Archivi del giorno: 4 gennaio 2010

Il partito unico dell’amore – Passaparola – Voglio Scendere

Un estratto di un lungo intervento di Marco travaglio che spiega come centrosinistra e centrodestra sono responsabili dell’allentamento della legislazione antimafia…

Fonte: Il partito unico dell’amore – Passaparola – Voglio Scendere.

Silenziare i pentiti
In quella legislatura 96 /2001, mentre D’Alema presiedeva la Bicamerale, Berlusconi pretende dal centrosinistra che passi qualsiasi cosa e il centrosinistra gliele dà tutte vinte: per esempio la legge sui pentiti, una legge che era stata chiesta espressamente da Riina nel papello, una legge che toglie quasi tutti i benefici ai mafiosi che collaborano con la giustizia e in più impone loro anche di parlare di tutta la loro carriera mafiosa nei primi sei mesi della collaborazione. Dopodichè, qualunque cosa dicano, non vale più. Immaginate uno che è stato mafioso per 50 anni, che ha commesso decine di delitti, come fa a ricordarsi in sei mesi tutto quello che ha fatto nella sua vita? A volte magari non dà neanche importanza a certe cose che assumeranno importanza successivamente, quando magari salta su qualcun altro a raccontare qualcosa, o quando magramente al giudice viene da chiedergli qualcosa: ecco, se loro non ne hanno già parlato nelle dichiarazioni introduttive nei primi sei mesi, quello che diranno dopo non sarà più valido. E a che cosa serve, a che cosa mira questa legge, se non a silenziare i pentiti?
E’ evidente che è così, vogliono tappare la bocca ai pentiti non perché raccontino balle, perché se raccontassero balle li lascerebbero parlare per tutta la vita, ma perché raccontano la verità: molti di loro nel 96, 97 e 98 stavano cominciando a parlare dei rapporti tra mafia e politica, delle trattative tra lo Stato e la mafia ai tempi delle stragi e, addirittura, dei mandanti esterni delle stragi, quindi tutta la classe politica di destra e di sinistra, con la Legge Fassino sui pentiti, decide di cucire la bocca ai mafiosi, di modo che chi si è già pentito torni indietro e si penta di essersi pentito e ritratti tutto, cosa che purtroppo accade dopo quella legge e chi, invece, stava per pentirsi e per collaborare e aggiungere altri particolari è stato silenziato, perché era meglio che non parlasse e che certi altarini non venissero fuori. Ecco perché poi qualcuno oggi fa lo spiritoso e dice “ ah, chissà come mai Spatuzza parla dopo tanti anni!”: perché all’epoca, quando i pentiti parlavano, i politici hanno pensato bene di farli stare zitti, creando un clima tale per cui, per diversi anni, si è capito benissimo che non conveniva parlare di certi argomenti, perché la politica, invece di fare di tutto per far dire la verità ai mafiosi, aveva tutto l’interesse a che i mafiosi stessero zitti sui rapporti con la politica.
Sempre a proposito di quali sono gli accordi sottobanco fatti da centrosinistra e centrodestra che D’Alema ci chiede di ricordargli e di rammentargli, che dire della chiusura delle carceri di Pianosa e Asinara, che è un altro punto del papello di Totò Riina, che è stato realizzato negli anni del centrosinistra? Altro che 41 bis! Era un’altra cosa il 41 bis nelle isole, lì sì i boss non riuscivano veramente a comunicare verso l’esterno e, guarda caso, sono stati riportati tutti nelle carceri continentali, dove è molto più facile intrattenere rapporti anche stando al 41 bis. E che dire della legge che ha addirittura abolito l’ergastolo per i mafiosi coinvolti nelle stragi? Nessuno se le ricorda, queste cose, ma per alcuni mesi nel 99 il centrosinistra e il centrodestra insieme hanno abrogato l’ergastolo per il reato di strage, consentendo l’accesso al rito abbreviato anche agli imputati di strage: il rito abbreviato è quello che si fa subito davanti al G.I.P. in udienza preliminare, senza iniziare il dibattimento, con le prove trovate dai Pubblici Ministeri. Su quella base si fa il rito abbreviato, che dura pochissimo: non si fa il dibattimento e quindi, in cambio, hai fino a un terzo di sconto della pena. Se uno ha fatto una strage prenderebbe l’ergastolo, quanto è in terzo dell’ergastolo? Trenta anni. Invece dell’ergastolo, i boss mafiosi delle stragi del 92 e 93 improvvisamente potevano arrivare a prendere soltanto trenta anni, che poi in Italia diventano venti con l’istituto della liberazione anticipata e, dato che erano tutti in galera da una decina d’anni, avrebbero avuto dinanzi a sé solo più dieci anni da trascorrere in carcere e avrebbero anche potuto ottenere i primi permessi premio, perché avevano già scontato quasi la metà della pena. Questa è un’altra clamorosa defaillance del sistema antimafia e è, guarda caso, un’altra delle richieste che Riina aveva scritto nel papello, che è stata soddisfatta, almeno per alcuni mesi, della legislatura del centrosinistra, dopodichè le proteste dei parenti delle vittime di Via dei Georgofili furono così forti che alla fine, per fortuna, almeno sull’ergastolo il centrosinistra tornò indietro e ripristinò un’aggravante speciale che riportava quei trenta anni all’ergastolo e quindi neutralizzava l’effetto di sconto che portava gli stragisti a avere trenta anni e non più la pena a vita. Inoltre ci sono le leggi sui reati fiscali, le leggi che aboliscono alcune fattispecie di utilizzo di false fatture, che consentono a Dell’Utri un ulteriore sconto di pena, senza neanche il rischio di dover chiedere l’affidamento ai servizi sociali, ossia lo fanno scendere sotto i due anni, entro i quali è compresa la sospensione condizionale della pena.

