Archivi del giorno: 16 gennaio 2010

La trattativa con Cosa nostra secondo Ciancimino | Pietro Orsatti

Ecco la seconda parte dell’articolo di Pietro Orsatti sulle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. [qui trovate la prima parte]

La trattativa con Cosa nostra secondo Ciancimino | Pietro Orsatti.

di Pietro Orsatti

Dal racconto che fa Massimo Ciancimino della vita di suo padre, dell’ex sindaco di Palermo, emerge un dato di grande importanza per interpretare la storia siciliana e italiana. Sarebbero esistiti fin dagli anni ’70 rapporti continui fra pezzi importanti della politica nazionale, uomini dei servizi e i capi di Cosa nostra. E al centro di questo intreccio vi erano alcuni uomini, fra cui lo stesso Vito Ciancimino. Nella puntata precedente (pubblicata su Terra) di questa ricostruzione delle versioni fornite da Massimo Ciancimino ai magistrati in più di un anno e mezzo di interrogatori, si vede il potente Vito entrare direttamente come intermediario, anche se laterale, in vicende centrali per la storia del nostro Paese: il caso Moro, la strage di Ustica, l’omicidio di Piersanti Mattarrella. E si nota anche come, con l’andar del tempo e con il progressivo deteriorarsi dell’immagine dell’ex sindaco (il primo arresto, le inchieste, le voci di stampa), Vito Ciancimino venisse messo a lato, continuando ad avere un ruolo ma non più di comando.
La forza di Ciancimino è e rimane comunque quella di avere, da sempre, un rapporto continuo ed univoco con Bernardo Provenzano. L’insistere da parte di Massimo Ciancimino su questo dettaglio è fondamentale per capire un dato che diventerà di importanza assoluta per capire sia la dinamica delle stagioni delle stragi del 1992/93, sia per districarsi nell’affaire della trattativa fra Stato e mafia. Bernardo Provenzano e Totò Riina hanno due linee e due approcci differenti, come due linee e due referenti diversi hanno Vito Ciancimino e l’andreottiano Salvo Lima. Lima che, secondo Ciancimino, è il canale diretto per Toto Riina.
Immediatamente dopo la strage di Capaci, anche se ormai marginalizzato, Vito Ciancimino ritorna ad essere fondamentale per riaprire un dialogo con Cosa nostra e interrompere la fase stragista che rischia di mettere a repentaglio decenni di equilibri di potere. Lima è stato ucciso pochi mesi primi, l’unico canale è l’ex sindaco. E qui i ricordi di Massimo Ciancimino si fanno chiari perché è lui protagonista del primo contatto. Secondo il racconto fatto ai magistrati, Massimo viene avvicinato, infatti, su un volo Palermo Roma dal capitano Di Donno dei Ros dei carabinieri e convinto a farsi tramite verso il padre per avviare una sorta di trattativa. Una sorta di pax in cambio della consegna di super latitanti del calibro di Totò Riina, apprenderemo poi. Contemporaneamente Antonino Cinà, medico ma organico a Cosa nostra e coimputato nel processo Dell’Utri, sta facendo invece da tramite sempre per una presunta trattativa (il famoso «si sono fatti sotto» attribuita al capo della cupola) con Totò Riina. I due momenti coincidono, e Ciancimino è chiamato a quella che i pm nell’interrogatorio al figlio definiscono una sorta di «consulenza».
Andiamo al racconto dell’intreccio politico mafioso descritto da Ciancimino. De Donno è uomo dell’allora colonnello dei Ros Mario Mori (attualmente i due sono sotto preocesso per aver favorito la mancata cattura di Provenzano nel 1995). Il primo contatto, ricordiamolo, avviene nel periodo che intercorre fra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. E avviene dopo che, da anni, Ciancimino ha allacciato una relazione di collaborazione con i servizi e in particolare con un fantomatico “signor Franco” (che a volte viene anche chiamato “signor Bruno”). «Ho sempre detto che mio padre da queste cose, sì, anche per un senso di schifo che aveva provato per tutto ma ne voleva trarre qualche minimo vantaggio, non pensava mai minimamente che questo potesse avvenire solo attraverso il Capitano De Donno e il Colonnello Mori – racconta ai pm Massimo Ciancimino -. Come ho già detto nei precedenti interrogatori ancor prima di iniziare la così detta trattativa mio padre aveva chiesto al signor Franco (l’uomo dei servizi, ndr) se era il caso e al signor Lo Verde (sotto questo nome si nascondeva