Archivi del mese: aprile 2010

ComeDonChisciotte – MAGIA NUCLEARE

ComeDonChisciotte – MAGIA NUCLEARE.

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

“La natura dei popoli è varia; ed è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione.”
Niccolò Machiavelli

Dalla Francia alla Russia – evitando però la Germania, dove hanno deciso che, man mano che le centrali nucleari diverranno obsolete, semplicemente le spegneranno ed utilizzeranno energia rinnovabile – il Grande Capo Capelli Dipinti stringe mani ed accordi, celebrando il gran ritorno dell’Italia al nucleare.
Non prima di tre anni, però, per iniziare la prima centrale e dove ancora non si sa. Siccome esiste ancora un “rischio elezioni”, non sia mai che si spiattellino segreti di Pulcinella come i luoghi dove sorgeranno futuri siti nucleari, e si perdano così i voti dei “favorevoli sì, ma nel giardino del mio vicino”.

Questi famosi siti – verrebbe da dire “elementare, Watson” – per una questione tecnico/legale, salvo qualche new entry saranno quasi tutti nelle zone dove c’era già prima una centrale, poiché quelle aree già possiedono le necessarie autorizzazioni. Le autorizzazioni non invecchiano mai, i referendum invece sì: magia nucleare.

Ovviamente, la colpa di questi ritardi è solo da imputare al “gran lavoro” che la commissione d’esperti, nominata ad hoc, si trova sul groppone per districare il contorto groviglio geografico/istituzionale dei futuri siti.
Il che, fa sospettare che i famosi “esperti” abbiano frequentato un anticipato anticipo della Riforma Gelmini poiché, anche sapendo assai poco di Geografia, non ci vuole tanto a capire dove le centrali potranno essere costruite, ossia in aree non sismiche e ricche d’acqua dolce.
Può anche darsi che una futura riforma istituzionale istituisca nuove aree non sismiche: Sicilia, Friuli, Umbria…per decreto. All’unanimità, Gelmini compresa.

Il garante di tutta l’operazione è quel galantuomo di Scajola – quello del “rompicoglioni” al defunto Marco Biagi – che adesso pare abbia comprato una casupola nel centro di Roma con un pagamento in nero di 600.000 euro, pagati – si dice, la Magistratura dovrà accertarlo, sempre che domani possa ancora accertare qualcosa dopo che sarà stata “riformata” – dal costruttore Anemone, uno dei “fiori di campo” della “serra Bertolaso”.
Insomma, con le competenze geografiche della Gelmini e lo specchiato fulgore morale di Scajola, più la benedizione del Banana, possiamo affermare d’essere in buone mani. Anzi, in una botte di ferro, come Attilio Regolo.
Eppure, non si sentono sicuri.

C’è forse un ripensamento…che so, almeno un atto di dolore per aver infranto una decisione che gli italiani avevano preso con un referendum abrogativo? No, niente.
Su quel referendum hanno glissato perché – essendo un referendum abrogativo – sotto il profilo legale aveva abolito le leggi che istituivano il nucleare dell’epoca: basta fare una nuova legge!
Fare, oggi, un referendum consultivo? Eh…mica sono scemi…eppure sarebbe il minimo. In una democrazia vera.
Chi ancora, però, non confonde le coltellate alla schiena con la democrazia ateniese, qualche mal di pancia lo scorge perché quella campagna referendaria si giocò proprio sulla scelta fra mantenere il nucleare oppure abolirlo. Una scelta politica, di campo: mica per abolire il decreto numero…della legge numero…e il comma…

Serve, allora, una vigorosa campagna pubblicitaria [1] per convincere gli italiani che il nucleare è bello, fa bene e non ingrassa. Pare che abbia anche dei positivi riflessi sulla cute, sulle rughe e sulla circonferenza dei glutei: ancora non si sa se la testimonial sarà Carlà Brunì in Sarcofagò, oppure la più “ruspante” Michela Brambilla in Ministerium. E in reggicalze. Deciderà la commissione d’esperti.

Già me la vedo quella pubblicità.
Prevedo carrellate “lunghe” su paesaggi incontaminati dove – solo in lontananza, sia chiaro – comparirà un etereo sbuffo di vapori iridescenti, mentre la sommità del reattore sarà truccata con Photoshop per assomigliare alla pipa dello zio Amilcare. Come colonna sonora, ovviamente, la Sesta di Beethoven.
Poi – se ne occuperà “Striscia la notizia”? – ci faranno entrare in un’abitazione francese con la famiglia che attende il desco. Il più piccolo dei figli avrà un girello che sembrerà l’Atomium di Bruxelles, mentre la mamma mescolerà la minestra nella zuppiera e, nei vapori, compariranno le stelline di Natale. Musica: We are the (atomic) World.
Infine, il capofamiglia condurrà la telecamera nel garage dove, ben allineati, ci saranno tre mastodontici SUV tutti con la scritta “dono di EDF”. Musica: la Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Qui, la metà dei maschi italiani in età da scorrazzata notturna a tutto gas, raggiungerà l’eiaculazione.

