Archivi del giorno: 8 maggio 2010

Blog di Beppe Grillo – Piazza Fontana, noi sapevamo

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Piazza Fontana, noi sapevamo.

Gli Stati Uniti hanno vinto la seconda guerra mondiale e questo nessuno lo contesta. Successe nel 1945. Sono passati 65 anni. Si sono trovati così bene in Italia che da allora non se sono più andati, ma anche l’ospite più gradito dopo un periodo così lungo comincia a puzzare. Da Portella della Ginestra in poi, la Cia ha sempre fatto la parte del maggiordomo che, anche se non è colpevole, è sempre il primo a essere sospettato. Tre ragazzi sono andati in Sudafrica a intervistare il generale Maletti ex capo del reparto controspionaggio del SID. Maletti ha affermato che dietro Piazza Fontana c’era l’ombra della CIA, i servizi segreti americani che volevano destabilizzare il Paese per imporre una svolta autoritaria a destra come avvenne per la Grecia dei colonnelli e il Cile di Pinochet. Oggi in Italia ci sono decine di basi americane, bombe nucleari americane ed è in costruzione a Dal Molin la più grande struttura militare americana in Europa. E solo ieri un pentito di mafia, Antonio Di Perna, ha dichiarato che “Enrico Mattei (ex presidente dell’ENI, ndr) fu ucciso forse perché dava fastidio agli americani“. Le Forze Armate italiane sono diventate gli ascari degli Stati Uniti, in conflitti insensati, dall’Iraq all’Afghanistan. Cari americani, la guerra è finita ed è caduto anche il Muro di Berlino. Andate in pace.
Intervista a Andrea Sceresini e Maria Elena Scandaliato autori del libro: “Piazza Fontana – Noi sapevamo”.

Andrea Sceresini: “Sono Andrea Sceresini e sono coautore insieme a Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato del libro “Piazza Fontana – Noi sapevamo”, uscito poche settimane fa. Secondo me parlare di Piazza Fontana oggi a distanza di 41 anni ha ancora un senso comunque, ha senso perché si tratta di una vicenda che non è stata mai chiarita e che è sintomatica di un’epoca, quella della Strategia della tensione, del terrorismo, della sovranità limitata che c’è stata in Italia durante gli anni Settanta e anche in seguito; una situazione che ancora oggi in qualche modo si trascina. E che non a caso non è stata mai chiarita completamente, non si è mai capito veramente la verità su questi fatti, su Piazza Fontana, sui vari tentativi di colpi di stato che ci sono stati in Italia dal Settanta (cioè dal Golpe Borghese) fino alla metà anni Settanta e sulle altre bombe, sulle altre stragi che hanno ucciso decine e decine di persone durante tutti gli anni Settanta.

