Archivi del giorno: 20 aprile 2010

I grandi del mondo contro Goldman – Corriere della Sera

Fonte: I grandi del mondo contro Goldman – Corriere della Sera.

Iniziativa di Merkel e Gordon Brown. E Clinton sconfessa l’ex consigliere Summers

LO SCANDALO

I grandi del mondo contro Goldman

Iniziativa di Merkel e Gordon Brown. E Clinton sconfessa l’ex consigliere Summers

NEW YORK — I «grandi» del mondo contro Goldman Sachs, la banca d’affari che per decenni ha dato i suoi uomini ai governo Usa e a quelli di mezzo mondo, conquistandosi il nomignolo di «Government Sachs»: un istituto che aveva costruito una posizione di potere apparentemente inattaccabile. Dopo l’incriminazione per frode decisa venerdì scorso dalla Sec, la Consob americana, il premier britannico Gordon Brown si è detto «scioccato per la bancarotta morale delle banche d’investimento» e ha chiesto alle sue autorità di vigilanza (che pare siano già al lavoro) un’«indagine speciale» sulle attività della Goldman in Gran Bretagna, mentre anche la Germania si muove: il portavoce del cancelliere Angela Merkel ha detto che l’«authority» finanziaria tedesca chiederà notizie alla Sec e poi deciderà se procedere contro Goldman per gli affari nelle quali istituzioni finanziarie come Ikb, poi salvata dalla finanziaria pubblica di Berlino Kfw, hanno perso centinaia di milioni di euro.

L’offensiva dei governi europei potrebbe estendersi anche a Parigi, per ora più cauta, forse anche perché alcune sue banche d’affari – soprattutto Calyon e Société Générale – sono sospettate di aver condotto in passato speculazioni molto avventate usando i famigerati CDO: i derivati «sintetici» del caso Goldman. Ma il tonfo della «caduta degli dèi» di Wall Street si fa sentire soprattutto negli Usa. Barack Obama e il ministro del Tesoro, Tim Geithner, hanno evitato di commentare l’accusa di frode mossa all’istituto guidato da Lloyd Blankfein, ma da venerdì premono sull’acceleratore dell’approvazione della riforma del sistema finanziario fin qui bloccata soprattutto dalla pressione delle lobby bancarie. Già domani dovrebbe riprendere la discussione del provvedimento.

Se il governo tace, affermazioni contro la «filosofia Goldman» che hanno del clamoroso vengono da un altro grande personaggio: Bill Clinton. L’ex presidente che anche nei periodi più neri della crisi aveva sempre difeso le sue riforme degli anni ’90 ispirati alla logica del laissez faire e le scelte fare da Robert Rubin, il capo di Goldman che era diventato suo ministro del Tesoro, ieri ha cambiato rotta, giudicando errate le analisi dello stesso Rubin e di Larry Summers, l’altro suo ministro del Tesoro che oggi è alla Casa Bianca come cosigliere di Obama: «Dicevano che non era il caso di regolamentare i derivati perché questi prodotti erano così sofisticati, costosi e complessi da gestire che sarebbero stati trattati solo da pochi investitori specializzati. Avevano torto, ho sbagliato a dargli retta».

Il tardivo pentimento di Clinton è una specie di epitaffio sull’era del potere illimitato dei grandi banchieri d’affari. Ora il pendolo rischia di muoversi in modo esagerato in senso opposto, quello della demagogia e degli attacchi a testa bassa motivati da interessi elettorali: difficile, nel caso della sortita di Brown, non pensare alle imminenti (6 maggio) elezioni britanniche che lo vedono indietro nei sondaggi. E anche per Obama il caso Goldman è un’occasione preziosa non solo per scardinare la resistenza delle lobby e dei repubblicani sulla sua riforma finanziaria, ma anche per dirottare su un altro bersaglio, a pochi mesi dalle elezioni di «mid term», il malumore che ha investito il governo, soprattutto l’impopolarità della riforma sanitaria.