Giuseppe Graviano, “Per il momento io non sono in condizioni di…”

Fonte: Giuseppe Graviano, “Per il momento io non sono in condizioni di…”.

[il video lo potete trovare a questa pagina]

Scritto da Dario Campolo

A volte le parole non bastano, possono anche essere di parte, di quale parte non si sà perchè ognuno tira l’acqua al suo mulino. Come Redazione di 19Luglio1992.com noi cerchiamo di fare tutto ciò che possiamo per stare da una parte sola: Giustizia e Verità.

Ecco quindi il video nel quale il boss mafioso Giuseppe Graviano è intervenuto l’undici dicembre 2009 al processo d’appello che vede il sen. Marcello Dell’Utri imputato a Palermo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Questo video è per noi fondamentale e unico nel suo genere: “lanciare messaggi”.

Buona visione e buona interpretazione.

Saldi di giustizia

Fonte: Saldi di giustizia.

Scritto da Nicola Tranfaglia

Ecco la notizia. Giuseppe Graviano boss mafioso del quartiere Brancaccio a Palermo, condannato all’ergastolo per numerosi assassini, ha avuto una rilevante riduzione di pena nell’applicazione del carcere duro non dovendo più sottostare all’isolamento diurno. Graviano, interrogato l’11 dicembre scorso al processo Dell’Utri, aveva rifiutato di deporre e aveva chiesto che non gli fosse più applicato il regime previsto dall’articolo 41 bis.
La questione è assai complessa. Basta fare la storia di quel regime carcerario per rendersi conto come l’art. 41 bis (approvato nel 1975 per i reati di terrorismo, poi esteso nel 1992 ai reati di mafia come misura provvisoria e successivamente nel 2002 nel decennale della strage di Capaci) sia stato regolarmente prorogato come misura di carcere duro e segno di volontà dello Stato di non venire a patti con le associazioni mafiose e mettere i detenuti in condizione di non poter comunicare più con l’esterno e tanto meno con i propri seguaci e compagni di mafia. Un precedente clamoroso fu l’abolizione dell’isolamento diurno concessa nel 2001 a Totò Riina che suscitò allora forti polemiche.

L’attuale normativa prevede in termini generali «che dopo la stabilizzazione del 41 bis il detenuto può presentare, più volte nel tempo, richiesta di sospensione perché non sussistono più le condizioni, mentre a seguito di una sospensione non può essere nuovamente sottoposto a questo regime carcerario. Il giudice di merito deve valutare se la persona sia ancora socialmente pericolosa, collegata con l’organizzazione mafiosa. La valutazione, difficilmente dimostrabile, si traduce facilmente nella revoca del 41 bis senza alcun rischio e senza alcuna formale irregolarità».
La decisione di concedere a un boss tutt’altro che pentito e anzi deciso a non parlare, almeno fino ad ora, la misura di alleggerimento della pena, non può non preoccupare l’opinione pubblica. C’è un legame tra la concessione proprio a Graviano e la sua scelta di non testimoniare al processo Dell’Utri? Con una simile scelta si vuol mandare un messaggio sul mutato atteggiamento dello Stato rispetto al carcere duro impersonato dall’applicazione dell’articolo 41 bis e dell’isolamento diurno? In un caso, come nell’altro, si tratta di segnali preoccupanti che si verificano proprio mentre sono in corso il processo al senatore Dell’Utri e l’indagine della procura di Palermo per l’individuazione dei mandanti delle stragi mafiose del ’92 e del ’93.
La situazione è, per così dire, molto delicata. Chi ha seguito le vicende del rapporto tra mafia e politica ricorda infatti che, tra le richieste che Cosa Nostra – guidata in quel momento, almeno formalmente, da Riina e Provenzano – presentò a chi conduceva le trattative per lo Stato (sicuramente i Ros dei Carabinieri ma non sappiamo per conto di chi), quella dell’abolizione del 41 bis, o di una sua consistente attenuazione, era tra le più importanti che l’associazione mafiosa aveva elaborato. Sta forse scoppiando la pace tra Cosa Nostra e i poteri attuali?

Fonte: L’Unità.it (Nicola Tranfaglia, 4 Gennaio 2009)

marco cedolin: LA PRECRIMINE DI OBAMA

Premio nobel per la pace…

Fonte: marco cedolin: LA PRECRIMINE DI OBAMA.

Scritto da Marco Cedolin
“Immaginate un mondo senza attentati terroristici”

Entrando in perfetta sintonia con lo spirito del celebre film Minority Report, il premio Nobel per la pace Barack Obama, ha annunciato al mondo che porterà la guerra nello Yemen, al fine di scovare i responsabili di Al Quaeda che hanno “armato” le mutande del nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, intenzionato a far saltare l’aereo diretto a Detroit sul quale egli viaggiava. Attentato che, se portato a compimento, avrebbe provocato una strage, di fronte alla quale l’America deve reagire con forza, colpendo i responsabili e costringendoli a rispondere dei loro crimini.

Rispetto alla strategia del terrorismo olografico dell’ex presidente Bush è impossibile non percepire un notevole affinamento nella tecnica di utilizzazione dello spauracchio terrorista al fine di giustificare le guerre di occupazione statunitensi e renderle condivisibili agli occhi dell’opinione pubblica occidentale.

Se infatti l’amministrazione Bush fu “costretta” ad orchestrare una tragedia come l’11 settembre, costata la vita a migliaia di persone, per garantirsi il viatico all’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, l’amministrazione Obama dimostra di avere fatto passi da gigante nel futuro. Senza alcuna necessità di spargimenti di sangue (si tratta pur sempre di un premio Nobel per la pace) Barack Obama si appresta infatti ad invadere in armi lo Yemen, in risposta ad un attentato rimasto nelle intenzioni di un giovane nigeriano squilibrato ma di “buona famiglia” che proprio nello Yemen sarebbe stato armato ed indotto all’insano gesto, da parte di cellule terroriste intenzionate a far parte dell’ormai mitica Al Quaeda, che si proponevano di colpire gli Stati Uniti.

Non ci è naturalmente permesso di conoscere l’identità dei “precog” al servizio del presidente Obama, dal momento che i “precog” sono notoriamente individui schivi ed introversi, assai restii a mostrarsi in pubblico. Ma sembra che il software funzioni comunque alla perfezione e tutti governi occidentali si stiano prodigando attivamente per offrire collaborazione ed appoggio all’amministrazione americana. La Gran Bretagna, seguendo l’esempio degli Usa si è già affrettata a chiudere la propria ambasciata nello Yemen e il consiglio di sicurezza dell’ONU si appresta ad incrementare la consistenza del contingente militare di stanza nella vicina Somalia.

Senza dubbio una serie di reazioni che potrebbero apparire sproporzionate, di fronte ad un attentato rimasto nella “mutande” del presunto terrorista e ad una strage mai concretizzatasi nella realtà, soprattutto alla luce del fatto che anche i rapporti dei “precog” notoriamente si possono falsificare.
Ma Obama sta già scaldando i motori dei Maglev, se l’hanno insignito del Nobel per la pace ci sarà pure una ragione.

Che strana bomba a Reggio Calabria | Il blog di Daniele Martinelli

Avendo visto con il caso De Magistris quello che il sistema massonico-mafioso riesce a fare per sbarazzarsi in modo incruento di un magistrato, questa storia della bomba al tribunale di Reggio Calabria fa sorgere sospetti…

Che strana bomba a Reggio Calabria | Il blog di Daniele Martinelli.

Un ordigno esplode alla procura di Reggio Calabria. Nessun ferito, per fortuna. La deflagrazione avviene alle 5 del mattino. I danni sono limitati a un portone di ingresso del tribunale. La notizia rimbalza immediatamente su tutte le home page dei quotidiani e ci rimane per tutta la domenica post natalizia. Tutti i telegiornali ne danno la notizia in apertura, col solito codazzo di dichiarazioni dei politici. Oggi, a loro volta, i giornali fanno altrettanto.
La tensione si sparge, gli italiani pensano che la ‘ndragheta abbia intimidito i magistrati che con le loro inchieste stanno confiscando beni per milioni di euro alle cosche.

Un avvertimento di più clan, si dice, tanto che il ministro Maroni giovedì terrà un vertice a Reggio Calabria per dare modo ai telegiornali di non parlare di crisi e disoccupazione.
Questo attentato arriva in un momento in cui anche gli Stati uniti rincorrono i loro fantocci di Al Qaeda negli aeroporti.
Soltanto tre giorni fa Maroni aveva messo in guardia sparso la preoccupazione di attentati terroristici anche in Italia.

Guarda caso arriva la bomba a Reggio Calabria, che a me personalmente, siccome non sono fesso, mi dà tanto di una messa in scena organizzata da quelli di Forza Italia. Che con mafia, ‘ndragheta e camorra fanno binomio tramite i loro deputati alla Dell’Utri e alla Cosentino. E’ un dubbio che mi assilla fin da ieri.
Del resto, se ci pensate, quando un magistrato dà fastidio fa la fine di Luigi De Magistris: gli tolgono l’inchiesta. Oppure, se uno o più clan si vedono davvero minacciati, sparano senza preavviso ai bersagli che contano: magistrati e procuratori. Ma omicidi in stile Fortugno, fortunatamente, sono caduti in disuso perché i boss che ammazzano o che fanno ammazzare, prima o poi li devono beccare davvero.

Trovo altrettanto ingenuo che uno più clan che si vedono braccati dalla magistratura organizzino un attentato come quello che è accaduto a Reggio Calabria ieri mattina. Se così fosse si renderebbero facilmente riconoscibili in quanto già sotto indagine o con rinvii a giudizio di alcuni di loro. Le famiglie come i Piromalli calabresi o gli Zagaria campani, che trattano immobili e valute per milioni di euro, non sono così numerose. Prima di farsi braccare avrebbero avuto il tempo di mettere al sicuro i loro tesori (anche qualche centinaia di migliaia di euro) sui conti dello Ior o nelle banche dei paradisi fiscali sparsi per il mondo.

Sporcarsi le mani con “bombette gentili” tanto per ricordare Berlusconi e Mangano,  significa aumentare il rischio di essere presi e mediaticamente esposti. Condizione che alle cosche – anche di media importanza – non garba, visto che la malavita ingegnerizzata di oggi, arricchita grazie al voto di scambio, è  troppo pappa e ciccia con massoneria e istituzioni per piazzare bombe intimidatorie.

A mio avviso la verità è che a Berlusconi e al suo governo di fantocci serve consenso e nemici a cui imputare danni morali e immorali per ogni porcata che devono approvare per i loro amici. Diffondere paura e insicurezza è una strategia efficace per addormentare le coscienze nelle dittature e riempire i telegiornali di fesserie.
La sceneggiata dei tre assessori veneti di Galan che hanno scambiato un pacco di auguri con una bomba proprio oggi, dimostra il fine: “poca sicurezza, tanta paura, teniamoci forte ai maroni”. E attendiamoci altri attentati.