Veleni, ‘ndrangheta, Mani Pulite e Servizi

Fonte: Veleni, ‘ndrangheta, Mani Pulite e Servizi.

Scritto da Vincenzo Mulè

Non solo navi a perdere nel racconto di Francesco Fonti. Il primo pentito di ‘ndrangheta alza il livello e svela una fitta rete di intrecci tra politica, grandi imprese e criminalità organizzata. Con la mediazione dei Servizi

«Tutto nasceva da una necessità». Francesco Fonti, il pentito di ’ndrangheta che per primo ha rivelato nel 2005 l’esistenza delle cosiddette navi dei veleni nel Mediterraneo, continua a parlare. E alza il tiro, rivelando uno spaccato dell’Italia nel quale la vicenda degli affondamenti dei rifiuti potrebbe essere interpretata solo come una naturale conseguenza del clima generale. Ma svela particolari che aiutano a capire anche molte vicende della cronaca: «Dopo “Mani pulite”, la ’ndrangheta rimase molto delusa dal comportamento della DC. Cercava nuovi riferimenti politici, nuovi interlocutori attraverso i quali poter esercitare i propri traffici senza problemi. Fu allora che prese la decisione di formare le persone da avviare alla carriera politica. E da inserire in entrambi gli schieramenti». Fonti definisce questa operazione come una sorta di «investimento a lungo termine».

In questo modo, aggiunge l’uomo, «risolvemmo un problema politico ed economico. Eravamo sicuri di quello che facevamo. Perché potevamo indirizzare il voto del mondo carcerario e quello degli italiani all’estero, soprattutto in Germania». La politica, dunque. E gli affari. Gli stessi che portavano la ’ndrangheta a lavorare con il gotha dell’industria italiana. «Tutti passavano da noi. Il percorso era lineare. Ogni multinazionale aveva il suo referente politico, che attivava ogni volta che aveva necessità. Questi, poi, coinvolgeva della questione i servizi segreti i quali ci affidavano il lavoro sporco».

La necessità, secondo Fonti, era quella di nascondere i rifiuti di materiale che non doveva apparire. La rivelazione del pentito è quasi sussurrata: «Armi. Destinate al Medio Oriente».

In questo quadro, camorra, mafia e ’ndrangheta vengono interpellate per conoscere la disponibilità ad entrare nei traffici. «La mafia non aveva bisogno di soldi, la camorra non aveva i nostri agganci con l’estero, quindi fu naturale che i primi a entrare nell’affare dello smaltimento dei rifiuti fummo noi della ’ndrangheta», ricorda ancora Fonti.  Il pentito già in passato ha fatto qualche nome di politici invischiati nei giri.

Tutti hanno smentito. Se non querelato. È il caso di Ciriaco De Mita, l’uomo con il quale Fonti, sempre stando al suo racconto, trattava il prezzo. «Perché noi, all’inizio, accettammo i dieci miliardi che ci venivano offerti senza battere ciglio. Ci sembrava una somma enorme per un lavoro così facile. Dopo, realizzai che potevamo ottenere molto di più. Così andai dall’ex presidente del Consiglio. Con lui avevo un rapporto confidenziale dovuto a un’amicizia in comune».

L’aspetto organizzativo, invece, era curato dal Partito socialista, «grazie ai rapporti che Craxi aveva in Somalia. In Calabria trattavamo con Lelio Lagorio». Sentito il 14 settembre 2005 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (v. anche qui), l’ex ministro della Difesa ha smentito in maniera netta ogni coinvolgimento: «Questa è una notizia che non esiste. Io non ho mai sentito nominare questo personaggio».

Nel racconto del pentito, il legame tra politica e malaffare è talmente saldo che in occasione del rapimento di Aldo Moro, Francesco Fonti viene convocato dalla sua cosca, Romeo, a San Luca. Gli viene detto di andare a Roma in quanto dalla Dc calabrese erano venute pressanti richieste alle cosche per attivarsi al fine della liberazione di Moro.

