Archivi del giorno: 21 aprile 2010

Taglia del governosulla libertà di stampa | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

La cosa più scandalosa è che secondo me i giornali dovrebbero scatenare un putiferio contro questa nuova legge porcata che punisce la libertè di stampa oltre che le intercettazioni, invece se ne stanno tutti zitti e obbedienti tranne quelli de “Il fatto Quotidiano”…

Fonte: Taglia del governosulla libertà di stampa | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

Arrivano gli emendamenti anti-D’Addario (divieto di registrazione), quello che “salva” i criminali se in compagnia di un onorevole, e bavaglio e carcere per i giornalisti

Avendoci messo le mani giureconsulti del calibro di Schifani, Alfano e Ghedini, era naturale che la legge sulle intercettazioni fosse una boiata. C’è semmai da dubitare della sanità mentale di chi s’illudeva di migliorarla con qualche “emendamento condiviso” qua e là. Chissà che si aspettavano i vertici dell’Anm e i fresconi del Pd dall’intervento del presidente del Senato, quello che quando non faceva l’autista del senatore La Loggia prestava consulenze legali a noti mafiosi. Il risultato è che la boiata resta una boiata, a parte un ritocchino che cancella i “gravi indizi di colpevolezza” come condicio sine qua non per intercettare, ripristinando gli attuali “gravi indizi di reato”.

Dopo lunghe spiegazioni, con l’ausilio di qualche disegnino, berlusconidi e schifanidi hanno finalmente capito che le intercettazioni servono a scoprire i colpevoli e consentirle soltanto dopo averli scoperti significa non scoprirli più. Per il resto, tutto come prima. Con l’aggiunta di un paio di novità da perizia psichiatrica. La prima: se intercetta un criminale che parla con un parlamentare (la qual cosa accade con grande frequenza), il pm deve bloccare tutto e chiedere l’autorizzazione del Parlamento a proseguire. Esempio: il delinquente Gigi parla con l’onorevole Pippo, ma non lo chiama onorevole: lo chiama solo Pippo.

Passano mesi prima che gl’interlocutori di Gigi vengano identificati e si scopra così che Pippo è un onorevole. Nel qual caso la nuova norma è inutile. Poniamo invece che si capisca subito che Pippo è un onorevole: il pm dovrà avvertire il Parlamento, cioè Pippo, che sta intercettando il suo amico Gigi, così Pippo potrà avvisare Gigi di non chiamarlo più, o di cambiare telefono, o di usare i pizzini. Così l’inchiesta va in fumo. Stessa regola per acquisire i tabulati del parlamentare che parla con l’indagato intercettato. Ma di solito è proprio per sapere a chi è intestata una certa utenza che si acquisisce il tabulato: d’ora in poi per acquisirlo bisognerà già sapere che è di un parlamentare e chiedere il permesso al Parlamento. E’ il comma 22.

Seconda novità: il privato cittadino che – come la D’Addario con Berlusconi – registra o filma proprie conversazioni con qualcuno rischia da 6 mesi a 4 anni di galera, a meno che non emerga una notizia di reato e venga tempestivamente denunciata. Ma la stessa cosa non può farla un magistrato: vietato piazzare cimici nell’auto o nella casa del mafioso o dello stupratore (ma anche telecamere allo stadio per prevenire eventuali atti di violenza), a meno che non si abbia la certezza che in quel luogo si sta commettendo un delitto. E, siccome la certezza non c’è mai, le cimici e le telecamere non si piazzeranno mai più. Non è meraviglioso? Intatte anche le follie dei 60 giorni di durata massima delle intercettazioni (poi, fosse anche la vigilia di un omicidio, si stacca tutto) e del divieto di usare intercettazioni in un’inchiesta diversa da quella per cui sono state disposte (intercetto uno per furto di bestiame e scopro che sta per ammazzare la moglie? Il nastro non è più utilizzabile per incastrarlo per uxoricidio).