Eh, se non ci fosse lui…chi avrebbe mai pensato – al posto dei noiosi dibattiti, della valutazione dei rischi, dell’impennarsi del prezzo dell’Uranio, della questione delle scorie, dell’eolico che da un paio d’anni, negli USA, produce più del nucleare, e poi ancora… – che la questione va sistemata, semplicemente, a suon di spot?
Siamo o non siamo un Paese di cerebrolesi?
Insomma, un po’ quello che noi facevamo credere alle giovani albanesi che appassivano curve sui libri: oggi, per fortuna, la loro salute è salva perché stanno all’aria aperta e passeggiano nei viali italiani.
Il Banana stesso, durante l’ultima visita a casa degli Skipetari, ha raccomandato al premier di Tirana di continuare con le forniture di carne fresca.

Così, con i soldi pubblici della RAI – paradosso: anche con i soldi di quelli contrari! – sarà allestita una bella campagna pubblicitaria, con tutto lo staff prelevato fra figli, nipoti, cugini e parenti vari dei notabili pidiellini. Uno staff ben pagato, ovviamente: chissà se questa volta scoppierà pubblicopoli?

Ci ha colpito, in questi giorni, l’affermazione del buon Scajola – “una faccia, una razza”, come dicono in Grecia e noi aggiungiamo “una certezza” (!) – nella quale sosteneva che la maggioranza degli italiani è oramai favorevole al nucleare. Poche balle, su. Addirittura, il 54%! [2].
Peccato che non siano stati comunicati gli estensori della ricerca, le metodologie…niente. Lo dice Agi Energia è ciò vi basti, popolo incredulo: direttore responsabile Giuliano De Risi, nominato a quel posto nel 2005. Regnante sempre lui, il Banana.

Ora, che la questione del nucleare non possa essere affrontata a colpi di sondaggi (e di pubblicità) è papale, però ne ho scovati parecchi che raccontavano cose un po’ diverse. E, importante, tutti citavano le fonti degli istituti di ricerca, dai quali si possono ricavare le metodologie adottate. Li riporto nelle note [3] [4] [5] [6].
Poi, che Legambiente tiri da una parte e Scajola dall’altra si può capire: ma, almeno, le fonti e le metodologie adottate…
D’altro canto, se gli italiani fossero in così larga maggioranza favorevoli al nucleare, che bisogno ci sarebbe di metter su tutto il can can pubblicitario?

Ciò che si ricava dai sondaggi è che la percentuale degli italiani, favorevoli ad avere una centrale nella propria Provincia, cala drammaticamente: un terzo, anche meno. Perché?
Non è soltanto la ben conosciuta solfa del “non nel mio giardino”, perché gli italiani – in larga maggioranza proprietari delle loro abitazioni – guardano anche al mercato immobiliare.
Già sappiamo che, sulle prime, faranno roboanti promesse: soldi a tutti, elettricità gratis, come nella famiglia della pubblicità. Chissà che non arrivino anche delle escort atomiche.
Poi, quando si spegneranno i riflettori, gli italiani che avranno accettato scopriranno che il valore immobiliare delle loro case si sarà ridotto ad un terzo: e non fidatevi dei dati francesi! Le case, in Francia (a parte Parigi e poche altre aree), costano già un terzo rispetto alle corrispondenti abitazioni italiane! Il motivo? Leggete “La guerra di Cementland” [7].

Comunque, buona gente, dormite sonni tranquilli: non ci sono vere centrali nucleari in costruzione, solo quelle della pubblicità. Fra un materasso ortopedico ed una cyclette, troveranno il modo per far guadagnare qualche soldo alla solita squinzia che poi si porteranno a letto: tutto finirà lì. Perché?
Poiché ci sono parecchi segnali in tal senso.

Mangiafuoco s’è recato all’incontro con Putin [8] accompagnato dal Gatto e dalla Volpe, in arte Conti e Scaroni, i capoccia di ENEL e di ENI.
Sotto l’albero (anche se non è Natale) c’erano già i doni: le forniture di gas per l’ENI ed il completamento del Southstream, tanto gradito a Putin, Scaroni e poco da Obama.
Dopo una breve pausa di rilassamento, nella quale hanno promesso centrali a fusione – ma quando, fra mezzo secolo? Nessuno c’è ancora riuscito! – si è passati ad un altro “pezzo da novanta”.

Per Conti, c’era una vera e propria sorpresa: la costruzione a Kaliningrad (o, se preferite, Königsberg) di una grande centrale nucleare, avente una potenza installata (su due gruppi) di circa 2.350 MW. Roba grossa.
Per chi l’avesse scordato, Kaliningrad è un’enclave russa completamente staccata dalla madrepatria, giacché è compresa all’interno dei confini lituani e polacchi nel Baltico centro-meridionale. Che cosa se ne fa, Mosca, di una centrale che si trova in una regione che non ha vie d’accesso alla Russia? A Putin piace giocare la parte degli ucraini nella “guerra del gas”? Ma per favore.
Come è stato limpidamente dichiarato, la produzione della centrale sarà destinata alle “aree europee”. E, l’Italia, dove si trova?

