Archivi del giorno: 15 novembre 2009

Vertice Fao – Lotta alla fame senza i grandi | Pietro Orsatti

Fonte: Vertice Fao – Lotta alla fame senza i grandi | Pietro Orsatti.

Editoriale su Terra
di Pietro Orsatti

Loro non ci saranno. Nonostante le promesse, nonostante i tiepidi impegni presi durante il de L’Aquila. I “grandi” della Terra, da Obama a , dalla Merkel a Brown, al vertice mondiale sull’alimentazione della Fao, che inizia domani, non verranno. A parlare di fame ci saranno soltanto gli affamati e i presunti “cattivi”, i Gheddafi e gli , gli iraniani e i coreani e così via. Sono passati meno di due anni dalla grande “crisi dei cereali”, dai più di duecentomila morti di fame in pochi mesi che si aggiunsero alla già terrificante annuale mondiale. Due anni dalle sommosse in tanti Paesi dell’Africa, dell’ e dell’Asia. Per il pane. Si scoprì, fin da subito, che la crisi era artificiale, causata da operazioni speculative finanziarie sul prezzo dei cereali, epicentro Chicago. Duecentomila morti, sommosse, repressioni, qualche conflitto e qualche Paese destabilizzato da un pugno di broker senza scrupoli. Non bastavano le crisi ambientali e alimentari causate dai cambiamenti climatici (ormai Onu, Fao, Pam e Undp hanno legato i due problemi strettamente senza temere di essere smentiti); non bastavano i conflitti e la desertificazione di intere aree del pianeta per ottenere il nuovo oro verde, i biocarburanti ottenuti da coltivazioni intensive e distruttive di palma, colza, canna da zucchero; non bastava la e che ha aperto una lunga fase di recessione mondiale. Ci mancavano solo gli speculatori di Borsa. L’ultimo vertice della Fao sull’alimentazione si chiuse con un nulla di fatto, una dichiarazione non impegnativa per i Paesi aderenti, generica, che ovviamente rimase solo sulla carta. Oggi ci si ripresenta a a ranghi ridotti, senza la presenza di quelli che contano. E l’Agenzia dell’Onu ne è talmente consapevole che lancia un non ai governanti delle nazioni ricche, ma ai cittadini. Un impegno chiesto a ogni singolo cittadino del pianeta. Quello di sottoscrivere una ai grandi della Terra perché si impegnino a finanziare un programma straordinario contro la fame. Servono, dice la Fao, 44 miliardi di dollari di aiuti allo sviluppo all’anno per affrontare l’emergenza alimentare che riguarda circa un quinto della popolazione mondiale. E poi azioni concrete di sviluppo ed equità e scelte chiare sull’ e sui cambiamenti climatici. E ancora, Onu e Fao sono arrivate a lanciare, come una qualsiasi Ong e non come agenzie internazionali, uno della fame. Di 24 ore. Uno a cui ha aderito anche il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon. Solo pubblicità, solo un atto simbolico, facile demagogia? Forse, ma il segnale è chiaro. La fame è un problema di tutti e va imposto nelle agende dei vari governi. Questo il messaggio della vigilia del vertice di , in attesa che qualche “cattivo” o qualche gaffeur nostrano non distolga l’attenzione dal tema del giorno: la lotta alla fame nel mondo.

IL BLOG DI STEFANO MONTANARI – Quei noiosi saputelli dei catastrofisti

Fonte: IL BLOG DI STEFANO MONTANARI – Quei noiosi saputelli dei catastrofisti.

Scritto da Stefano Montanari

La frase “io te lo avevo detto” viene spesso pronunciata con una specie di sinistra rivalsa nel tono. Io ti avevo avvisato, tu non mi hai dato ascolto e, ora, peggio per te. Intanto, io ti guardo soffrire e mi frego le mani per quanto sono bravo e per la gioia di essere in qualche modo vendicato dai fatti.

Ecco, questo è uno degli atteggiamenti che non riesco a sopportare perché significa che quell’avvertimento non usciva per il bene di colui al quale era indirizzato ma solo la soddisfazione di chi lo aveva lanciato.