Bernardo Brovenzano, ndr) se era il caso di ricevere il Colonnello e il Capitano». Avuta rassicurazione sia dall’uomo dei servizi che, a quanto si capisce, anche da Provenzano, Ciancimino si appresta a «mandare avanti questa trattativa». Da uomo accorto Ciancimino chiede al “signor Franco” se altri personaggi fossero a conoscenza della possibile trattativa. «Alla domanda di mio padre, (…) gli era stato riferito che di tutta la situazione erano a conoscenza sia l’Onorevole Mancino (Nicola Mancino, appena nominato ministro dell’Interno e attuale vicepresidente del Csm, ndr) che l’Onorevole Rognoni (Virginio Rognoni, all’epoca ministro della Difesa, ndr). Mi ricordo bene questa situazione perché mio padre di questo rimase un po’ deluso in quanto lui riteneva l’uomo chiave che potesse in quel momento storico dare un contributo, contributo positivo all’esito delle sue situazioni processuali, (sarebbe stato) l’Onorevole Violante (all’epoca presidente della commissione parlamentare Antimafia), difatti più volte chiese se era.. se non si riusciva a coinvolgere l’Onorevole Violante. (…) Non gli fu mai detto di un coinvolgimento dell’Onorevole Violante, ma (il signor Franco, ndr) disse soltanto di fidarsi (e di avere) come referenti l’Onorevole Rognoni e l’Onorevole Mancino». Questo dato, questo insistere in particolare su Nicola Mancino come referente informato, fa nascere innumerevoli dubbi. In particolare su quali furono le motivazioni reali, dopo la strage di Capaci, di una seconda strage così ravvicinata per uccidere anche Paolo Borsellino.
Emerge dal racconto di Massimo Ciancimino un altro elemento che ci consente di dare un’altra chiave di lettura alla storia degli ultimi vent’anni della Repubblica. Della possibile trattativa viene informato anche Totò Riina, attraverso Cinà, e questi presenta il cosiddetto “papello”, il foglio con richieste del gotha di Cosa nostra allo Stato. Richieste che Vito Ciancimino reputa, fina da subito, non recepibili se non una provocazione di un capo mafia che ormai si sente intoccabile, vincente, onnipotente. A questo punto, attraverso Bernardo Provenzano, si innescherebbe la vera trattativa, il cui prezzo sarebbe stata la cattura di vari boss fra cui l’arresto di Totò Riina. E Massimo Ciancimino spiega come sarebbe stato proprio suo padre, in collaborazione e probabilmente su indicazioni precise di Provenzano, a indicare come catturare il cosiddetto “capo dei capi”. Indicazioni fornite ai Ros di Mori che, infatti, il 15 gennaio del 1993 arrestarono Riina.
È a questo punto che Vito Ciancimino, dopo essersi esposto sia sul versante di Cosa nostra che su quello dei servizi e dei Ros, si trova ad essere scavalcato e rimosso. E secondo Massimo Ciancimino a subentrare all’ex sindaco, ormai “bruciato” e da lì a poco arrestato, sopraggiunge l’attuale senatore del Pdl Marcello dell’Utri, all’epoca capo di Publitalia e impegnato nella costruzione di Forza Italia: è il ’93. Il particolare emerge dall’interrogatorio del 9 luglio del 2008, quando Massimo Ciancimino racconta proprio della cattura del boss Totò Riina e di come suo padre cavalcando il malcontento di Provenzano verso la politica stragista del boss corleonese, fosse stato convinto a «consegnare» il latitante. Un’informazione che l’ex sindaco riferì ai carabinieri. E proprio nell’ultima fase della trattativa, nonostante il contributo fornito da don Vito, che l’ex sindaco Dc sarebbe stato sostituito da un altro soggetto. «Da qualcuno che l’aveva scavalcato?» chiede il pm al teste. Massimo Ciancimino annuisce e a domanda del magistrato risponde: «Mio padre disse che Marcello Dell’Utri poteva essere l’unico che poteva gestire una situazione simile secondo lui, dice poi per quanto ne sono a conoscenza io, di altri cavalli vincenti che possono garantire rapporti». Una convinzione che sarebbe stata più di un’ipotesi per il teste: «tant’è – prosegue – che lui (Ciancimino n.d.r.) una volta pure tentò di agganciare Dell’Utri perché voleva parlargli, poi non se ne fece più niente perché Dell’Utri aveva paura di incontrare mio padre». E mentre si aspettano gli altri verbali degli interrogatori di Ciancimino ancora non depositati, va in scena a Palermo proprio la fase conclusiva del processo d’appello al senatore Pdl.

