Archivi del giorno: 8 febbraio 2010

La magistratura sotto ricatto – Passaparola – Voglio Scendere

La magistratura sotto ricatto – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, se leggete i giornali domani, dubito che i telegiornali ne diano gran conto, parleranno dei commenti alla notizia, ma non parleranno della notizia, avete la possibilità oggi di mettere insieme un po’ di tessere del mosaico degli ultimi giorni, del mosaico politico-mediatico degli ultimi giorni, perché magari qualcuno si domandava, ma perché certi giornali, Il Corriere della Sera, che in certe pagine, grazie a certe firme sembra la succursale di Libero o del giornale, si è dedicato con tanta passione e con tanto spazio a una foto di 16, 18 anni fa che ritrae Di Pietro a tavola con dei Carabinieri, un investigatore americano e Bruno Contrada?

La cassaforte di Ciancimino
Perché i giornali di Berlusconi hanno ritirato fuori la storia della D’Addario che sembrava morta a sepolta? Non avevano niente di meglio da fare? Siamo sicuri che Berlusconi gradisca che si riparli delle sue avventure con una prostituta?
Che fine ha fatto il processo breve? E che ne è del legittimo impedimento? E quale sarà la prossima mossa, visto che ci hanno detto che il legittimo impedimento è soltanto un ponte di un anno e mezzo in vista di qualcosa di più sostanzioso e di ancora più definitivo? Questa roba che è venuta fuori negli ultimi giorni di una legge contro i pentiti, anzi contro i pentiti e contro i testimoni cos’è? Perché l’hanno annunciato e poi l’hanno smentita? Cosa sta succedendo? Oggi arrivano e lo troverete su qualche giornale domani, a cominciare da Il Fatto naturalmente, l’ultima fase delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino al processo di Palermo, Ciancimino sta parlando al processo che riguarda la trattativa tra Stato e mafia, quello a carica del Giornale Mori e del Capitano Colonnello Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento alla mafia per non avere, secondo l’accusa arrestato Provenzano a Mezzojuso nel 1995, aspettando poi che fosse la polizia a arrestarlo nel 2006.
Infatti l’Avvocato del Generale Mori che è lo stesso che era Avvocato di Contrada etc. che è l’Avvocato Milio che è anche un ex  parlamentare di area radicale, ma letto a suo tempo nel Polo della Libertà come si chiamava all’epoca, ha detto: ma cosa c’entrano queste cose di Ciancimino che parla di Berlusconi, di Dell’Utri nel nostro processo, c’entrano sì perché nel 1995 la maggioranza in Parlamento ce l’aveva il centro-destra, anche se Berlusconi aveva visto cadere il suo governo e quindi era in una posizione di attesa e sosteneva con l’astensione, almeno con l’astensione, che al Senato sapete corrisponde al voto favorevole, il governo Dini, Dini che più che altro non aveva bisogno di sostegno perché aveva anche i voti del centro-sinistra e quindi sapere quello che succedeva nel 1995 politicamente mentre i Carabinieri, secondo l’accusa si distraevano, un po’ come quando non avevano perquisito il covo di Riina e non andavano a fare il blitz neanche non casolare di Mezzojuso dove era nascosto Provenzano, può essere utile per capire il contesto politico, ma dato che la trattativa che i Carabinieri cominciano nel 1992, dopo la strade di Capaci, secondo Ciancimino è poi proseguita con l’arresto di suo padre e poi con l’arresto di Riina Provenzano ha continuato a trattare con altri soggetti che non erano più soltanto i Carabinieri, Carabinieri che peraltro secondo l’accusa, quelli del Ros, quelli di cui stiamo parlando, continuarono a garantirgli massima libertà di movimento, Provenzano andava, veniva, si spostava, andava a Palermo, a Roma e la certezza che nessuno l’avrebbe mai acchiappato, bene quella trattativa, secondo Massimo Ciancimino fu rilevata, fu ereditata da Marcello Dell’utri e poi nacque Forza Italia, non sono cose nuove per chi segue il Passaparola o per chi