Il senso di Piazza Fontana oggi
E quindi sì ha senso, ha senso anche perché oggi teniamo conto che un sondaggio recente fatto per giovani di Milano ha dimostrato che la maggior parte dei ragazzi delle scuole superiori è convinto che la bomba in Piazza Fontana l’hanno messa le Brigate Rosse, quindi ha senso perché fanno parte di quella che deve essere anche la cultura civica di questo paese. ”
Maria Elena Scandaliato: “Le ragioni che stanno dietro alla strage sono le ragioni che stanno dietro alla creazione di tutta la strategia della tensione, creare in Italia una situazione di tensione sociale che giustificasse in qualche modo un controllo della popolazione di tipo autoritario, una cosa simile a quella che era avvenuta in Grecia però in forme diverse, non c’è stato bisogno poi del colpo di stato militare come era avvenuto con il regime dei colonnelli qualche anno prima in Grecia.
Quindi le motivazioni sono queste, da legare fondamentalmente alla Guerra Fredda che c’era in Europa, che soprattutto in Europa poi si è vissuta in maniera particolarmente forte perché ricordiamo per esempio che in Italia c’era il più forte Partito Comunista europeo, quindi dopo l’autunno caldo nel ‘ 69 e dopo tutta una serie di conquiste e lotte sociali, il pericolo comunista andava arginato e la strategia della tensione rispondeva a questa esigenza che era non solo italiana. ma soprattutto internazionale e americana, noi facevamo parte della Nato, eravamo tra l’altro la portaerei della Nato nel Mediterraneo e quindi dovevamo essere un punto saldo, fermo, indiscutibile. Per questo si è iniziata la strategia della tensione e in qualche modo ha vinto.
Andrea Sceresini: “Gli Stati Uniti hanno fornito, secondo quello che dice Maletti e secondo quello che dice anche la magistratura o che almeno ipotizza la magistratura perché una sentenza definitiva in questo senso non c’è mai stata, il materiale esplosivo agli stragisti, gli stragisti erano i neofascisti di Ordine Nuovo della cellula padovana veneta e gli americani hanno fornito esplosivo e supporto logistico. Tutte le basi americane del nordest erano in qualche modo attive nel supportare anche a livello di addestramento, di armi, le munizioni, di uomini i gruppi neofascisti. Queste cose sono emerse anche negli anni seguenti a Piazza Fontana, per esempio c’è l’inchiesta sulla Rosa dei Venti fatta dal giudice Tamburino nel ’74 che dimostra questo, l’inchiesta Salvini dimostra questo.
Quindi supporto logistico, supporto in fatto di esplosivo e poi fondamentalmente una carta bianca agli stagisti che hanno agito autonomamente. Non c’era l’agente della Cia che metteva la bomba in Piazza Fontana, c’erano dei neofascisti italiani che con l’esplosivo americano andavano a fare la strage.
Maria Elena Scandaliato: “Senz’altro dagli anni Settanta ad oggi l’ingerenza americana si è saldata, non c’è più neanche la controparte che la metta in discussione, negli anni Settanta c’era una controparte che metteva in discussione realmente la presenza delle basi americane e delle basi Nato in Italia perché c’era il rischio concreto di una guerra nucleare in cui l’Italia sarebbe stato uno dei primi obiettivi, essendo uno dei punti di lancio dei missili privilegiato. Quindi c’era un’altra parte che rispondeva alla sinistra che metteva in discussione l’appartenenza stessa dell’Italia alla Nato.
Oggi tutto questo non c’è più, quindi la forza americana in Italia è radicata senza più neanche essere discussa, ancora più di prima secondo me, quindi ancora più forte e soprattutto nessuno la mette in discussione, né a destra, a destra va beh va da sé che nessuno la metta in discussione, ma neanche a sinistra. Tutti i partiti che fanno parte della rosa parlamentare sono ben lontani dal discutere la presenza americana, soprattutto le regole, le norme in base alle quali gli americani continuano a mantenere le loro basi e le basi Nato in Italia.
E il rischio comunque che l’Italia sia sempre in mezzo a un possibile scontro nucleare c’è, è reale, anche se nessuno ne parla, anche se nessuno denuncia questo concreto rischio.
Andrea Sceresini: “Restano da chiarire ancora molte cose, dopo avere parlato anche con Maletti e con vari personaggi dei servizi segreti, piuttosto che legati a ambienti dell’estrema destra terrorista etc., abbiamo visto questa cosa, che tutti quanti hanno paura di dire qualcosa, c’è una verità che molti ammettono di conoscere, ma non hanno mai detto, non hanno mai dichiarato. Ci sono dei verbali di alcuni interrogatori di alcuni dei personaggi legati per esempio alla Rosa dei Venti che tutt’oggi, a 40 anni di distanza, sono ancora sottoposti a segreto di Stato e nessuno sa cosa hanno detto in questi interrogatori. C’è paura di dire qualcosa, una verità, anche Maletti.. per esempio noi siamo stati a trovare Licio Gelli e quest’ultimo ci ha detto che Maletti quando è venuto in Italia nel 2001 a testimoniare su Piazza Fontana aveva un salvacondotto di un tot di giorni, poniamo di dieci giorni. Ha testimoniato e dopodiché è andato a trovare Gelli a Villa Wanda, i due si sono incontrati e Gelli gli ha detto “Te che ci fai qua in Italia? Tornatene subito in Sudafrica, domani prendi il treno te ne vai a Marsiglia, prendi l’aereo e te torni in Sudafrica perché se stai qua per te è pericoloso”.
E questo è un atteggiamento che un po’ tutti questi personaggi hanno, cos’è l’inconfessabile che non si può dire? Il coinvolgimento di Andreotti? Non penso, alla fine Andreotti comunque è stato sputtanato in tutte le salse, dal caso Pecorelli alle frequentazioni mafiose, evidentemente c’è qualcosa di più grosso che probabilmente continua ancora oggi. Maletti ci dice che tra coloro che stavano in Piazza Fontana c’era un uomo che era stato ministro nel penultimo governo Berlusconi, questo c’è anche nel libro. Quindi vuole dire che i personaggi più o meno sono rimasti a galla, sono sempre gli stessi, le strutture non sono cambiate, le situazioni neanche e quindi il confessare la verità, il dire la verità fino in fondo porterebbe a dei problemi politici di stabilità politica anche oggi. E questa è una dimostrazione che chi sa le cose è meglio che non parli.

