Archivi del giorno: 18 marzo 2010

Antimafia Duemila – Op. Golem. Intercettazione del 2006: l’ordine dei mafiosi e’ votare Berlusconi, Prodi e’ ”babbu”

Antimafia Duemila – Op. Golem. Intercettazione del 2006: l’ordine dei mafiosi e’ votare Berlusconi, Prodi e’ ”babbu”.

di Rino Giacalone – 18 marzo 2010
Nell’officina di Leonardo Ippolito a Castelvetrano a parlare di tante cose.

Strategie mafiose, l’organizzazione della latitanza del super boss Messina Denaro, ma anche di politica.
Anche i mafiosi se la prendono con i «comunisti». Non è una novità, «comunisti» Matteo Messina Denaro «bolla» così magistrati e politici avversi nei «pizzini» della corrispondenza con l’ex sindaco Tonino Vaccarino, sorprendentemente scoperto nel 2006 essere un infiltrato del Sisde, il servizio segreto civile. In quell’officina nel 2006 gli investigatori grazie alle «cimici» hanno sentito i boss parlare delle imminenti elezioni, e di come fare avere voti «alla lista di Silvio Berlusconi» e che «sono finiti i tempi dei comunisti» la cui vittoria potrebbe (ai mafiosi) «consumarli».
Ascoltati a discutere di politica sono Nanai Ippolito, Tonino Catania, Mommo Casciotta. «I tempi dei Comunisti sono finiti Tonino…..le leggi non sono più come una volta…votiamo giusti!…ce ne possiamo andare dall’Italia se salgono…Prodi… questo babbu ! ci consuma a tutti…votiamo giusto quando sarà».
Sono 24 i profili del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro su Facebook. In molti di questi profili sul più famoso socialnetwork c’è l’ultima fotografia segnaletica del capomafia latitante dal 1993, in altre ancora ci sono dei soldi o un ritratto di Albert Einstein. Sono poi tanti, oltre 200 gli «amicì» del numero uno di Cosa nostra, molti dei quali stranieri. In alcune pagine si leggono commenti, «incitazioni», su alcuni profili poi non mancano alcune informazioni circa il «datore di lavoro», Cosa Nostra, o la «posizione», leader. Oltre alle pagine personali anche alcuni gruppi. Su Facebook circola protesta per queste pagine  e questi gruppi che però restano non rimosse.
Sembra escluso che il boss latitante usi il social network per veicolare suoi messagi, per questo c’è il sistema tradizionale dei «pizzini» che è quasi per intero svelato tra le pagine dell’operazione antimafia «Golem 2».
La seconda tranche dell’indagine antimafia che ha colpito scompaginandolo il mandamento mafioso di Castelvetrano conferma poi che Matteo Messina Denaro ha un amanuense che scrive i suoi «pizzini», cosa che era già emersa nella prima parte della stessa inchiesta, quella che l’estate dell’anno scorso portò ad una prima serie di arresti, sempre favoreggiatori del boss. Il «pensiero» è invece quello suo, certamente non hanno dubbi gli investigatori, perchè quei «pizzini» dai soggetti finiti arrestati  sono stati sempre letti come gli «ordini» del capo mafia latitante dal 1993. Tra le circostanze scoperte quelle che nel momento in cui i fedeli complici di Messina Denaro andavano a prelevare i «pizzini» avevano l’accortezza di spegnere i cellulari, ubbidendo ad altri tassativi ordini del boss: cellulari spenti per evitare di essere individuati, e così in diverse occasioni Salvatore Messina Denaro si muoveva tenendo il cellulare spento. Le indagini sul «servizio postale mafioso» ha portato ad accertare che la consegna dei «pizzini» deve avvenire con precise modalità, e questo avviene da almeno 13 anni. Un servizio puntuale come in una intercettazione viene sentito spiegare da Giovanni Risalvato poche ore prima di una «consegna»: «…io domani mattina li do a chi li devo dare… perché quello domani mattina quando viene non é che gli posso dire aspetta che devo raccogliere le cose… perché ci sono giornata ! orario ! tutte cose puntate ! precise… a millesimo di grammo ! Li’ non si puo’ “cugghiuniari ! (scherzare ndr)».