ha letto certi libri o chi legge certi giornali, ma oggi siamo arrivati alla punta più alta delle dichiarazioni di Ciancimino perché lui non si è limitato a parlare, ha consegnato dei documenti, compresa una cosa che neanche i magistrati sapevano che esistesse, una lettera di suo padre a Berlusconi, che parafrasava in certe parole tracopiava i concetti espressi nel famoso pizzino di cui abbiamo parlato spesso, il pizzino nel quale Provenzano o qualche suo scriba si era rivolto direttamente a Berlusconi, un pizzino senza data, non hanno data i pizzini, ma si può capire che è stato scritto tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, è il famoso pizzino nel quale Provenzano si rivolge a Berlusconi chiamandolo Onorevole, anche se probabilmente Berlusconi non era stato ancora eletto, ma stava per esserlo e in quel pizzino Provenzano gli garantiva appoggio per le imminenti elezioni del marzo 1994, le prime, quelle che Berlusconi ha vinto per la prima volta, quelle della discesa in campo, chiedendo in cambio la messa a disposizione di una delle televisioni e minacciando, in caso contrario un evento triste, infausto, luttuoso, un qualche attentato al povero PierSilvio, mi ricordate la storia di quel pizzino, quel pizzino stava nella cassaforte della casa al mare a Mondello di Massimo Ciancimino, nel 2005 i Carabinieri, sempre Carabinieri, spiace perché poi la stragrande maggioranza dei Carabinieri sono delle persone perbene, ma qui ci sono delle coincidenze veramente incredibili, evidentemente Carabinieri che si occupano di questa vicenda sono toccati dalla sfortuna, oppure cadono tutti in uno stato di Alzheimer, di torpore quando devono entrare in certe case o aprire certe porte.
Perché  vanno a perquisire all’inizio del 2005 la casa di Ciancimino Massimo al mare a Mondello, fuori Palermo, c’è una bella cassaforte nella stanza, se non erro, della badante del figlio o della figlia, la troverebbe anche un bambino, non la trovano, secondo alcuni semplicemente non la aprono, tant’è che quando un collaboratore di Ciancimino che assiste alla perquisizione, chiama Massimo Ciancimino che in quel momento era all’estero “ci sono i Carabinieri che perquisiscono” Ciancimino gli dice: se vogliono accedere alla cassaforte gli diamo le istruzioni necessarie per aprirla, neanche a dirglielo questi reagiscono, non aprite quella cassaforte, questo è il titolo del film, come non aprite quella porta o quel covo è il titolo del film della mancata perquisizione del covo di Riina e non aprite quel casolare a Mezzojuso è il titolo del film della mancata cattura di Provenzano, non aprono mai le porte, sono troppo educati, hanno paura di disturbare!
Avete presente Fantozzi quando deve bussare all’ingresso dell’ufficio del megadirettore galattico e sfiora soltanto la porta perché non osa neanche bussare… sono fatti così questi Carabinieri che si occupano delle vicende di cui stiamo parlando.
E’ sfortuna, perché poi la stragrande maggioranza dei Carabinieri si fa un mazzo tanto e hanno avuto anche dei caduti, a cominciare dal Capitano Basile o dal Generale Dalla Chiesa, ma purtroppo ne abbiamo degli altri che hanno questi vuoti, improvvisamente non sanno più chi sono, dove sono, vedono una cassaforte e la scambiano per un quadro!
Peccato perché  in quella cassaforte quando fecero la perquisizione c’era probabilmente copia del Papello, come dice Ciancimino e c’era integrale la lettera di Provenzano o di un suo scriba a Berlusconi, quello che abbiamo descritto prima, quella che Massimo Ciancimino dopo averne fatto copia, come gli diceva sempre suo padre “fai fotocopia di tutto” speriamo che salti fuori questa fotocopia perché almeno quella sarà integrale, portò l’originale a suo padre e Provenzano l’aveva data a lui per fare da intermediario con suo padre e suo padre doveva darla a Dell’Utri, il quale doveva darla a Berlusconi, questo dice Massimo Ciancimino.