Per rassicurare ancor più l’ospite, il Banana ha dichiarato che l’inizio dei lavori per la prima centrale nucleare italiana avverrà non prima di tre anni. Ma…sa contare?
Già pensare che questo governo duri ancora tre anni è una bella scommessa, con la maggioranza che “va sotto” in Parlamento e passa un emendamento dell’opposizione. Chi mancava all’appello? Tantissimi deputati, ma fra i tanti i più erano quelli di Fini.
Tanto per fare una gentilezza “all’amico Gianfranco”, il Banana fa pubblicare sul giornale del fratello (!) un bel articolo che prende di mira Fini, accusandolo di una trama oscura fra la di lui suocera e la RAI. Se dovessimo meravigliarci per tutte le nefandezze della RAI, dovremmo scrivere dall’alba al tramonto per 365 giorni l’anno.
Mentre Bossi tuona col suo federalismo, il Banana – ma, allora, è proprio sfatto, pronto per la macedonia – si scusa con Fini, questa volta facendolo incavolare come una bestia. Ma, insomma…di chi è il Giornale?

Se, anche, domani Bossi e Fini s’innamorassero perdutamente l’uno dell’altro – con il Banana stesso a fare da testimone alle nozze – e la legislatura durasse ancora tre anni, s’andrebbe a nuove elezioni in pieno “subbuglio nucleare”, magari con una campagna referendaria in atto. Scelta oculata, non c’è che dire: se non hanno nemmeno il coraggio di pubblicare i nomi dei futuri siti nucleari!
Quindi, signori miei, dormiamo sonni tranquilli: Conti si porta a casa una centrale (va beh, in Russia, ma l’elettricità viaggia alla velocità della luce…) mentre Scaroni si gonfia le tasche di gas e petrolio russo. Il Banana può continuare a raccontare la sua panzana nucleare e tutti sono contenti: dopo, darà la colpa ai comunisti. Anzi, a Fini ed ai comunisti, anzi no, a Fini comunista. Parola di Fede.

Nota metodologica.
Chi conosce come scrivo, sa benissimo che non mi piacciono gli epiteti e non amo insultare: non ho mai chiamato Silvio Berlusconi “il Banana”.
Dopo, però, aver compreso che per Silvio Berlusconi io – e con me tutti gli italiani – siamo ritenuti soltanto un ammasso di cellule cerebrali da ammansire con le grazie di qualche velina del gran circo Barnum/Raiset, soprattutto per una questione di vitale importanza come l’energia, non ho più motivo per non appellarlo “Banana”, anzi, “testa di banana”.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/04/magia-nucleare.html
29.04.2010

NOTE:

[1] Fonte: http://www.ecoblog.it/post/10237/nucleare-in-arrivo-spot-televisivi-per-convincere-gli-italiani?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+ecoblog%2Fit+(ecoblog)
[2] Fonte: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=67230&id=65&ante=0
[3] Fonte: http://www.legambiente.eu/archivi.php?idArchivio=2&id=5765
[4] Fonte: http://www.demos.it/a00231.php
[5] Fonte : http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/ambiente/nucleare1/sondaggio-nucleare/sondaggio-nucleare.html
[6] Fonte : http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20100210173935026688.html
[7] Vedi : http://carlobertani.blogspot.com/2010/02/la-guerra-di-cementland.html
[8] Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99407&sez=HOME_INITALIA

Articolo liberamente riproducibile, ovvia la citazione della fonte

Antonio Di Pietro: 1000 gazebo per 3 referendum

Firmate, firmate, firmate…

Fonte: Antonio Di Pietro: 1000 gazebo per 3 referendum.

L’Italia dei Valori si appresta a dare il via alla campagna referendaria. Dal 1° maggio saranno più di 1000 i gazebo presenti in tutta Italia dove sarà possibile firmare i quesiti: contro il ritorno al nucleare (stampa e diffondi il volantino), in difesa dell’acqua pubblica (stampa e diffondi il volantino) e per fermare il legittimo impedimento (stampa e diffondi il volantino).

Saremo al fianco dei cittadini in ogni regione, in ogni provincia e in ogni città per spiegare le ragioni che ci hanno spinto ad iniziare questa nuova battaglia. Una battaglia in difesa della libertà e della democrazia. Una battaglia volta a restituire dignità agli italiani.

Grazie alla vostra firma sarà possibile bloccare tre normative altamente antidemocratiche. Se non blocchiamo il legittimo impedimento non saremo più tutti uguali davanti alla legge. Ai magistrati, di fatto, sarà impedito di processare il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e i suoi ministri. Se non difendiamo l’acqua pubblica ci allontaniamo dai bisogni dei cittadini, svendendo un bene prezioso alle multinazionali: l’acqua. Se non blocchiamo l’avanzata del nucleare saranno spesi soldi inutili e sarà messa a rischio la salute della gente e del territorio.