Che senso ha ricordare
Maria Elena Scandaliato: “La gente vorrebbe sapere una verità rispetto a una vicenda che ricordo che fa parte della mia memoria civile. Per esempio noi stiamo parlando di Ordine Nuovo come di un movimento di estrema destra, di un’organizzazione di estrema destra neofascista che ha fatto decine di vittime innocenti, portando avanti quello che veramente possiamo definire terrorismo, cioè seminare il terrore e il panico tra la gente colpendo nel mucchio indiscriminatamente. E parliamo di stragi enormi, gravissime che hanno veramente ucciso decine di innocenti.
Quello che diceva Andrea all’inizio, che chiedendo a uno studente, anche universitario medio milanese chi ha messo la bomba a Piazza Fontana nel ’69 ti rispondono le Brigate Rosse, fa capire che proprio è stato rimosso tutto, Ordine Nuovo se si va da un ragazzo di 20 anni con una cultura generale media non sa neanche cosa sia, eppure se volessimo mettere sul piatto della bilancia anche banalmente i morti dovrebbe saperlo, dovrebbe conoscerlo almeno tanto quanto le Brigate Rosse, eppure non lo conosce nessuno!
Questa è una cosa grave che ci fa capire quanto in realtà la memoria sia stata assolutamente insabbiata, messa in una scatola e buttata in fondo al mare, la memoria civile e politica italiana, la memoria condivisa di cui ci parlano oggi non è niente, è acqua fresca, non ha nessun senso, è vuota, è priva di contenuti, non esiste una memoria condivisa, almeno secondo noi.
Andrea Sceresini: “Poi ci sono un sacco di operazioni fatte dalla Cia in Italia delle quali non sa niente nessuno, per esempio c’è l’operazione Blue Moon della quale nessuno sa niente che però emerge nelle carte processuali sia ai tempi della Rosa dei Venti, ma anche nel processo di Piazza Fontana quello recente, che è una operazione che i servizi americani fatto in Italia per portare l’eroina dentro il movimento studentesco, per distribuire la droga ai giovani e fiaccare la combattività degli operai, degli studenti etc. etc.. Ed è una operazione che, a quanto risulta dalle carte, è stata fatta ma nessuno ne sa niente, nel senso che nessuno la conosce, neanche noi prima di leggere i verbali del processo ne sapevamo nulla, eppure l’eroina in Italia negli anni Settanta ha fatto qualcosa come 6 – 7 mila morti. Evidentemente c’è una volontà di non sapere, di non scavare, di non scoprire queste cose, non ricordarle, non tramandarle.
Maria Elena Scandaliato: “Queste, le bombe, le stragi, sono le basi su cui è stata costruita la Repubblica Italiana e non va dimenticato questo, che poi se proprio vogliamo andare a cercare anche quelle precedenti Portella della Ginestra era questo, è stata questo già molto tempo prima. La Sicilia di oggi è stata costruita su quelle basi, l’Italia di oggi, l’Italia dei Berluscones e l’Italia dove non c’è opposizione politica in Parlamento, dove c’è praticamente un partito unico perché è così secondo me, è l’Italia che è poggia su queste basi, sulle stragi, sulla strategia della tensione, sulla sovranità limitata imposta dagli Stati Uniti. Questa è l’Italia. Attraverso queste basi possiamo capire e interpretare bene quella che è l’Italia di oggi.

Espulsioni condivise – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Espulsioni condivise – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Finalmente. Da tempo immemorabile auspicavamo un severo monito o un accorato appello del presidente della Repubblica contro gli scandali che quotidianamente si susseguono nella vita politica ed economica e finanziaria e istituzionale e religiosa italiana, e finalmente Giorgio Napolitano ha trovato le parole giuste per una dura reprimenda. A Francesco Totti.

Crollano le Borse di tutta Europa. Il ministro dell’Economia, dopo aver detto per mesi che andava tutto benissimo, informa il Parlamento di una manovrina finanziaria da 25 miliardi davanti a 50 assonnatissimi deputati su 630. Il ministro dello Sviluppo Economico lascia il governo per dare la caccia al mascalzone che gli ha pagato la casa senza dirgli niente. Il coordinatore del maggiore partito di governo è due volte indagato per corruzione, ma non si dimette perché “le dimissioni non appartengono alla mia mentalità” (è la sua religione che gliele impedisce). Il sottosegretario alla Protezione civile ovviamente indagato per corruzione convoca una conferenza stampa per rassicurare che lo scandalo della Protezione civile è tutto un equivoco.
Il governo dei sette indagati (senza contare quelli nella maggioranza) finge di varare una legge anticorruzione e intanto si applica a vietare ai magistrati di fare le indagini sulla corruzione e ai giornalisti di raccontarle. La maggioranza litiga su tutto, anche sull’Unità d’Italia. Sindaci leghisti tentano di affamare bambini poveri perché i loro genitori non hanno i soldi per la mensa scolastica. Si scopre che i servizi segreti – già implicati in ogni genere di depistaggio su tutti i misteri d’Italia, nelle trattative con la mafia e nelle stragi del 1992-’93 – c’entrano pure con l’attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone. E il capo dello Stato, sempre in sintonia con il Paese, che fa?