Vito Ciancimino e la lettera a Berlusconi
Qui non sono più le parole di Massimo Ciancimino, qui c’è la ciccia perché almeno un lembo di quella lettera è saltato fuori da uno scatolone l’estate scorsa, uno scatolone che c’era in un magazzino della Procura, dove erano accantonate tutte le carte ritenute non utili tra quelle ritrovate nella casa di Ciancimino figlio, mistero, come è possibile che una lettera indirizzata all’On. Berlusconi sia ritenuta non utile?
Visto che a Palermo c’è stata un’inchiesta per mafia e riciclaggio a carico di Berlusconi, archiviata, ma che in caso di elementi nuovi può essere riaperta, anzi deve essere riaperta immediatamente? C’è un processo Dell’Utri proprio perché è accusato di avere fatto da tramite tra Berlusconi e la mafia, ci sono stati il processo al Generale Mori e al Capitano Ultimo, De Caprio per la mancata perquisizione del covo, c’è il processo al Genere Mori e al Colonnello Obinu per la mancata cattura di Provenzano e in tutti questi 4 processi quella lettera sarebbe fondamentale, quella lettera viene abbandonata ai tempi in cui il Procuratore Capo di Palermo era Piero Grasso che poi per questi e altri meriti è stato promosso Procuratore Nazionale antimafia, l’hanno lasciata in quello scatolone e non l’hanno depositata né al processo dove era imputato Mori per la mancata cattura di Riina, né al processo Dell’Utri, né al processo d’appello, già c’è pure il processo a carico di Massimo Ciancimino, accusato di avere riciclato il tesoro sul padre e condannato in primo grado in appello per intestazione fittizia di beni, in tutti questi processi quella carta non c’è perché i magistrati che li stavano facendo quei processi non sono mai stati avvertiti che i Carabinieri avevano trovato quel pizzino e l’avevano trovato, dice Massimo Ciancimino intero, perché nella sua cassaforte era intero, non era a fette, invece è rimasta una fettina soltanto, è saltata la parte in cui dice, Massimo Ciancimino, c’era scritto che Dell’Utri avrebbe dovuto  riceverlo per passarlo a Berlusconi e forse c’era scritta una qualche indicazione di data.
Quindi era intero quando c’è stata la perquisizione, cosa sia successo nel frattempo non si sa, sta di fatto che è stata trovata soltanto la fettina nello scatolone della Procura l’estate scorsa, 4 anni dopo quella perquisizione distratta!
Cosa significa questo? Che quando voi leggete e ce ne saranno per tutto il giorno, tutta la sera, sui giornali di domani i commenti che diranno: Ciancimino è pazzo, delira, si inventa etc., c’è un piccolo problema, bisogna giustificare la fettina del pizzino che non è più una chiacchiera di Ciancimino e bisogna giustificare quella lettera che Vito Ciancimino mandò a Berlusconi in cui diceva più o meno le stesse cose che Provenzano aveva detto nel pizzino, gliele ribadiva a scanso di equivoci e è quella che oggi Ciancimino ha consegnato, per fortuna integrale, adesso la Procura è nelle mani giuste, quindi non c’è più il rischio che qualcuno faccia a fette un pizzino integrato all’On. Berlusconi.
È di fronte a questi fatti che si scontra la polemica politica, perché uno può fare tutte le polemiche che vuole su Ciancimino, può dire che vuole conservare il suo tesoro, dimenticando che glielo hanno sequestrato, può dire che sta cercando di ingraziarsi la Procura di Palermo per salvarsi nel suo processo, un po’ difficile perché la Procura di Palermo l’ha fatto condannare a 6 anni e quando c’è stato l’appello di Massimo Ciancimino la Procura generale, i rappresentanti della pubblica accusa hanno chiesto la conferma dei 6 anni, dopodiché la Corte d’Appello contro la richiesta della Procura ha deciso di dare a Ciancimino le attenuanti generiche e devo dire che non c’è niente da eccepire, perché nel nostro sistema processuale le attenuanti generiche, soprattutto a un incensurato, veramente non si negano mai, non si capisce per quale motivo Berlusconi debba avere 6 o 7 volte le attenuanti generiche e Ciancimino neanche nel suo primo processo dovrebbe averle, oltretutto la Procura non c’entra niente perché le attenuanti la Procura non le ha chieste, gliele ha date motu proprio la Corte d’Appello, quindi non c’è nessuna ragione per cui Ciancimino dovrebbe dire queste cose, anzi, ci sarebbero molte ragioni per cui Ciancimino quelle cose non le dovrebbe dire, perché? Perché se uno è un uomo di mondo e Ciancimino lo è, sa benissimo che se fa quei nomi ha finito di vivere tranquillo e questo spiega le sue esitazioni, i suoi stop and go perché ha una famiglia, che naturalmente ogni volta che lui va a parlare di queste cose finisce nel mirino.