E’ disponibile un’area contenente i dettagli della raccolta firme, dove potete trovare l’elenco completo dei banchetti presenti in tutta Italia. Potrete informarvi su come partecipare attivamente alla raccolta firme e avere informazioni sul materiale divulgativo.

Contiamo molto sul vostro aiuto e sulla collaborazione della società civile. Vi chiediamo di darci una mano interagendo con i comitati territoriali i cui riferimenti sono raggiungibili sul sito www.3referendum.it. Anche su Facebook inseriremo una pagina riguardante le location dei gazebo. Da un account Twitter saranno date notizie in tempo reale sull’andamento della campagna referendaria. Attraverso YouTube, invece, saranno trasmessi video e inchieste riguardanti gli argomenti trattati dai referendum.

La campagna referendaria si chiuderà il 20 luglio: avremo ottanta giorni di tempo per raccogliere le 800 mila firme necessarie, una media di 10 mila firme al giorno. Una scommessa difficile, certo. Ma siamo convinti che anche grazie al vostro impegno sarà possibile vincerla.

Antimafia Duemila – I Servizi non sono affatto ”deviati”, servono logiche di potere occulto ed economico

Fonte: Antimafia Duemila – I Servizi non sono affatto ”deviati”, servono logiche di potere occulto ed economico.

