Archivi del giorno: 3 marzo 2010

Antimafia Duemila – Il pentito Fonti: ”Mi vogliono morto”

Aggiornamento sulle navi dei veleni affondate al largo della calabria

Fonte: Antimafia Duemila – Il pentito Fonti: ”Mi vogliono morto”.

di Vincenzo Mulè – 3 marzo 2010
Parla Francesco Fonti, il pentito della ‘ndrangheta che ha svelato i traffici di rifiuti nel Mediterraneo: «Le navi ci sono. Forse ho sbagliato con i nomi, ma i relitti sono nelle acque di Cetraro. Li avevano comprati i Romeo».

Come un puzzle che piano piano si ricompone, la storia dei traffici dei rifiuti pericolosi con il trascorrere del tempo si arricchisce di nuovi particolari. Con la complicità della Commissioni ecomafie, protagonista nei giorni scorsi di nuove audizioni che hanno smosso un quadro che le polemiche legate al mancato ritrovamento della Cunsky. «Credetemi. Al largo di Cetraro la nave c’è. Volete che non lo sappia io che l’ho affondata»? Francesco Fonti, il pentito che per primo ha parlato dei traffici delle cosiddette navi dei veleni, torna a parlare. Rilanciando tutto. E puntando il dito contro i servizi segreti. E i legami con la politica. Che è il tassello mancante. L’ultimo, ma quello più difficile da provare. E che blocca ancora l’ex boss della ’ndrangheta dal raccontare tutto: «Se rivelassi tutto quello che so, verrei coperto da denunce, la cui prima conseguenza sarebbe la revoca degli arresti domiciliari. E morirei in prigione». Ciò, però, non gli impedisce di lancia un nuovo allarme: i traffici continuano «sul Tirreno, probabilmente attraverso la famiglia Mancuso».

E, allora, occorre necessariamente fare un passo indietro. Alle prime dichiarazioni. Quelle rese al giornalista de L’espresso Riccardo Bocca nel 2005. E dalle quali emergono delle incongruenze. Sottolineate anche da Andrea Palladino nel suo libro Bandiera nera, nel quale si legge: «Francesco Fonti ha elencato tre navi affondate – secondo lui – nel 1992, con diversi carichi di rifiuti tossici: la Cunski, la Yvonne A e la Voriais Sparadis. Tre navi che nel 1992 si chiamavano rispettivamente Shahinaz, Adriatico I e Glory Land. Anzi, l’ultima della lista (l’ex Voriais Sporadis), dopo essere stata rinominata Glory Land, è affondata nel mar della Cina il 20 gennaio del 1990».

Tre navi protagoniste nel 1987, assieme alla Jolly Rosso, di uno dei più grandi traffici di rifiuti tossici e nucleari tra l’Italia e il Libano. «Feci questi nomi allertando il giornalista circa la possibilità che mi potessi sbagliare. Sapevo dell’esistenza di questi tre relitti che erano stati acquistati dalla famiglia dei Romeo per circa 800 milioni». Ora, emerge, un altro spicchio di verità. I nomi non sono stati fatti a caso. Ma dovevano parlare a chi sapeva: «A me interessava il Libano. E volevo che lo capissero anche determinate persone che mi leggevano. Io sono in pericolo, ma la minaccia non arriva dalla criminalità organizzata bensì dai Servizi segreti. Sono loro che mi vogliono morto. La protezione, in questo quadro, me l’aspetto dagli arabi. È con loro che ho stretto un patto di sangue. Sono loro che avevano preparato per me nel 2005 una via di fuga che mi avrebbe condotto, da Beirut, in Giordania da dove, sotto la protezione del re Abdullah, avrei avuto una villa, cinquanta uomini per la mia protezione e la gestione di tutta l’eroina che proveniva dell’Afghanistan e dal Pakistan ».

Ora Francesco Fonti è agli arresti domiciliari e vive in attesa di segnali da quello che un tempo è stato il suo mondo. E, soprattutto, dalla politica. Segnali che lo convincano definitivamente a vuotare il sacco completamente. Per il momento, però, sono altri i messaggi che il pentito ha ricevuto: «Tre settimane fa ho ricevuto una telefonata dall’Olanda da un fantomatico giornalista. Ho denunciato la cosa ai carabinieri, che hanno fatto delle indagini. Dalle quali è risultato che l’uomo che parlava un italiano stentato aveva telefonato da una cabina telefonica e che il recapito che aveva lasciato a Fonti risultava inesistente. La sua paura, però, non è la ’ndrangheta «Fino ad adesso mi è stato reso il favore di essere dichiarato inattendibile. È il modo con cui la ’ndrangheta ha deciso di tenermi in vita». È il suo grado di attendibilità lo snodo attorno al quale ruota la vicenda. Un’attendibilità messa in dubbio sempre da meno persone. In primis, Gaetano Pecorella, presidente della commissione Ecomafie. Questo, secondo Fonti, rimane l’ostacolo più duro da superare.