Reduce dall’impresa dei Mille, dichiara guerra a Totti, fantasista della Roma, per aver rifilato un calcione a Mario Balotelli, attaccante dell’Inter. Roba grossa. Tale da far vibrare di sdegno il massimo rappresentante della Nazione. Che, calibrando una a una le parole, scandisce: “Il fallo di Totti su Balotelli è una cosa inconsulta”. Gliele ha cantate chiare. Ora nessuno oserà più accusare il Presidente di eccessiva prudenza o acquiescenza nei confronti del governo. Napolitano, sempre vigile, ha subito individuato fra le mille la vera emergenza nazionale: lo scazzo Totti-Balotelli.  A questo punto una semplice squalifica del falloso e intemperante calciatore romanista non può bastare. Occorre un tavolo per le riforme condivise della giustizia sportiva, finalizzate a raggiungere l’obiettivo di espulsioni condivise che, superando le divisioni fra le squadre, aiutino il Paese a superare le contrapposizioni preconcette, in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.

E che nessuno si azzardi a “tirare per la giacchetta” gli arbitri chiedendo loro di fischiare quando un calciatore commette un fallo o segna in fuorigioco. A ogni fischio contro la Roma, per dire, dovrà immediatamente seguirne, in nome della par condicio, uno contro l’Inter, anche se nessun interista ha commesso fallo. E viceversa. L’ideale sarebbe un arbitro liberista e riformista, cioè che non fischia mai e lascia passare tutto: se fischia soltanto i falli e non anche i non-falli, presta il fianco al sospetto di avercela solo con chi commette falli e non anche con chi non li commette, e viene accusato di accanimento, persecuzione, partigianeria, giacchetta rossa o fischietto nerazzurro. Se poi le forze politiche, nel tavolo delle riforme condivise, volessero direttamente abolire i falli e/o vietare l’uso del fischietto, gli arbitri si aggirerebbero per i campi raccogliendo margherite e cicorie condivise, evitando così espulsioni non condivise, contrapposizioni preconcette e polemiche inopportune. Le partite e i campionati li vincerebbe sempre la stessa squadra, quella che scende in campo col kalashnikov e il machete, ma sempre in un contesto condiviso, come ai bei tempi di Luciano Moggi.

Lo show di Bertolaso va in scena a Palazzo Chigi | Pietro Orsatti

Lo show di Bertolaso va in scena a Palazzo Chigi | Pietro Orsatti.

Di Pietro Orsatti

La crisi, reale e sempre più evidente, del nuovo e vecchio potere che domina questo brandello di Seconda Repubblica è tutto nello show di oggi di Guido Bertolaso nella conferenza stampa a Palazzo Chigi convocata appositamente per intessere la propria difesa dalla gravissime accuse che gli sono piovute addosso per l’inchiesta Gradi Eventi. Un potere sfacciato, sopra le righe. Espresso con arroganza, con lo stile di questa nuova Italia berlusconizzata. Uno stile che emerge con un tentativo di battuta già all’inizio dell’appuntamento. «Mi ha chiamato Bill Clinton per complimentarsi per lo splendido lavoro fatto dall’Italia ad Haiti ed io volevo fargli una battuta: ‘io e lei abbiamo un problema che ha lo stesso nome, Monica, ma poi ho rinunciato perché lui qualche problema reale lo ha avuto», così ha esordito riferendosi a Monica Lewinski e alla Monica del Salaria Sport Village. Si sarà reso conto della gaffe clamorosa? Si rende conto di essere tuttora un ministro in carica?

Sorvoliamo e andiamo a vedere i contenuti di questa autodifesa andata in scena con tanto di copertura istituzionale.