…Ciancimino Jr, visibilmente teso ed emozionato, non stenta a chiedere perdono per tutti “gli errori” commessi dal padre. “Non ho avuto paura di farlo a Palermo – ha detto – tantomeno ne ho a Corleone, dove il nome di mio padre ha contribuito a dare quella luce negativa che ancora oggi le fa subire il pregiudizio”. Una condizione a cui “sono sottoposto anch’io”- ha spiegato, che ha dato a Massimo quella stessa voglia di cambiamento che lo ha spinto a parlare con i magistrati, svelando i retroscena di una vita vissuta all’ombra di quelle trasversali commistioni di potere che all’interno della sua casa trovavano assenso e attuazione. Ciancimino raccoglie così i pensieri e comincia a raccontare di quel padre ingombrante e della sua spiccata tendenza alla libertà, puntualmente repressa da punizioni esemplari e doveri da adempiere. “Io ero il figlio sacrificabile – ha commentato – quello a cui non piaceva studiare”, quello per cui “quando Riina voleva uccidere mio padre, questi mi disse che mi avrebbe portato con sé”. Don Vito ha condizionato la sua vita ed è perciò che Massimo confida a sé stesso e al suo pubblico di non potersi ritenere responsabile di quella scelta. “Oggi sono qui a parlare”, ha affermato con rammarico, purtroppo “l’anomalia non è la gente che non parla ma Ciancimino perché parla”. “Io non credo di custodire verità assolute, cerco di portare prove alle mie dichiarazioni. Sono stato criticato per quella che è stata definita progressione o rateizzazione delle dichiarazioni, ma io questa la chiamo semplicemente paura. Parlare di certi soggetti non è facile. Non è facile quando questi stanno ancora al potere. Non è facile confrontarsi con la diffidenza della gente, non è facile spiegare a tuo figlio le minacce che ti arrivano con proiettili o pacchi bomba, così come non lo è andare via da Palermo, cambiare continuamente indirizzo, chiamare la scorta, effettuare le bonifiche, vivere in una realtà completamente diversa da quello che immaginavo io”.  “Io racconto fatti. È compito della magistratura fare il resto”.  “E’ stato detto che è inutile spendere i soldi dei contribuenti per indagini vecchie di 17 anni, ma è fondamentale capire che cosa hanno determinato quegli anni bui” attorno alle stragi del ’92 – 93. Poi arrivano alcune domande.  Sono critiche, ma cercano di misurare la sua lealtà. “Perché Ciancimino non ha parlato prima? Non mi sembrava che disdegnasse la vita lussuosa di un tempo! Perché parla proprio adesso?” Sono solo legittimi interrogativi a cui la gente di Corleone pretende delle risposte. Ma “a chi avrei dovuto denunciare – afferma Ciancimino – ai carabinieri che solevano frequentare mio padre? Ai magistrati che talvolta si presentavano a casa? A qualche cardinale che frequentava gli amici degli amici?” Ed inoltre “se avessi voluto godermi i soldi non avrei fatto questa scelta che sicuramente non è la più accomodante”. Ciancimino trova così il silenzio attento della gente sulla base di un ragionamento che si rivela illuminante .“Le sue dichiarazioni–  ha sottolineato Giorgio Bongiovanni – vengono sottovalutate, invece sono importantissime. I magistrati che lo stanno interrogando sono l’eredità di Falcone e Borsellino ma c’è una stampa che sta remando contro questa collaborazione, perché un potere non vuole che Ciancimino parli”. Quello stesso potere che di recente gli ha inviato cinque proiettili per dissuaderlo dal continuare ad andare avanti. “Tesoro o non tesoro, uno può essere tremendamente triste e straricco o tremendamente povero e superfelice, dipende dallo stato d’animo dell’essere umano – ha continuato Bongiovanni – Massimo Ciancimino ha una bella famiglia, un buon lavoro, chi glielo fa fare a parlare di una verità così scomoda?” Una verità che il Sindaco Iannazzo chiede che venga raccontata tutta, compresa quella sull’identità del fantomatico uomo dei Servizi alla quale, rassicura Massimo, “i magistrati stanno lavorando perché sia raggiunta”. Sono stati fatti dei riconoscimenti fotografici, ora manca un nome e un cognome che non tarderà ad arrivare. Ma in tutta questa fase la lotta di Massimo è rivolta principalmente a restituire dignità e valore a suo figlio Vito Andrea. “Certo – ha affermato – quando si parla con la magistratura non bisogna avere limiti, però non vorrei lasciare in eredità a mio figlio ‘un padre pazzo’ perché è questo che cerca di far passare una certa stampa che si guarda bene dal parlare di quei politici che hanno ritrovato la memoria dopo anni, grazie alle mie dichiarazioni”. Per questo è importante cercare di “capire quanto il passato ci lega al presente”. Quel passato che qui a Corleone aspettano di sentire in tanti. Tutti in silenzio, allo stesso tempo rispettosi e diffidenti nei confronti dell’inaspettato ospite cui ha fatto gli onori di casa il sindaco Iannazzo seduto accanto a un ex primo cittadino di schieramento opposto, Pippo Cipriani, a riprova che la lotta contro la corruzione e la mafia è trasversale, apartitica, che non è una virtù né di destra né di sinistra ma un messaggio di onestà intellettuale e morale su cui tutti devono lavorare. Un programma etico che imporrebbe una pulizia interna al Parlamento senza precedenti, perché abbiamo una dirigenza nel nostro Paese che è complice di pesanti fardelli. Fin quando non scopriremo i mandanti delle stragi che uccisero Falcone e Borsellino non si capiranno mai i fili che legano la seconda Repubblica al ricatto. Ed è questo il tenore dell’intervento del direttore di Antimafia Duemila, secondo il quale “non è un caso che proprio La Licata abbia scritto questo libro. Proprio lui che “venne avvertito da Falcone che l’attentato all’Addaura era stato fatto da ‘menti raffinatissime’ e non solo dalla mafia”. “Falcone – ha proseguito Bongiovanni – si riferiva ai Servizi Segreti di questo Stato i quali non sono affatto deviati, fanno il loro lavoro, cioè quello di servire il potere che nel nostro Paese è quello delle banche, dell’economia, dei poteri occulti come la massoneria, l’Opus Dei, il Vaticano e la mafia, che è parte di esso”. Il padre di Massimo Cancimino, amico personale di Bernardo Provenzano, “era funzionale a questo potere”. Ripercorrendo le linee del libro si capisce che tutta la vita dell’ex sindaco di Palermo è costantemente “accompagnata dai Servizi Segreti” . Sono loro “che controllano la politica”, la stessa che “nella migliore delle ipotesi ha partecipato, se non organizzato, le stragi del ’92 – 93”.  E questa non vuole essere una retorica, ma è un fatto che emerge dai contenuti del testo e che si riallaccia “alla strategia della tensione posta in essere negli anni Settanta e perpetrata, ancora, negli anni Novanta mentre andava avanti una trattativa tra Mafia e Stato” in direzione del riassetto di nuovi equilibri. Un modus operandi che l’ex giornalista de l’Ora di Palermo, Francesco La Licata, ha avuto modo di conoscere, all’epoca in cui il quotidiano parlava di commistioni fra mafia politica e servizi. “Quando ho sentito questi racconti – ha detto – mi sembrava di rivedere un film che in qualche modo avevo già vissuto” avendolo a suo tempo raccontato. Mentre a Palazzo delle Aquile si discuteva un piano regolatore, dall’altro lato della città cadevano le persone ammazzate e noi sapevamo che morivano per quello che accadeva lì e lo abbiamo scritto anche andando incontro alle critiche di chi ci prendeva per visionari. Io mi sono stupito a sentir parlare di questi racconti, nonostante ne avessimo scritto, non pensavamo che l’abbraccio tra il malaffare e la politica, ma soprattutto del potere finanziario ed economico, fosse così totalizzante. Tassello dopo tassello abbiamo capito perché ogni volta che si discuteva di un appalto, che al comune di Palermo non veniva mai concesso per meno di trent’anni, per la raccolta dei rifiuti, la manutenzione delle strade e dell’illuminazione pubblica, c’era un certo fermento da parte di strani personaggi. Solo adesso posso dire che appartenessero a questi benedetti Servizi Segreti che noi pensavamo fossero dei fantasmi, ma che invece sono delle persone in carne ed ossa”. Ed è questo “uno spaccato di storia siciliana – ha affermato Cipriani – completamente dominato dal sistema politico, affaristico mafioso di non facile metabolizzazione”. Soprattutto per quei figli nati ‘nelle famiglie sbagliate’. Come per esempio “Giovanni Riina che all’età di sedici anni fu trascinato a casa dello zio per rapire una persona e ucciderla strangolandola con una cordicella”. Una problematica che ripropone la spinosa e controversa questione nata da una proposta dello stesso Cipriani di arrivare a togliere la patria potestà ai genitori non idonei all’educazione. Ma che nel caso di Massimo Ciancimino ha trovato conforto nella sua stessa presa di posizione nell’affermare davanti ai magistrati una verità scomoda appartenuta alla sua condizione familiare in cui lui stesso ha rivestito un ruolo di primo piano, con riferimento in particolare alla trattativa tra Stato e Mafia intercorsa nel ’92. Da apprezzare e incoraggiare dunque la scelta dell’ultimo figlio maschio di casa Ciancimino che ha avuto l’ardito coraggio di rivelare affari, scrivere nomi, raccontare omissioni di un mondo pericoloso costituito non solo da qualificati criminali ma da squallidi mercenari dai volti rispettati del mondo della politica, delle professioni e dello Stato. Quello stesso Stato, ancora oggi, troppo impreparato a riconoscere se stesso perché intrappolato in un maligno gioco di specchi, il cui potere supremo “viene gestito – ha ricordato in ultimo Bongiovanni – da chi ha compartecipato all’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fondando la seconda Repubblica sul loro sangue”. Ci sono tanti uomini delle istituzioni onesti ma “finché non si chiarirà questo fatto – ha concluso – in Italia non si risolverà mai il problema del malaffare, della mafia militare e della corruzione. Solo quando si arriveranno a sapere i risvolti di questa storia, allora potremmo dire che esistono in Italia, singoli uomini corrotti e pezzi di Servizi deviati”.