“Un’arma puntata alla tempia del governo” il j’accuse di Saviano contro Cosentino – Repubblica.it

…”Tutta la vicenda Cosentino è interna all’emergenza rifiuti. Infatti l’emergenza ha portato valanghe di denaro in Campania, i consorzi sono diventati strumenti di prebende, di gestione economica e occupazione del territorio. I clan e la politica si incontravano nei consorzi. Ci si chiede come mai un politico con queste pesanti accuse sia così tanto ascoltato da un primo ministro. Un politico che per tutti sarebbe pesante da tenere vicino. Ma la lettura che io faccio della vicenda è molto chiara. Nicola Cosentino ha un’arma che punta alla tempia del governo: i rifiuti. Cosentino ha il potere di far saltare l’equilibrio che ha permesso al governo di eliminare i rifiuti dalla Campania”…

Leggi tutto: “Un’arma puntata alla tempia del governo” il j’accuse di Saviano contro Cosentino – Repubblica.it.

Antimafia Duemila – Mafia, op. contro il clan Messina Denaro: ”La vera rivolta deve essere culturale”

Fonte: Antimafia Duemila – Mafia, op. contro il clan Messina Denaro: ”La vera rivolta deve essere culturale”.

di Rino Giacalone – 18 marzo 2010
Intervista al Capo della Squadra Mobile di Trapani vice questore Giuseppe Linares.

Si dice che la mafia c’è in quei territori dove c’è grande illegalità, in questa provincia, a Trapani, dove gli arresti e le condanne hanno confermato una forte radicata presenza di Cosa Nostra, dei suoi affiliati, e dei suoi complici, si deve dire al.ora che resiste una marcata illegalità?
«Io non parlerei di una situazione dilagante di illegalità – risponde il vice questore e Capo della Squadra Mobile Giuseppe Linares a fine della conferenza stampa di lunedì scorso a poche ore dagli arresti dell’operazione Golem 2 – parlerei di un sistema criminale complesso che si muove sul territorio e che ha dinamiche molto spesso sottili, infide, tortuose. Cosa Nostra trapanese ha questa specificità, ricerca clientele particolari, rapporti di natura mutualistica con pezzi del corpo sociale e sopratutto coi settori che sono produttivi, creando joint-venture occulte, anche per creare un tessuto di consenso all’interno del corpo sociale. Il fermo ora disposto dalla Procura Antimafia di Palermo ci consegna un substrato di soggetti disponibili, senza ritorno economico, a venire incontro ai desiderata dell’associazione mafiosa».

Le novità dell’operazione Golem 2, quella che ha colpito il mandamento mafioso di Castelvetrano, quali sono, se ci sono?
«Di nuovo non c’è nulla se non il patto scellerato tra pezzi della società trapanese, tra imprenditori, tra la borghesia che qui silentemente continuano a nutrire questo consenso, adorazione, stima, subiscono questo fascino sottile, suadente del boss latitante e quindi dell’intero sistema mafioso».

Quanto vi siete avvicinati al capo mafia latitante Matteo MessinaDenaro con queste indagini?
«Nelle intercettazioni, nei pedinamenti, nei servizidi video sorveglianza, la figura che Matteo Messina Denaro aleggiasse quasi fisicamente attorno ai soggetti che sono stati ora arrestati, è stata presente per oltre due anni. È chiaro che la cattura del latitante è l’aspetto particolare, ma perchè il latitante venga preso vanno consegnate all’autorità giudiziaria le prove a carico dei favoreggiatori, dei soggetti che compongono l’associazione mafiosa. Continuando con questa strategia la cattura del latitante, per usare le stesse parole di Messina Denaro, è quasi un assioma».