Da oggi, insomma, Goldman fa i conti anche con un «establishment» improvvisamente ostile. Ma ci saranno anche problemi finanziari. L’iniziativa della Sec apre, infatti, la porta a una serie, potenzialmente interminabile, di richieste di risarcimento, a cominciare da quella della Royal Bank of Scotland (ormai posseduta all’84% dal governo di Londra) che, quando acquistò l’olandese ABN Amro, pagò 840 milioni di dollari per chiudere la partita dell’esposizione assicurativa sui titoli delle operazioni ora incriminate dalla Sec.

Una situazione senza precedenti con la Goldman che rischia di finire in un gorgo di richeste di indennizzo proprio mentre la Sec l’accusa di tradire la fiducia dei clienti. E ora potrebbe toccare anche ad altre banche: «Quella che è venuta fuori — ha detto ieri James Hackney, decano della Law School della Northwestern University — è solo la punta dell’iceberg». Venerdì, dopo l’annuncio della Sec, Goldman ha perso il 13%, ma anche gli altri titoli bancari hanno sofferto.

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Oggi, alla riapertura, andrà verificato il nervosismo dei mercati. Secondo fonti finanziarie e alcune inchieste giornalistiche, i derivati «sintetici» ad alto rischio come quelli maneggiati dalla Goldman sono stati usati con disinvoltura anche da istituti europei, da Ubs a Deutsche Bank, ma soprattutto dai giganti Usa: Merrill Lynch, Citi e quella JP Morgan fin qui giudicata più saggia e prudente.

Massimo Gaggi

E ora, per favore, chiedete scusa – Voglio Scendere

Fonte: E ora, per favore, chiedete scusa – Voglio Scendere.

da Il Fatto Quotidiano, 20 aprile 2010

Due anni fa il Csm puniva Luigi De Magistris, vietandogli di fare mai più il pm, e lo trasferiva da Catanzaro a Napoli, dopo che aveva denunciato un complotto politico-giudiziario per sottrargli e insabbiare le inchieste “Poseidone” e “Why Not”. Un anno fa lo stesso Csm destituiva il procuratore di Salerno Luigi Apicella e puniva i suoi sostituti Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, trasferendoli nel Lazio e vietando pure a loro di fare mai più i pm, dopo che avevano accertato il complotto ai danni di De Magistris e dunque indagato e perquisito i vertici della magistratura catanzarese che da mesi rifiutavano di trasmettere copie del fascicolo “Why Not”.

Un ampio e trasversale fronte politico-giudiziario-affaristico-mediatico, con l’avallo del capo dello Stato, spacciò le indagini sulla fogna di Catanzaro per una “guerra fra procure” e i provvedimenti del Csm per una saggia azione pacificatrice. In realtà le indagini di De Magistris erano corrette e doverose, così come quelle dei pm salernitani, e chi ha trasferito gli uni e gli altri non ha fatto altro che coronare la congiura ordita dalla cupola calabrese. L’avevano già stabilito i provvedimenti emessi dal Riesame di Salerno (respingendo i ricorsi dei perquisiti a Catanzaro) e dal Tribunale di Perugia (che aveva archiviato le denunce dei pm catanzaresi contro Nuzzi, Verasani, Apicella e De Magistris). Ma ora lo conferma anche l’avviso di conclusione delle indagini appena depositato dalla “nuova” Procura di Salerno, che Il Fatto oggi rivela: un atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio per i magistrati catanzaresi che scipparono le indagini a De Magistris e/o presero il suo posto (Lombardi con la convivente e il figliastro, Favi, Murone, Iannelli, Garbati, De Lorenzo, Curcio) e per gli indagati eccellenti che avrebbero corrotto alcuni di loro per farla franca (Saladino, Pittelli e Galati).

