Antimafia Duemila – Processo Dell’Utri: La boutade del complotto

Antimafia Duemila – Processo Dell’Utri: La boutade del complotto.

di Monica Centofante – 30 aprile 2010
Ora gli avvocati di Marcello Dell’Utri giocano perfino la carta del pentito. E nel giorno previsto per l’inizio dell’arringa difensiva chiedono l’acquisizione delle dichiarazioni ricevute il 20 aprile scorso dal collaboratore di giustizia di camorra Antonio Cutolo insieme ad un’intercettazione telefonica tra l’Avv. Gregorio Donnarumma e la signora Mirigliani, organizzatrice di Miss Italia.

E’ successo questa mattina, a Palermo, al processo d’appello che vede il senatore del Pdl imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Condannato in primo grado a 9 anni di reclusione dopo 211 udienze dibattimentali, acquisizioni documentali, consulenze finanziarie, risultanze filmate e fotografiche, intercettazioni telefoniche e audizioni di decine di testimoni e collaboratori di giustizia. Molti dei quali, non ce ne voglia Cutolo, di assoluto rilievo nel panorama della potente mafia siciliana. Ma i legali di Marcello Dell’Utri, a un passo dalla sentenza prevista per i primi di giugno, punterebbero proprio su di lui per ribaltare il quadro probatorio, al quale in secondo grado il procuratore generale ha aggiunto nuovi importanti tasselli. Perché è un diritto della difesa, dice l’avvocato Sammarco rivolto alla Corte: “Se avete ritenuto valente l’audizione di Gaspare Spatuzza” – soltanto uomo di fiducia dei fratelli Graviano di Brancaccio, quei boss che avevano contribuito alle stragi che nei primi anni Novanta misero in ginocchio lo Stato – “sarebbe giusto acquisire le dichiarazioni di Cutolo. Anche perché Spatuzza ha parlato ‘de relato’, e lo stesso fa Cutolo”. Il riferimento è a un periodo di co-detenzione con appartenenti a Cosa Nostra da cui il pentito, spiega Sammarco, avrebbe “appreso una serie di cose nel 2001 e nel 2007” rispettivamente dai boss Nino Spadaro e Antonino Ganci. “Cutolo ha appreso che in quel momento c’era un progetto dei collaboratori di giustizia, che erano creduti dai magistrati, che prendevano le loro parole come oro colato, di colpire con le loro accuse il centrodestra”, che “aveva irrigidito il 41bis” e di “sostenere il centrosinistra”, che invece “era più garantista”. A Cutolo Nino Spadaro avrebbe fatto anche i nomi “degli agganci politici” a disposizione: nientemeno che “Leoluca Orlando e Antonio Di Pietro”. E “nel 2007 Antonino Ganci gli avrebbe ripetuto queste confidenze”. Una testimonianza di assoluto rilievo, reputa l’accusa. Pazienza se per le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, come si usa fare, è stata trovata una mole impressionante di riscontri incrociati, se i buchi al 41bis lasciano qualche dubbio sull’effettiva rigidità del trattamento carcerario e se la posizione di Di Pietro e dell’Italia dei Valori sul regime di carcere duro non sia proprio morbida, scuserete il gioco di parole. Ma se l’ha detto Antonio Cutolo l’accusa è pronta a credere che sia proprio così. Tanto più che a supporto di un presunto complotto del centrosinistra contro Dell’Utri e Berlusconi vi sarebbe un’altra prova schiacciante: un’intercettazione del 9 ottobre 2007, agli atti di un altro processo di Potenza, tra l’avvocato Gregorio Donnarumma e l’organizzatrice del concorso di Miss Italia.. Al telefono con la signora Mirigliani, Donnarumma parla a ruota libera: “In Italia negli anni più importanti sono stati ammazzati tutti – dice a un tratto-. Ho visto cose terrificanti, sono minacciato dalla politica e dalla pubblica amministrazione, mi hanno anche offerto un seggio in Parlamento se riesco a mettere d’accordo quelli che accusano Dell’Utri. Ma ti rendi conto?”. All’epoca dei fatti narrati l’avvocato aveva solo 33 anni. “Un giovane – dice di se stesso – con degli ideali… soprattutto quelli!” e tanta paura. Insomma, la persona giusta a cui affidare l’organizzazione di un complotto contro il senatore Marcello Dell’Utri. E forse è vero, come hanno denunciato Di Pietro e Orlando al termine dell’udienza, minacciando le vie legali per senatore e difensori, che “la richiesta di inasprimento della pena (da 9 a 11 anni) al loro assistito ha giocato un brutto scherzo alla difesa del senatore Marcello Dell’Utri”. E’ chiaro, hanno aggiunto, che “è veramente alla frutta”.

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