Poi naturalmente c’è il bavaglio alla stampa. Secondo indiscrezioni trapelate dal Quirinale, a Napolitano va bene così. Il giornalista che pubblica un atto d’indagine rischia 2 mesi di galera più 10 mila euro di multa (20 mila se è un’intercettazione pubblicata o raccontata o riassunta) più la sospensione dalla professione; e il suo editore fino a 500 mila euro ad articolo. Ma qui la boiata è talmente incostituzionale e contraria alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che la Consulta e/o la Corte di Strasburgo faranno presto giustizia. Cose che capitano in un paese dove il premier pensa che “in Italia da circa 15 anni c’è un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati con pezzi della politica”. Anzi no, mi dicono che la frase è di Matteo Messina Denaro. Ragazzo sveglio. Farà strada.

Berlusconi, la mafia e il punto di non ritorno – Pino Corrias – Voglio Scendere

Fonte: Berlusconi, la mafia e il punto di non ritorno – Pino Corrias – Voglio Scendere.

da Vanity Fair, 21 aprile 2010

Per la seconda volta in cinque mesi Silvio Berlusconi se l’è presa con chi scrive di mafia, come Roberto Saviano, e contro chi la racconta in forma narrativa, come La Piovra. Ha aggiunto che la nostra mafia è sei volte più celebre di quanto in realtà conti nel mondo. E ha concluso che tutta questa celebrità (non la sua sostanza) nuoccia assai all’Italia.

Peccato che anche questa volta nessun giornalista si sia alzato per chiedergli se della questione mafia ne avesse mai parlato con il suo braccio destro Marcello Dell’Utri, che di mafia dovrebbe intendersene, visto che in primo grado, a Palermo, è stato condannato a nove anni per “concorso esterno”. E che al processo di Appello ancora in corso il pm abbia appena chiesto una condanna ancora maggiore, undici anni di carcere. Peccato che anche questa volta nessuno gli abbia chiesto come mai lui consideri un oltraggio all’Italia chi parla e chi scrive di mafia in nome delle vittime della mafia, cioè in nome nostro, e invece trovi del tutto innocuo chi è accusato di favorirla, la mafia, e sia meritevole di essere eletto in Parlamento per sedersi tra i rappresentanti delle vittime della mafia, cioè del popolo italiano.

Dove trovi il coraggio di fare simili dichiarazioni è presto detto. Per metà lo trova nella feroce inimicizia che ormai coltiva contro i magistrati e contro la legalità in genere. Spingendosi a dire cose che qualunque altro leader occidentale pagherebbe con le dimissioni immediate. Ma è l’impunità a nutrire l’altra metà del suo coraggio. Il nostro intero torto – che stiamo pagando fino al punto di non ritorno – è consentirglielo.

Antimafia Duemila – Maggiani Chelli: ”nuovo ddl intercettazioni occulta mandanti esterni stragi”

Fonte: Antimafia Duemila – Maggiani Chelli: ”nuovo ddl intercettazioni occulta mandanti esterni stragi”.

Siamo fortemente preoccupati per le indagini in corso sui “mandanti esterni alla mafia” per le stragi del 1993.

I limiti che si vogliono porre alle intercettazioni la dicono lunga.
“Gravi indizi di reato”  è il nuovo slogan per limitare l’utilizzo di intercettazioni scabrose.
Ma quando mai i mandanti esterni alle organizzazioni criminali delle stragi , hanno mostrato “gravi indizi di reato” in Italia?
Sono tutti innocenti per le stragi in Italia, a parte quattro manovali esecutori presi con il tritolo in mano per i quali i “gravi indizi di reato “ sono palesi, gli altri quelli a “volto coperto” o la magistratura li becca giusto con il telefono in mano, o nessuno riuscirà mai a stanarli.
Le intercettazioni per scoprire la verità su massacri come quello di via dei Georgofili del 27 Maggio 1993 sono  uno strumento indispensabile, basta con i giri di parole per occultare al mondo una verità che grida vendetta.
Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli

Vice Presidente Portavoce
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

Antonio Di Pietro: Grande apertura sulle intercettazioni, ma ai criminali

Travaglio ha definito la nuova legge sulle intercettazioni “il trionfo del crimine”, mi pare che siamo tutti d’accordo…

Bella l’iniziativa dell’IdV spiegata in fondo per evitare l’incriminazione dei giornalisti.

Antonio Di Pietro: Grande apertura sulle intercettazioni, ma ai criminali.

L’emendamento sulle intercettazioni consegnato alla commissione Giustizia del Senato mette in evidenza una grande apertura da parte di questo Governo. Una grande apertura alla criminalita’ organizzata.