La svolta, il ricatto
La domanda che avevamo fatto all’inizio era: perché sono successe tutte queste cose, la foto di Di Pietro, il presunto complotto della D’Addario, perché siamo di fronte a una svolta cruciale, vi ricordate quello che abbiamo detto prima, c’è stata un’inchiesta archiviata a Palermo a carico di Berlusconi e di Dell’Utri per mafie e per riciclaggio, capite la paura che possono averi questi, ogni giorno viene fuori un pizzino, una lettera, una dichiarazione di Ciancimino, un’altra di Spatuzza etc.
Temono ovviamente che le inchieste archiviate vengano riaperte, esattamente come temono che vengono riaperte come quelle nelle quali erano imputati a Firenze e a Caltanissetta per concorso nelle stragi, intanto mettono lì un Disegno di Legge che stabilisce che non basta la parola anche di più testimoni o collaboratori di giustizia, per formare un elemento probante, è la famosa legge Valentino rivelata la Repubblica l’altro giorno che poi è stata subito smentita dai Ministri Alfano e Maroni, ma intanto è lì e non c’è solo il governo che può approvare le leggi, anche se praticamente fa solo quello, ma il legislatore con i decreti, c’è anche il Parlamento che può andare avanti e loro possono benissimo dire “il Governo non c’entra” ma liberamente la maggioranza parlamentare la porta avanti, la tengono lì come una pistola carica, puntata, come a dire: o fate i bravi e la smettete di fare certe domande a Ciancimino e a altri e a Spatuzza e a altri, oppure noi vi vogliamo dalle mani la possibilità di utilizzare i mafiosi pentiti e i testimoni dichiaranti, qual è Massimo Ciancimino e così i processi per mafia per ve li sognate, perché tutti i processi per mafia, checché se ne dica, salvo quelli in cui hai la fortuna di riuscire a vedere o a filmare il mafioso mentre commette dei delitti, si basano sulla parola di pentiti e di eventuali testimoni votati al carachiri, come Ciancimino Massimo, al quale converrebbe tutto, tranne tirare in ballo Berlusconi e Dell’Utri, ve lo posso assicurare, gli converrebbe mangiarseli certi pizzini, invece di portarli o di commentarli in udienza.
Lo farebbero Ministro, Presidente del Senato se se li mangiasse! Pistola puntata carica o saltano certe indagini, oppure vi facciamo saltare tutte le indagini, poi c’è il processo breve, anche quello, l’hanno approvato in un ramo del Parlamento e adesso lo lasciano lì, fermo alla Camera, altra pistola puntata, perché? Perché il 25 febbraio c’è la sentenza a carico di Mills, accusato di essere stato corrotto da Berlusconi, se la Cassazione assolve Mills, il processo breve viene lasciato morire, lasciano scadere, dimenticato, per il processo Mediaset che peraltro è stato mangiato quasi tutto la prescrizione grazie alla ex  *** e ai condoni fiscali di Berlusconi, basta e avanza il legittimo impedimento che porterà le cose alle calende greche e poi dopo si parlerà di che fare o una legge costituzionale che riprende il lodo Alfano e immunizzi soltanto Berlusconi e le altre 3 cariche dello Stato, oppure un’immunità parlamentare erga omnes extralarge che coinvolgerà tutti e mille i parlamentari, quindi il processo breve è lì a minacciare la cassazione, affinché si mettano una mano sulla coscienza il 25 febbraio quando dovrà giudicare Mills ed  una scappatoia alla Cassazione l’hanno fornita i giudici di appello che hanno ritenuto che Mills non sia stato d’accordo con Berlusconi perché concordare le sue falle testimonianze in cambio della mazzetta di 600 mila dollari, prima di farle, ma che l’accordo sia avvenuto dopo, è un’assurdità, se devi fare una falsa testimonianza a pagamento per favorire qualcuno ti metti d’accordo con quel qualcuno prima di farla, non dopo, altrimenti dopo che l’hai fatta magari quello si dimentica di avere preso degli… quello magari dice: non c’entro niente, hai fatto tutto tu, non ti pago, infatti nel processo ci sono molti elementi che fanno ritenere che Mills e Berlusconi si fossero messi d’accordo prima del 1997/1998 quando furono fatte le false testimonianze da Mills, invece la Corte d’Appello ha ritenuto che la corruzione fosse susseguente, l’accordo e la dazione fossero avvenute dopo, mentre in realtà quello che emerge da chi conosce bene le carte, leggetevi il libro di Gomez Mascali “Il regalo di Berlusconi”, prima c’è l’accordo, poi ci sono le due false testimonianze e poi c’è il versamento.