«Speravo di essere qui a commentare l’archiviazione o lo stralcio della mia posizione» nell’inchiesta sul G8, «ma purtroppo non è stato così, l’indagine va avanti ed io voglio chiarire alcune cose». Questo l’incipit. Andiamo a vedere queste “alcune cose” che Guido sottosegretario e commissario alla qualunque cosa vuole comunicare agli italiani. «Ho totale fiducia nei magistrati, in particolare in quelli di Perugia, che mi hanno ascoltato in interrogatorio per oltre sei ore, ma c’è stata una strumentalizzazione delle intercettazioni», ha proseguito. Poi ha spiegato che «nessuno dei personaggi coinvolti in questa vicenda ha avuto appalti o affidamenti all’Aquila. Se qualcuno poteva pensare che ci sarebbero state compensazioni per ciò che avevamo tagliato a La Maddalena è rimasto deluso. Nessuna impresa di Diego Anemone o delle altre persone coinvolte nella vicenda è stata contattata o ha ricevuto appalti dalla protezione civile all’Aquila». E poi, dopo aver raccontato la propria versione dei massaggi ricevuti a Salaria Sport Village, un appello diretto al popolo italiano: «Non ho mai mentito agli italiani, per quello che riguarda il mio comportamento. Credo di avere la coscienza pulita». E le accuse? «Credo di aver dimostrato che tutte le accuse siano frutto di equivoci o mancati controlli dei documenti che ho presentato oggi». E poi scarica Anemone e gli altri. «Anemone non l’ho scelto io, ma è stato scelto sulla base di una gara dal soggetto attuatore che aveva l’unica responsabilità dei lavori».

Ma poi si ricorda dell’amico e ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci. Affermando: «con me è sempre stato un gentiluomo corretto, non ho mai avuto ragione di dubitare di lui. Ogni volta che abbiamo fatto un lavoro insieme lui ha fatto presto e bene». E tornando su Anemone, l’ex capo di una delle più prestigiose immobiliari romane (l’immobiliare Olgiata) oggi a capo della Protezione civile vuole spiegare i rapporti intercorsi fra sua moglie e il costruttore inquisito. «Mia moglie ebbe un rapporto professionale con il costruttore Diego Anemone. Lei è un architetto, è stata pagata, è tutto regolare. Ciò è avvenuto comunque un anno prima che si avviassero le attività per gli appalti del G8 alla Maddalena». Poi si ricorda di specificare: «Non ho mai avuto soldi dal costruttore Diego Anemone, anzi sono stato io a dare a lui 20mila euro per alcuni lavoretti che mi fece in casa per tapparelle ed armadi». Onnipresente, però, il costruttore Anemone. E i il centro sportivo, e i lavori della moglie del sottosegretario e poi anche gli armadi e le tapparelle.

«Non temo quello che Anemone potrebbe dire», ha detto poi ai giornalisti. Perché, Anemone sta parlando? È questa la ragione di questa irrituale conferenza stampa autorizzata dallo stesso Berlusconi in una sede istituzionale come Palazzo Chigi?

«Avrei fatto questa conferenza stampa? -ha detto Bertolaso- non ho nulla da temere, nulla da nascondere, non sono mai stato ricattabile». Bertolaso ha poi spiegato di non lamentarsi «per la mancata archiviazione» della sua posizione nella vicenda giudiziaria, ma di sperare in un esito più rapido. «Purtroppo -ha aggiunto- ogni giorno spuntano tutta una serie di cose che nulla hanno a che vedere con la Maddalena e il G8».

«Cerchiamo almeno di distinguere quelle che sono state eventuali responsabilità nelle vicende della Maddalena -ha proseguito- con quello che sta uscendo oggi, che non c’entra assolutamente nulla con la Maddalena».

Non si preoccupi, il sottosegretario, che gli italiani hanno ben chiaro di cosa si sta parlando e di cosa sta emergendo. E non è un caso che ormai si parli non di un evento specifico (il G8 de la Maddalena) ma di sistema.

E poi il colpo di teatro. La Protezione Civile potrebbe costituirsi in giudizio contro Angelo Balducci e Diego Anemone. «È una questione che ci siamo già posti -spiega Bertolaso – quando saranno chiuse le indagini, sulla base di quella che sarà la determinazione finale della magistratura, esamineremo la possibilità. Ci mancherebbe altro lo abbiamo fatto tante volte nel passato». Lo spettacolo è finito, l’uomo del fare torna a lavorare.

ComeDonChisciotte – UN GRUPPO SEGRETO DI BANCHIERI INTERNAZIONALI PER UN GOVERNO MONDIALE?

ComeDonChisciotte – UN GRUPPO SEGRETO DI BANCHIERI INTERNAZIONALI PER UN GOVERNO MONDIALE?.

DI PAUL JOSEPH WATSON
Prison Planet

Il presidente della BCE comunica agli addetti ai lavori che un gruppo segreto di banchieri internazionali – responsabili dello stato senza nazione – diventerà il motore principale del governo mondiale.

In un discorso davanti all’elitaria organizzazione Council On Foreign Relations tenuto all’inizio di questa settimana a New York, il presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha chiesto che l’imposizione del dominio globale venga diretta dal G20 e dalla corrotta Bank for International Settlements (Banca dei Regolamenti Internazionali) in nome della salvaguardia dell’economia globale.