A dargli la «caccia» un pool costituito da investigatoritrapanesi, palermitani, romani.
«È una strategia precisa della direzione centraleanticrimine, che per tutti i latitanti più importantidella Sicilia ha stabilito l’interazione, qui tra la conoscenza storica della Squadra Mobile di Trapani, la forza d’urto della Squadra Mobile di Palermo e la capacità di analisi del colleghi del Servizio Centrale Operativo, tutto questo ha portato a creare un gruppo forte, compatto, che ha grandi possibilità di manovra sul territorio e che ha portato a due importanti operazioni antimafia in meno di un anno».

Ma la mafia un giorno potrà essere davverobattuta?
«La mafia potrà avere fine quando si arriverà ad una seconda rivoluzione culturale, quando si capirà che Cosa Nostra non è solo organizzazione di natura militare ma pone in essere reati di natura imprenditoriale. Quando si capirà che si può essere mafiosi senza essere organici a Cosa Nostra, più che la struttura Cosa Nostra è pericoloso il pensiero di Cosa Nostra, è pericoloso il modo molto pervasivo con cui questo pensiero può permeare interi settori del corpo sociale. Quando questo sarà ammesso allora noi avremmo una seconda rivoluzione culturale da cui partiranno le basi per potere veramente mettere fine al cancro mafioso».


Blog di Beppe Grillo – Sindaci croupier

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Sindaci croupier.

JP Morgan, Depfa, Deutsche Bank e UBS sono sotto processo per truffa aggravata ai danni del Comune di Milano. Il Comune sottoscrisse nel 2005 uno swap trentennale con un’operazione in derivati su bond da 1,68 miliardi di euro con un danno di 101 milioni di euro. In sostanza il Comune ha giocato a poker con le tasse dei cittadini, forse le carte erano truccate, questo lo decideranno i giudici. Invece i cittadini possono e devono chiedere conto all’amministrazione milanese, e a quelle di altre città, di operazioni a rischio effettuate con i soldi delle loro tasse. Chi ha autorizzato i Comuni a investire in derivati? I derivati sono un terno al lotto, uno dei prodotti finanziari più rischiosi, in parte all’origine della crisi economica del 2008. Con il meccanismo dello swap incassi subito denaro contante e ne paghi in seguito le possibili conseguenze. Un sindaco può quindi indebitare il Comune su una scommessa che pagherà il sindaco successivo, quando lui sarà altrove. Un Comune non deve poter sottoscrivere contratti derivati. Il Comune non è una banca e neppure un casinò.

Il re è nudo. Il conflitto di interesse sui media travolge Berlusconi | Pietro Orsatti

Il re è nudo. Il conflitto di interesse sui media travolge Berlusconi | Pietro Orsatti.

di Pietro Orsatti

Vada come vada l’inchiesta di Trani, ormai il re è nudo. Non che non lo fosse prima, ma ora è davvero evidente e una volta per tutte quanto sia profondo il conflitto di interessi incarnato da Silvio Berlusconi. E quale sia il centro di questo colossale conflitto di interessi: il sistema mediatico e radiotelevisivo. Già l’ipotesi per cui è indagato a Trani (per concussione e violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario (articoli 317 e 338 del Codice penale), reati che sarebbero stati compiuti ai danni, guarda caso, del Garante per le Comunicazioni, ci mostrano in quali condizioni sia ridotto il nostro sistema informativo.

Altro che editto bulgaro, altro che controllo sovietico dell’informazione. Qui saremmo perfino davanti a vere e proprie intimidazioni nei confronti di un’istituzione, un garante. Per quale ragione? Per bloccare trasmissioni, notizie, giornalisti, conduttori. Ovviamente del servizio pubblico. Tanto il resto è strettamente in mano alla società di famiglia e nessuna commissione di vigilanza (anche se supina) potrà mai sindacare.