(2/2 fine)

Vito Ciancimino, diviso fra Servizi e Provenzano (prima puntata) | Pietro Orsatti

Vito Ciancimino, diviso fra Servizi e Provenzano (prima puntata) | Pietro Orsatti.

MafiaIl figlio dell’ex sindaco di Palermo parla ormai da un anno e mezzo dei rapporti intessuti dal padre. Emerge un’area grigia con l’uomo politico al centro a fare da collegamento fra apparati e Cosa nostra. Anche sul caso Moro

Di Pietro Orsatti su Terra

Un fiume di parole che, a quanto risulta, si affianca a una mole altrettanto impressionante di documenti consegnati ai magistrati: questo il “contributo” di Massimo Ciancimino. Depositati i primi 23 verbali degli interrogatori effettuati dai pm di Palermo in relazione all’inchiesta fra la presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra. E sfogliandoli ci si rende conto che se anche solo una minima parte delle dichiarazioni del figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino trovassero riscontro sarà necessario riscrivere interi capitoli della storia della Repubblica italiana. Nelle dichiarazioni di Ciancimino c’è di tutto, dal rapimento di Aldo Moro all’omicidio Mattarella, dalla strage di Ustica a quelle di Capaci e via D’Amelio, dai servizi segreti ai Ros passando per il terrorismo nero e rosso e la banda della Magliana. Il famigerato “papello”? Solo un dettaglio. C’è perfino troppo nelle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, c’è il rischio di perdere il filo, di “mancare” la mira sui vari bersagli.

Ma andiamo per ordine. È sempre stato evidente che Vito Ciancimino rappresentasse una sorta di area grigia nella gestione del potere non solo a Palermo. Un uomo che collegava Cosa nostra e pezzi dello Stato e in particolare alcuni settori della nostra intelligence. Molto più di Salvo Lima, l’uomo forte degli andreottiani nell’isola. «L’interlocutore politico più vicino o che ascoltava il Riina era l’on. Lima». Ciancimino invece era «veramente legato al Provenzano, non condivideva molto né la politica dei Salvo, né la politica di Lima». Una politica che non distingue il livello “visibile” e apparentemente legale, e si affida alla violenza della guerra di mafia: «Sempre scontri, di continuo». Ma Ciancimino, proprio grazie alla sua capacità di essere ascoltato da Bernardo Provenzano, diventerebbe per i servizi fondamentale. Avere un canale continuo di relazioni con il numero due di Cosa nostra significa gestire potere.

