l’ecomafia non basta più | Pietro Orsatti

Fonte: l’ecomafia non basta più | Pietro Orsatti.

di Pietro Orsatti su Terra

C’è una relazione stretta, nel nostro Paese, tra analisi e denuncia dei fenomeni criminali, lotta alla mafia e aggressione illecita al territorio e alle risorse naturali. Questo legame c’è da tempo. Già nel 1991 Giovanni Falcone spiegava che il boss mafioso si stava evolvendo, stava raffinando i propri interessi e le proprie aree di condizionamento. Spiegava, infatti, che dai terreni tradizionali dell’imprenditoria mafiosa (gli inerti e le cave e poi il cemento e l’edilizia), le mafie si accingevano a entrare nel business degli appalti pubblici con ancora più efficacia, e in settori, come i rifiuti, allora ancora non sfruttati dai clan. Quello che avvenne subito dopo, con l’affermarsi del potere dei Casalesi e la loro capacità imprenditoriale sia sugli appalti e i cantieri dell’alta velocità ferroviaria sia sul traffico illecito di rifiuti speciali e tossici e nocivi, confermarono l’intuizione del magistrato. Negli anni 90 la questione rifiuti, in particolare industriali, divenne il terreno di crescita di una nuova forma di imprenditoria che nel suo sviluppo illegale o para legale vide i clan di camorra e ’ndrangheta diventare soggetti fondamentali. Le vicende dei traffici internazionali e delle navi dei veleni sono una dimostrazione ulteriore di come l’imprenditoria inquinata dei colletti bianchi e le mafie si intersechino e agiscano in modo del tutto congiunto. Ma è negli ultimi anni che il sistema criminale e quello imprenditoriale inquinato e settori deviati della pubblica amministrazione diventano sistema. L’evidenza di quello che è successo negli ultimi anni in Campania e di quello che sta succedendo in questi giorni in Sicilia racconta una storia di inquinamento di pezzi anche ampi della politica e della pubblica amministrazione da parte di settori collegabili alle mafie o ad ambienti a esse contigui. Ormai il settore ambientale (la “monnezza” in particolare) è diventato una delle voci di bilancio più importanti (per alcune aree la più importante). Il termine “ecomafie” di fatto è riduttivo. Le mafie, nel loro insieme, hanno individuato nel settore ambientale un business a cui non sono disposte a rinunciare, ancora più interessante e lucroso degli appalti in opere pubbliche (anch’esse connesse al tema urbanistico, ambientale). Quindi non esiste “mafia” ed “ecomafia”. Il fenomeno è lo stesso, i personaggi sono gli stessi, il business è l’unico obiettivo. Il latitante Bernardo Provenzano, poco prima della sua cattura, parlava chiaramente di investire nel business ambientale. Matteo Messina Denaro, con il tentativo addirittura di entrare nel settore dell’eolico e quindi delle energie rinnovabili, ha dimostrato che un boss che si occupa principalmente di droga, estorsioni, traffico di armi, è perfettamente in grado di capire l’importanza di entrare nel grande giro di affari che rappresenta il settore ambientale nel suo insieme. Sporcando, con il suo interessamento, anche un settore strategico e fondamentale come la produzione di energia da fonti rinnovabili.

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