I parlamentari diventano il punto di riferimento dei delinquenti e non dei cittadini perbene. Viene creata una riserva indiana per i parlamentari. Oggi permettono a tutti quelli della criminalità organizzata di avere come referente un parlamentare, così le intercettazioni non valgono più. Anche se confessa un omicidio, se c’è un parlamentare, nell’intercettazione, ci vuole un’autorizzazione del Parlamento, e la Camera si guarderà bene da dare il via libera. Oggi io aiuto te e domani tu aiuti me: tra destra e sinistra non hanno mai dato l’autorizzazione a procedere.

La proposta di oggi, quindi, la ritengo ancora più grave della precedente, perché con questi emendamenti si mette un bavaglio definitivo alla stampa: addirittura si puniscono i giornalisti, che fanno il loro mestiere. Bisogna punire invece chi rende noto, chi viola il segreto istruttorio e non il giornalista che svolge la propria funzione.
Con questo emendamento il Governo ha inferto un altro colpo al sistema giustizia. Non si capisce per quale ragione per una persona che non è parlamentare, e che può occultare tutte le prove e realizzare reati, si debba chiedere l’autorizzazione ad intercettare.  A questo punto, la criminalità organizzata potrà scegliersi i suoi adepti, il parlamentare più adatto, punto di contatto tra criminali che così non parleranno più tra di loro ma per interfaccia. Volendo fare un esempio: se due mafiosi vogliono scambiarsi delle informazioni basterà che a fare da tramite ci sia un parlamentare. Per essere ancora più chiari: se Totò Riina vuole mandare un messaggio a Provenzano basta che si rivolga al parlamentare mafioso di turno. Così, questi potrà essere l’anello di congiunzione con la criminalità. E’ chiaro che per il parlamentare sarà più facile avere come punto di riferimento la criminalità.
Queste sono le prove tecniche del regime. Queste disposizioni mettono seriamente a rischio l’articolo 21 della Costituzione. Il ddl voluto fortemente da Berlusconi prevede diversi anni di carcere per chi svolge di mestiere di giornalista e dovrebbe essere un ‘cane da guardia’ della democrazia. In questo modo da cane da guardia diventerebbe una pecora.
Noi dell’Italia dei Valori siamo accanto ai giornalisti e ci mobiliteremo con la Fnsi, scendendo in piazza il 28 aprile, per protestare contro questo scempio del diritto e attentato alla Costituzione.

Nota
Con le norme sulle intercettazioni siamo alle prove tecniche di regime. Il disegno di legge voluto dal Governo prevede il carcere per i giornalisti che danno notizia delle intercettazioni, anche ad indagini concluse. Italia dei Valori, qualora riceverà notizia e/o testi di intercettazioni leggerà quest’ultimi in aula di Camera o Senato attraverso i propri parlamentari, in modo da rendere pubbliche attraverso i resoconti stenografici tali intercettazioni. I giornalisti, riprendendole, non potranno essere incriminati secondo la legge.

Antimafia Duemila – De Magistris: ”Ddl intercettazioni lega mani e mette bavaglio”

Antimafia Duemila – De Magistris: ”Ddl intercettazioni lega mani e mette bavaglio”.

«Il ddl intercettazioni è stato concepito scientificamente dal Governo per legare le mani dei magistrati e mettere il bavaglio all’informazione, azzerando la cronaca giudiziaria e l’inchiesta giornalistica», afferma in una nota Luigi de Magistris, eurodeputato IdV. «I cittadini e le cittadine non devono sapere e la legge non si deve applicare, soprattutto quando ad essere coinvolto il potere politico, considerato al di sopra della giustizia. Anche eliminando dal testo il riferimento agli evidenti indizi di colpevolezza, che rendeva impossibile alla magistratura disporre di questo strumento di indagine prezioso – prosegue De Magistris – il ddl del Governo resta assolutamente inaccettabile per uno stato democratico, che abbia a fondamento il principio della legge uguale per tutti, il diritto ad informare ed essere informati, la certezza della giustizia. A goderne sarà solo il crimine organizzato. Per questo viene da chiedersi in cosa consista la tanto declamata lotta alle mafie di cui si vanta questo esecutivo».

