Agenda rossa: tutte le verità occultate

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Il 17 febbraio 2009 la VI Sezione Penale della Cassazione, presieduta dal dott. Giovanni de Roberto, respinge il ricorso presentato dalla Procura di Caltanissetta contro la decisione del giudice per le indagini preliminari (gup), il dott. Paolo Scotto di Luzio, che aveva stabilito il non luogo a procedere' nei confronti del colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangioli, accusato di aver sottratto, il 19 luglio 1992 in via D'Amelio a Palermo, l'agenda rossa del magistrato Paolo Borsellino dalla sua borsa di pelle marrone, con tutta una serie di aggravanti tra cui quella di aver favorito Cosa Nostra. Il 18 marzo 2009 venivano depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione, che accoglieva in toto le ragioni del giudice Scotto e poneva così un macigno inamovibile sulle speranze di fare luce su uno degli episodi più inquietanti della storia della repubblica.

Questo è l’istante fatidico in cui Arcangioli viene immortalato.

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Il filmato si interrompe proprio in questo momento. Cala il buio. Per riaccendersi solo 60 metri più avanti, in fondo a Via D’Amelio. Ancora Arcangioli con la borsa in mano, in una zona appartata, lontano da ogni tipo di interesse investigativo, dove sostano solamente i camion dei vigili del fuoco.

La domanda torna continuamente, martellante, sempre la stessa. Così ci faceva lì Arcangioli con la borsa del giudice Paolo Borsellino, i cui resti ancora fumanti giacevano a un centinaio di metri di distanza? Una domanda che non ha ancora ricevuto una risposta plausibile. Una domanda nata morta. Destinata a precipitare nel vuoto, con buona pace di chi cerca con tenacia Verità e Giustiza per il giudice e i suoi angeli custodi. Una domanda che non ha alcun senso porre, secondo il gup Scotto di Luzio. Una domanda che non si potrà mai più fare, per decisione della VI Sezione Penale della Cassazione.

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