Fonti andò a Roma e alloggiò all’hotel Palace di via Nazionale dove incontrò vari agenti dei servizi segreti tra i quali uno che avevo conosciuto in precedenza tramite Guido Giannettini con il nome di “Pino”. Quest’uomo sarà l’ombra che seguirà Fonti in tutte le sue nefandezze, compresa l’affondamento delle navi dei veleni.

Fonti afferma di aver incontrato durante il soggiorno nella Capitale anche il segretario Zaccagnini al “Café de Paris” di via Veneto. Lo stesso che il 23 luglio 2009 è stato posto sotto sequestro perché riconducibile, secondo la Dia, la Gdf e la magistratura, alla cosca Alvaro.

Fonti ricorda uno Zaccagnini «schifato» da quell’incontro: «è un brutto momento per la coscienza di tutto il mondo politico e non avrei mai potuto pensare che oggi potessi essere seduto davanti a lei in qualità di petulante, ma è così. Non sono mai sceso a compromessi, ma se sono venuto a incontrarla significa che il sistema sta cambiando, faccia in modo che quella di oggi non sia stata una perdita di tempo, ma piuttosto una svolta decisiva, ci dia una mano e la Dc di cui mi faccio garante saprà sdebitarsi».

Fonti racconta di aver soggiornato circa due settimane a Roma, dove incontrò anche uno dei boss di Cosa nostra, Stefano Bontade. Lo rivedrà poco dopo a Milano. Quando gli riferì che stava entrando in società nelle televisioni private.

Terra, tratto da: GliItaliani

Una risposta a “Veleni, ‘ndrangheta, Mani Pulite e Servizi

  1. Tina Maruzzella

    Il criminalisssimo incravattato Paolo Barrai di Mercato ( che per lui dovrebbe essere in manette, e non ) Libero, e’ un deficiente idiota incapace in tutto. Nel gennaio 2009 gli diedi 80.000 euro da gestire, susati a lavare i piatti ( anche) da quando avevo 14 anni. A fine anno me ne ridiede 66.000 col mercato che e’ salito del 30 per cento. Mi fece andare short di Dow Jones nell`aprile 2009, e da li il mercato volo`. Mi fece andare short di euro, e l`euro schizzo`in su. Mi fece poi ancora andare short, a inizio novembre 2009 ( prima che se ne andasse in Brasile, criminalissimo Paolo Barrai, a riciclare un po’ di danari della Ndrangheta, come lo stesso sempre fa), prima che i mercati volassero un’altra volta. Risultato? Nel 2009 mi fece perdere il 30 per cento dei miei risparmi, mentre tutti han guadagnato almeno il 70 per cento, in un anno del genere. Paolo Barrai di Mercato Libero e’ un cretino, un incapace in investimenti finanziari, un arrogante, un nazifascista, in razzista, un ladro, un idiota, un cocainomane, un pedofilo, uno con due figli, ma che si fa sodomizzare dai transessuali ogni notte. Lo odio, lo voglio vedere in rovina, sto razzista, pro apartheid, bastardo. Gli ho dato 80.000 euro, me ne avrebbe dovuto ridare almeno 110.000, me ne ha dati 66.000. Ora lo sporchero’ sul web come una pazza. Ho coniato questa piccola poesia per la merdaccia impregnata a morte, Paolo Barrai di Mercato Libero: ” Alla Ndrangheta sciacqui come una fontana, Paolo Barrai , sei un figlio di puttana”. Tina Maruzzella, una che giura vendetta infinita, al bastardo, pezzo di merda lurido, Paolo Barrai di Mercato Libero. Paolo Barrai ti rovinero’ per sempre a te, e a quell`altro mega riciclatore di cash della Camorra, a Londra, che e` il verme mafioso e come te, massone fascista bastardo Corrado Abbattista di Fenician Capital, tuo complice. Mi hai bruciato i risparmi di una vita, brutto cane, incapace, cretino, cocainomane, sodomizzato da transessuali a raffica. Ma ti trascincero` in Tribunale, ladrone

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