ANSA

Antimafia Duemila – Perche’ faccio il tifo per il vulcano

Provocazione basata su una profonda saggezza…

Fonte: Antimafia Duemila – Perche’ faccio il tifo per il vulcano.

di Massimo Fini – 21 aprile 2010
Io faccio il tifo per il vulcano islandese Eyjafjallajökull. È bene che ogni tanto la natura, indifferente, imparziale e moralmente amorale, ricordi all’uomo, che nella sua demenziale ubris, sta diventando la bestia più stupida del Creato, non è il padrone del mondo.

Il vulcano islandese esplose già, con la stessa violenza, due secoli fa ma nessuno se ne accorse tranne i pochi abitanti di quelle terre lontane, mentre oggi sta mandando in tilt l’intero pianeta. Due secoli fa gli aeroplani non esistevano. Ma non è solo una questione puramente tecnologica.

Già nel primo secolo a. C. il filosofo greco Posidonio sapeva che qualsiasi accadimento in qualsiasi parte dell’universo influisce su qualche altra cosa nell’universo. Quella che era un’intuizione concettuale noi moderni l’abbiamo fatta diventare una realtà concreta.

Abbiamo creato un sistema talmente complesso, integrato e universale che qualsiasi fatto negativo in qualsiasi parte del mondo lo inceppa. E questo vale non solo per gli accadimenti imparziali della natura ma anche, e forse soprattutto, per quanto noi stessi facciamo. La Grecia è in crisi? Solo una cinquantina di anni fa la cosa avrebbe riguardato solo i greci e, dato che non sono quelli antichi, ma quelli di oggi, stupidi come tutti gli uomini di oggi, avremmo potuto fregarcene. Invece se crolla la Grecia crolla economicamente l’Unione europea e, di lì a poco, l’economia mondiale, almeno quella del mondo industrializzato e di quello che, a calci in culo e magari con l’aiuto di qualche “bomba blu”, stiamo spingendo a forza sulla “via dello Sviluppo”.

Siamo stati così cretini, e avidi, noi occidentali, la “cultura superiore”, da voler piegare il mondo intero, o quasi, a un unico modello per cui se per caso, per fatto di natura o altro, questo si inceppa o si dimostra sbagliato non abbiamo vie di fuga. Qualsiasi macchina, appena un po’ sofisticata, ha almeno due motori, se se ne rompe uno si va con l’altro. Noi abbiamo un solo motore, abbiamo omologato il pianeta a un’unica dimensione, ad un unico sistema, ad un unico modello. Che è sbagliato in re ipsa perché si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica, non in natura. Verrà il giorno, non più tanto lontano, in cui questo sistema imploderà su se stesso. Basterà che uno spillo cada in Giappone. Si salveranno solo quei pochi popoli che ne sono rimasti fuori. Gli indigeni delle isole Andemane che, pur essendo i più vicini, dopo Sumatra, all’epicentro dello tsunami, non hanno avuto né un morto né un ferito. Perché non hanno mai accettato di contaminarsi con lo “sviluppo” e invece di affidarsi a ottusi strumenti tecnologici sanno ancora guardare il mare con occhio umano, ascoltarlo con orecchie umane, sentirlo con cuore umano. Forza Eyjafjallajökull.

Tratto da: antefatto.ilcannocchiale.it

Antimafia Duemila – Le bugie di Mondadori e la censura sui ”Padrini”

Fonte: Antimafia Duemila – Le bugie di Mondadori e la censura sui ”Padrini”.

di Peter Gomez – 21 aprile 2010
In un saggio sulla mafia del ’94, sparito il legame Mangano-Berlusconi. Fini: io sto con Saviano.

