi) chiedono di sentire “i politici coinvolti”, tra cui Andreotti; il missino Altero Matteoli “per Ciancimino è favorevole a procedere all’audizione in una fase successiva”. Il 10 novembre, altro ufficio di presidenza: si parla di nuovo di Ciancimino, ma non per decidere quando ascoltarlo, bensì per aggredirlo con un colpo assolutamente dovuto (le misure di prevenzione), ma che inferto in quel momento non sembra fatto apposta per scioglierli la lingua, anzi: “Viene auspicato un intervento del Csm perché sia finalmente portato a compimento il procedimento di applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di Vito Ciancimino”. Non contento, “il presidente Violante ribadisce la necessità di seguire con attenzione gli sviluppi del processo di appello su Ciancimino, ricordando che la questione è stata segnalata al Ministro di grazia e giustizia ed al Vice Presidente del Csm”. Il 26 novembre sembra finalmente il gran giorno: l’Ansa informa che l’ufficio di presidenza ha “fatto il punto sul lavoro svolto e sono state tracciate le scadenze future: entro metà dicembre terminerà la fase istruttoria dell’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica. Per quella data sarà ascoltato Vito Ciancimino”. Invece non se ne fa nulla. La melina dell’Antimafia continua, sempre più imbarazzante, di pari passo con la trattativa fra Ciancimino e il Ros. Finchè il 19 dicembre i giudici di Palermo levano le castagne dal fuoco ai politici e arrestano improvvisamente Ciancimino. Il quale, nel frattempo, ha potuto ben comprendere che nessuno lo vuole sentire. Almeno i politici. Lo sentirà Gian Carlo Caselli, poco dopo essersi insediato alla Procura di Palermo il 15 gennaio ’93 (lo stesso giorno dell’arresto di Totò Riina e della mancata perquisizione del covo da parte del Ros, forse nel timore di trovare carte inerenti la trattativa del papello). Ma Ciancimino, a quel punto, si ritrarrà a guscio e dirà ben poco sul delitto Lima e sul caso Andreotti. Anche perché sia Violante sia Mori si sono ben guardati dal rivelare a Caselli quel che sanno sui colloqui top secret fra il Ros e Ciancimino.
Intanto, in Antimafia, la manfrina prosegue: il 25 marzo ’93, in ufficio di presidenza, il senatore pds Guido Calvi “chiede di acquisire informazioni su Ciancimino, sui latitanti e sui sequestri di persona. L’Ufficio di Presidenza su Ciancimino non reputa, per il momento, opportuno richiedere notizie in merito alle presunte voci di collaborazione”. Passano altri due mesi e mezzo. L’8 giugno “il senatore Brutti (Pds, ndr) ritiene utile che la Commissione ascolti Ciancimino”. Ma nel mese successivo non accade nulla. Finchè il 6 luglio l’ufficio di presidenza dell’ Antimafia “approva la proposta… di procedere all’audizione di Vito Ciancimino… con le stesse modalità seguite nelle audizioni dei pentiti”. Proposta puramente virtuale: Ciancimino non verrà sentito né allora nè mai.

Una risposta a “Violante, Don Vito e L’Antimafia

  1. DANGER FOR ITALIAN DEMOCRACY, PLEASE HELP US

    You are our last hope to let Truth an Justice go on. Surely You know what happened in Italy in year 1992: two Judges, two heroes and their men were ferociously killed in Sicily: Giovanni Falcone and Paolo Borsellino. They were investigating on interaction between mafia, politics and public contracts. Just one day after the death of Paolo Borsellino (20 of July 1992) it was dismissed the investigation of Giovanni Falcone, to which Borsellino was working. The death of Borsellino was necessary to the Italian State not to emerge the responsibility of the state-owned corporation Partecipazioni Statali (IRI) and ministers (Vizzini and others) that in the shipyards of Palermo (Fincantieri) fattened, through greater state contributions, the pockets of the Mafia and the clan of Galatolo; and perhaps even their personal finances. THE ITALIAN STATE used mafia, and many judges allowed this to happen.
    from many years a trade unionist of Fincantieri, that also handed a dossier to Borsellino few days before his death, is strongly asking for being summoned by the Parliamentary Anti-Mafia Committe.