In una conferenza intitolata “Global governance today”, Trichet proclama come necessaria l’imposizione da parte dell’élite di “Un insieme di regole, istituzioni, unità organizzative informali e meccanismi che noi chiamiamo ‘governance globale’”.

Nella foto: il presidente della BCE Jean-Claude Trichet

Durante il discorso, Trichet usa l’espressione “Governance Globale” ben oltre una dozzina di volte, sottolineando come “la governance globale è essenziale” per evitare un’altra crisi finanziaria.

La prima sezione del discorso di Trichet è intitolata “Perché abbiamo bisogno della governance globale” e da quel punto in poi lui invoca costantemente la flessione dell’economia come giustificazione per il conferimento del potere di controllare il mondo a istituzioni segrete, antidemocratiche e corrotte.

Momenti significativi del discorso di Trichet possono essere visti qui attraverso il canale ufficiale di Youtube del Council of Foreign Relations.

Una trascrizione integrale del discorso è stata trasmessa dalla Bank for International Settlements, un’organizzazione internazionale di banche centrali che ha costantemente fatto pressione per una valuta globale centralizzata che sostituisse quella degli stati nazionali. Trichet sostiene nel suo discorso che la BIS è ”un passo avanti” nell’affrontare la crisi finanziaria.

La principale organizzazione che guiderá le istituzioni del dominio globale, secondo Trichet, è il Global Economy Meeting ( GEM), che regolarmente si riunisce presso il quartier generale della BIS a Basilea. Questo gruppo, sostiene Trichet, “è diventato il primo gruppo per una governance globale tra le banche centrali”. La GEM è essenzialmente un comitato che condiziona la politica sotto l’egida della Bank for International Settlements.

La BIS è un ramo dell’architettura finanziaria internazionale di Bretton-Woods e stretta alleata del gruppo Bilderberg. E’ controllata da una ristretta élite che rappresenta le maggiori istituzioni bancarie centrali del mondo. John Maynard Keynes, probabilmente il piú influente economista di tutti i tempi, voleva che fosse chiusa perché era solita riciclare denaro per i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il sito Inversors Insight descrive la BIS come “la piú potente banca di cui abbiate mai sentito parlare”, indicandola come “l’istituto finzanziario piú potente sulla terra”.

La banca esercita il suo potere attraverso il controllo di grandi quantità di valute globali. La BIS controlla non meno del 7% dei fondi d’investimento esteri del mondo, oltre a detenere 712 tonnellate di lingotti d’oro.

“Controllando gli scambi valutari internazionali, oltre l’oro, la BIS puó spingersi molto in lá nel determinare le condizioni economiche di qualunque paese”, scrive Doug Casey. “Ricordate che la prossima volta che Ben Bernanke o il presidente della Banca Centrale Europea annuncerá un incremento del tasso d’interesse, potete essere certi che non l’ha fatto senza il concorso del consiglio della BIS”.

La BIS é fondamentalmente un immenso fondo nero per il governo globale, attraverso il quale vengono furtivamente effettuati trasferimenti segreti di denaro dei cittadini verso il FMI.

“Ad esempio, il denaro del contribuente statunitense puó essere passato attraverso la BIS al FMI e da lì verso qualunque posto. In sostanza, la BIS lava il denaro, non essendoci una contabilitá specifica dell’origine di taluni depositi particolari e di dove sono andati a finire”, scrive Casey.

“La banca ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere l’adozione dell’euro come valuta comune in Europa. Girano voci che il prossimo progetto sia quello di persuadere gli Stati Uniti, il Canada e il Messico a cambiare verso un tipo di valuta regionale, forse da chiamare ‘amero’, ed è logico ritenere che l’obiettivo finale della banca sia quello di una unica valuta mondiale. Il che semplificherebbe le transazioni e solidificherebbe davvero il controllo dell’economia planetaria da parte della banca,” aggiunge Casey.

La Bank of International Settlements non ha responsabilitá nei confronti di alcun governo. L’ammissione di Trichet, che un ramo della corrotta BIS guiderà il motore principale del governo globale, è una rivelazione sorprendente, ed evidenzia di nuovo che il governo mondiale è di natura intrinsecamente antidemocratica e dittatoriale.

Il fatto che Trichet abbia svelato questo nuovo approccio nella marcia verso il dominio globale davanti ad una platea di membri del CFR é pienamente significativo.

Il Council on Foreign Relations comprende elitaristi influenti e persone importanti di tutti i settori di governi, del business, accademici e dei media. E’ il volto pubblico del Gruppo Bilderberg. Il CFR recluta solo membri concordi con la sua agenda per il governo globale e con l’eliminazione della sovranitá statunitense.