La bugia più grossa, Marina Berlusconi l’ha messa nero su bianco a metà della sua lettera di risposta a Roberto Saviano, pubblicata da La Repubblica domenica scorsa. Dopo aver difeso il padre che aveva tra l’altro accusato lo scrittore e chi racconta la mafia di fare “cattiva pubblicità all’Italia”, la figlia del premier assicura che quella era solo un critica – peraltro da lei condivisa – e considera: “La Mondadori fa capo alla mia famiglia da vent’anni. In questi venti anni abbiamo sempre assicurato, come è giusto e doveroso, secondo il nostro modo d’intendere l’editore, il più assoluto rispetto delle opinioni di tutti gli autori e della loro libertà di espressione”. Un’impegnativa affermazione di principio che si scontra con la realtà dei fatti. Perché i libri in Mondadori – come insegnano i casi di Belpoliti e Saramago rifiutati da Einaudi – a volte vengono censurati. E la pratica va avanti da anni. Non per niente risale proprio al 1994, periodo della discesa in campo di papà Silvio, uno dei più sconcertanti episodi di tagli redazionali operati proprio su un saggio riguardante Cosa Nostra. La Mondadori traduce il libro L’Europe del parrains (L’Europa dei padrini), in cui il giornalista francese Fabrizio Calvi parla anche delle vecchie inchieste della Criminalpol (1984) sui “legami dell’entourage di Berlusconi con il boss Vittorio Mangano”. Dall’edizione italiana però i riferimenti al Cavaliere e al capo del clan mafioso di Porta Nuova, per due anni fattore di villa San Martino ad Arcore, scompaiono.

Semplice prudenza per non andare a urtare la sensibilità dell’editore e di un uomo d’onore amico della sua famiglia? Può darsi. Certo è, però, che la cronologia dei fatti (di mafia) lascia spazio pure ad altre interpretazioni. A spunti forse utili per rispondere alla polemica domanda lanciata ieri dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante una riunione con i parlamentari Pdl a lui fedeli: “Come è possibile dire che Saviano con il suo libro ha incrementato la Camorra? Come si fa a essere d’accordo?”. Infatti, proprio nei mesi della pubblicazione de L’Europa dei padrini, Mangano era tornato a frequentare Milano 2. Da alcune agende, sequestrate a Marcello Dell’Utri, risulta che il capo-mafia si vede a fine ‘93 con l’allora numero uno di Publitalia (lo ammette anche Dell’Utri). Mentre nella sentenza di primo grado che ha condannato il senatore azzurro a 9 anni per cose di Cosa Nostra, si parla d’incontri in provincia di Como che proseguono fino al ‘95. Oggetto dei colloqui, per i giudici, sono delle norme pro-cosche che Dell’Utri tenta di far approvare, in cambio di appoggi elettorali e la richiesta della fine della stagione delle stragi. È la presunta “seconda trattativa” nella quale andrebbe pure inquadrato, secondo le ipotesi investigative, pure il famoso decreto Biondi dell’estate ‘94, (salva ladri) nel quale, come dice all’epoca il leghista Bobo Maroni, ci sono anche passaggi che favoriscono la mafia . Subito dopo il decreto (non convertito in legge) Berlusconi tuonerà per la prima volta contro i film e i libri che denunciano Cosa Nostra. Per la gioia di Michele Greco, il papa della mafia che in carcere aveva detto “è tutta colpa de Il Padrino” se in Sicilia vengono istruiti i nostri processi”, il premier dichiara il 14 ottobre del ‘94: “Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia come La Piovra, perché questo è stato un disastro che abbiamo combinato insieme in giro per il mondo. Da La Piovra in giù. Non ce ne siamo resi conto, ma tutto questo ha dato del nostro paese un’immagine veramente negativa. Si pensa all’Italia e sapete cosa viene in mente… C’è chi dice che c’è anche la mafia, nella realtà italiana”. Immediato il plauso di Totò Riina, in manette dal ‘93, che durante un processo dice: “È vero, ha ragione il presidente Berlusconi, tutte queste cose sono invenzioni, tutte cose da tragediatori che discreditano l’Italia e la nostra bella Sicilia. Si dicono tante cose cattive con questa storia di Cosa Nostra, della mafia, che fanno scappare la gente. Ma quale mafia, quale piovra, sono romanzi”. La figlia del premier questa storia sembra però non conoscerla. Eppure di motivi per ricordare ne ha parecchi. Anche perchè Mangano, tra il ‘74 e il 76, era la persona che l’accompagnava ogni mattina a scuola. E l’affetto che il boss provava nei suoi confronti è pure dimostrato dal nome con cui Vittorio e la moglie decisero di battezzare la loro terzogenita: Marina, Marina Mangano.

da Il Fatto Quotidiano del 21 aprile 2009

Tratto da: antefatto.ilcannocchiale.it

Antonella Randazzo: DISSIMULAZIONI MASSONICHE

Antonella Randazzo pubblica sul suo blog l’introduzione al suo nuovo libro che cerca di spiegare l’influenza negativa della massoneria sulla società. Sotto riportiamo il link all’articolo e un breve brano.