Massimo spiega che, comunque, il collegamento fra Ciancimino e i servizi, soprattutto a partire dalla metà degli anni 80, si restrinse per ragioni di sicurezza a un solo fantomatico uomo dell’intelligence, un certo Franco. Così come si limitarono gli incontri e i collegamenti con uomini ai vertici di Cosa nostra. «Per quanto riguarda quello che ho appreso direttamente da mio padre – racconta Ciancimino ai pm – i rapporti coi Servizi mio padre li ha sempre tenuti, mi ha sempre detto (…) che poi aveva cercato (…) di limitare a uno o due persone i rapporti con l’organizzazione Cosa nostra (…). Da politico con questo tipo di organizzazione, lui aveva detto sempre che il suo pregio, se poteva chiamarsi pregio, era quello di avere rapporti unici, nel senso con Provenzano». Cosa nostra e i servizi deviati, quindi. Uomo esterno e contemporaneamente riferimento di tutte e due le organizzazioni, fin dai tempi del rapimento Moro. «I Servizi hanno avuto sempre un ruolo chiave – spiega Ciancimino – specialmente dopo il sequestro Moro. Mio padre mi disse che era stato pregato per ben due volte (dai servizi, ndr), di non dar seguito a delle richieste pervenute per fare pressione su Bernardo Provenzano perché si attivassero per potere interferire, per quantomeno aiutare lo Stato nella ricerca del rifugio di Aldo Moro (…). Perché mio padre diceva che tali richieste potevano pervenire al suo paesano Riina da altri gruppi o esponenti politici, se ciò fosse avvenuto, mio padre doveva convincere il Provenzano a non immischiarsi in questo affare». E anche in questo caso si evidenzia sia la presenza di due linee differenti in Cosa nostra (quella di Provenzano e quella di Riina) e di due collegamenti a gruppi nettamente separati all’interno degli apparati dello Stato che rispettivamente erano rappresentati da Vito Ciancimino e Salvo Lima.
Dagli interrogatori emerge anche come l’ex sindaco di Palermo giocasse un ruolo fondamentale nel depistaggio delle indagini sulla strage di Ustica. «Fu nel 1980, non mi posso scordare, 19 giugno 1980, tanto per cambiare ero punito, ne avevo fatta una della mie ed ero costretto ad accompagnare mio padre al Circolo Lauria a un torneo di carte (…). Mi ricordo che proprio quella sera ci fu la cosa di Ustica, la strage di Ustica, mio padre fu chiamato subito, andò via, anche perché in quell’aereo viaggiava la figlia di un amico di papà di cui ho parlato l’altra volta, Alessandra Parisi (…). Mi disse che era successo un casino e che doveva vedere, fece andare a chiamare l’on. Lima, fece andare a chiamare altre situazioni, altri personaggi, e quando ho chiesto a mio padre realmente cosa fosse successo, mio padre mi raccontò che già allora il primo momento si seppe della storia dell’aereo francese che per sbaglio aveva abbattuto il DC9, e che bisognava attivare un’operazione di copertura nel territorio affinché questa notizia non venisse divulgata per niente…».
Poi l’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, uno dei capitoli più oscuri della storia della Democrazia cristiana. Il 6 gennaio 1980, appena entrato in auto con la moglie e il figlio, un killer si avvicinò al suo finestrino e lo uccise. In quel periodo stava portando avanti una radicale modernizzazione dell’amministrazione regionale. Si presume che a ordinare la sua uccisione fu Cosa nostra, a causa del suo impegno nella ricerca di collusioni fra mafia e politica. Un omicidio che tuttora rimane un mistero, del quale si conoscono solo gli esecutori materiali.

Massimo Ciancimino ai magistrati racconta come il padre volesse all’epoca «spiegazioni vista l’anomalia (…) dell’esecuzione dell’on. Mattarella». Massimo ricorda che l’ex sindaco gli «raccontò che aveva parlato con un poliziotto, forse con Purpi, gli aveva raccontato che secondo lui c’era la mano anche dei Servizi nell’omicidio». Ciancimino padre non entra nel merito dell’omicidio, non critica l’operazione. Vuole sapere, però, il come e il perché di certe “anomalie”, e le chiede direttamente sia a Cosa nostra che ai servizi. «L’anomalia, cioè che si erano serviti di manovalanza romana legata alle, non so, ai brigatisti rossi, neri, non mi ricordo che colore era… mio padre l’aveva appresa da questo personaggio». E, racconta sempre Vito al figlio, l’omicidio maturò come scambio di favori. Fra chi?
Ma c’è un altro omicidio chiave nella ricostruzione che Massimo Ciancimino fa ai magistrati, quello del segretario provinciale della Dc a Palermo, Michele Reina, eseguito da un gruppo di fuoco il 9 marzo del 1979. Appena un’ora dopo l’omicidio, l’azione viene rivendicata con una telefonata anonima al centralino del Giornale di Sicilia: «Abbiamo giustiziato il mafioso Michele Reina», dice la voce che firma l’agguato a nome di “Prima linea”. L’indomani mattina, una seconda telefonata giunge al centralino del quotidiano palermitano della sera L’Ora. Il telefonista dice di parlare a nome delle Brigate rosse, minaccia altri attentati e afferma: «Faremo una strage se non sarà scarcerato il capo delle Brigate rosse, Renato Curcio». Una montatura. Fin dall’inizio gli inquirenti ritengono una bufala entrambe le rivendicazioni. L’omicidio è maturato in ambiente politico mafioso, come conferma Ciancimino oggi. Anche se solo i vertici di Cosa nostra sono stati condannati nel 1999 e sono state stralciate le responsabilità politiche. «Mio padre questo non lo digerì (…). Quando morì Michele Reina, i pianti che si fece».