Quando il presidente del Consiglio è proprietario di tre canali televisivi, concessionario di numerosi canali digitali, proprietario di una delle più grandi case editrici italiane, proprietario della maggiore concessionaria di pubblicità nazionale, ha il controllo diretto e indiretto (attraverso parenti e società associate) di quotidiani e settimanali, ha una figlia che siede nel cosniglio di amministrazione di Mediobanca che ha quote del Corriere della Sera e inoltre controlla, sempre attraverso Mondadori, gran parte della distribuzione dei giornali in Italia, è stupefacente che si preoccupi di fare pressioni (la procura le definirebbe addirittura “violente”) nei confronti del garante per azzittire quel poco di non allineato che rimane in Rai.

Lo fa perché il re è nudo. Perché sente il fiato sul collo di una crisi politica latente che sta a un passo dall’esplodere ed è tutta interna al centro destra. Lo fa perché non può permettersi che vengano mostrate al pubblico le prove dei suoi innumerevoli fallimenti: dal miracolo di aver resistito alla crisi finanziaria (ci sono milioni di testimoni disoccupati ma invisibili a raccontarlo), il miracolo dell’emergenza rifiuti in Campania, il miracolo del terremoto in Abruzzo, il miracolo dell’immagine internazionale dell’Italia. Tutte fandonie, scenari da fiction, propaganda da minculpop. E per far credere gli italiani a questi miracoli era necessario controllare totalmente, militarmente, l’informazione. Ed è quello che è stato fatto. In ogni modo. Vada come vada l’indagine in corso a Trani.

E la notizia che Berlusconi è indagato a Trani (in buona compagnia, fra cui un membro del Csm) rischia di rimanere invisibile soprattutto sulle testate di quel servizio pubblico che sarebbero state oggetto delle “particolari attenzioni” del premier. Nonostante la sentenza del Tar che ha di fatto (per le televisioni private) ripristinato l’approfondimento politico sulle emittenti televisive il cda Rai ha riconfermato la cancellazione di Anno Zero, Ballarò, Porta a Porta e Ultima Parola.

E forse è questa la prova più evidente del terrore che Berlusconi ha di ogni voce che non sia suddita.

ComeDonChisciotte – DEI REATI E DELLA PUBBLICITA’ DEGLI STESSI

Fonte: ComeDonChisciotte – DEI REATI E DELLA PUBBLICITA’ DEGLI STESSI.

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

“Il sentimento di giustizia è così universalmente connaturato all’umanità da sembrare indipendente da ogni legge, partito o religione.”
François-Marie Arouet detto Voltaire

Tutta la vicenda che si sta svolgendo a Trani, gira attorno ad un semplice problema: si possono rendere pubblici i reati prima ancora che vengano formalizzati? Questo è il senso degli ispettori inviati dal Guardasigilli Alfano in Puglia, null’altro.
Difatti, è papale che gli ispettori inviati dal Ministero non potranno interferire con l’inchiesta, nemmeno prendere visione degli incartamenti, per quanto hanno dichiarato i magistrati della Procura di Trani.
Dal punto di vista strettamente procedurale, è ovvio che in un Paese normale i primi a venir avvisati delle indagini dovrebbero essere gli interessati: in un Paese normale.

Sbattere il mostro in prima pagina è sempre stata la prassi del giornalismo “di pancia”, quando non sono i giornalisti stessi a crearlo il mostro: vedi la “fattiva collaborazione” del sedicente giornalista Farina nel caso di Abu Omar e quella del “copista” di Genova, che scrisse a se stesso la lettera minatoria delle BR. Guarda a caso, uno scribacchino di “Libero” e l’altro de “Il Giornale”.

C’è da chiedersi perché, da anni, la Magistratura si lasci “scappare” anzitempo i brogliacci delle intercettazioni: è avvenuto in tanti casi, che coinvolgevano sia la destra e sia la sinistra. Berlusconi la fa da padrone in quelle trascrizioni, ma ricordiamo che “sfuggirono” anche le intercettazioni di Fiorani che chiamavano in causa esponenti del PD.
Si può chiudere la faccenda chiamando in causa i giornalisti che “ronzano” intorno alle Procure – il che ipotizzerebbe, al minimo, che qualcuno non abbia rispettato il codice deontologico – ma ci possono essere anche altre ipotesi, poiché le fughe di notizie sono oramai la normalità e non l’eccezione.