Le accuse vanno dalla corruzione giudiziaria all’abuso, dal falso al rifiuto di atti d’ufficio al favoreggiamento. La nuova Procura di Salerno che conferma la bontà delle indagini di Nuzzi, Verasani e Apicella è quella guidata da un anno da Franco Roberti, il valoroso pm campano protagonista delle più recenti indagini su Gomorra, che ha il merito di avere decapitato il clan dei Casalesi. Che sia diventato improvvisamente anche lui un incapace, come i colleghi puniti, esiliati e degradati sul campo? Che meriti pure lui un’intemerata dal Quirinale e un’immediata punizione dal Csm? Fino a quando le istituzioni fingeranno di non vedere quel che è accaduto e ancora accade nella fogna di Catanzaro, eliminando e imbavagliando chiunque osi metterci il naso (oltre ai pm già citati, quella cloaca ha risucchiato Clementina Forleo, Carlo Vulpio, Gioacchino Genchi e altri galantuomini)? Nessuno confonde un avviso di chiusura indagini con una sentenza di condanna. Ma se, sotto la guida di Roberti, la Procura di Salerno giunge alle stesse conclusioni di quella guidata da Apicella, vuol dire che le indagini che costarono la carriera ai quattro pm erano tutt’altro che sballate.

E ora chi li ha linciati dovrebbe cospargersi il capo di cenere, ammettere la clamorosa cantonata e correggere l’errore. In due modi: ripulendo finalmente gli uffici giudiziari di Catanzaro dai magistrati inquisiti (e fra breve imputati) per corruzione giudiziaria e altri gravissimi reati, finora incredibilmente lasciati quasi tutti al loro posto; e annullando le sanzioni contro Nuzzi e Verasani (De Magistris ormai è eurodeputato e Apicella pensionato), restituendo loro l’onore, le funzioni e l’ufficio. Il 1° ottobre 2009 De Magistris si dimise dalla magistratura con una lunga lettera al presidente della Repubblica (e del Csm) Giorgio Napolitano, pubblicata integralmente dal Fatto. Conteneva una serie di drammatici interrogativi sulle sconcertanti interferenze del capo dello Stato nel caso Catanzaro-Salerno. Nessuna risposta. Alla luce delle ultime notizie in arrivo da Salerno, il capo dello Stato non ha nulla da dichiarare?

Blog di Beppe Grillo – Le navi dei veleni

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Le navi dei veleni.

Gianni Lannes è un giornalista pugliese che si occupa di inchieste sul traffico d’armi e di esseri umani, e di ecomafie. Il meetup di Genova lo ha incontrato.
“Caro Beppe, di recente abbiamo conosciuto e ospitato Gianni Lannes.
E’ venuto a Genova per operare delle verifiche nelle capitanerie di Porto nell’ambito delle indagini per un documentato-dossier sugli affondamenti delle “navi dei veleni”.
Ci ha raccontato le difficili condizioni di vita in cui si ritrova oggi. Da dicembre vive sotto scorta a causa delle intimidazioni che lui e la sua famiglia continuano a ricevere: auto incendiate, freni manomessi, minacce telefoniche o al citofono di casa. I suoi spostamenti devono avvenire in totale riservatezza.
Tra i molti che potrebbero essere interessati a ostacolare il suo lavoro, Lannes denuncia di temere in modo particolare proprio lo Stato Italiano e alle attività dei servizi segreti.” Giacomo

ComeDonChisciotte – LA GRECIA AL PATIBOLO, IL BOIA SI CHIAMA TRATTATO DI LISBONA

ComeDonChisciotte – LA GRECIA AL PATIBOLO, IL BOIA SI CHIAMA TRATTATO DI LISBONA.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Sarò brevissimo e chiaro. Scrissi tempo fa che i trattati europei, da Maastricht a Lisbona, sono stati pensati per il bene delle elites neoliberali a scapito della libertà e del futuro di milioni di noi. Ho detto: essi sono una minaccia mille volte più orrenda di qualsiasi magagna del berlusconismo, eppure nessuno fra le ‘belle anime’ qui da noi se li fila.