Con questa scappatoia la Corte Costituzionale potrebbe tagliare la testa al toro e dire: ma non esiste la corruzione giudiziaria susseguente, la corruzione giudiziaria per esistere deve essere antecedente rispetto all’atto e se la mette così può benissimo annullare anche senza rinvio la sentenza d’appello, ma può anche annullarla, non condividendone la motivazione, ordinare un nuovo processo di appello e lì muore tutto per prescrizione e a quel punto nel primo caso, si annulla senza rinvio la sorte anche del processo di Berlusconi, accusato di avere corrotto Mills è segnata, perché? Perché se hanno assolto il corrotto perché non può essere stato corrotto in quanto l’accordo sarebbe avvenuto dopo e non prima della falla testimonianza, allo stesso modo il processo a carico del corruttore, finirebbe in un’assoluzione, in una derubricazione del reato in corruzione semplice e non più corruzione giudiziaria, perché qui sta il cavillo, corruzione semplice, non aggravata è punita con una pena più bassa e quindi con una prescrizione più breve e la corruzione giudiziaria, quindi aggravata è punita con una pena più alta e quindi con una prescrizione più lunga.
Se fossero accusati di corruzione semplice, Mills e Berlusconi avrebbero avuto già la prescrizione che è il reato si è commesso, secondo la Procura e secondo il Tribunale, fino al 2000, quindi 2000 più 7,5 fa 2007 e il reato sarebbe già prescritto, invece la corruzione giudiziaria si prescrive in 10 anni, quindi c’è tempo ancora per quest’anno 2010, di finire, ecco perché Mills potrebbe essere condannato in tempo se la Corte di Cassazione confermasse la sentenza d’appello, e Berlusconi naturalmente avrebbe un processo che potrebbe durare altri 2 anni, perché? Perché ha sospeso questi processi più volte con delle leggi, quindi i periodi di sospensione ovviamente vengono detratti dal computo finale, quindi lui sarebbe ancora possibile giudicarlo senza prescrizione se la corruzione fosse ritenuta aggravata, giudiziaria, se invece ritengono che è corruzione semplice, allora il reato è già prescritto da due anni, perché vi ho fatto tutto questo pippone? Perché il problema della corruzione giudiziaria è che secondo alcuni orientamenti della Cassazione, non può essere susseguente, solo la corruzione semplice può essere susseguente, quella giudiziaria no, per questo vi ho parlato di scappatoia, se la Corte di Cassazione ritiene che la corruzione Mills Berlusconi, Berlusconi – Mills è susseguente, potrebbe cadere l’ipotesi aggravata di corruzione giudiziaria, potrebbero passare tutti e due alla corruzione semplice, essere definiti naturalmente uno un corretto e un altro un corruttore, mica assolti, ma il reato di degraderebbe alla sua fattispecie meno grave e quindi scapperebbe prima per Mills e poi per Berlusconi, l’automatica prescrizione, se la Cassazione si comporta così, anche il processo breve, come la legge antipentiti, viene accantonato, se fanno i bravi non gli fanno le leggi per impedirgli di fare i cattivi, se fanno i cattivi gli fanno le leggi per impedirgli di fare i cattivi, naturalmente per impedirglielo erga omnes ancora una volta, ad personas! Non fate più nessun processo se non fate i bravi in quel processo, questa è la minaccia di tutte queste pistole puntate sul tavolo e poi naturalmente ci vuole una preparazione dell’opinione pubblica per farle credere che le leggi future che dovranno agganciarsi al legittimo impedimento che consente a Berlusconi di rinviare per un anno e mezzo i suoi processi, *** che queste leggi future sono fatte in apparenza per lui, in realtà le fanno per noi, è un po’ difficile farlo capire, infatti oggi nei sondaggi sia il lodo Alfano per le 4 cariche in forma costituzionale, sia l’immunità parlamentare per tutti e mille i deputati e senatori, sono altamente impopolari, la gente non li vuole, nei sondaggi c’è un 80/90% di contrari, anche elettori del centro-destra, perché non hanno mai visto nel programma una roba del genere, perché Berlusconi fa la campagna elettorale dicendo “eleggetemi che così mi faccio delle leggi per me, le fa, ma non lo dice, quindi l’elettore del centro-destra può anche fare il finto tonto e dire: non l’avevo previsto, non me lo avevi detto, nel contratto con gli italiani non c’era scritto “meno processi per me” c’era scritto “meno tasse per tutti, pensioni più alte per tutti, meno reati per tutti” ecco meno reati, non meno processi!