    His bold complaints are based on documents. He published a video on you tube for the President of the Republic Giorgio Napolitano, bravely written public appeals to magistrates (Violante, Caselli, Ingroia), to ministers (Vizzini and others), also requested to the President of the Parliamentary Commission anti-mafia (Pisanu) and the President of the lower Chamber of the parliament (Fini), the brother of Paolo Borsellino, Salvatore. He has filed complaints against judges (Teresi) but without result. All is quiet, no one wants to hear his cry of truth and justice, no one answers to his civil appeals. The Italian press is shamefully silent, accomplice of the State of which is servant. THE ITALIAN STATE CANNOT PUT ITSELF ON TRIAL. The State wanted those murders otherwise Italy would have been ungovernable because the whole state apparatus was guilty and/or accomplice and/or guilty of omission (presidents, ministers, police, carabinieri, finance, the judiciary). This man is GIOACCHINO BASILE and needs help to be summoned by the Parliamentary Anti-Mafia Committee. He asks (and other 200more people with him) ask this denied democracy exercise. We ask to You European and USA press to do what Italian press is ignoring; hear Gioacchino Basile, publish his document for free, only in name of democracy, Truth and Justice, all denied rights, all killed values with their heroes killed twice and more. You have in Your staff many people who speak Italian perfectly, so you can see all Gioacchino Basile said and wrote. Consider those documents and know he has more to produce. Help Italy to face in a dignified way the world . Thank You. Best regards Agnesina Pozzi (undersigned)
    to Giorgio Napolitano

    to Caselli
    http://agnesepozzi.splinder.com/post/21665784/LA+LETTERA+MORTA+DI+GIOACCHINO
    to Salvatore Borsellino
    http://blog.libero.it/lavocedimegaride/7856396.html
    to Pisanu e Fini
    http://agnesepozzi.splinder.com/post/21710705/LA+LETTERA+DI+BASILE+AL+SENATO
    to Vizzini
    http://files.splinder.com/be89613dbbc2a8db65b9e4a3384d6913.pdf

    and this is the link to verify signatures on petition
    http://www.petitiononline.com/nov2009/petition.html

    DANGER FOR ITALIAN DEMOCRACY HELP US

    PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA ITALIANA, AIUTATECI

    Siete la nostra ultima speranza per permettere alla verità e alla giustizia di andare avanti. Sicuramente sapete cosa accadde in Italia nel 1992: due magistrati, due eroi e i loro uomini furono assassinati ferocemente in Sicilia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Stavano indagando sugli intrecci tra mafia, politica e appalti. Appena un giorno dopo la morte di Paolo Borsellino (20 luglio 1992) venne archiviata l’inchiesta di Giovanni Falcone, a cui Borsellino stava lavorando. La morte di Borsellino era necessaria allo stato Italiano affinché non emergessero le responsabilità delle Partecipazioni Statali (IRI) dei suoi ministri (Vizzini ed altri) che nei cantieri navali di Palermo (Fincantieri) ingrassavano , attraverso lauti contributi statali, le casse della mafia e del clan dei Galatolo; e forse anche le loro finanze personali. Lo Stato Italiano si è servito della mafia, e molti giudici hanno permesso che ciò accadesse. Per tanti anni, un sindacalista storico della Fincantieri, che consegnò anche un dossier a Borsellino pochi giorni prima della strage, sta chiedendo con forza di essere convocato dalla Commissione parlamentare antimafia.
    Le sue coraggiose accuse sono basate su documenti. Ha prodotto un video su You tube per il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ha coraggiosamente scritto appelli pubblici a magistrati (Violante, Caselli, Ingoia), a ministri (Vizzini ed altri) ha fatto richieste al presidente della commissione antimafia (Pisanu) e al presidente della camera (Fini)., al fratello di Paolo Borsellino, Salvatore. Ha fatto denunce contro giudici (Teresi) ma senza risultato. Tutto è fermo, nessuno vuole ascoltare le sue urla di verità e giustizia, nessuno risponde ai suoi civili appelli. La stampa italiana tace vergognosamente, complice dello Stato di cui è serva. Lo Stato Italiano non può processare se stesso. Lo Stato ha voluto questi crimini altrimenti l’Italia sarebbe statat ingovernabile dal momento che tutto l’apparato statale era colpevole e/o complice e/o colpevole di omissione (presidente, ministri, polizia, carabinieri, finanza, giudici). Quest’uomo è GIOACCHINO BASILE ed ha bisogno d’aiuto per essere convocato dalla commissione parlamentare antimafia. Chiede (e con lui 200 e ulteriori persone) questo negato esercizio di democrazia.
    Noi chiediamo a Voi, stampa europea e Americana di fare ciò che la stampa italiana sta ignorando: ascoltare Gioacchino Basile, pubblicare gratuitamente I suoi documenti, solo in nome della Democrazia, della Verità, della Giustizia, dei diritti negati e dei valori uccisi, tutti quei valori per i quali gli eroi sono morti e uccisi più di una volta. Nelle vostre direzioni avete molte persone che parlano perfetta,ente in italiano e così potete vedere e ascoltare ciò che Basile ha detto e scritto. Considerate questi documenti e sappiate che ne ha ben altri da produrre. Aiutate l’Italia a mettersi di fronte al mondo con dignità. Grazie. I miei rispetti Agnesina Pozzi (sottoscrittore petizione)

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