“Ci hanno messo il Paese in mano!”

“Ci hanno messo il Paese in mano!”.

L’attesissima udienza del Processo Dell’Utri che ha visto protagonista il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, mafioso della famiglia dei Graviano, si è conclusa dopo 4 ore di esame del collaborante.
La difesa dell’imputato Marcello Dell’Utri (condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) ha aperto la mattinata con un accenno ad un’eventuale revoca dell’ordinanza di ammissione del teste Spatuzza, avanzando formalmente la richiesta di acquisizione di tutte le dichiarazioni di Spatuzza. Il Presidente ha respinto la richiesta della difesa, procedendo all’audizione del teste.
Gaspare Spatuzza inizia il suo racconto ammettendo le sue colpe, ricordando di aver fatto parte dell’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra” dal 1980 al 2000, di essersi recentemente autoaccusato della strage di via D’Amelio e di essere ergastolano per la commissione di 6 stragi e 40 omicidi. Non nasconde nulla Spatuzza del suo passato, preferisce mettere subito in chiaro le cose e parla, ricorda delle stragi del ’92 e del ’93 (puntualizzando su “morti che ci appartengono” come Falcone e Borsellino e che “non ci appartengono” come le stragi del ’93, fuori dalla Sicilia e dalle logiche di Cosa Nostra, secondo il collaborante), degli incontri con Giuseppe Graviano, suo capofamiglia, delle anomalie nella gestione degli affari di Cosa Nostra nel biennio ’92 -’93.

Il punto centrale delle dichiarazioni di Spatuzza è un incontro datato verso la fine del 1993 in una villetta disabitata di Campofelice di Roccella. Durante il colloquio, afferma Spatuzza, Graviano gli disse che se avessero fatto questi attentati “chi si doveva smuovere, si muoveva”, precisando che si trattava di questioni politiche e che dell’esito di queste collaborazioni ne avrebbero beneficiato tutti, anche i carcerati.

Poi parla di un altro incontro, quello nel bar “Doney” in via Veneto a Roma con Giuseppe Graviano, che secondo il pentito, gli avrebbe confidato di aver chiuso tutto e di aver ottenuto tutto quello che cercavano grazie alla serietà delle persone con cui erano in contatto, non come i socialisti che “prima si prendono i voti e poi ci fanno la guerra”, contestualizzando questa affermazione nel sostegno prestato da parte dei Graviano e dello stesso Spatuzza a 4 candidati del PSI (tra cui Martelli), alle elezioni dell’88 -’89.
A quel punto Graviano fece il nome di queste “persone serie”, identificandole in Silvio Berlusconi “quello di Canale 5” e nel “compaesano” Marcello Dell’Utri.
“Ci hanno messo il Paese in mano!”
affermò Giuseppe Graviano.

In conclusione, su domanda della difesa, Spatuzza torna su via D’Amelio, più volte dallo stesso citata nel corso dell’udienza. Parla di un ennesimo incontro con Graviano il 20 luglio in cui egli comunicò allo Spatuzza l‘intenzione di portare avanti delle cose. Da queste direttive il collaborante fu portato a considerare tutto ciò che accadde dopo la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, come appartenente ad un medesimo contesto. Spatuzza separa poi l’atteggiamento di Cosa Nostra nel biennio ’91-’92, spiegando che nel ’91 erano in progetto gli omicidi di Falcone, Martelli e Costanzo ma esclude in quel periodo l’esistenza di una trattativa, mentre, secondo il collaborante, a partire dal 1992 questo atteggiamento (relativamente ad una possibile trattativa) da parte di Cosa Nostra mutò, deduzione scaturita anche dalle anomalie di gestione di attentati e affari interni dell’organizzazione mafiosa.

La prossima udienza è stata fissata l’11 dicembre e la Corte ha disposto l’esame dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano che verranno sentiti in videoconferenza da Palermo.
Anche la prossima si prospetta quindi come un’udienza fondamentale nel procedimento a carico del senatore del Pdl.

Martina Di Gianfelice

2 risposte a ““Ci hanno messo il Paese in mano!”

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  2. Beh, qui bisogna dare atto a Berlusconi che è un grande statista: mettere il Paese nelle mani della mafia ed è stata una riuscita operazione di marketing, per il bene di tutti.
    Come ha sussurrato a Bonaiuti: “Visto il debito pubblico italiano, gli ho tirato un pacco”.
    : )
    : (

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