ARTICOLI CORRELATI

“Don Vito”:  le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezione

Antimafia Duemila – ”Arresto latitanti non e’ merito Governo”

Fonte: Antimafia Duemila – ”Arresto latitanti non e’ merito Governo”.

«Gli arresti dei latitanti che si susseguono negli ultimi tempi non rappresentano un merito del Governo ma delle forze dell’ordine, che però lavorano con grandi sacrifici perchè hanno organici insufficienti».

Lo ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, replicando, nel corso della trasmissione Radio Anch’io al Ministro della Difesa Ignazio La Russa. Per Gratteri, «il Governo ha fatto due cose importantissime abolendo il patteggiamento in appello, che era uno scandalo ed un regalo alle mafie e modificando la normativa sul sequestro e la confisca dei beni, che oggi sono più facili. Il resto dei provvedimenti adottati dall’esecutivo, però, mi sembrano palliativi». Secondo Gratteri, «bisogna attuare un’inversione di tendenza perchè è da oltre dieci anni che si fanno concorsi nelle forze dell’ordine in numero insufficiente, tanto che non si riesce a coprire i vuoti che si determinano per i pensionamenti». Gratteri ha espresso, inoltre, un giudizio negativo sull’uso dell’Esercito contro la criminalità «perchè – ha detto – bisogna stabilire, in questo senso, un rapporto qualità-prezzo. Non è possibile, per esempio, pensare di fare intervenire l’Esercito anche in zone periferiche perchè i costi di questa operazione sarebbero troppo elevati. Non bisogna, inoltre, abolire le intercettazioni telefoniche ed occorre informatizzare il processo per farlo durare di meno e per fare diminuire il potere discrezionale. Si risparmierebbero milioni di euro e non ci sarebbero più abusi in termini di notifiche e di trasmissione di atti».

Piero Ricca » Giorgio Napolitano

Fonte: Piero Ricca » Giorgio Napolitano.

Quando gli storici del futuro si chineranno sui reperti di quest’epoca politica, risalterà l’ipocrisia codarda di chi per dovere istituzionale avrebbe dovuto e potuto stabilire un limite all’eversione berlusconiana. Ma non l’ha fatto. In cima alla lista, tra gli ignavi, ci sarà il nome di Giorgio Napolitano.
Se n’è stato sempre in silenzio quando i magistrati venivano linciati dalla banda Berlusconi: mai una parola chiara, al massimo astratti inviti al rispetto reciproco, buoni per tutte le stagioni. Ora invita la magistratura all’autocritica, al recupero di un buon rapporto con la politica. Dopo caterve di diffamazioni e leggi per l’impunità di pochi, dentro una crisi morale e costituzionale di inaudita gravità, alla vigilia dell’approvazione della legge contro le intercettazioni e del “lodo Alfano” bis. Quasi volesse preparare il terreno, dare una mano a normalizzare il clima, legittimando una degenerazione che finge di non vedere o reputa ineluttabile, in vista delle “riforme condivise” da lui tanto caldeggiate, come s’addice più a un garante della Casta che della Costituzione. Come giudicarlo? O è sotto ricatto o è codardo di suo. Comunque è inadeguato: al ruolo e ai tempi. Quanta paura deve fargli l’ometto inceronato!

Lo diremo in piazza, con iniziativa ad hoc, con tanto di preavviso alla questura e ampia documentazione, in una delle prossime agorà, speriamo in compagnia dei tanti che in questi giorni ci hanno manifestato condivisione e solidarietà dopo lo spiacevole episodio con gli sgherri manzoniani sul set di piazza della Scala.

Blog di Beppe Grillo – Beppe Grillo interviene all’assemblea degli azionisti Telecom

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Beppe Grillo interviene all’assemblea degli azionisti Telecom.

Riporto alcuni passaggi del mio intervento:

Oggi sono venuto a celebrare i funerali di Telecom Italia. Ho il lutto al braccio. La ex prima azienda tecnologica del Paese è finita, ogni anno, da 10 anni, diventa più piccola, più marginale nel contesto internazionale. Nel periodo 2008/2012 tra tagli effettuati e tagli futuri sono previsti altri 13.000 licenziamenti. L’organico di Telecom Italia al 31.12.2009 era di 54.236 dipendenti, nel 1999 quando fu ceduta a debito da Massimo D’Alema ai capitani coraggiosi Gnutti e Colaninno e Consorte aveva quasi il doppio di dipendenti.
Telecom si sta estinguendo. Quando un’azienda esternalizza i suoi migliori informatici e ingegneri per fare efficienza non ha futuro. 3000 tra i migliori del Paese sono esternalizzati in una grande scatola dal nome SSC che sarà “efficientata” e poi venduta con comodo. Che futuro ha un Paese che licenzia gli ingegneri e importa mano d’opera a basso costo? Telecom deve essere venduta al più presto a Telefonica o a qualche grande gruppo internazionale prima che gli attuali azionisti ne spolpino anche le ossa. Telecom è morta, ma si possono espiantare i suoi organi e salvare l’occupazione ancora rimasta.
Il presidente di Telecom Galateri ha detto che: “c’è il debito da ridurre, lo faremo”, ma come può pensare di farlo se continua a distribuire dividendi agli azionisti tutti gli anni, anche quest’anno. La casa va a fuoco e usano l’acqua rimasta per farsi una doccia. Negli ultimi 10 anni il debito è rimasto lo stesso, mentre gli azionisti e i manager si sono arricchiti e Telecom ha come dice elegantemente Galatieri “diminuito il suo perimetro”. Il perimetro dei piccoli azionisti si è invece allargato, il valore di un’azione Telecom era di circa 8 euro nel 2003 e oggi vale poco più di un euro. Nel 2009 i ricavi di Telecom Italia sono stati di 27,1 miliardi di euro con un debito di 34 miliardi di euro. Il debito è di 7 miliardi di euro più dei ricavi.
I ricavi sono in diminuzione del 6,3% rispetto al 2008 ed è previsto un ulteriore calo del 3% nel 2010 e, dopo aver ceduto quasi tutto in questi dieci anni, dalle partecipazioni estere, agli immobili, a società innovative come Telespazio, Italtel Sirti, si annuncia la prossima cessione del 50% di Telecom Argentina.
Si parla di investimenti nei prossimi anni quando la Rete è un colabrodo e siamo ultimi nelle classifiche europee per la diffusione della banda larga.
Vorrei fare un semplice esercizio, da ragioniere, perché io sono un ragioniere, se la Telecom in questi dieci anni ha venduto quasi tutte le sue partecipazioni, i suoi immobili, persino le centrali telefoniche, ridotto del 50% il personale, diminuito i suoi ricavi, ridotto gli investimenti, quasi azzerato il valore del titolo e, nonostante tutto questo, il debito è rimasto lo stesso di 34 miliardi. La domanda è: dove sono finiti i soldi? Chi ha distrutto la più importante azienda italiana nel campo dell’innovazione costruita con le tasse di generazioni di italiani?
I soldi sono finiti in stock option milionarie, in dividendi agli azionisti del salotto buono che hanno spolpato viva la Telecom. E’ necessario fare un’indagine patrimoniale sui manager che in questi anni hanno gestito la Telecom per verificare il loro patrimonio prima e dopo il loro ingresso in Telecom. Per verificare se le operazioni che hanno condotto in questi anni di cessioni del patrimonio Telecom abbiano procurato loro dei guadagni diretti o indiretti. La distruzione del valore di Telecom Italia è stato il più grave danno sia economico che per il futuro sviluppo legato all’innovazione procurato al nostro Paese. Gli azionisti e i lavoratori e le generazioni future hanno o stanno già pagando il conto. I responsabili di questa catastrofe sia politici che imprenditori vanno perseguiti.
Bernabè è una persona che stimo come manager, ma che non ha fatto quello che una persona con la schiena dritta avrebbe dovuto fare: chiedere conto alle precedenti gestioni, da Colaninno a Tronchetti, da Buora a Ruggiero, implicato nello scandalo delle false fatturazioni di Telecom Sparkle, delle loro azioni, dei loro enormi guadagni e in alcuni casi dell’uso privatistico dell’azienda. Lo spionaggio ai danni di decine di migliaia di persone fatto da dipendenti Telecom ha prodotto alla società un danno di immagine enorme. Chi lo paga? Chi risarcisce i piccoli azionisti di un titolo spazzatura? Colaninno e Gnutti hanno intascato una plusvalenza di 1,5 miliardi di euro quando hanno ceduto le loro quote a Tronchetti finanziato dalle banche, perché? E perché i piccoli azionisti non hanno avuto nulla?
E’ immorale che siano state distribuite stock option milionarie per anni mentre decine di migliaia di persone perdevano il lavoro.
E’ necessaria una legge per impedire la distribuzione di dividendi alle aziende con un indebitamento superiore al 50% del fatturato. Qualunque piccola media azienda con un debito superiore del 30% al fatturato chiuderebbe domani mattina. Telecom è morta, per salvare l’occupazione residua va venduta al più presto a Telefonica e la dorsale deve ritornare in mani pubbliche dando ad ogni operatore le stessa possibilità e non a un unico soggetto.
La banda larga in Italia è stretta, la più stretta in Europa, anche grazie a questo Governo che tiene bloccati gli incentivi di 800 milioni per ridurre il digital divide e introduce tasse assurde come l’equo compenso sulle memorie.
La diffusione della banda larga nelle abitazioni secondo dati della Commissione Europea è nella Lombardia, la più avanzata delle Regioni italiane, di soli 36 famiglie su 100, esattamente come le regioni europee più povere come la Mancha spagnola e peggio della Polonia.
Dopo l’Italia ci sono solo la Romania, la Bulgaria e la Grecia. Senza infrastrutture l’Italia non ha un futuro e neppure un presente. Cari Bernabè e Galateri, vendete quello che è rimasto a Telefonica, restituite la dorsale allo Stato e dopo andate a casa, insieme al consiglio di amministrazione, prima del fallimento.