Oggi la Grecia è sotto inquisizione, le stanno spaccando le ossa i torturatori di Brussell, udiamo le grida fin da qua, quel popolo verserà sangue come non si può immaginare, coi tagli feroci a qualsiasi cosa assomigli a un sevizio pubblico, alla propria economia, futuro, speranza, ordinati ai boia europei dal Tribunale Internazionale degli Investitori e degli Speculatori, cioè i padroni del mondo.

La Grecia potrebbe ribellarsi, stracciare i lacci ai polsi e alle gambe, mettere in fuga i torturatori, salvarsi. Come? Creando moneta in quantità sufficiente per pagare tutti gli stipendi, per sanare i debiti di tutte le aziende, rilanciare l’economia alla grande.

Non avete letto male, non sono pazzo, anzi, sono informato piuttosto bene. Tenete presente: la Grecia disprezzata dal mondo è colpevole oggi di avere un deficit di bilancio del 12,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Nel 1946 gli Stati Uniti erano nelle medesime condizioni, anzi molto peggio. Il deficit di bilancio era del 25% del PIL. No, non c’è un errore di battitura, non era il 2,5%, era il ven-ti-cin-que per cento, quello cioè che oggi sarebbe considerato dagli inquisitori di Brussell come la raffigurazione del demonio in persona. Gli USA di Roosevelt e Truman crearono moneta a profusione, lo Stato si indebitò col settore privato fino al paradosso, e questo permise all’economia privata di espandersi magicamente senza doversi indebitare. Fu l’inizio del più lungo e stabile periodo di prosperità economica della Storia moderna, il famoso boom economico che poi salverà anche l’Europa del dopoguerra. Ma c’è un ma…

Gli USA allora, come oggi, erano sovrani, creavano moneta sovrana, e poterono fare quello che fecero. La Grecia potrebbe… ma ha ratificato i trattati europei e oggi, fate attenzione, la Grecia, come Italia, Francia ecc., non è più uno Stato sovrano, non può creare la propria moneta. Oggi la Grecia può solo USARE una moneta non sua, l’euro. Quindi essa rimane orribilmente legata al patibolo, e a noi, i prossimi forse di turno sotto tortura, tocca udire i suoi gemiti impotenti.
Quando vi raccontano che i problemi capitali degli Stati, di noi persone che li abitiamo, sono le magagnucce dei poteri locali, ricordate queste righe.

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=179

Salerno un anno dopo: contro de Magistris fu complotto

Fonte: Salerno un anno dopo: contro de Magistris fu complotto.

Dodici indagati in tutto. Tra cui sette magistrati, un senatore, un sottosegretario al Ministero delle Attività Produttive. Tutti insieme appassionatamente per fermare le indagini dell’allora pm a Catanzaro Luigi de Magistris e salvaguardare i propri interessi.

A poco più di un anno di distanza dal trasferimento disciplinare dei pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani e del procuratore capo Apicella (sospeso anche dallo stipendio) a Salerno il tempo sembra essersi fermato. E nell’avviso di conclusione indagini emesso qualche giorno fa dai pm Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, guidati dal procuratore capo Franco Roberti, quel sistema affaristico-criminale che lega a foppio filo politica, imprenditoria e magistratura riemerge così come i primi giudici lo avevano evidenziato. Guadagnandosi gli attacchi di buona parte dei vertici della classe politica e le sanzioni del Csm con la  benedizione dell’Associazione Nazionale Magistrati.

