Antimafia Duemila – Il tuffo in politica delle ‘ndrine

Fonte: Antimafia Duemila – Il tuffo in politica delle ‘ndrine.

di Vincenzo Mulé – 20 marzo 2010
L’ultimo a parlare degli intrecci tra le cosche e la politica è stato Cosimo Virgiglio, un imprenditore prima affiliato alla ‘ndrangheta e ora collaboratore di giustizia. Nei giorni scorsi, abbiamo raccontato della sua deposizione nel processo “Cent’anni di storia” dinanzi ai giudici del tribunale di Palmi.

Dove è emerso l’interesse delle ‘ndrine per il controllo del porto di Gioia Tauro e dei cantieri per il Ponte sullo Stretto. «Da questa operazione – ha raccontato Francesco Fonti, il pentito di ‘ndrangheta che ha rivelato i traffici dei rifiuti nel Mediterraneo – le cosche calabresi puntano a un guadagno netto di circa due milioni di euro. Perché hanno il controllo anche di Messina». Qualcuno ha parlato di salto di qualità della criminalità organizzata calabrese, pensando anche all’operazione Broker che ha coinvolto il senatore Di Girolamo – poi dimessosi – e di Gennaro Mokbel, l’imprenditore romano con un passato e amicizie nella destra eversiva e contatti con Antonio D’Inzillo, il killer della banda della Magliana condannato all’ergastolo per l’omicidio di Renato De Pedis.

Le indagini hanno svelato «il tentativo del sodalizio di inserirsi nella vita politica del Paese ». «Nessun salto di qualità, la ‘ndrangheta non è mica un canguro ». Taglia corto Vincenzo Macrì, procuratore aggiunto presso la Direzione nazionale antimafia, secondo il quale «la ‘ndrangheta è in evoluzione continua. Le cose che fa oggi le ha sempre fatte. In politica, ormai, è da anni che ci è entrata. Certo, più tempo passa e più si rafforza. L’unica differenza è che adesso esce allo scoperto. Ma è una conseguenza del fatto che ora è più grande». Una crescita, diretta conseguenza della stagione stragista di Cosa Nostra, con la mafia in difficoltà. «Cosa Nostra è costretta ad una strategia di inabissamento – ricorda Macrì – abbandona completamente il Nord per concentrarsi esclusivamente sul territorio siciliano». Ecco un altro elemento per capire bene le dinamiche che regolano i sodalizi criminali: il passaggio fu indolore, senza spargimenti di sangue. «Una guerra fra mafie è impossibile. Sarebbe controproducente, perché ci sono altri accordi, altre alleanze. Le guerre si fanno solo all’interno di uno specifico sodalizio mafioso». Le cosche si suddividono territori e business ma soprattutto trovano, all’interno di specifici ambienti, alleanze e ambiti di collaborazione. Quali sono questi possibili settori esterni di relazione e alleanza? La politica e gli affari da un lato, la massoneria, l’eversione (in particolare nera) e pezzi di apparati dello Stato (i servizi deviati) dall’altro.

«Perché la Lega, un movimento politico così attento alle questioni di ordine pubblico e di legalità, non ha mai denunciato la presenza della ‘ndrangheta nel Nord?». La risposta è già nota. «Possono esserci due motivi: il primo è che i voti potrebbero arrivare da loro. Il secondo è che il separatismo della Lega è lo stesso di quello siciliano e calabrese». Nei primi anni Novanta fu lo stesso Stefano Delle Chiaie, tra i personaggi più inquietanti dell’eversione fascista, a fondare una lega calabrese. «Quando si parla di ‘ndrangheta non bisogna dimenticare la componente eversiva – riprende Macrì -. Un fatto storico, che spiega anche perché Mokbel decide di appoggiarsi proprio alla mafia calabrese». Tutto ha origine negli anni Settanta, quando i capi della ‘ndrangheta migrarono in massa a Roma. «La circostanza emerge dalle indagini successive all’omicidio di Vittorio Occorsio», il magistrato ucciso il 10 luglio 1976 in un agguato terroristico nella Capitale. Una storia che si lega con quella di Totò D’Agostino, un criminale ammazzato all’uscita di un ristorante ai Parioli, il quartiere bene di Roma.

Un collaboratore di giustizia svelò che D’Agostino era il confidente di Occorsio. «Gli rivelava come la ‘ndrangheta riciclasse i soldi attraverso la massoneria». Tre giorni dopo essere stato ucciso, il magistrato aveva in programma l’interrogatorio di Licio Gelli. «Strano notare – conclude Macrì – come nel giro di un mese vennero uccisi sia Occorsio che D’Agostino».

Fonte: Terra

Tratto da:
gliitaliani.it

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