L’obiettivo della missione del CFR era stato ben sintetizzato dal precendente sottosegretario al dipartimento di Stato di Clinton e luminare del CFR, Strobe Talbott, che nel luglio 1992 disse a Time Magazine: “Nel secolo prossimo le nazioni così come le conosciamo saranno obsolete, tutti gli stati riconosceranno un’autoritá singola e globale. La sovranità nazionale dopotutto non era una così grande idea.”

Come abbiamo evidenziato, l’élite glabale ha giá rivelato la nascita del governo mondiale e chi lo guiderà. La gente che ha sperato che l’ONU fosse al timone è stata distratta quando il G20, affianco alla BIS, veniva investito coi mezzi attraverso i quali il governo globale viene coordinato.

Nel suo discorso Trichet riconosce il ruolo del G20 nell’usare la crisi finanziaria per la “piena integrazione nelle istituzioni della governance globale” del mandato dei paesi in via di sviluppo.

“Il G20 è stato efficace nell’indirizzare la crisi globale. Ora siamo in una fase in cui questo forum sta passando da una modalità di agire per risolvere una crisi ad una di contribuire per la prevenzione della crisi”, ha detto Trichet. In altre parole, l’élite ha sfruttato la crisi finanziaria per permettere al G20 di mostrarsi come i salvatori e di conseguenza di conferire a se stessi il potere per imporre le regolazione del dominio globale sugli stati nazionali in nome della necessitá di evitare un’altra crisi mondiale.

Come dichiarato dal presidente della UE Herman Van Rompuy durante il suo discorso a Bruxelles, il 2009 ha segnato il primo anno ufficiale in cui i poteri del governo mondiale vengono esercitati direttamente per controllare le economie degli stati nazionali.

“Il 2009 è anche il primo anno della governance globale, con la costituzione del G20 nel mezzo della crisi finanziaria. La conferenza per il clima di Copenaghen è un altro passo verso la gestione globale del nostro pianeta,” ha detto Van Rompuy.

Titolo originale: “Secretive Group of International Bankers to form a World Government?”

Fonte: http://www.prisonplanet.com/
Link
29.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

ComeDonChisciotte – IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA

Fonte: ComeDonChisciotte – IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
Valutando il ricco comparto dedicato alla storia militare nel negozio dell’aeroporto, vidi che avevo una scelta: o le gesta temerarie di psicopatici o volumi accademici con la loro indebita devozione al culto dell’assassinio organizzato. Non riconoscevo nulla da reportage di guerra. Niente che mostrasse braccia e gambe di bambini che penzolavano dagli alberi, niente che ricordasse la merda nei propri pantaloni. La guerra è bella da leggere. La guerra diverte. Ancora guerra per favore.

Il giorno prima del mio volo dall’Australia, il 25 aprile, sedevo in un bar all’ombra delle grandi vele della Sidney Opera House. Era l’Anzac Day, il 95esimo anniversario dell’invasione della Turchia Ottomana da parte delle truppe australiane e neozelandesi agli ordini dell’imperialismo Britannico. Lo sbarco è stato uno spericolato e maldestro sacrificio di sangue voluto da Winston Churchill, eppure è celebrato in Australia come giornata nazionale ufficiosa. La sera c’è sempre la diretta TV della ABC dalle sacre rive di Gallipoli, in Turchia, dove quest’anno circa 8.000 tra australiani e neozelandesi avvolti in bandiere hanno ascoltato, con occhi umidi, le parole di Quentin Bryce, la governatrice generale australiana e vicerè della Regina d’Inghilterra, esporre i motivi dell’irragionevole massacro. È stato fatto, disse, per amore, “amor di patria, amore per servire, amore per la famiglia, l’amore che diamo e quello che ci permettiamo di ricevere. [È un amore che] gioisce nella verità, che tutto sostiene, tutto crede, che spera in tutto, sopporta ogni cosa. E non sbaglia mai”.

Di tutti i tentativi che io ricordo per giustificare un omicidio di stato, questa assurda terapia fai-da-te, palesemente rivolta ai giovani, merita il primo premio. Non una volta Bryce ha onorato i caduti con le due parole che i sopravvissuti del 1915 portarono a casa con sé: “Mai più”. Non una volta ha fatto riferimento alla veramente eroica campagna anti-reclutamento portata avanti dalle donne, che arginò il flusso di sangue australiano nella prima guerra mondiale, prodotto non della stupidità che “tutto crede” ma della rabbia che difende la vita.

