Ignobel per la pace

Fonte:Ignobel per la pace.

Obama ha detto quello che avrebbe detto Bush. Il discorso pronunciato a West Point dal premio Nobel per la pace poteva essere benissimo pronunciato dal presidente guerrafondaio che lo ha preceduto. Stesse parole, stessi concetti, stessa visione politica, stessa propaganda basata su falsità.

Il presidente Barack, dopo aver già raddoppiato nel giro di un anno il numero dei soldati Usa schierati in Afghanistan (erano 32mila quando arrivò alla Casa Bianca, sono 68mila oggi), ora manda al fronte altri 30mila giovani americani, li manda a uccidere e morire. Per cosa? Per difendere l’America dai terroristi di Al Qaeda che stanno laggiù, che da laggiù hanno colpito l’11 settembre e che laggiù stanno preparando nuovi attacchi contro l’America, come dimostrerebbe…

l’arresto a settembre di tre immigrati afgani che vivevano a Denver e New York, accusati di progettare un attentato alla Gran Central Station di Manhattan.

L’Afghanistan non rappresenta una minaccia per gli Usa. A parte i dubbi sulla fondatezza dei nuovi allarmi terrorismo americani (i tre afgani, che vivevano da anni negli Stati Uniti, sono stati arrestati nell’ambito di una stravagante operazione antiterrorismo dei servizi segreti britannici – Operation Pathway – che ha portato all’arresto anche di diversi studenti immigrati pachistani, poi rilasciati senza accuse), merita ricordare che l’associazione ‘Afghanistan-11 settembre’, con cui sia Bush che Obama giustificano la guerra, è una falsità. Nessuno degli attentatori dell’11 settembre era afgano (c’erano sauditi, yemeniti, giordani, egiziani, algerini, tunisini, ma non afgani.); la base operativa dove i terroristi si sono addestrati per gli attentati non era in Afghanistan ma negli Stati Uniti (dove sono stati fatti entrare con visti falsi della Cia); la responsabilità di Osama bin Laden, che si nascondeva in Afghanistan, non è mai stata dimostrata (l’Fbi, ad oggi, afferma di non avere una sola prova valida del coinvolgimento dello sceicco negli attentati in quanto i video e i messaggi di Osama non sono ritenuti credibili); dopo l’11 settembre 2001 nemmeno un afgano è stato mai coinvolto in vicende o inchieste di terrorismo internazionale; gli insorti afgani che oggi combattono le truppe d’occupazione alleate non sostengono il ‘jihad globale’ di Al Qaeda: combattono solo per la liberazione del loro paese.

Il vero pericolo per l’Occidente è continuare la guerra. Continuare a giustificare la guerra d’occupazione in Afghanistan con la necessità di difendere gli Stati Uniti da nuovi attacchi terroristici è falso perché l’Afghanistan non rappresenta una minaccia per il popolo americano ne per i suoi alleati.
Al contrario, continuare l’occupazione militare dell’Afghanistan (sostenendo un regime fantoccio illegittimo e corrotto) e ordinare addirittura un’escalation militare che porterà più guerra, più violenza, più morti e più sofferenza, non farà altro che fomentare i sentimenti antiamericani e antioccidentali nel mondo islamico, accrescere la popolarità dell’estremismo jihadista e quindi, in ultima analisi, aumentare concretamente il rischio di attentati terroristici contro obiettivi statunitensi e occidentali.
La vera minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti e dei suo alleati è rappresentata dalla guerra in Afghanistan di Obama, come prima dalla guerra in Iraq di Bush, poiché queste costituiscono la migliore cassa di risonanza della propaganda antiameircana e antioccidentale dello jihadismo terrorista.

I valori americani per giustificare una guerra che quei valori calpesta. L’aggressione militare, l’invasione, l’occupazione, le stragi di civili, i crimini di guerra e contro l’umanità commessi contro il popolo afgano, rappresentano una flagrante violazione di quei valori occidentali che l’America sostiene di voler difendere e diffondere nel mondo: libertà, autodeterminazione, rispetto per la vita e per la dignità delle persone, rifiuto della violenza.
Nel suo discorso a West Point, Obama ha definito la guerra in Afghanistan “un test per la nostra società libera e per la leadership americana nel mondo. (…) La nostra forza risiede nei nostri valori. (…) Deve essere chiaro a ogni uomo, ogni donna, ogni bambino che vive sotto le oscure nubi della tirannia che l’America difenderà i loro diritti umani, la libertà, la giustizia, le opportunità e la dignità dei popoli. Questo è quello che siamo. Questa è la fonte morale del potere dell’America”.

Agli uomini, le donne e i bambini afgani che da otto anni vivono e muoiono sotto le bombe americane non è molto chiaro. Magari glielo spiegheranno i 30mila nuovi soldati statunitensi inviati da Bush, pardon, da Obama.

peacereporter

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