Antimafia Duemila – Pg: ”Dell’Utri contribui’ a trattativa, Provenzano si fidava”

Fonte: Antimafia Duemila – Pg: ”Dell’Utri contribui’ a trattativa, Provenzano si fidava”.

“Alle trattative del periodo ’93-’94 tra lo Stato e Cosa nostra contribui’ Marcello Dell’Utri come gia’ risultava prima delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza”. Lo ha detto il procuratore generale Antonino Gatto, nella udienza dedicata alla requisitoria del processo contro il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, imputato di concorso in associazione mafiosa e condannato in primo grado a 9 anni. “A Milano Dell’Utri aveva rapporti con i fratelli boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano – ha detto Gatto -. I Graviano erano interessati al movimento politico ‘Sicilia libera’, poi confluito in Forza Italia. I due fratelli erano latitanti a Milano e avevano saldi rapporti con l’imputato, al punto che gli raccomandarono il calciatore Giuseppe D’Agostino, figlio di un loro uomo, perche’ venisse fatto giocare nel Milan”. Il Pg si e’ soffermato a lungo sulla “natura politica” dei discorsi fatti da Giuseppe Graviano a Spatuzza al bar Doney di Roma e a Campofelice di Roccella: “In quelle occasioni, col petto gonfio di gioia – ha proseguito il Pg – il boss disse di avere trovato ‘persone serie’ che gli avrebbero consentito di mettersi il Paese nelle mani: Berlusconi e Dell’Utri”. Gatto si e’ soffermato a lungo sui contatti che, tra la fine del ’93 e il gennaio ’94, “avrebbero dovuto portare benefici per tutti, compresi i carcerati. Si attendevano – ha aggiunto il rappresentante dell’accusa – provvedimenti e interventi da chi doveva fare le leggi. E questo era lo scopo di Graviano, ma non solo. Secondo quanto ha riferito un altro collaborante, Nino Giuffre’, anche Bernardo Provenzano usci’ allo scoperto in quello stesso periodo e disse: ‘Ci possiamo fidare'”.

Pg: Spatuzza è attendibile

19 marzo 2010
Palermo.
Si incentra tutta sulla attendibilità del pentito Gaspare Spatuzza la parte centrale della requisitoria del pg Nino Gatto, pubblica accusa al processo per concorso esterno in associazione mafiosa al senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, ripresa questa mattina dopo una lunga pausa. Tre, secondo il pg Nino Gatto, gli argomenti che proverebbero l’attendibilità del collaboratore: la genesi del suo pentimento che trae origine da un percorso spirituale, confermato da esponenti ecclesiastici che l’hanno seguito, nel “camminino di fede”; l’ok delle procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta alla sua ammissione al programma di protezione e il grado di certezza che accompagna le rivelazioni del pentito. “Spatuzza – dice Gatto – sa bene che portata hanno le sue dichiarazioni tanto che paragona l’effetto delle sue verità sulla strage di via D’Amelio, che hanno indotto i magistrati a riaprire l’inchiesta, alla rivelazione ‘a uno che ha fatto un palazzo di 10 piani che ha utilizzato cemento depotenziato'”. Gatto ha giustificato le originarie titubanze del pentito nel parlare dei rapporti tra mafia e politica con il timore delle conseguenze che certe rivelazioni avrebbero avuto. Infine il pg ha ripetuto i tratti salienti delle dichiarazioni del collaboratore sull’imputato. In particolare Gatto ha fatto riferimento al racconto di Spatuzza sull’incontro che questi avrebbe avuto, a gennaio del ’94, a Roma col boss Giuseppe Graviano. In quell’occasione il capomafia avrebbe detto al pentito che “avevano chiuso tutto grazie a due persone: Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi”, facendo intendere con queste parole l’esistenza di un accordo tra la mafia e la politica.

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