La vicenda in questione, si ricorderà, è quella che parte dalle ormai note inchieste Why Not e Poseidone, strappate dalle mani di Luigi de Magistris mentre l’allora magistrato additava le responsabilità di politici e imprenditori impegnati nella distrazione di fondi pubblici, destinati allo sviluppo di quella terra martoriata che è la Calabria, a tutto vantaggio di interessi privati. E alle successive e complesse indagini dei magistrati Nuzzi e Verasani, che dalla procura di Salerno, competente su quella di Catanzaro, avevano scoperto un vero e proprio complotto ordito ai danni dello stesso de Magistris con il preciso intento di fermare il suo lavoro.
Principali artefici della cospirazione: alcuni indagati e i vertici della stessa procura di Catanzaro, sulla quale i magistrati di Salerno stavano svolgendo accertamenti quando, con un pretesto, furono cacciati dal Consiglio Superiore della Magistratura. Costretti a lasciare l’inchiesta nelle mani di altri giudici, che oggi però, a un anno di distanza, sono giunti alle loro stesse conclusioni.

E così, nelle maglie della giustizia, sono finiti nuovamente l’ex procuratore capo a Catanzaro Mariano Lombardi, l’aggiunto Salvatore Murone, l’ex procuratore generale Enzo Iannelli, il procuratore facente funzioni Dolcino Favi, i sostituti pg Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, il pm Salvatore Curcio. E ancora la moglie di Lombardi, Maria Grazia Muzzi, il figlio Pierpaolo Greco e tre indagati di de Magistris: Antonio Saladino, Giancarlo Pittelli, Giuseppe Galati.
Tutti accusati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e omissione d’atti d’ufficio. Tutti parte del complesso ingranaggio messo a punto per fermare le inchieste del magistrato: ognuno con un proprio ruolo, tutti uniti dalla logica del do ut des.

Mariano Lombardi e Salvatore Murone, recita infatti la prima parte dell’avviso di conclusione indagini, “creavano i presupposti quantomeno per una prevedibile e inevitabile stagnazione delle attività istruttorie in corso”, “così da favorire … le persone implicate nelle indagini preliminari”. Tra queste, in particolare, Antonio Saladino, vero deus ex machina del sistema corruttivo emerso in Why Not, nonché “l’avvocato senatore Giancarlo Pittelli e l’on. Sottosegretario Giuseppe Galati”. Che in cambio, si legge, si erano adoperati per far ricevere “denaro o altre utilità” sia al dott. Lombardi che all’avvocato civilista Pierpaolo Greco, figlio della seconda moglie del procuratore.
Il Greco avrebbe difatti trovato lavoro presso il rinomato studio penale Pittelli; sarebbe diventato socio,  insieme al Pittelli stesso, della Roma 9 srl, con notevoli agevolazioni economiche; avrebbe ricevuto dal sottosegretario alle Attività Produttive Galati diverse nomine di Commissario Liquidatore di società e consorzi.
Mentre Murone avrebbe sistemato “parenti e conoscenti” con le assunzioni ottenute grazie al “rapporto sinallagmatico” e al “patto corruttivo” stretto con Antonio Saladino.

E’ in questo quadro che rientrano la revoca dell’indagine Poseidone, avvenuta in seguito all’iscrizione del Pittelli nel registro degli indagati, e la rocambolesca avocazione dell’indagine Why Not. Per la quale erano entrati in gioco il Procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi e l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella.
All’epoca riprendono i giudici di Salerno, il dott. Favi – “in concorso psicologico con agli altri indagati”, aveva parlato di “conflitto di interessi” tra il Mastella, appena iscritto nel registro degli indagati di Why Not e il magistrato titolare di quell’inchiesta. Inquisito disciplinarmente dallo stesso Ministro della Giustizia, che nel suo ufficio aveva più volte inviato gli ispettori ministeriali. Nell’ambito però, e questo dal Procuratore generale non veniva specificato, di altre vicende processuali estranee a Why Not.
“Una falsa rappresentazione di una situazione di conflitto di interessi”, sottolinea quindi il documento, che avrebbe avuto come effetto quello di frenare l’attività investigativa prima di procedere ad una “parcellizzazione dei vari filoni d’inchiesta” assegnati a magistrati già impegnati su altri fronti e “del tutto estranei alle logiche d’indagine fino a quel momento seguite”.
A questo sarebbe seguito l’allontamento dalle inchieste del Capitano dei Carabinieri Pasquale Zacheo e dal consulente della Procura Gioacchino Genchi. Mentre “si andava a concretizzare, di fatto, una illecita attività di interferenza sull’iter del procedimento penale in questione e comunque si determinava almeno un suo rallentamento tale da favorire, di per sé ed almeno per un iniziale periodo di tempo, le persone implicate nelle indagini preliminari”.

