Antimafia Duemila – Giannuli: Non e’ vero che Mani Pulite non sia servita a nulla.

Antimafia Duemila – Giannuli: Non e’ vero che Mani Pulite non sia servita a nulla..

di Aldo Giannuli – 15 marzo 2010

L’avv. Carlo Federico Grosso (“Il Fatto” 18 febbraio 2010), commentando il dato della relazione del Presidente della Corte dei Conti (+ 229% denunce per corruzione, +153% per concussione ecc.) ricava la sconsolata morale che “Mani Pulite non è servita a nulla” perchè la corruzione continua. 
Non siamo d’accordo.
“Mani Pulite” ha raggiunto il suo scopo che, però, non era e non poteva essere quello di combattere la corruzione, compito che non spetta al giudice. Questa visione è il prodotto di una ideologia irrazionale nata nel periodo del terrorismo, quando la stampa dipingeva giudici con l’elmetto in prima linea nella lotta al terrorismo, poi il clichet venne ripetuto per le inchieste di Mafia e dopo ancora per quelle sulla corruzione politica. Ma si dimentica che, in uno Stato di Diritto, un magistrato non ha il compito di combattere terrorismo, mafia e corruzione, ma stabilire se quel determinato cittadino abbia compiuto reati di terrorismo, mafia o corruzione. Punto e basta.

A combattere i fenomeni sociali indesiderabili deve pensare la politica con un’azione preventiva che impedisca i reati prima che si verifichino, mentre il magistrato interviene solo  dopo che il reato è stato commesso. Nè si può affidare il contrasto ai comportamenti antisociali solo all’effetto deterrente delle sentenze di condanna, anche perchè, quando un determinato comportamento è molto diffuso, è fatale che la maggioranza dei rei la faccia franca.
Ma chi sostiene che “Mani Pulite” sia stata un’occasione mancata, probabilmente vuol dire che poteva essere l’occasione per una presa di coscienza del problema e di un nuovo corso della politica per il quale è mancata la volontà.
Continuiamo a non essere d’accordo. Neppure dal punto di vista sostanziale “Mani pulite” fu questo. Il suo fine fu quello di eliminare una classe politica in un particolare momento, quando la fine dell’Urss rendeva superflua la mediazione di quel ceto politico e l’approssimarsi del mercato unico europeo e delle privatizzazioni spingeva i ceti imprenditoriali a ritenere auspicabile la liquidazione dei loro vecchi interlocutori politici.
Questo non vuol dire –come la vulgata di destra vorrebbe- che i politici inquisiti erano poveri innocenti perseguitati da una torma di toghe rosse al servizio del Pci-Pds. I reati c’erano (eccome!) e l’autorità giudiziaria  fece il suo dovere procedendo di conseguenza.
Questo, però, non esclude che, di volta in volta, non sia potuto accadere:
1- che la magistratura abbia potuto essere orientata da qualche servizio segreto per il tramite di qualche ufficio di polizia giudiziaria
2- che possa esserci stato qualche doppiopesismo per il quale, calcando la mano su uno e tenendola leggera su un altro (non c’è bisogno di grandi abusi, basta un gioco di sfumature) si sia ottenuto effetti politici che non hanno nulla a che fare con i fini di giustizia conclamati
3- che il circuito mediatico possa, anche al di là delle intenzioni dei magistrati, essersi impadronito della questione, orientando l’opinione pubblica verso una determinata  lettura dei fatti
4- che il mondo della politica (che non è fatto solo dai partiti e, tanto meno, solo da quelli di maggioranza, ma che include anche soggetti extraistituzionali non tutti visibili) possa aver usato la questione per un suo regolamento di conti interno che non aveva niente a che spartire con la lotta alla corruzione.
Insomma, detto papale papale, i Poteri Forti (in altra occasione preciseremo molto meglio cosa intendiamo per essi) non avevano bisogno che ogni magistrato o giornalista fosse un proprio consapevole agente per effettuare una sapiente regia occulta dell’azione a fini eversivi. E fra questi, ovviamente, non c’era sicuramente la lotta alla corruzione che non è patologia, ma fisiologia del sistema di potere nel nostro paese.
D’altra parte, magistrati e giornalisti non erano tutti della stessa pasta: c’era chi faceva esemplarmente il suo lavoro, c’era chi compiva qualche peccato veniale per eccessi di carica ideologica, chi faceva finta di non accorgersi del ruolo assegnatogli in commedia dal regista nascosto per godersi i vantaggi del palcoscenico, cera chi agiva per rancore personale e c’era anche chi era consapevolmente parte di un disegno eversivo.
D’altra parte in una vicenda di quella complessità, che coinvolgeva centinaia di magistrati, migliaia di agenti di polizia, di giornalisti, opinion maker e politici d’ogni ordine e grado sarebbe ingenuo attendersi che non ci fosse anche lo zampino di soggetti nascosti. E per di più in un paese come l’Italia…
Dunque, Mani Pulite non ha mancato l’obiettivo di sradicare la corruzione dal nostro paese per la semplice ragione che questa era solo l’etichetta mediatica del fenomeno. Era solo la sua reclame pubblicitaria, non certo la sua sostanza politica.
E la corruzione non è invincibile e non sradicabile dal nostro paese, ma occorre voler fare sul serio.

Tratto da: aldogiannuli.it

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