Quindi bisogna convincere la gente che in realtà sembrano leggi fatte per la casta ristretta, 4 altre cariche allargata, mille parlamentari, ma in realtà lo fanno per noi, per dare serenità al governo, al Parlamento e chi non vuole un Premier sereno, un Parlamento sereno, alte cariche serenissime, vogliamo tutti una serenità meravigliosa, e consentire che possano governarci e legiferare senza distrazioni perché avete sentito cosa ha detto Angelina Jolie, il Premier è un secchione, uno che quando ha un processo si studia tutto e non trova più il tempo per fare il resto, ecco perché da 15 anni si occupa soltanto dei cazzi suoi, perché è un secchione, studia, questa è la ragione, studia, studia e studia, alla fine gli vengono in mente soltanto i suoi processi e non gli affari nostri!
Santa ingenuità, questo è quello che stanno cercando di fare, per questo la campagna di stampa è partita su Craxi, perché? Perché se passa, l’abbiamo detto mille volte, il principio che non valgono più neanche le sentenze definitive per corruzione di condanne a carico di uno che è scappato all’estero, se si può fare anche quello e si viene beatificati dal Capo dello Stato, dal Presidente del Senato etc., è evidente che passa qualsiasi altra cosa, cosa si può fare di peggio che non rubare da statista, da leader politico, da Presidente del Consiglio e poi quando si viene beccati, svignarsela all’estero per sottrarsi alla giustizia del proprio paese che sta cercando di punirvi per avere violato leggi fatte da voi stessi? E’ evidente che se passa una cosa del genere non ci sarà più niente che non si potrà fare legittimamente, quindi hanno legittimato Craxi per legittimare il suo degno compare e successore.
Ma la legittimazione di Craxi ha anche un altro significato, delegittimare Mani Pulite, per estensione, per effetto di trascinamento tutte le indagini che sono figliate da allora, per corruzione e per mafia, se i processi ai politici sono precisi politici, fatti da giudici politicizzati non perché i politici commettono reati, ma perché i politici hanno delle idee che non piacciono ai giudici, a questo punto tanto vale metterci una pietra sopra e dire: siamo stanchi, siamo stanchi, facciamo la pace, arrendiamoci, diamogli, come ha detto Cementano, sciaguratamente l’altro giorno sul Corriere della Sera, un bel lasciapassare e chi si è visto si è visto, questo è lo scopo, perché? Perché tanto sono processi politici, succede casino, poi quello fa il processo breve, fa saltare di qua, fa la guerra atomica, lasciamo stare, lo dicono anche molti magistrati stremati, dicono: diteci chi non dobbiamo più processare e noi non ve lo processiamo, l’importante è che gli altri ce li fate processare, questo è il clima, in questo clima naturalmente c’è un problema, che continuano almeno su alcuni giornali a venire fuori e alcune trasmissioni, tanto per non fare nomi Annozero e sui blog, continuano a venire fuori delle notizie vere, come quelle che riguardano le rivelazioni di Ciancimino, allora cosa succede? Che i media di Berlusconi, la gran parte tra quelli direttamente controllati e quelli indirettamente condizionati, buttano nel ventilatore ogni giorno un falso scandalo nella speranza di fare pari e patta con i veri scandali che coinvolgono il Premier, allora abbiamo il complotto della D’Addario, quest’ultima non è una prostituta che non noto pappone, amico di Berlusconi ha portato nel letto di Berlusconi il quale ci ha fatto quello che sappiamo, dopodiché l’ha fatta candidare in una lista del Popolo della Libertà, l’ha più volte chiamata, le ha fatto le solite promesse e poi non le ha mantenute, no la D’Addario è stata selezionata da oscure centrali internazionali, leggete se vi capita, Panorama è meglio di un giornale umoristico, che l’hanno infilata surrettiziamente nel lettone di Putin e il povero Berlusconi che era lì che quella sera, come sempre, questo anziano signore con il plaid sulle ginocchia, sulla sedia a dondolo rubava a ruba mazzo insieme a Bondi, Cicchito e Capezzone che lo lasciano vincere anche quando perderebbe così per dargli il contentino, davanti a una tazza di camomilla, vede irrompere questa *** che lo violenta lì davanti a tutti, lui che urla no, non voglio, queste cose non le faccio, Veronica salvami! Niente, purtroppo la amata *** prende il sopravvento, questo lo scrivono restando seri importanti giornali del centro-destra, mentre altri, anziché spernacchiarli, riportano Panorama sostiene, come se Panorama fosse un giornale, lo è stato, glorioso anche, vedete com’è ridotto, Berlusconi ha questo di bello, è il Re Mida che trasforma tutto quello che tocca in merda!