Avevamo premesso, sopra, che tutto ciò è anomalo: già, ma in un “Paese normale”.
Proviamo ad ipotizzare l’opposto, ovvero che l’inchiesta di Trani fosse rimasta sepolta negli archivi della Procura, poi fossero stati inviati gli avvisi di garanzia e, solo successivamente, la notizia fosse divenuta di dominio pubblico.

I legali di Silvio Berlusconi sono già scesi in Puglia, per chiedere l’avocazione del procedimento al Tribunale dei Ministri, a Roma.
Si sono mossi ancor prima degli ispettori, mentre il CSM (che ha almeno una sospetta “mela marcia” al suo interno, il giudice Ferri) ha cercato di mettere sotto la sua “protezione” gli inquirenti pugliesi, ed il Presidente Napolitano ha finito, come sempre, d’interpretare la vicenda nella tradizione del miglior cerchiobottismo italiota.

Proviamo ad ipotizzare cosa sarebbe successo in un Paese normale: non sarebbe stata resa pubblica nessuna intercettazione ma, vista la gravità della vicenda – le ingerenze indebite, la concussione o la corruzione di uomini che dovrebbero garantire la pluralità dell’informazione, ecc – nessun Tribunale dei Ministri, o chi per esso, avrebbe negato l’autorizzazione a procedere.
Sicché, dopo l’autorizzazione a procedere, la formalizzazione dell’inchiesta e tutti adempimenti necessari, ci sarebbe stata la pubblicità degli eventi: almeno, la precisazione delle accuse.
Infine, in fase di dibattimento, tutti gli atti sarebbero diventati di pubblico dominio, fino alla sentenza. Da scontare.

In questo modo, nessun “mostro” sarebbe stato sbattuto in prima pagina, non ci sarebbe stata nessuna fuga di notizie e tutti avrebbero compiuto il loro dovere come la legge prescrive.
Piccola parentesi: in un Paese normale, un uomo di governo che si fa beccare con le mani nella marmellata in questo modo, la prima cosa che fa è dimettersi, il giorno stesso.
Fa quasi pena il povero Marrazzo il quale, stante agli atti, l’unico reato che avrebbe commesso sarebbe stato quello d’aver utilizzato l’auto di servizio per i suoi incontri “trasgressivi”. Credendo di vivere in un Paese normale, Marrazzo si dimise.

In un Paese normale di categoria C-29 (per usare un parametro tanto caro agli economisti), in presenza di una simile richiesta d’autorizzazione a procedere, tutto viene inviato al Tribunale dei Ministri: il quale, archivia subito tutto.
Se, invece, è “disponibile” una Procura per archiviare tutto, non si scomoda nemmeno l’Alto Consesso Ministeriale: è il caso delle clamorose rivelazioni svelate dall’intercettazione fra Berlusconi e Saccà, la telefonata nella quale l’allora capo dell’opposizione chiedeva di far lavorare alcune attrici nelle fiction televisive, donne in qualche modo “vicine” – per svariati motivi – a senatori del centro-sinistra, “per riuscire a comprare qualche senatore e far cadere il governo Prodi”. La Procura di Napoli non riscontrò nessuna rilevanza penale in quel fatto: veniamo così a sapere che si possono usare nani e ballerine per “comprare” dei senatori, utilizzando il servizio pubblico (RAI, pagato col canone) ad uso squisitamente privato. Cioè, politico, no…privato…boh!