Fonte: Antonella Randazzo: DISSIMULAZIONI MASSONICHE.

COSA SONO E COME OPERANO LE RETI MASSONICHE DAL XVIII SECOLO AI NOSTRI GIORNI

Di Antonella Randazzo

Nell’Ottocento, il popolo italiano capiva che i politici e la Corona erano controllati dalla massoneria, e provava disagio per questo. Lo studioso Matteo S. Giordano spiegava: “Chi volesse pigliarsi il fastidio di leggere tutti i discorsi della Corona, fatti in Italia dal 1860 sin’oggi, troverebbe che i Ministri de’ diversi partiti, succedutisi in ogni tempo, han mai permesso che in quella solenne ricorrenza fosse profferita la parola di Dio; e alla Provvidenza han fatto sostituire il caso e la fortuna della stella d’Italia (a cinque punte! Mi spiego?), alla fede in Lui quell’altra nel progresso della scienza e nell’avvenire della patria”.

Dall’analisi storica e sociologica degli ultimi secoli, la massoneria emerge come una sorta di rete di potere e controllo, capeggiata da un vertice che talvolta pianifica con largo anticipo gli eventi voluti e ha i mezzi finanziari e politici per realizzarli. In particolare, dalla creazione della Loggia Madre di Londra, queste reti sono state istituite in molti paesi, Italia compresa.
Per molto tempo, dopo l’Unità d’Italia, i governi italiani furono accusati di essere governi massoni. Di fatto moltissimi politici erano massoni, così come molti militanti nei Partiti, nei Sindacati, molti giornalisti, imprenditori, banchieri, latifondisti, ecc.
I massoni ebbero un ruolo rilevante nel periodo risorgimentale, ma anche dopo. Essi influirono sulle scelte belliche, sulla Marcia su Roma, e persino sull’avventura dannunziana a Fiume.
Pochi italiani sanno che in Italia, fino agli anni Venti dello scorso secolo molti italiani sapevano che i governi post-unitari erano sotto controllo della massoneria e se ne lamentavano sentendosi in un sistema opprimente. Intellettuali come Benedetto Croce e Luigi Einaudi rilasciavano dichiarazioni esplicite su questo argomento. Frasi come “Per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a trovar nulla che potesse esser detto in favore di una così comica e così camorristica come la massoneria” (detta da Einaudi), non stupivano nessuno perché era noto che maestri massoni come Lemmi condizionassero le scelte di governo, allineandole con la volontà delle alte autorità massoniche, che coincidevano col gruppo dominante, che intendeva tenere in scacco il paese impedendone ogni spontaneo e libero sviluppo.

Antimafia Duemila – La Cassazione: ”Mills fu teste reticente per favorire Berlusconi”

Fonte: Antimafia Duemila – La Cassazione: ”Mills fu teste reticente per favorire Berlusconi”.

«Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti». Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, appena depositate, con le quali lo scorso 25 febbraio ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’avvocato inglese David Mills, negandogli, però, l’assoluzione.

ELUDERE IL FISCO – Inoltre le sezioni unite penali della Cassazione – nella sentenza 15208 – spiegano che Mills, con le sue deposizioni ai processi ‘Arces’ e ‘All Iberian’, aveva favorito Berlusconi tacendo la riconducibilità a lui delle società del cosiddetto comparto B del gruppo Fininvest. Questo in quanto «si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi».

ANSA

Italia al primo posto nel G5 delle mafie – Repubblica.it » Ricerca

Quando Berlusconi dice che la mafia Italiana è sesta nel mondo, mente come al solito, secondo lo studio internazionale riportato sotto le mafie italiane sono in testa…

Fonte: Italia al primo posto nel G5 delle mafie – Repubblica.it » Ricerca.