Antimafia Duemila – Amianto. Quella minaccia nascosta. Due documentari che parlano di lavoro e sicurezza

Fonte: Antimafia Duemila – Amianto. Quella minaccia nascosta. Due documentari che parlano di lavoro e sicurezza.

di Pietro Orsatti – 29 aprile 2010
Mesotelioma pleurico e asbestosi. Malattie terribili, troppo spesso mortali. Causate dall’amianto. Hanno colpito, nel nostro Paese, migliaia di persone.

Cittadini ignari e non informati da chi doveva informare. Lavoratori tenuti all’oscuro della pericolosità dei materiali con cui venivano a contatto. Il business che mostra la sua faccia peggiore. Chi sapeva taceva, chi poteva intervenire non interveniva. Perché era troppo costoso. Perché non conveniva anche politicamente.
Questo è l’amianto. Questo è stato, questo è.
Alla vigilia della giornata mondiale dedicata alle vittime dell’amianto Legambiente torna in questi giorni a lanciare l’allarme sui rischi dovuti all’elevata presenza di materiali contaminati su tutto il territorio nazionale e a denunciare il clamoroso ritardo sugli interventi di risanamento e bonifica. A 18 anni dalla 257/92 che mise al bando la fibra killer nel nostro paese infatti sono solo 13 le Regioni che hanno approvato un Piano Regionale Amianto. Secondo le stime del CNR e dell’Ispesl il materiale tossico ancora da smaltire si aggira intorno ai 32 milioni di tonnellate, prendendo in considerazione solo le onduline di cemento di amianto. Le vittime invece ruotano attorno alle 4000 all’anno.La scorsa settimana una storica sentenza ha finalmente dato un frammento di giustizia. La sentenza sul processo sulle morti bianche causate dalle inalazioni di amianto nel cantiere navale di Palermo. Trentasette morti. Almeno altrettanti operai ammalati. Sono stati ritenuti responsabili tre ex dirigenti della Fincantieri che hanno dovuto rispondere dell’accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni gravi colpose. Ad emettere la sentenza di condanna il giuduce monocratico della prima sezione del Tribunale di Palermo, Gianfranco Criscione, il quale ha stabilito una condanna a sette anni e sei mesi per Luciano Lametti, sei anni per Giuseppe Cortesi etre anni invece ad Antonio Cipponeri. Tutti e tre gli imputati hanno avuto un condono di pena di 3 anni.
Oltre al carcere si parla anche di risarcimenti milionari che i tre dirigenti sarebbero tenuti a risarcire all’Inail, che si era costituita parte civile.
Ma la situazione che si era creata nei cantieri palermitani è comune in tutti i porti e cantieri italiani. Situazioni analoghe sono state denunciate anche nel porto di Trieste e nei cantieri di Monfalcone.
Negli scorsi anni ho realizzato vari lavori su questo tema e sulla condizione di lavoro nei porti e nei cantieri italiani. Qui ripropongo due documentari. Uno dello scorso anno realizzato nei cantieri di Marghera e Monfalcone. L’altro dell’anno precedente realizzato nel porto di Trieste.

I FILM

Strike Boat – documentario sul lavoro nei Cantieri navali di Marghera e Monfalcone (e Trieste)

Sulla Stessa Barca – documentario sul lavoro nel porto di Trieste (con capitolo conclusivo sull’amianto)

VISITA: orsatti.info

Tratto da: gliitaliani.it