Il successivo servizio del telegiornale riguardava un ministro Australiano, John Faulkner, con le truppe in Afghanistan. Iluminato dalla luce di un’alba perfetta, il ministro accostava l’Anzac Day alla illegittima invasione dell’Afghanistan dove, il 13 febbraio dello scorso anno, i soldati australiani ammazzarono cinque bambini. Non ne accennò nemmeno. Immediatamente dopo, il TG riportava che a Sidney un monumento ai caduti era stato “deturpato da uomini di aspetto mediorientale”. Ancora guerra, per favore.

Al bar dell’Opera House un giovanotto portava altrui medaglie di campagne di guerra. Va di moda. Fracassato a terra un bicchiere di birra, ne ha scavalcato i cocci raccolti poi da un altro giovane che il mezzobusto del TG avrebbe definito di aspetto mediorientale. È la riprova che la guerra è diventata un estremismo di moda per chi si lascia abbindolare dall’arcaico concetto edoardiano che l’uomo ha bisogno di provare se stesso “sotto il fuoco” in un paese la cui gente lui deride come “gooks” o “teste fasciate” o semplicemente “feccia”. (Nell’attuale inchiesta pubblica circa la tortura e morte dell’albergatore iracheno Baha Mousa da parte di truppe britanniche, si è saputo che “l’atteggiamento comune” era che “tutti gli iracheni sono feccia”).

Ma c’è un inghippo. Nel nono anno della totalmente edoardiana invasione dell’Afghanistan, più dei due terzi dei cittadini dei paesi invasori vogliono che le loro truppe se ne vadano da dove non hanno alcun diritto di essere. Ciò vale per l’Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Germania. Questo ci dice che dietro la facciata mediatica di rituali politicizzati – come la parata di bare militari per le strade della cittadina inglese di Wootton Bassett – milioni di persone credono nella loro intelligenza critica e morale e ignorano la propaganda che ha militarizzato la storia contemporanea, il giornalismo e le politiche parlamentari – il laburista Kevin Rudd, primo ministro australiano, per esempio, ha affermato che le forze armate sono “la più alta vocazione” in Australia.

Qui in Gran Bretagna il criminale di guerra Tony Blair è consacrato da Polly Toynbee del Guardian come “l’emblema perfetto per i capricci contraddittori della sua gente”. No, lui è stato l’emblema perfetto per un’intellighenzia liberale disposta cinicamente ad avallare il suo crimine. Di questo non si è parlato nella campagna elettorale britannica, come del fatto che il 77 per cento della popolazione vuole il ritiro delle truppe. In Iraq, puntualmente dimenticato, quello che è stato compiuto è un olocausto. Più di un milione di persone sono morte e quattro milioni sono state allontanate dalle loro case con la violenza. Non se ne è parlato una sola volta durante l’intera campagna elettorale. Piuttosto, la novità è che Blair è “l’arma segreta” dei laburisti.

Tutti e tre i candidati sono guerrafondai. Nick Clegg, il leader dei Liberal Democratici e pupillo dei vecchi sostenitori di Blair, ha detto che come primo ministro avrebbe “partecipato” ad un’altra invasione di uno “stato fallito”, sempre che ci fosse “l’equipaggiamento giusto, le giuste risorse”. Quest’unico presupposto altro non è che una genuflessione standard ai militari adesso sotto scandalo per una crudeltà coloniale di cui il caso Baha Mousa non è che uno dei tanti.

Per Clegg, come per Gordon Brown e David Cameron, le orrende armi usate dalle forze armate britanniche, come le bombe a grappolo, i proiettili ad uranio impoverito e i missili hellfire che risucchiano l’aria dai polmoni delle vittime, non esistono. Braccia e gambe di bambini sui rami degli alberi non esistono. In questo solo anno la Gran Bretagna spenderà 4 miliardi di sterline per la guerra in Afghanistan, e questa è la cifra che Brown e Cameron quasi certamente intendono tagliare al Servizio Sanitario Nazionale.

Edward S. Herman ha spiegato questo estremismo raffinato nel suo saggio “La Banalità del Male”. Esiste una rigida suddivisione del lavoro, che va dagli scienziati dei laboratori dell’industria degli armamenti al personale dell’intelligence e “sicurezza nazionale” che fornisce la paranoia e le “strategie” da usarsi, ai politici che le approvano. Per quanto riguarda i giornalisti, il nostro compito è quello della censura per omissione e di far sembrare normale il crimine a voi, il pubblico. Perché è la vostra capacità di capire e di risvegliarvi che è temuta, più di ogni altra cosa.

Titolo originale: “Voting in Britain for war. Take your pick.”

Fonte: http://www.johnpilger.com
Link
04.05.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA