Che strana bomba a Reggio Calabria | Il blog di Daniele Martinelli

Avendo visto con il caso De Magistris quello che il sistema massonico-mafioso riesce a fare per sbarazzarsi in modo incruento di un magistrato, questa storia della bomba al tribunale di Reggio Calabria fa sorgere sospetti…

Che strana bomba a Reggio Calabria | Il blog di Daniele Martinelli.

Un ordigno esplode alla procura di Reggio Calabria. Nessun ferito, per fortuna. La deflagrazione avviene alle 5 del mattino. I danni sono limitati a un portone di ingresso del tribunale. La notizia rimbalza immediatamente su tutte le home page dei quotidiani e ci rimane per tutta la domenica post natalizia. Tutti i telegiornali ne danno la notizia in apertura, col solito codazzo di dichiarazioni dei politici. Oggi, a loro volta, i giornali fanno altrettanto.
La tensione si sparge, gli italiani pensano che la ‘ndragheta abbia intimidito i magistrati che con le loro inchieste stanno confiscando beni per milioni di euro alle cosche.

Un avvertimento di più clan, si dice, tanto che il ministro Maroni giovedì terrà un vertice a Reggio Calabria per dare modo ai telegiornali di non parlare di crisi e disoccupazione.
Questo attentato arriva in un momento in cui anche gli Stati uniti rincorrono i loro fantocci di Al Qaeda negli aeroporti.
Soltanto tre giorni fa Maroni aveva messo in guardia sparso la preoccupazione di attentati terroristici anche in Italia.

Guarda caso arriva la bomba a Reggio Calabria, che a me personalmente, siccome non sono fesso, mi dà tanto di una messa in scena organizzata da quelli di Forza Italia. Che con mafia, ‘ndragheta e camorra fanno binomio tramite i loro deputati alla Dell’Utri e alla Cosentino. E’ un dubbio che mi assilla fin da ieri.
Del resto, se ci pensate, quando un magistrato dà fastidio fa la fine di Luigi De Magistris: gli tolgono l’inchiesta. Oppure, se uno o più clan si vedono davvero minacciati, sparano senza preavviso ai bersagli che contano: magistrati e procuratori. Ma omicidi in stile Fortugno, fortunatamente, sono caduti in disuso perché i boss che ammazzano o che fanno ammazzare, prima o poi li devono beccare davvero.

Trovo altrettanto ingenuo che uno più clan che si vedono braccati dalla magistratura organizzino un attentato come quello che è accaduto a Reggio Calabria ieri mattina. Se così fosse si renderebbero facilmente riconoscibili in quanto già sotto indagine o con rinvii a giudizio di alcuni di loro. Le famiglie come i Piromalli calabresi o gli Zagaria campani, che trattano immobili e valute per milioni di euro, non sono così numerose. Prima di farsi braccare avrebbero avuto il tempo di mettere al sicuro i loro tesori (anche qualche centinaia di migliaia di euro) sui conti dello Ior o nelle banche dei paradisi fiscali sparsi per il mondo.

Sporcarsi le mani con “bombette gentili” tanto per ricordare Berlusconi e Mangano,  significa aumentare il rischio di essere presi e mediaticamente esposti. Condizione che alle cosche – anche di media importanza – non garba, visto che la malavita ingegnerizzata di oggi, arricchita grazie al voto di scambio, è  troppo pappa e ciccia con massoneria e istituzioni per piazzare bombe intimidatorie.

A mio avviso la verità è che a Berlusconi e al suo governo di fantocci serve consenso e nemici a cui imputare danni morali e immorali per ogni porcata che devono approvare per i loro amici. Diffondere paura e insicurezza è una strategia efficace per addormentare le coscienze nelle dittature e riempire i telegiornali di fesserie.
La sceneggiata dei tre assessori veneti di Galan che hanno scambiato un pacco di auguri con una bomba proprio oggi, dimostra il fine: “poca sicurezza, tanta paura, teniamoci forte ai maroni”. E attendiamoci altri attentati.

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