Antimafia Duemila – ”Se limitano le intercettazioni la ‘Ndrangheta ringrazia”

Antimafia Duemila – ”Se limitano le intercettazioni la ‘Ndrangheta ringrazia”.

Quando Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria autore con il criminologo Antonio Nicaso di “La Malapianta” (Mondadori) sente parlare di limitazioni delle intercettazioni telefoniche monta su tutte le furie.

Una vita passata ad occuparsi di ‘Ndrangheta e lotta al narcotraffico internazionale, “ho iniziato indagando sui clan di Platì, della Locride e dell’area aspromontana. Li ho visti trasformarsi da mafiosi rurali in broker della droga a livello mondiale”, sa quanto sia difficile inseguire una mafia che fa della modernizzazione il suo punto di forza. Telefonini, satellitari, Skype e chat. Picciotti e capi della ‘Ndrangheta usano tutti i mezzi per comunicare.

Dottor Gratteri, ma davvero senza mettere sotto controllo i telefoni non si riesce a combattere le mafie?
Le intercettazioni sono uno strumento formidabile, ma anche il mezzo più economico, garantista e sicuro per acquisire le fonti di prova.

Il governo non sembra pensarla allo stesso modo e sta cambiando profondamente tutta la normativa che le regola.
E sbaglia, è un errore gravissimo limitare l’uso di questo strumento.

Sul quale voi puntate – dicono   i sostenitori della riforma – perché non volete più fare indagini.
Lasciamo stare le polemiche inutili. Se io devo pedinare un trafficante di droga che si sposta dalla Calabria a Roma, sono costretto ad impiegare dai dieci ai venti uomini se voglio sapere chi incontra e di cosa parla. Costo dell’operazione 2.000 euro al giorno circa. Se invece gli metto il telefono cellulare sotto controllo spendo non più di 12 euro più Iva e non devo distogliere uomini delle forze dell’ordine da altri compiti, come il controllo del territorio che nelle zone di mafia lo Stato deve contendere ai boss. Ma poi con quali uomini si fanno i pedinamenti? In polizia, nei carabinieri e nella Guardia di finanza, si fanno concorsi per poche centinaia di unità e non si riesce neppure a coprire il normale turnover. Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono una necessità.

Addirittura, dottore, chi le vuole devitalizzare pensa l’esatto contrario.
Per capirci facciamo l’esempio delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, possono essere vere sette volte su dieci, l’intercettazione, invece, è la fedele rappresentazione della realtà, di quello che i protagonisti si dicono in quel momento, dei progetti che fanno, del sistema di complicità e di relazioni di cui fanno parte.

Maggioranza e governo, però, dicono che in questi anni la magistratura ha abusato nell’uso dello strumento.
Non è vero. Le faccio un esempio che uso sempre. Vent’anni fa c’era un telefonino ogni 5 mila abitanti, oggi statisticamente ogni italiano ha un cellulare e mezzo. Come vede è lo strumento più usato per comunicare, anche dai delinquenti e dai mafiosi. Nella mia esperienza ho scoperto che ormai un narcotrafficante quando telefona butta via il suo cellulare o cambia scheda, è un modo per evitare di essere intercettato. Se io devo indagare su 50 persone che trafficano in droga e che dopo aver parlato tra di loro cambiano scheda e numero, devo mettere sotto controllo diecimila telefoni. Quindi se si è in buona fede si dice che sono stati intercettati cinquanta utenti, se si è in malafede si parla di diecimila intercettazioni. Una cifra enorme per una sola indagine, questo pensa l’opinione pubblica, che vede in noi l’occhio del Grande Fratello, teme per la propria privacy. Una campagna così è chiaro che ha i suoi effetti.

Queste cose, però, sono da mesi il pane quotidiano della polemica politica.
E a me non piace. Non ho difficoltà a riconoscere le cose positive che questo governo ha fatto nella lotta alla mafia. L’abolizione del patteggiamento in appello, ad esempio, ci ha consentito di cancellare lo scandalo delle pene che dal primo grado al secondo subivano una riduzione spaventosa senza portare alcun beneficio al funzionamento della macchina della giustizia. Riconosco, inoltre, anche il valore delle maggiori possibilità offerte in materia di sequestro di beni. Detto questo, però, il resto sono slogan e palliativi, se non addirittura proposte di modifiche legislative discutibili.

Faccia qualche esempio.
Le modifiche alla normativa sulle intercettazioni, il processo breve e la legge sui collaboratori di giustizia. Tre cose devastanti.

Per quanto riguarda la legge sulle intercettazioni, però, il governo assicura che le limitazioni non riguarderanno i reati di mafia.
E’ una banalità, ma come si fa a definire, prima di iniziare il controllo di conversazioni telefoniche, la tipologia del reato? Nella legge che si intende approvare ci sono cose assurde, per una proroga dell’intercettazione è previsto un collegio di almeno tre giudici, pensi a quanti ricorsi potranno fioccare nei tribunali piccoli e medi. E non solo, per richiedere la proroga bisognerà trasmettere l’intero fascicolo dell’indagine, migliaia di pagine che vagano di stanza in stanza, passando per più mani.

Cos’è la ‘Ndrangheta?
La mafia più forte, ricca e potente. Non è l’antiStato, ma è dentro lo Stato. Con un fatturato di 44 miliardi di euro l’anno può consentirsi tutto, entrare nel sistema finanziario, condizionare il mercato, insinuarsi nelle proprietà di giornali e mezzi di comunicazione. Il problema delle élite di ‘Ndrangheta non è più quello di accumulare ricchezze, ma di giustificarle.
Nicola Gratteri visto da Fabio Corsi

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

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