E, allora, non dirò “io te lo avevo detto” riferendomi a qualcosa che, per la cronaca, risale a tanto tempo fa, quando ufficialmente non c’era alcun rischio, quando erano i catastrofisti quelli che lanciavano oscuri oracoli di morte e quando la disgrazia era altra ed era già chiusa. Facciamo finta che io non lo avessi detto.

Allora sarebbe bastato rifarsi alla scienza conosciuta da sempre e, addirittura, al più comune buon senso. Invece, rassicurati dalle Autorità con la a maiuscola, a quello che oggi è Ground Zero sono accorsi tutti, dai soccorritori di nessuno alle dame di carità, dai giornalisti ai semplici curiosi.

Già pochissimi anni dopo, tra gli abitanti di New York i malati di quelle che oggi si chiamano nanopatologie erano un numero sconosciuto ma, comunque, enorme e, con molte probabilità, non poche malattie di quella sorta non sono mai state collegate alla loro origine reale. Vedi, tra le altre, il diabete.

Insomma, ci si sveglia e si scopre che quel miliardo e ottocento milioni di tonnellate di polveri sottilissime uccidono a distanza di anni. Chi ne ha voglia, legga http://www.guardian.co.uk/world/2009/nov/11/cancer-new-york-rescuers e si faccia un’opinione.

Già: i catastrofisti. Quando brucia una fabbrica di plastica, quando un’azienda versa veleni nel mare, in un lago o in un fiume, quando i rifiuti tossici vengono sparsi nelle campagne, quando accade uno degl’infiniti incidenti in una centrale nucleare o in un inceneritore questi menagramo strepitano rovinandoci la giornata. Invece non è successo niente, parola delle Autorità con il nome da scrivere sempre con l’a maiuscola. Delle Autorità ci dobbiamo fidare. Noi dobbiamo pensare allo sviluppo, ai posti di lavoro, all’immondizia da far sparire perché mica vogliamo finire come quegli schifosi napoletani… Questo è il progresso vero, quello cantato cent’anni fa dai futuristi. Un trionfo di camini fumanti, di acque schiumanti, di polveri che rendono sempre più spettacolari i tramonti.

Nessuno vuole restare indietro, e se a Torino il magistrato ignora saggiamente che le nanoparticelle innescano malattie come riportato addirittura nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 37 del 3 marzo 2009 (http://www.laprevidenza.it/news/documenti/dpr_37_2009_uranio_impoverito/3494), archiviando con ciò la capricciosa protesta di un cittadino per la costruzione dell’ennesimo inceneritore, in periferia non si dorme di certo. A Nonantola, paese alle porte di Modena dove io, al culmine della mia luminosa parabola politica, sono consigliere comunale, la giunta ha approvato a suon di burocrazia la conversione di un quartiere che ora ospita depositi agro-alimentari in zona industriale. Ad alzare in approvazione la mano per questo che ai catastrofisti parrebbe un insulto verso una cittadinanza già tormentata dalle ricadute del vicinissimo inceneritore di Modena giusto giusto raddoppiato e da un altro quartiere industriale da cui escono inquinanti che le Autorità (ripeto la maiuscola) ignorano in maniera quasi eroica ci sono giovani, un paio di personaggi che in campagna elettorale sono stati impacchettati, certo con grande sense of humour, come ambientalisti e perfino una signora in gravidanza. Lungi da me, pur essendo un catastrofista confesso, giudicare una decisione presa in democratica maggioranza da persone che, certamente, hanno studiato la questione con cura e in forza delle loro indubbie conoscenze scientifiche. In scienza e coscienza, insomma. E lungi da me giudicare la futura mamma che, con molte probabilità, sta preparando una vita di prosperità per il bambino che verrà e che godrà dei vantaggi di disporre di nuovi posti di lavoro. Sono io chi sbaglia.

Il problema sarà solo quando qualcuno dirà che io l’avevo detto.

Il popolo che dice basta – Il Fatto Quotidiano – Voglio Scendere

Fonte: Il popolo che dice basta – Il Fatto Quotidiano – Voglio Scendere.

di Antonio Padellaro

Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.

Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.

La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro ”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.
Da Il Fatto Quotidiano del 14 novembre 2009

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