Nel momento dell’omicidio Ciancimino si rende conto anche che in qualche modo è stato messo all’angolo anche perché nessuno, e in particolare Bernardo Provenzano, lo avvisa di quello che sta per accadere. «Non lo avvisò, ovviamente lo sapeva ma a mio padre non lo avvisò, questo tipo di sentore non… ma mio padre non è che era molto al corrente se non erano personaggi a lui diretti, per esempio il sentore di Parisi già gliel’avevano detto». E quando si parla di Parisi, il riferimento è all’ex presidente del Palermo calcio Roberto Parisi, ucciso nel 1985. Un processo, quello per l’omicidio Parisi, recentemente rivisto e per il quale sono state annullate tutte le sentenze all’ergastolo precedentemente assegnate.

(1/2 segue)

[seconda parte]

Blog di Beppe Grillo – Acqua pubblica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Acqua pubblica.

L’acqua deve tornare pubblica. Quotare la pioggia in Borsa equivale ad affidare la sopravvivenza delle persone a degli squali. Il prossimo V3day sarà per l’acqua pubblica, l’8 maggio 2010. In Italia manca una cultura diffusa dell’acqua, i fiumi e i torrenti sono inquinati nell’indifferenza di quasi tutti, le sorgenti non sono protette, l’acqua viene sprecata come se fosse un bene inesauribile. L’acqua è il petrolio di questo secolo, l’oggetto di desiderio delle multinazionali, dobbiamo difenderla In Italia esistono movimenti e testimonianze a favore dell’acqua pubblica come il: “Forum italiano dei movimenti per l’acqua“.