Il complotto contro Di Pietro
Dall’altra parte abbiamo il complotto di Di Pietro, complotto di Di Pietro che non a caso, alla vigilia di Natale del 1995 si ritrova a cena con dei Carabinieri, con un agente, con un detective le La Kroll, un’agenzia di investigazione americana, secondo alcuni forse in odore di Cia che gli dà un premio, addirittura un fermacarte, in più Bruno Contrada, quest’ultimo quello che poi 9 giorni dopo è stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa e anni dopo è stato condannato, Di Pietro, avete capito?
Non lo frequenta dopo che è stato arrestato o condannato, quando si sapeva che quello era un amico della mafia, no, lo frequenta prima, è questo il peccato originale, Di Pietro frequenta le persone quando sono incensurate, questo è imperdonabile, meno male che l’hanno beccato! Sapete chi l’ha beccato? Un giornalista de Il Corriere della Sera che ha scritto un libro in cui sostiene che Contrada è innocente, anche se invece è stato giudicato colpevole fino alla Cassazione, aiutava i mafiosi a farla franca dei blitz che altri poliziotti, però per bene, organizzavano, li chiamava e quelli scappavano, questa era la sua funzione!
Prima non lo si sapeva, si è saputo dopo, Di Pietro è andato a cena una volta con lui, con 3 Carabinieri, tutti incensurati, tutti insospettabili in quel momento e quindi ci sarà qualcosa dietro, altrimenti farebbe come tutti gli altri che frequentano i servitori dello Stato una volta che sono stati condannati, ovviamente! Gli stessi che hanno difeso Contrada fino all’ultimo dicono: è se Di Pietro è a cena con Contrada ci sarà qualcosa di male, alla fine rimprovereranno a Contrada di essere andato a cena con Di Pietro, perché questo è l’andazzo, come ci fosse qualcosa di strano che un magistrato va a cena in una caserma dei Carabinieri, circondato da Carabinieri, da un investigatore americano che lo voleva conoscere e da Contrada che essendo il N. 3 del Sisde, voleva conoscere l’uomo dell’anno e davanti, nella foto però non si vede, non ve l’hanno detto che ci sono, c’erano 80 reclute e 80 Carabinieri non graduati, che cenavano tutti intorno e immaginate in quel momento 92, il giorno dell’avviso di garanzia a Craxi, saranno stati tutti lì con le macchine fotografiche e non c’erano i telefonini ancora con la macchina fotografica o con la webcam interna, per cui tutti che fotografavano e si fotografavano con Di Pietro, immaginate come si va a nascondere un evento che è avvenuto davanti a 80 testimoni, ma è quello che abbiamo letto per una settimana: chissà che fine hanno fatto, chissà dove sono sparite, chi le ha fatte sparire e perché, forse mani pulite, scrive autorevolmente Feltri, è un complotto voluto da servizi segreti stranieri, legati a quelli americani, per portare al Governo il PC, dopo avere distrutto il pentapartito, pensate alla Cia, uno dice che sono fessi, sono furbissimi, hanno organizzato il complotto di mani pulite per rovesciare tutti i partiti filo americani in Italia e portare al governo i comunisti!
A parte che anche Feltri deve avere anche un pizzico di Alzheimer perché non ricorda che dopo mani pulite al governo c’è andato Berlusconi, non i comunisti, ma questi sono dettagli, li fa il Direttore di giornale, non è mica tenuto a sapere queste cose, è difficile saperle! Sono tenute segrete anche queste cose, ma soprattutto Feltri rivela che la Cia ha lavorato e bene, devo dire, per rovesciare la prima repubblica, tutti i partiti filo americani sono scomparsi e lasciarne in piedi uno, il Partito Comunista che, naturalmente, rubava di meno e questa è la ragione per cui gli elettori l’hanno pulito di meno, anche perché i suoi dirigenti non hanno mai messo una lira in tasca, le mettevano semmai nelle tasche del partito, il che è anche più grave dal punto di vista politico, ma la gente ovviamente reagisce in modo diverso, rispetto a quelli che hanno le ville, le mignotte, gli aerei privati, i conti etc., ma questo è il bello, la Cia ha portato al governo i comunisti distruggendo tutti i partiti filo americani, è un’operazione che a pensarci bene, neanche il KGB sarebbe riuscito a realizzare così bene, bene ci ha pensato la Cia, quest’ultima e il KGB forse agivano insieme, forse la Cia è il servizio segreto sovietico travestito da americano e adesso naturalmente è dietro anche al complotto della D’Addario perché sapete che Berlusconi è amico di Putin, di Luca***, di Gheddafi e quindi la Cia ce l’ha con lui e quindi è probabile che l’amata *** del tavoliere, la D’Addario, sia stata infilata nel suo letto da uomini della Cia, anche perché un uomo così illibato e così santo come lui, lo potevano giusto sputtanare mettendogli una donna nel letto, perché? Perché è una cosa talmente insolita che si sono scandalizzati tutti, è un po’ come tentare di fare un complotto contro Mara dona, mettendogli una bustina di droga nella macchina, ne ha altre 100 e quella non si nota, immaginate a chi potrebbe venire in mente in una ipotetica centrale spionistica mondiale, cosa facciamo? A Berlusconi perfetto, gli mettiamo una prostituta in casa che è proprio la cosa più lontana che potrebbe mai capitare in quella casa, così la gente si scandalizza e lui è screditato a livello mondiale!
Nello stesso periodo purtroppo sono uscite le foto, dove di queste se ne vedevano a ventine, che venivano aviotrasportate nei voli di Stato sulle sue residenze, ma queste cose restando seri, i giornali le pubblicano e le televisioni le replicano, vedi scodinzolii con il TG1, perché? Perché devono fare pari e patta con le rivelazioni vere che stanno uscendo sul vero punto nero della seconda repubblica, la nascita di Forza Italia e i rapporti con la mafia, tutto il resto è una conseguenza.
Passate parola e continuate a seguirci sul blog e su Il fatto Quotidiano, grazie e buona settimana!