Già nel 2008 i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani avevano scoperto il “piano”. Ma erano stati cacciati dal Consiglio Superiore della Magistratura nell’ambito della fantomatica “guerra tra procure”. Un assurdo giuridico con il quale si era giustificata l’ennesima azione illecita commessa dalla procura di Catanzaro che aveva operato un inedito controsequestro degli atti appena sequestrati dalla stessa procura di Salerno che per competenza stava indagando su di lei.
E a nulla era servito il provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame, che aveva giudicato corretto l’operato di quei magistrati, così come più tardi avrebbe fatto il Tribunale di Perugia archiviando le denunce sporte contro di loro dai pm catanzaresi.

Quell’azione, è evidente, era necessaria per chiudere per sempre una vicenda troppo scomoda.
Ma come tramanda la saggezza popolare: il tempo è galantuomo e i nodi, prima o poi, vengono sempre al pettine. A Salerno ci sono arrivati. E a quei magistrati che hanno perso il lavoro e subito l’onta delle sanzioni disciplinari e del linciaggio mediatico chi chiederà scusa?

Monica Centofante (
ANTIMAFIADuemila, 19 aprile 2010)

Antimafia Duemila – ”La controriforma delle intercettazioni tutela la privacy della mafia”

Fonte: Antimafia Duemila – ”La controriforma delle intercettazioni tutela la privacy della mafia”.

di Eleonora Mastromarino – 19 aprile 2010

Antonio Ingroia, allievo di Falcone e Borsellino e attuale procuratore aggiunto a Palermo, di questa materia se ne intende e ci tiene a spiegare quali potrebbero essere gli effetti negativi della nuova legge.

Per farlo ha anche scritto un libro, ‘C’era una volta l’intercettazione’.

Innanzitutto per Ingroia sono state troppe le bufale della politica su questo tema: “Ho vissuto momenti d’indignazione, da cittadino oltre che da magistrato, rispetto all’utilizzo continuo della menzogna e di una campagna di stampa nella quale i fatti vengono costantemente capovolti”.

Per esempio, il governo giustifica questa riforma perché necessaria per la tutela della privacy e la riduzione della spesa per le intercettazioni, considerata troppo elevata. Per settimane abbiamo sentito politici di entrambi gli schieramenti dare i numeri a proposito della quantità di persone intercettate. Il ministro Alfano è arrivato a dire che si tratterebbe di almeno 2 milioni di italiani. Ingroia però ci tiene a dimostrare come “in realtà le persone intercettate non sono più di 20.000 ogni anno, molto meno del 1% della popolazione”.

È vero che le intercettazioni costano troppo?
“Si- risponde il magistrato- ma esistono sistemi semplici e a portata di mano che consentirebbero di ridurre i costi senza bisogno di ridurre le intercettazioni, o addirittura di abolirle come di fatto succederebbe con questa legge.”

Cos’è che fa costare tanto le intercettazioni?
“La principale voce di spesa è la cifra che lo stato deve ai gestori del servizio telefonico, perché per ogni intercettazione si paga l’intero costo della telefonata. In altri paesi non è così: in Germania lo stato non paga niente e in Francia una cifra irrisoria. Allo stato italiano, concessionario della rete telefonica, basterebbe un semplice atto amministrativo che stabilisse i prezzi, cioè non si paga niente o si paga poco.