“Sono Paolo Carsetti, il segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete di associazioni, comitati territoriali, organizzazioni sindacali, sta insieme dal 2006, perché conduce una battaglia rispetto alla gestione pubblica dell’acqua e intende far riconoscere un diritto umano universale.
Abbiamo iniziato redigendo una legge di iniziativa popolare, a fine 2006 e raccogliendo più di 400 mila firme. Ora la legge è in discussione in Parlamento e. visto il quadro parlamentare – istituzionale, non gode di grande sostegno da parte dei partiti presenti in Parlamento e giace in un cassetto. Abbiamo promosso la prima manifestazione per l’acqua pubblica in Italia, il primo dicembre 2007, a cui hanno partecipato più di 40 mila persone, ora stiamo conducendo campagne a livello nazionale tramite tutti i comitati territoriali, realtà associative e sociali, perché crediamo che questo sia l’unico modo per garantire un diritto e un servizio a tutta la popolazione.
In Italia il processo di privatizzazione del servizio idrico è iniziato da metà degli anni 90. Attraverso diversi provvedimenti legislativi si è andata affermando la gestione privata. Questo ha comportato diverse conseguenze sui cittadini, in primis c’è stato un aumento costante negli anni delle tariffe perché, oltre ai costi di gestione, il soggetto privato deve prevedere all’interno della tariffa, così come dice la legge, un profitto che noi come cittadini e utenti paghiamo al gestore. Quello che ci era stato raccontato, nel momento in cui si era avviato il processo di privatizzazione, era che lo Stato non poteva fare più fronte ai costi di gestione del servizio idrico, agli investimenti necessari per ristrutturare la rete idrica che ormai è vetusta e è definita un colabrodo e che dovevano intervenire soggetti privati perché solo loro potevano apportare i capitali necessari.
Quello che si sta registrando, e tutti i dati sono concordi sul fatto che all’inizio degli anni 90, gli investimenti annui erano pari a circa 2 miliardi di euro l’anno, oggi si registrano investimenti pari a circa 700 milioni di euro l’anno, ora abbiamo da una parte un innalzamento delle tariffe per garantire il profitto ai soggetti e ai gestori privati e dall’altra una diminuzione degli investimenti e anche della qualità del servizio.
C’è un altro fatto fondamentale rispetto al processo di privatizzazione, se io sono un soggetto privato e devo gestire un servizio, e quindi anche distribuire una risorsa, l’obiettivo che mi pongo sarà quello di aumentare la quantità di prodotto che vendo anno dopo anno, tant’è vero che in Italia i “piani di ambito” che sono i piani attraverso i quali si gestisce la risorsa idrica, prevedono nei prossimi anni un aumento dei consumi pari al 18% circa, ossia i gestori privati prevedono un aumento di quella che è la vendita del proprio prodotto. Questo credo sia assolutamente da scongiurare, anche perché i cambiamenti climatici, quello che è il riscaldamento globale ha come primo effetto e come prima conseguenza, proprio un aumento della scarsità della risorsa. Allora bisognerebbe approntare politiche di risparmio idrico, politiche di uso sostenibile della risorsa, questo, i soggetti privati, anche legittimamente rispetto a quella che è la propria “mission” imprenditoriale non lo possono garantire, lo può garantire esclusivamente una gestione attraverso enti pubblici, proprio perché il suo primo obiettivo è di garantire un servizio e un diritto a tutti, anche per le generazioni future, e di poter usufruire di identico patrimonio naturale.

Cosa può fare il cittadino per contrastare il processo di privatizzazione dell’acqua in Italia? Noi abbiamo messo in campo diverse campagne: una è quella di modifica degli statuti comunali e provinciali, proprio perché l’ultimo provvedimento approvato dal Governo a novembre 2009, fa riferimento alla privatizzazione dell’acqua, perché riconosce nel servizio idrico un servizio a rilevanza economica e quindi deve essere messo necessariamente sul mercato e sottostare alle leggi del mercato e della libera concorrenza. Noi riteniamo che il servizio idrico e quindi l’acqua non sia un bene di rilevanza economica, non sia un bene che debba sottostare alle leggi del mercato, ma vada garantito come un diritto di tutti, per questo i cittadini possono promuovere delle raccolte firme all’interno del territorio della propria Provincia e comune, per stimolare il Consiglio Comunale o il Consiglio Provinciale a approvare delle deliberazioni che modifichino lo Statuto comunale tramite l’inserite del riconoscimento del diritto umano all’acqua e tramite l’inserimento del riconoscimento del servizio idrico come servizio pubblico – locale privo di rilevanza economica. In questo modo l’ente locale, il Comune o Provincia può riappropriarsi della podestà decisionale, di come gestire il servizio idrico e quindi fuoriuscire dalla legislazione nazionale e questo è fondamentale proprio per mettere uno stop al processo di privatizzazione in Italia.
Abbiamo già lanciato e lo faremo anche nei prossimi giorni una manifestazione nazionale proprio in occasione della giornata mondiale dell’acqua che ogni anno cade il 22 marzo, il 20 marzo, il sabato precedente lanciamo una grande manifestazione per l’acqua pubblica e per la difesa dei beni comuni a Roma, cui chiamiamo anche a partecipare tutti quei movimenti, quelle realtà un po’ disilluse anche dal fallimento della Conferenza di Copenaghen, si stanno battendo rispetto al tema della giustizia climatica.
Contemporaneamente è stato lanciato da diverse forze politiche e anche il forum italiano dei movimenti per l’acqua crede di dover partecipare alla battaglia referendaria per abrogare tutte quelle norme che hanno consentito e garantiscono la privatizzazione dell’acqua in Italia, in primis l’ultimo Art. 15 del Decreto Ronchi approvato a novembre, ma anche tutte quelle leggi che hanno permesso l’ingresso dei privati e anche delle multinazionali nella gestione del servizio idrico in Italia in tutti questi anni.
Tutte le iniziative che il forum italiano movimenti per l’acqua mette in campo e ha messo in campo, potete trovarle sul sito del forum: www.acquabenecomune.org quotidianamente aggiornato, con la possibilità di raccolta firme rispetto agli Statuti comunali, insieme a quello che verrà da qui alla raccolta firme del referendum e alle iniziative per la manifestazione nazionale del 20 marzo.”