Antonio Di Pietro: Appello per la Campania

Fonte: Antonio Di Pietro: Appello per la Campania.

Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e’ determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.

Dite che De Luca e’ sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche’ non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c’è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.

Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d’union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.

Una forza politica come l’Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un’alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.

Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell’alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell’alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.

Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l’unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un’alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall’altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.

Ho chiamato De Luca, l’ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell’Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

Primo: se lo condannano deve dimettersi.

Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l’affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.

Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l’Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l’alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c’è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l’umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall’altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l’economia e il riscatto del Paese.

Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L’alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.

Antimafia Duemila – Gli smemorati del segreto di stato

Fonte: Antimafia Duemila – Gli smemorati del segreto di stato.

di Claudio Fava – 8 febbraio 2010
Il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti italiani (oggi presieduto da Massimo D’Alema, fino a ieri da Francesco Rutelli) fa sapere che nelle prossime riunioni si pronuncerà sulla congruità e proporzionalità nell’uso del segreto di Stato per il caso Abu Omar.

Scrupolo doveroso, perbacco. Se non fosse che quel segreto fu agitato, invocato e infine opposto contro il processo di Milano proprio dal governo Prodi: di cui D’Alema era ministro degli Esteri e Rutelli vicepresidente del Consiglio. In una sbrigativa amnesia, Francesco Rutelli dimentica oggi ciò che affermò ieri quando, parlando a nome del Governo, accusò i procuratori di Milano Ferdinando Pomarici e Armando Spataro di «aver illegittimamente e ripetutamente violato il segreto di Stato» nella conduzione delle indagini sul sequestro dell’ex imam egiziano, di «aver violato le prerogative di secretazione del governo» e di aver operato dolosamente «l’acquisizione di materiale classificato e di elementi informativi» su cui «il governo aveva provveduto ad apporre il segreto di Stato».
Tecnicamente, oggi lo sappiamo, erano tutte balle. La sentenza che ha ritenuto (grazie al governo Prodi e ai suoi segreti di Stato) non giudicabili i vertici del Sismi, ha spiegato che Pollari e i suoi collaboratori erano colpevoli. Quel sequestro si consumò con la «compiacenza, e forse la conoscenza del Sismi, ma che di tale circostanza non è stato possibile approfondire le evenienze probatorie, pur esistenti, per l’apposizione del segreto di Stato» da parte del governo italiano.
Traduzione: il Sismi sapeva e ha taciuto; se questo tribunale non può condannare Pollari e soci, prendetevela con chi li ha voluti proteggere da Palazzo Chigi.
Un furto di verità. Subito trasformato in campane a festa per il generale Pollari che per un pelo non ci siamo ritrovati come Commissario dei beni confiscati alle mafie o come nuovo capo della Protezione civile. Ma non disperiamo che Berlusconi sappia trovargli comunque alti incarichi degni di lui. Ci preoccupa di più il furto di memoria. Furto con scasso, utilizzando, com’è consuetudine antichissima di questo paese, il segreto di Stato come un piede di porco per divellere fatti, nomi, responsabilità. A quel furto hanno prestato manforte anche i quaranta parlamentari del centrosinistra che chiesero la verità, tutta la verità sul caso Abu Omar e sulle trattative con la CIA, ma che di quella loro indignazione (interrogazioni, interviste, pugni sbattuti sugli scranni di Montecitorio) hanno poi inesorabilmente smarrito ogni traccia. Ci preoccupa la memoria slabbrata e stracciata degli italiani. Che da mezzo secolo s’arresta dinnanzi a verità inopportune e dunque protette da provvidenziali segreti di Stato (solo per titoli: piazza Fontana, piazza della Loggia, gli archivi della P2 in Uruguay, l’Italicus, il caso Telecom-Sismi…).
Su quest’espressione, segreto di Stato, in apparenza così alta e responsabile, s’è esercitata negli anni la peggior retorica patriottica e politica. Un po’ com’è accaduto per l’istituto dell’immunità, immaginato per garantire libertà di parola e di mandato ai parlamentari della Repubblica e trasformato in una licenza d’impunità, con voti d’aula tronfi e sfacciati per salvare dalla galera gli amici dei mafiosi e dei camorristi. Anche del segreto di Stato si disse subito: s’applicherà solo per il superiore interesse della nazione, per la sicurezza interna ed esterna del Paese, per tutelare l’incolumità degli italiani. Da Portella della Ginestra in poi, con rarissime eccezioni, non è stato mai così. L’unica risorsa che i governi hanno voluto tutelare con quel segreto, è stata la faccia di qualche Presidente del consiglio, di qualche ministro e di qualche loro faccendiere.
Questa, si dirà, è la storia d’Italia: che ci vogliamo fare? Giulio Andreotti, per i suoi novant’anni, ha spiegato che lui, i suoi segreti di Stato se li porterà in paradiso: e noi gli crediamo. Insomma, non ci sveleranno, non ci riveleranno, non ci spiegheranno. Ma che almeno non ci trattino da perfetti idioti. Coloro che ieri imposero il segreto per imbavagliare i giudici di Milano, oggi si dicono impegnati a capire se quel segreto fosse poi così necessario: ecco, amici, sono proprio questi esercizi di fumosa ipocrisia che potrebbero essere risparmiati al Paese. Rapinarci la verità e la memoria, amen: ma farci passare anche per fessi, questo no.

Tratto da: sinistra-democratica.it