Qualora la disgrazia delle disgrazie finisca per colpire l’amato premier – ossia che non sia possibile arrestare l’inchiesta e tutto il resto – lo stesso premier va in Parlamento e presenta raffiche di leggi, tutte con “corsie preferenziali” per esser subito approvate, con le quali – utilizzando con sagacia detersivo ed ammorbidente – accorcia le prescrizioni ed allunga i processi.
L’avvocato che scende a Trani, per chiedere l’avocazione a Roma dell’inchiesta, è la stessa persona che va in Parlamento a perorare la legge: sempre lui, Ghedini l’omnicomprensivo, l’uomo che sta in tutte le taglie, dalla small alla extra large, sotto tutti i cieli e smazza leggi e richieste d’avocazione con la precisione di un distributore di merendine.
Ghedini non è un uomo, è un transformer multifunzione: dopo aver soddisfatto la richiesta – “insert coin” – si premono i rispettivi codici, panino e bevanda…pardon, legge da approvare in Parlamento e richiesta d’avocazione in Tribunale. La macchina è perfetta e non sbaglia un colpo: l’unico modo di fermarla è staccare la spina. Oggi una prescrizione, domani un legittimo impedimento, dopodomani uno dei tanti “lodi” incostituzionali (tanto per prender tempo), fin quando la coperta della prescrizione – lavata e ri-lavata, così ristretta da diventare uno scendiletto – non manderà tutto al macero.
Cosa fa, allora, la Magistratura?

Secondo i sodali del premier, si tratta di “giustizia ad orologeria”: beh, con tutto quel che ha detto, negli anni, al telefono Berlusconi, in un Paese normale quel congegno ad orologeria avrebbe per lo meno fatto saltar per aria un’atomica.
E quel che ha fatto? Saranno stati contenti i pugliesi i quali – quando pagavano il ticket – finivano per concedere anche la “sovrattassa P”, ossia quella che consentiva a Tarantini di pagare le puttane di Berlusconi?
E, questo, manda all’aria un vecchio assioma – ossia che il politico debba essere ben pagato per non cedere alla corruzione – poiché, se uno come Berlusconi deve ricorrere ad un corruttore per una puttana…non può pagarsela da solo?!?
Ma, anche in questo caso, non c’è reato: Tarantini sarà un corruttore, ma…chi corrompeva?
Ad osservare questo bel panorama, ci sono i magistrati: promuovono delle intercettazioni per scoprire un giro d’usura e finiscono nella rete, per altri motivi, il direttore del TG1, un membro dell’Agenzia che dovrebbe tutelare l’imparzialità dell’informazione, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta, altri personaggi mica tanto “minori” e sempre lui, il capataz del sultanato Chigi/Grazioli.
Allora: quale può essere l’intento della Magistratura in questo bel quadretto?

Sono, ovviamente, tutti comunisti; osservateli bene quando escono dai Tribunali, ma non fatevi fuorviare: sotto pastrani e gonnelle, celano libretti di Mao, Kalaschnikov e bombe a mano.
Questa pletora di comunisti mangiatori di bambini, ringhiosi nemici del premier perché invidiosi della sua ricchezza, veri e propri Torquemada del nostro tempo, stanno semplicemente interpretando non la giustizia (quella, è sparita da tempo), bensì il senso di Giustizia che ancora rimane, negletto, nello Stivale.
Già sapendo che gli artifizi legali del premier riusciranno, alla lunga, ad avere la meglio sul loro paziente lavoro di ricostruzione degli eventi – e che non ci sarà mai un tribunale imparziale in grado di giudicarlo, oppure se lo farà sarà solo per vedere sprofondare tutte le carte nella prescrizione – ci mostrano non quello che è, bensì quello che potrebbe essere. Se vogliamo, la pura “virtualità” delle Giustizia: fra un po’, saranno ridotti a celebrare i processi su Second Life.

Perciò, non scorgiamo nessun “tradimento” se le carte affiorano prima del processo: anche perché quel processo non giungerà mai oppure, nel migliore dei casi, con mille mezzucci gli incartamenti saranno tutti passati nella scolorina.
Non sarà un Paese normale l’Italia ma, fra il sapere ed il non sapere, è almeno meglio sapere.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/03/dei-reati-e-della-pubblicita-degli.html
17.03.2010

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

ComeDonChisciotte – LA CRISI IN ISLANDA: OGNI BOLLA SCOPPIA

ComeDonChisciotte – LA CRISI IN ISLANDA: OGNI BOLLA SCOPPIA.