Antonella Randazzo: LIBRO PIRATI & MAFIOSI La vera storia del crimine organizzato

In nessun altro fenomeno, come nella mafia, le connessioni col sistema di potere sono evidenti. Oltre allo sbarco angloamericano in Sicilia (1943), occasione in cui, come ormai tutti sanno, la mafia fu ricostituita nell’isola, esistono numerosi altri fatti più recenti che attestano la vicinanza dell’organizzazione mafiosa al potere dominante: le guerre americane per il controllo della produzione di droga, oppure la produzione di nuove droghe ad opera della Cia, o, ancora, gli eventi che vedono la partecipazione di autorità statunitensi (come George Bush Senior) a fatti relativi a traffici illegali mafiosi, come il traffico di droga e di armi. Questo libro spiega tali legami, per consentire una vera conoscenza del fenomeno mafioso.

Credere che la mafia sia un fenomeno sociale nato casualmente, circoscritto ad un’area geografica, o addirittura un fenomeno antropologico, equivale a credere ad una casualità assurda, sarebbe come credere che la bomba atomica possa essere caduta casualmente su Hiroshima.

Leggi tutto: Antonella Randazzo: LIBRO PIRATI & MAFIOSI La vera storia del crimine organizzato.

ComeDonChisciotte – LA ‘FALSA’ PANDEMIA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA ‘FALSA’ PANDEMIA.

DI FIONA MACRAE
http://www.dailymail.co.uk

Le case farmaceutiche hanno approfittato della paura per l’influenza suina, afferma il presidente della sanità europeo

L’epidemia di influenza suina era una “falsa pandemia” spinta dalle compagnie del farmaco che hanno fatto in modo di guadagnare miliardi di sterline approfittando di un allarme su scala mondiale, ha affermato uno dei maggiori esperti di salute.

Wolfgang Wodarg, presidente della commissione Sanità del Consiglio d’Europa, ha accusato i produttori di farmaci e vaccini antinfluenzali di aver manipolato le decisioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità affinché si proclamasse lo stato di pandemia.

Questo ha permesso alle società farmaceutiche di assicurarsi “enormi guadagni”, mentre i paesi, incluso il Regno Unito, hanno “sperperato” il proprio magro budget sanitario, con milioni di persone vaccinate contro una malattia relativamente mite.

Una risoluzione proposta dal Dr Wodarg chiede che si proceda ad un’indagine sull’incarico che le società del farmaco hanno ricevuto da parte del Consiglio d’Europa, il “senato” con base a Strasburgo responsabile della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Un dibattito urgente su questo tema dovrebbe avere luogo alla fine di questo mese.

La richiesta del Dr Wodarg è arrivata nonappena è emerso che il governo britannico sta cercando disperatamente di sbarazzarsi di 1 miliardo di sterline in vaccini contro l’influenza, ordinati nel momento di massimo allarme.

Il Ministero della Sanità aveva previsto circa 65.000 morti, allestito un’apposita linea di consulenza (telefonica, ndt) e un sito web, sospeso le normali regolamentazioni per poter distribuire i farmaci antinfluenzali senza bisogno di prescrizione, e allertato le autorità sanitarie e locali affinché si preparassero ad un’imponente pandemia.

Si era fatto in modo di allestire gli obitori per il gran numero di morti attesi e c’erano stati avvertimenti riguardo al fatto che l’Esercito sarebbe potuto intervenire per prevenire disordini dovuti alla ricerca dei medicinali.