Lo scorso 26 gennaio, il procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, ha scritto una lettera all’ex boss. Un foglio nel quale Giordano elenca una serie di motivazioni che lo spingono a rifiutare l’invito di Fonti a un incontro. Nelle ultime righe della lettera si legge: «Ciò non significa che io non abbia ritenuto valido il suo apporto conoscitivo, né che, sul piano strettamente personale, dubiti della sua sincerità. Mi impongo, semplicemente, un binario di linearità istituzionale per non infliggere con iniziative contrastanti in atto assunte da uffici giudiziari diversi dal mio e più legittimati ad operare». Dietro queste poche righe, tra l’imbarazzato e il dispiaciuto, ci sarebbe secondo Fonti, una chiave di lettura importante per capire le dinamiche e le forze che caratterizzano la storia.

Tratto da: gliitaliani.it

Fonte: terranews.it

Antimafia Duemila – Corruzione e birbantelli!

Fonte:Antimafia Duemila – Corruzione e birbantelli!.

a cura di Salvo Vitale – 3 marzo 2010

Classifica corruzione 2009 nel mondo di Transparency International: E’ incredibile, in soli tre anni il nostro paese è riuscito a “guadagnare” ben ventidue posti nella classifica mondiale per la corruzione nel settore pubblico: nel 2007 eravamo al 41° posto, poi nel 2008 siamo scesi al 55° posto, ora nel 2009 siamo scesi ancora più giù ossia al 63° posto.
Continuando di questo passo riusciremo in poco tempo a conquistare gli ultimi posti, basta solo pensare che nel 2008, tra le primissime decisioni del nuovo governo Berlusconi, c’è stata, indovinate un po’, la soppressione dell’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di dare maggiore sostegno e risorse a questo importante Ufficio, e lo spiega molto bene Elio Veltri in un suo articolo “L’anticorruzione che non piace al governo” su AntimafiaDuemila. Il Commissario ha denunciato una corruzione diffusa, il mancato adeguamento alle Convenzioni Onu, la scarsità di mezzi per svolgere il suo compito e ha chiesto una maggiore autonomia alla Presidenza del consiglio. La risposta è stata rapida: soppressione dell’ufficio nel silenzio generale. Ogni commento è superfluo. Adesso aumenteranno gli imprenditori pronti ad investire. Ma quelli criminali.”

Dopo gli scandali legati al giro di miliardi della Protezione civile, che, con la giustificazione dell’urgenza saltavano tutti i passaggi di controllo, il nostro ineffabile premier ha detto che si è trattato di “birbantelli”, che si tratta di casi isolati, magari opera non dei soliti comunisti ma del “fuoco amico” cioè di qualcuno interno all’organizzazione a delinquere, che non si fa i cazzi suoi: non esiste una nuova tangentopoli, tutto è in regola, ma, nello stesso tempo, non si sa perché, visto che tutto va bene, il capo ha promesso un nuovo disegno di legge contro la corruzione e che i ladri e corrotti, ma non quelli indagati, solo quelli condannati definitivamente, non potranno essere candidati nelle liste del PdL. Non sappiamo a questo punto se queste liste potranno essere preparate, perché la battuta, e solo di questo si tratta, è così comica che sembra simile ad una decisione del papa che proibisca ai preti di dire messa o del padrone della fabbrica che impedisce ai suoi operai di lavorare. Questa promessa, perché solo di questo si tratta, di pulizia può avere qualche spiegazione: solo al capo è consentito corrompere ed evitare la legge, perché solo lui è “absolutus”, sciolto da ogni vincolo rispetto a quelle norme che regolano la vita civile degli altri comuni mortali: se qualcuno è tanto sprovveduto o imbecille da farsi beccare, allora che paghi per tutti, così impara a creare difficoltà al sistema che alimenta tutta la cricca. Il problema di fondo è comunque che ormai gli italiani fagocitano tutto, pure le performance pseudoartistiche dell’ultimo rampollo dei Savoia. Più in basso di così!!!

Tratto da: corleonedialogos.it