Per non parlare poi degli sprechi fatti sulle intercettazioni ambientali. Le forze di polizia e le procure non dispongono delle attrezzature necessarie per fare le registrazioni. Non abbiamo microspie, né micro-telecamere, però ne abbiamo bisogno, quindi noleggiamo le attrezzature da società private, che impongono prezzi molto alti. Anche in questo caso basterebbe dotare le forze di polizia di tali strumenti e specializzare personale per utilizzarli, abbattendo moltissimo i costi”.

“C’è poi un altro aspetto da considerare, i costi sono bilanciati dai profitti. Grazie alle intercettazioni montagne di denaro provenienti da patrimoni illeciti vengono recuperate, omicidi e stragi scongiurati, per non parlare degli arresti di latitanti e mafiosi”.

Cosa succederà allora alle indagini? Quali reati saranno più difficili da perseguire?
“Tutti! Perché l’intercettazione è resa di fatto impossibile. Se i presupposti per disporne una sono i cosiddetti ‘evidenti indizi di colpevolezza’, cioè a dire la prova che la persona da intercettare ha commesso il reato, l’intercettazione diventa inutile. Avendo già le prove il soggetto viene arrestato, processato e condannato, senza spendere, stavolta davvero inutilmente, soldi dello stato in intercettazioni”.

I reati di mafia sono esclusi?

“È quello che si affannano a ripetere ma nessuno ricorda che alle indagini di mafia si arriva quasi sempre partendo da reati cosiddetti satellite che con la mafia non sono direttamente collegati. Le uniche indagini a non essere danneggiate dalla nuova legge, saranno quelle sui ‘soliti noti’, cioè coloro che si sa già essere mafiosi. Diventerà molto più difficile indagare sugli insospettabili. Tra l’altro, mentre l’ala militare è stata duramente colpita negli ultimi anni, la mafia finanziaria, quella dei colletti bianchi è oggi al vertice dell’organizzazione, avendo conquistato sempre più spazi d’impunità”.

Dunque la mafia sarà favorita da questa riforma?
“Non voglio dire che favorisce le mafie, ma sicuramente danneggia le indagini e le procure antimafia. Quando passerà questa legge noi saremo disarmati nei confronti di questo pezzo del sistema criminale e voi cittadini sarete più indifesi. Quindi di fatto, non credo ci sia la volontà di favorire la mafia ma il risultato sarà questo.”

Altrabenevento

Tratto da: gliitaliani.it

ComeDonChisciotte – L’OMS NOMINA UN COMITATO PER L’INSABBIAMENTO DEL CASO H1N1

ComeDonChisciotte – L’OMS NOMINA UN COMITATO PER L’INSABBIAMENTO DEL CASO H1N1.

DI JAMES CORBETT
globalresearch.ca

La notizia che L’OMS sia alla nomina di una commissione ‘indipendente’ per indagare sulla propria condotta sul panico da pandemia H1N1 nel 2009 è stata sminuita dal fatto che uno dei membri della commissione, John Mackenzie, sia stato in realtà uno dei membri che ha sollecitato l’OMS a dichiarare la pandemia stessa. Inoltre Mackenzie ha legami con i produttori di vaccini, cosa che lo renderebbe indagabile per le stesse accuse che la commissione sta cercando di accertare, e cioè che l’OMS abbia fatto affidamento su consulenti con seri interessi a dichiarare il ceppo H1N1 Pandemia nonostante i fatti.

Gli eventi continuano a portarci a pensare che l’OMS abbia dichiarato pandemico un ceppo virale relativamente leggero (H1N1) in modo che venissero stipulati contratti per miliardi di dollari aventi come beneficiari i consulenti dell’OMS legati alle grandi case farmaceutiche. Messa alle corde dalla crescente opposizione e perdita di credibilità per via di conflitti di interesse di consulenti chiave dell’Oms, la direttrice dell’organizzazione Margaret Chan ha indetto per lunedì una “franca, critica, trasparente, credibile e indipendente analisi sull’operato” seguita da una riunione a porte chiuse con i cosiddetti esperti indipendenti. Ai fotografi è stato vietato entrare, ai giornalisti è invece stato permesso un accesso sporadico.