Ma con meno di 5000 casi di malattia in Inghilterra la scorsa settimana e solo 251 morti in tutto, il Dr Wodarg ha definito l’epidemia di H1N1 come “uno dei maggiori scandali del secolo”.

Ha dichiarato: “Abbiamo avuto una blanda influenza – e una falsa pandemia”.

Ha aggiunto che i semi del terrore erano stati seminati cinque anni fa, quando si era paventato che un virus ben più letale come quello dell’influenza aviaria sarebbe potuto mutare divenendo pericoloso per gli umani.

L’atmosfera di “panico” ha fatto sì che i governi facessero scorta di medicinali antinfluenzali come il Tamiflu e sottoscrivessero “contratti dormienti” (ovvero, che entrano in vigore nonappena viene dichiarato lo stato di pandemia, ndt) per milioni di dosi di vaccino.

Il Dr Wodarg ha dichiarato: “I governi hanno siglato contratti con i produttori del vaccino in cui si assicurano in anticipo le ordinazioni, addossandosi quasi tutta la responsabilità.”

“In questo modo i produttori dei vaccini sono sicuri di realizzare enormi profitti senza alcun rischio finanziario”.

“Poi gli basta aspettare che l’OMS dica “pandemia” e rendere attivi i contratti.”

Sostiene anche che per favorire ulteriormente i propri interessi, le principali aziende farmaceutiche avrebbero piazzato i “loro uomini” negli “ingranaggi” dell’OMS e di altre organizzazioni influenti.

Ha poi aggiunto che il loro ascendente avrebbe potuto spingere l’OMS ad ammorbidire la definizione di pandemia – portando alla dichiarazione di un’epidemia mondiale lo scorso Giugno.

Il Dr Wodarg ha detto: “Per poter promuovere i farmaci e i vaccini antinfluenzali, entrambi brevettati, le compagnie farmaceutiche hanno plagiato scienziati ed agenzie ufficiali, responsabili degli standard della sanità pubblica, di modo che allarmassero i governi di tutto il mondo.”

“Hanno fatto in modo che venissero sperperate preziose risorse sanitarie per strategie di vaccinazione inefficienti ed hanno inutilmente esposto milioni di persone in buona salute al rischio degli effetti collaterali sconosciuti di vaccini non sufficientemente testati.”

Non fa il nome di nessun personaggio britannico con conflitti di interesse.

Ma lo scorso anno il Daily Mail ha rivelato che Sir Roy Anderson, uno scienziato incaricato di fare consulenza al governo sull’influenza suina, ha anche un incarico da 116.000 sterline l’anno presso il consiglio della GlaxoSmithKline.

La GSK produce farmaci antinfluenzali e vaccini, e si preannuncia come una delle maggiori beneficiarie della pandemia.

Il Ministero della Sanità sostiene che, sebbene la malattia sembri essere in fase calante, non si possa escludere una terza ondata ed incoraggia le persone consigliate a vaccinarsi a farlo.

Il professor David Salisbury, il dirigente governativo responsabile dell’immunizzazione, ha affermato che non c’è “alcuna ragione” per i reclami del dottor Wodarg, sostenendo che le persone con conflitti di interesse sono state tenute fuori dai processi decisionali.

Un portavoce della GSK ha detto: “Accuse di coercizione indebita della volontà sono fuorvianti ed infondate. L’OMS ha dichiarato che l’influenza suina H1N1 corrispondeva ai criteri della pandemia”.

“Come ha dichiarato l’OMS, esistono norme legali e numerosi strumenti di salvaguardia per gestire possibili conflitti di interessi”.

La compagnia, presso la quale Sir Roy lavora ancora, afferma che lui ha reso noti i propri interessi commerciali e che non ha partecipato ad alcun incontro relativo all’acquisto di farmaci o vaccini, né incaricato dal governo né dalla GSK.

Fiona Macrae
Fonte: http://www.dailymail.co.uk
Link: http://www.dailymail.co.uk/news/article-1242147/The-false-pandemic-Drug-firms-cashed-scare-swine-flu-claims-Euro-health-chief.html
11.01.2010

Scelto e tradotto per http://www.comeddonchisciotte.org da ELISA NICHELLI