Pentito Grigoli: ”Stragi per costringere Stato a scendere a patti”

Fonte: Pentito Grigoli: ”Stragi per costringere Stato a scendere a patti”.

Le stragi di mafia del ’92 e del ’93 erano state fatte “per costringere lo Stato a scendere a patti”.
E’ quanto dice il pentito di mafia Salvatore Grigoli l’assassino reo confesso di don Pino Puglisi, in un interrogatorio dello scorso 5 novembre reso ai magistrati di Firenze.

Il verbale è stato trasmesso adesso ai magistrati di Palermo, che lo hanno messo a disposizione del pg Antonino Gatto, rappresentante dell’accusa nel proceso d’appello a carico del senatore Marcello Dell’Utri accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Grigoli era già stato ascoltato nel 1997, ma una settimana fa è stato risentito dal Procuratore aggiunto di Firenze Giuseppe Nicolosi e dal pm Alessandro Crini.
Grigoli spiega poi ai pm fiorentini che “tra di noi si diceva che già nel passato era accaduto che lo Stato sotto pressione aveva contattato gente di Cosa nostra per fare da tramite con gruppi terroristici, come le Brigate rosse, per trovare un accordo”.

Grigoli parla anche dei “contatti politici” con Cosa nostra: “La fonte di informazione – dice – anche in questo caso era Nino Mangano (ritenuto vicino ai boss Graviano di Brancaccio ndr)”. E sul senatore imputato dice: “Mangano mi disse che i Graviano avevano un canale diretto con Dell’Utri. In effetti ricordo che all’epoca vi fu la vicenda del movimento politico che volevamo costituire, denominato ‘Sicilia Libera’. Era un movimento che doveva rappresentare una sorta di Lega meridiconale, con presenze dirette di esponenti di Cosa nostra. La questione di ‘Sicilia Libera, a un certo punto, non fu più portata avanti perchè noi tutti fummo orientati verso il nascente movimento Forza Italia”. E aggiunge: “Dopo le elezioni tutti confidavamo in Berlusconi e si diceva che solo lui ci poteva salvare”.
Alla richiesta dei magistrati come mai il pentito Grigoli riveli solo oggi, a distanza di dodici anni, il nome di Marcello Dell’Utri, il collaboratore di giustizia spiega: “Nelle mie dichiarazioni ho sempre detto la verità. Pero’ una cosa è parlare di un omicidio, fornendeo tutti i necessari riscontri, altra cosa è parlare di queste tematiche. In sostanza ho sempre temuto che affermazioni come quella che ho fatto oggi potessere finire con il fare mettere in dubbio tutte le mie precedenti dichiarazioni”. E aggiunge: “Visto che mi chiedete di specificare se vi fossero delle relazioni tra le stragi e questi contatti politici, rispondo che questo non posso dirlo e comunque non lo ricordo. Certamente, quando Nino Mangano mi riferiva di questo contatto politico con Dell’Utri, era l’epoca delle stragi. Sia prima che dopo l’arresto dei Graviano”.
“Con Nino Mangano – aggiunge ancora il pentito di mafia – parlavo di queste cose da solo. Con lui avevo un rapporto molto stretto e di completa fiducia”. Dice anche di non sapere “se nel canale con dell’Utri tenuto dai Graviano vi fossero interessi anche di tipo imprenditoriale”.
“Da sempre Cosa nostra – spiega ancora il collaboratore – ha cercato contatti con politici a vari livelli. Quello di Dell’utri, per me, era in quel momento un nome conosciuto ma neppure particolarmente importante. Poiche’ mi fate presente che si trattava della persona che aveva avviato un progetto politico ancora in fase di realizzazione, posso ritenere che il programma fosse quello di seguire questo progetto. Quello che è certo è che Nino Mangano me ne parlò come di un contatto politico”.

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