Italia al primo posto nel G5 delle mafie

DAVOS – Nel G5 della criminalità l’ Italia è in testa. Abbiamo la mafia più potente e, per volume d’ affari dell’ economia criminale, siamo il secondo mercato del pianeta, dopo gli Stati Uniti e prima del Giappone e della Cina. Nella classifica delle grandi mafie globali, quelle italiane prese nel loro complesso sono al posto numero uno. Seguono la mafia cinese, la Yakuza giapponese, la mafia russa e le mafie sudamericane. Insieme questi cinque sistemi criminali, ciascuno formato da diverse organizzazioni, si spartiscono cifre che sono nell’ ordine delle migliaia di miliardi di dollari realizzati su vari mercati. Quello degli Stati Uniti da solo viene valutato 310 miliardi di dollari, quello italiano 112, quello giapponese e cinese rispettivamente 84 e 83. Traffici di droghee di uomini, di farmaci e di oggetti contraffatti, di armi, di prodotti chimici, di rifiuti tossici, traffici di tutti i tipi. Per la prima volta i numeri e i sistemi di relazioni che sono alla base di questi immensi affari illeciti sono stati messi insieme, con una analisi indipendente realizzata dal Global Agenda Council on Illicit Trade promosso dal World Economic Forum. Il Council è composto da 18 studiosi ed esperti di vari paesi che partecipano al progetto non in rappresentanza delle loro organizzazioni ma a titolo personale. Il presidente è Sandro Calvani, italiano, direttore del Centro di Ricerca delle Nazioni Unite sulla Criminalità Internazionale e la Giustizia, a Davos nella sua qualità di presidente del Coucil on Illicit Trade. I numeri sono impressionanti. Le stime dicono che in ogni giorno ci sono almeno 2 milioni e 400 mila persone che sono oggetto di traffici illeciti. Una parte sono i “nuovi schiavi” impiegati nella pesca, nelle costruzioni, nelle fabbriche, nel sesso, per un giro di affari annuale di 32 miliardi di dollari. Poi c’ è il “contrabbando” di esseri umani, l’ organizzazione dell’ immigrazione clandestina, che vale 10 miliardi di dollari l’ anno e c’ è il traffico di organi. La droga è la fonte di finanziamento di molti altri affari illeciti, con i suoi 400 miliardi l’ anno di proventi, in parte impiegati nella corruzione, nel finanziamento del terrorismo e di altri business illeciti, come per esempio la contraffazione, che vale 200 miliardi di dollari l’ anno per i prodotti della moda e cd musicali e cinematografici e altri 75 miliardi per i medicinali. Nella gestione di questa ragnatela di affari le mafie hanno cambiato natura, le vecchie specializzazioni si sono affievolite, gli ambiti territoriali si sono allargati e anche l’ organizzazione si è trasformata: è meno piramidale e più orizzontale, invece del vecchio capo cartello al quale riferiva l’ intera organizzazione ora prevalgono organizzazioni più piccole, “i cartellini” come vengono chiamati in America Latina. Spiega Calvani: «Mafia, camorra e ‘ ndrangheta hanno il monopolio dell’ importazione di stupefacenti in Italia e sono leader assoluti nella distribuzione di prodotti contraffatti in Europa e nell’ area del Mediterraneo, controllano il traffico est-ovest e quello nord-sud, hanno la rete e grandi capacità di collegamento trai produttori e i mercati. Dominano il settore delle contraffazioni “perfette” quelle che nemmeno i produttori degli originali riescono a distinguere, grazie a collegamenti con artigiani e fabbriche nel sud est asiatico. Sono rapidissimi nel riciclaggio di denaro sporco in affari leciti, spesso immobiliari o commerciali, in Italia e all’ estero». Non c’ è un vero sistema di alleanze internazionali, i rapporti più forti le mafie italiane li hanno con quelle latino americane, con le quali collaborano e investono nel business della droga. «La novità del rapporto del Council on Illicit Tradeè che mette insieme per la prima volta tutti i tipi di traffico illecito, con l’ obiettivo di sensibilizzare le opinioni pubbliche e di favorire un coordinamento che è diventato fondamentale», continua Calvani. «Le faccio due esempi: l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha varato una serie di iniziative per contrastare i medicinali contraffatti, molte delle quali potrebbero essere replicate anche per contrastare le merci contraffatte e i prodotti pirata, ma chi si occupa di un settore spesso non sa quello che avviene nell’ altro. L’ altro esempio riguarda l’ intersettorialità del crimine. Un motoscafo veloce che parte da Miami per andare a ritirare la droga in Colombia non parte vuoto ma porta armi che lascia nelle isole dei Caraibi e quindi in quella operazione sono coinvolti due diversi tipi d traffico». – DAL NOSTRO INVIATO MARCO PANARA