La speranza in una seria investigazione indipendente si è infranta con la scoperta che uno dei membri del comitato investigativo è il Professor John Mackenzie (Curtin University, Australia), che a sua volta era proprio una delle persone che aveva consigliato all’OMS di dichiarare il ceppo H1N1 pandemico. Mackenzie è comparso su Der Spiegel all’inizio dell’anno con una valutazione sul proprio operato: “Credo che abbiamo fatto il giusto”.

Indizi su probabili scoperte del comitato di investigazione di Ginevra possono essere tratti dalle dichiarazioni che Mckenzie ha dato ai giornali tedeschi:

“Il sistema dei livelli di pandemia necessita una revisione”

“Dobbiamo migliorare la fase 6 in modo che la gravità dell’infezione sia presa in considerazione”

Analisti prevedono che il comitato trovi l’OMS vittima di una cortina di fumo e di una definizione sbagliata del concetto di pandemia, cosa che li porterà a sostenere che nessun individuo è responsabile per i miliardi di dollari spesi in tutto il mondo in vaccini di cui ora i governi cercano di sbarazzarsi a tutti i costi e che alla fine dovranno buttare.

Inoltre in questione c’è anche il perché l’OMS abbia cambiato la propria definizione di “Virus pandemico”, in modo che l’influenza suina rientrasse dentro il criterio. La definizione presente sul sito dell’OMS prima dell’allarme specificava: “Enormi numeri di morti e ammalati” come criterio per la dichiarazione della Pandemia. In aprile invece la stessa definizione è stata cambiata per pandemie “miti”.

Il comitato dell’insabbiamento è stato formato in vista della relazione finale sullo scandalo H1N1 del “Consiglio d’Europa”. L’ultimo mese il Consiglio ha rilasciato una bozza di relazione della propria investigazione contenente feroci accuse all’OMS e ai suoi motivi per dichiarare l’H1N1 come ceppo pandemico:

Alcuni membri di questo organo consultivo hanno evidenti legami professionali con case farmaceutiche – in particolare questi legami riguardano finanziamenti per ricerche- perciò la neutralità dei consiglieri può essere contestata. Tuttora l’OMS non ha fornito convincenti evidenze da opporre a queste accuse, e l’organizzazione non ha pubblicato le relative dichiarazioni di interesse, assumendo tale posizione riservata. L’organizzazione si è unita ad altri organismi come “EMEA” (European Medicines Agency), che allo stesso modo non ha ancora pubblicato questi documenti –“Gestione della pandemia H1N1: Serve più trasparenza

L’indagine del “Consiglio d’Europa” era supervisionata da Wolfgang Wodarg, Ex capo della “Council’s health committee” che fece clamore lo scorso anno per avere detto che l’OMS aveva finto la pandemia per avvantaggiare i produttori di vaccini. Ci si aspetta che il comitato sia critico verso l’OMS, e questo porta molti a speculare sul fatto che il gruppo sanzionato dall’OMS a Ginevra sia un tentativo per superare il danno e limitare l’esposizione della faccenda.

Si aspetta che il gruppo indipendente finisca il meeting mercoledì. Nessuna parola è stata per ora spesa sul fatto che il vaccino dell’influenza in realtà aumenti il rischio di contrarre l’H1N1 o che effetto si potrebbe aspettare se l’OMS ignorasse questa informazione per spingere a favore del vaccino.

Il panico della H1N1 è iniziato lo scorso Marzo, la stima della OMS è stata di 2 miliardi di infetti e milioni di morti. Dai nuovi dati rilasciati si evince che l’influenza è stata molto meno letale della regolare influenza stagionale.

Titolo originale: “WHO Appoints H1N1 Cover-Up Committee”

Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Link
13.04.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FIGHTINGforBISCUITS