DI RICHARD COOK
richardccook.com

Recentemente durante un pranzo un amico mi ha chiesto della situazione in Islanda. Ecco un commento:

La piccola nazione dell’Islanda – 320 000 abitanti – non sa produrre niente che sia richiesto sui mercati internazionali. Durante gli anni 60 e 70 la Icelandic Airlines faceva ottimi affari offrendo i voli più economici che si potessero trovare tra gli Stati Uniti e l’Europa, ma questo appartiene al passato. Pescano nelle sempre meno numerose zone di pesca del Nord Atlantico, e arrivano turisti che apprezzano le meravigliose bellezze naturali del paesaggio con i geysers, sorgenti di acqua calda, e l’abbondanza di escursioni nelle lande selvagge. Ma è tutto qui.

Tecnologicamente parlando gli Islandesi sono estremamente competenti, cosa che li aiuta a produrre sufficiente energia geotermica e idroelettrica da produrre la propria elettricità autonomamente.

Durante l’esplosione in tutto il mondo dell’alta finanza, particolarmente durante i primi anni del 2000, sono diventati investitori, applicando le loro competenze di robusti ex vichinghi ai mercati finanziari mondiali. Al momento del massimo prestito da banche europee, comprese quelle britanniche, erano in grado di finanziare il proprio credito con un portafoglio di azioni e titoli consistente. L’Islanda è stata un tempo tra le nazioni più povere d’Europa, ma in quel momento iniziava a sentirsi ricca e ad agire come tale.

Sfortunatamente, quando il sistema finanziario mondiale è fallito nel 2008-2009, l’Islanda è crollata in blocco. Gli investitori non hanno perso solo la camicia, ma anche le brache termiche, e i loro creditori – ancora una volta guidati dalla Gran Bretagna – li hanno trovati inadempienti. Con le banche che andavano, beh – in bancarotta- e il governo islandese che ne assumeva il controllo, i creditori naturalmente hanno guardato al governo per sanare i debiti della nazione. Il governo si è rivolto al Fondo Monetario Internazionale per ottenere prestiti per i salvataggi, mentre il FMI si aspettava, come è consuetudine, che aumentassero le tasse e riducessero i servizi pubblici per liberare fondi.

Dato che l’Islanda non fa parte dell’UE, hanno una certa abilità di resistere e di dire alla Gran Bretagna e agli altri di “andarsene a quel paese”, e in linea di massima è questa la posizione che ha preso. Economicamente sono tornati a ponderare su come sostenere quello che era diventato uno stile di vita tra i più prosperi al mondo, dato che la pesca e il turismo non bastano ad uno stato moderno. L’Islanda guarda anche alle altre nazioni nordiche per [avere] aiuti economici e sta cercando di coinvolgere società petrolifere esterne nella ricerca di depositi di petrolio nelle sue acque territoriali.

Niente può nascondere il fatto che l’Islanda rimane in seri guai economici con la sua sovranità seriamente compromessa. Gli Islandesi sono diventati anche una specie di eroi per i progressisti, a cui piace vedere qualcuno che frega i banchieri internazionali, o che almeno ha intenzione di farlo. Ma niente può cambiare il fatto che l’Islanda è un esempio pratico di quello che può succedere ad una nazione che lascia appesi la propria prosperità e il proprio futuro ad una bolla finanziaria.

Ogni bolla scoppia. Almeno l’Islanda adesso ha la possibilità di guardare all’interno delle sue risorse umane e naturali per la salvezza.

Richard Cook
Fonte: http://www.richardccook.com
Link: http://www.richardccook.com/2010/03/09/the-crisis-in-iceland/comment-page-1/#comment-2355
9.03.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI