Archivi del giorno: 9 Mag 2010

Blog di Beppe Grillo – Nulla si crea, nulla si distrugge.Il centro di riciclo di Vedelago

Fantastico questo impianto di riciclaggio…

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Nulla si crea, nulla si distrugge.Il centro di riciclo di Vedelago.

Nulla si crea e nulla si distrugge. I rifiuti sono una risorsa, se da un diamante non nasce nulla dalla raccolta differenziata può nascere qualunque cosa, dalle sedie, ai materiali edili, alla pavimentazione per interni e prefabbricati. Il Centro Riciclo di Vedelago è la dimostrazione che lo smaltimento rifiuti può diventare gratuito con la raccolta differenziata. Se gli inceneritori producono malattie, il riciclo dei rifiuti produce occupazione. Vedelago crea un indotto di 9.200 persone. E’ necessario un Centro Riciclo come Vedelago in ogni provincia. Il blog darà visibilità alle nuove iniziativa. La bolletta della spazzatura va incenerita, non i rifiuti.

Intervista a Carla Poli del Centro Riciclo di Vedelago.

Come funziona il Centro Riciclo Vedelago
Blog: “Dott. Carla Poli siamo venuti qui nel centro di riciclo di Vedelago, cosa fate in questo impianto? ”
Carla Poli: “Noi riceviamo le raccolte differenziate dei comuni e delle aziende, escludendo solo la parte umida e provvediamo a fare dapprima una selezione per ricavare i materiali che hanno già un mercato, i materiali che non hanno un mercato immediato, vengono riciclati, ne facciamo una materia prima e seconda, che ha un suo mercato di riferimento.
Blog: “Tutto questo partendo da cosa? ”
Carla Poli: “Partendo dai materiali di scarto che non hanno un utilizzo immediato, mentre le bottiglie e i flaconi trovano collocazione in un mercato di vendita nelle fabbriche per fare altri flaconi o pile, queste sarebbero tutte le plastiche miste anche con un po’ di carta, con tutti i materiali di scarto che si portavano una volta a discarica o inceneritore. Qua hai un esempio di una pavimentazione fatta con il nostro granulo più gli scarti del legno da riciclo, quindi pavimentazione per prefabbricati, per interni e per pavimentazione per esterno antiscivolo, quindi le tecniche ci sono, gli studi sono stati fatti, noi abbiamo investito i nostri soldi derivanti dalle attività perché aiuti non ne abbiamo avuti finora nella ricerca, nella sperimentazione, insieme a università… ”
Blog: “Quindi questo materiale viene fuori da qui? ”
Carla Poli: “Non lo facciamo noi, lo fa un’altra azienda, noi mettiamo in moto un’altra filiera che è quella di fare i manufatti! Oltre a pavimentazione, le sedute, gli schienali delle sedie, questa poltroncina invece di avere legno o plastica vergine, poi diventa quella. Queste sedie hanno bisogno solo di essere foderate o questi sono i camminamenti per le spiagge, si usano moltissimo, sono fatti 100% con il nostro materiale. ”
Blog: “Anche dissuasori? ”
Carla Poli: “Sì, qua ce ne è una percentuale, lo studio e la sperimentazione serve a dire: come faccio questo manufatto? Quanto posso usare del mio granulo? Insieme a cosa, prendo qua c’è la gomma che deriva dal riciclo del rame dai cavi di rame, quindi il campo è vasto, bisogna studiare, applicarsi, sperimentare. Pallet, quelle sono per le costruzioni, vanno annegate nel cemento per dare areazione e antisismicità alle costruzioni, quell’azienda aveva chiuso qua in Italia, è un’azienda di Ancona, grazie a questo nuovo studio – applicazione, ha riaperto, perché altrimenti non era più competitiva sul mercato visti i costi e dentro a questa igloo c’è l’80% del nostro grano, fino all’80%, quindi anche un parziale utilizzo di un manufatto, consente un abbattimento dei costi, l’importante nel nostro sistema perché non è che noi abbiamo un impianto che si può replicare, si può portare, funziona là, facciamo anche noi… no, abbiamo un sistema che parte dall’organizzazione del territorio, quindi ci vuole l’aggancio con l’ente pubblico perché al pubblico è demandata per legge la raccolta e la gestione del rifiuto urbano, poi l’industriale è tutta un’altra cosa, le aziende fanno una bellissima raccolta differenziata perché risparmiano, non c’è bisogno di tante storie, capito? Imparano tra gruppo San Pellegrino, Gruppo Vera, Gatorade, tutto il gruppo Benetton hanno la mensa e la fanno tutti la raccolta differenziata per il semplice motivo che risparmiano nella gestione. Un metodo del genere si riesce a esportare in Campania, dove c’è una situazione ai limiti della sopportazione. In Campania bisogna mettere in moto gli impianti, gli impianti ci sono, solo che sono fermi!”
Blog: “Perché li hanno trasformati non fanno più il Cdr. ”
Carla Poli: “Va portato in discarica, va portato all’inceneritore? Bene, o va là o va al riciclo, il materiale o va in un posto o va in un altro! ”
Blog: “Una montagna di ecoballe che non si sa cosa c’è dentro… ”
Carla Poli: “L’ecoballe è tutto un altro problema, bisogna sapere cosa… non tratto materiale che viene tutto alla rinfusa, se si vuole fare questo percorso, guarda che è la terza volta che te lo dico, bisogna fare a monte una raccolta che sia adeguata, perché nel casino non ci mette le mani nessuno, invece se ci arriva la raccolta della frazione secca non deve esserci umido, se non il 4, 5% come noi verifichiamo, allora l’errore noi correggiamo, la percentuale di errore, non la mescolanza… se non si vuole fare questo, allora si porta a discarica, ci sono delle regole ben precise è una cosa talmente ovvia… se un’azienda mescola i suoi scarti di produzione che sono sfridi plastici, con il materiale che gli proviene dalla mensa, capisci che nessuno ci può mettere le mani, noi ci mettiamo le mani sul materiale, ma deve arrivare materiale, non rifiuto! Chi fa la raccolta differenziata deve capire questa differenza che è sostanziale. Partiamo da questo che è il riciclo, trasformo in una materia prima e seconda, puoi vedere, qua si vede bene, questo è… vedi la frazione secca? Qua non senti odore, senti odore qua? Molto meno che nell’imballaggio perché se non c’è l’umido è logico, però questa sarebbe stata destinata tutta a discarica, almeno per l’80% si vede, vedi la racchetta… è plastica, quindi con queste considerazioni noi siamo partiti… ”
Blog: “Voi mettete le mani in questa… ”
Carla Poli: “No, questa va direttamente in lavorazione, ma la controlliamo e vediamo se è divisa correttamente. Questi invece sono imballaggi plastici che non hanno mercato, il consorzio nazionale del Conai usualmente mi destina a discarica l’inceneritore, noi abbiamo la possibilità e li ricicliamo, tutto questo materiale viene ricontrollato, va sull’impianto, c’è una calamità, se c’è il ferro… qui c’è ulteriormente recupero di ferro e di alluminio… recupera perché nella frazione secca, per esempio qualcuno dimentica la lattina e noi facciamo il recupero, ma proprio anche le parti più piccole, queste noi la vendiamo, è alluminio, quindi le macchine ci sono per fare questi lavori, trova impiego proprio… “


Un’industria virtuosa

Blog: “Secondo lei da materiale compromesso come la questione delle ecoballe a Napoli, si riesce a fare questo lavoro? ”
Nelle ecoballe non so cosa c’è, se c’è la parte umida… se sta andando in fermentazione, vuole dire che c’è dell’umido dentro, allora la fase di base è che deve essere tolto l’umido, altrimenti qua non è che vuoi trasformare in… ”
Blog: “Altrimenti qui non potremmo respirare, invece… ”
Bravo, invece vedi che non ti provoca problemi, adesso dobbiamo saltare avanti dopo questo entra macchina che stanno cambiando le lame, per sfregamento si scioglie, si riscalda, dopo che va in raffreddamento raggiunge una temperatura di circa 160/180° per cui non c’è combustione, ma c’è solo lo scioglimento del materiale plastico che ingloba un po’ anche tutti gli altri materiali, un po’ di legno… a norma di legge, perché le leggi ci sono, i regolamenti ci sono, le norme Uni ci sono, una volta che è avvenuta la densificazione va al raffreddamento perché uscendo a quella temperatura, va in quel macinatore che è un granulatore, si chiama, poi va nel vaglio per dividere la parte fine dalla parte grossa e va all’insaccamento. ”
Blog: “Quindi dentro questi sacchi c’è il materiale miracoloso! ”
Carla Poli: “Questo è un tipo di materiale, questo è densificato, come esce, esce molle e guardi, poi si solidifica e poi va in granulazione, o questo oppure… perché noi non è che facciamo un prodotto e quello è, noi facciamo il prodotto per il cliente.”
Blog: “C’è chi lo vuole un po’ più grezzo… ”
Carla Poli: “Non ho materiale che è qua, tutto il materiale è ordinato, prenotato, noi produciamo sempre il cliente, c’è un cliente che lo vuole più addensato, meno addensato, più cotto, più crudo, più fine o meno fine e noi glielo produciamo, non è che siamo il supermercato che poi magari facciamo una svendita 3 x 2, qua dobbiamo produrre per vendere, perché se 100 tonnellate mi entrano al giorno, 100 tonnellate mi devono uscire! ”
Blog: “Quante persone lavorano in un impianto come questo? ”
Carla Poli: “Noi abbiamo 64 dipendenti, però per alcuni materiali diamo da lavorare a altre aziende, ci sono molte aziende in Provincia di Treviso che si occupano di riciclo, per esempio queste cassette vanno consegnate a un’azienda che le lava, le tritura, fa le scagliette e poi questa azienda le vende a un’altra azienda che rifà magari cassette o fa le bacinelle. “
Blog: “C’è un indotto anche. ”
Carla Poli: “C’è un indotto, è stato calcolato da un istituto di ricerca in circa 9.200 persone addette all’indotto dalla nostra azienda, quindi sono tutti quei calcoli che fanno, potremmo farlo anche noi, però dovremo dotarci di una macchina apposta, ma così noi facciamo il nostro lavoro che è il lavoro base! Sopra c’è la piattaforma dove fanno la selezione, tutte queste camere si riempiranno una di bottiglie bianche, una di azzurra, una di colorate, quando è piena la camera, si spinge il materiale e va su in pressa, attraverso questi nastri viene caricata la pressa che è quel macchinario verde e viene fatta la balla di materiale e portata nel deposito produzione. Invece questo è un polmone di accumulo perché se si rompe la prima parte di impianto, la seconda parte può lavorare. Questo vaglio fa un grande lavoro, suddivide le plastiche leggere che non hanno un mercato, i pezzettini piccoli, quindi si chiama sottovaglio, le bottiglie e i flaconi li manda sulla piattaforma, quindi è una prima sgrossatura del materiale plastico di modo che c’è una produttività ottima, se dovessimo farlo a mano ci vorrebbe un’altra piattaforma. Senti il rumore perché è materiale con il vetro, organizziamo tutti i vari settori, sappiamo già dalla settimana prima quali saranno i conferimenti, quindi vengono organizzate le produzioni per i tipi di materiali che arrivano. Quindi le squadre di operatori… sapendo già cosa ci portano e che cosa dobbiamo fare, allora noi siamo informati di tutte le tipologie di imballaggi, di materiali… che entrano sul mercato perché prima o dopo ci arrivano, quindi dobbiamo già sapere cosa, come si possono recuperare, quindi mettiamo in moto dalla produzione al recupero dei materiali, quindi torniamo alla produzione, questo è un ciclo chiuso come la natura, non è un ciclo aperto. Tu vedi, queste raccolte provengono dalle scuole e noi dalle scuole partiamo, perché li abituiamo a fare una raccolta, questi sono sacchi di frazione secca, vedi che non c’è il sacco nero? Noi non vogliamo perché la responsabilità di quello che conferiscono, quindi non devono avere l’idea che bisogna nascondere, la si vede che è frazione secca, quindi stanno attenti perché altrimenti si vede, perché l’operatore del camion ha subito la visione e quindi dice: no, questo non va bene, me lo riselezioni e stai più attento, se invece è sacco nero non si vede niente. Il costo che facciamo pagare per la raccolta di questo… è zero, capito? Quello invece… gli imballaggi, le lattine, plastiche… le scuole lo fanno, vedi com’è divisa la roba? Qua basta che lo metto in linea e è a posto, passa sotto una macchina, se è ferro, se è alluminio perché anche adesso le lattine le fanno in acciaio, quindi se è acciaio va diviso dal… però il grosso del lavoro me l’ha fatto la scuola e non gli è costato niente perché invece di mettere lì, mettono là, quindi un gesto di consapevolezza perché loro vedono perché vengono in visita e vedono cosa facciamo del materiale. ”
Blog: “Quanto costa mettere so un impianto così? ”
Carla Poli: “Dipende da quanta roba devi lavorare, se vuoi fare il primo impianto solo o anche il secondo, noi abbiamo investito circa 5,5/6 milioni di euro, perché di macchine ne compriamo sempre, non è che… adesso hanno appena caricato un camion di un determinato materiale, quindi… ma vedi la selezione com’è? Vedi i flaconi, le bottiglie colorate, quelle bianche, quelle azzurre, questo è il mercato italiano, quelle nere sono le cassette, gli altri lasciano i nylon, mentre la roba ci arriva sciolta, la puoi vedere, quindi i conferimenti sono quelli, noi da là partiamo, mentre quelle bianche, quei sacchi sono tutti sacchi di polistirolo di un’azienda che li ha suddivisi, quel polistirolo però ci sono anche cartoni, toglieremo i cartoni da avviare alla cartiera, mentre il polistirolo va nel secondo impianto. Quindi dopo questa attività c’è tutto il lavoro, quindi l’indotto fatto nascere e crescere proprio dalle tipologie di materiali. Per esempio in Sardegna dove inaugureremo a breve il nuovo impianto, inaugureremo ufficialmente nel senso che sta già operando, lì è nata una cooperativa per utilizzare il granulo nel settore edilizio, perché loro la sabbia la comprano in continente, quindi gli costa un sacco di soldi, ne vanno a riutilizzarla, però stanno nascendo varie attività per utilizzare questi materiali e per far nascere un’attività devono studiare, quindi il collegamento anche lì con le università, con l’istituto di ricerca, Cagliari, Sassari, ci sono ottimi ricercatori, non dobbiamo noi andare a ricercare ricercatori all’estero, perché ne abbiamo, anzi i nostri vanno all’estero! Quindi l’abbinamento con i diversi laboratori universitari, perché un’università è specializzata in una cosa e una nell’altra, quindi bisogna andarsele a ricercare, quindi è un lavoro di pazienza, costanza, è un lavoro! ”
Blog: “Però possibile.”
Carla Poli: “Ma certo che è possibile, non è che siamo qua dall’anno scorso, sono decenni, all’inizio era più difficile trovare delle soluzioni, adesso si trovano perché si è aperto anche… quando c’è la normativa, le regole che stabiliscono, tu basta che corri sulla strada!

ComeDonChisciotte – LE QUATTRO CRISI DURATURE DEL SECOLO: E’ COSÌ CHE VIVONO GLI UOMINI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – LE QUATTRO CRISI DURATURE DEL SECOLO: E’ COSÌ CHE VIVONO GLI UOMINI ?.

DI CHEMS EDDINE CHITOUR
Mondialisation.ca

“Vedo una folla innumerevole d’uomini simili ed eguali che girano su sé stessi senza riposo, per procurarsi piccoli e volgari piaceri dei quali riempiono le loro anime. Ognuno di loro preso a parte è come estraneo al destino di tutti gli altri; i suoi bambini ed amici formano per lui tutta la specie Umana…”.
Alexis de Tocqueville, “De la démocratie en Amérique

Queste righe, scritte oltre 150 anni fa’ da Tocqueville, non fanno una piega; tanto da credere che non è il capitalismo ad essere degenerato nel corso del tempo, che esso sia stato originariamente contro il fattore umano. Vorrei interrogarmi sull’aspetto che mi sembra veramente importante: descriverlo come derivato, in ogni caso, dall’insaziabilità degli uomini che fanno di tutto per arricchirsi, quale che sia il prezzo materiale o morale da pagare. Fra gli indicatori dell’intollerabile ingiustizia alimentare, non si può non citare la stretta delle multinazionali sul mercato della fame.

Come scrive giustamente il sociologo e giornalista Esther Vivas:

« Il modello alimentare attuale, lungo tutta la catena dal produttore al consumatore, è sottomesso ad una forte concentrazione, monopolizzato da una serie di corporazioni agro-alimentari transnazionali, che fanno passare i loro interessi economici prima del bene pubblico e della comunità. Il sistema alimentare non corrisponde più, oggi, ai bisogni dell’individuo nella produzione durevole basata sul rispetto dell’ambiente. E’ un sistema il cui intero processo ha le sue radici nella logica capitalistica – la ricerca del massimo profitto, l’ottimizzazione dei costi, lo sfruttamento della forza lavoro. I bene comuni come l’acqua, le sementi, la terra, che da secoli appartenevano alle comunità, sono stati privatizzati, sottratti dalle mani del popolo e trasformati in moneta di scambio a disposizione di chi offre di più… Di fronte ad un simile scenario, i governi e le istituzioni internazionali sono legati ai disegni delle multinazionali e ne sono divenuti complici, complici di un sistema alientare legato ad una produzione non durevole e privatizzata. (…) »

Nell’affrontare il problema delle carestie ricorrenti, prosegue:

« La crisi alimentare che si è verificata nel corso degli anni 2007-2008, col forte aumento del prezzo degli alimenti di base, mette in evidenza la vulnerabilità estrema del modello agricolo alimentare attuale. Secondo la FAO, questa crisi alimentare ha ridotto alla fame 925 milioni di persone… (…) Tenuto conto di tali dati, non è sorprendente che un’ondata di rivolte della fame ha attraversato il Sud, perché sono proprio i prodotti dei quali si nutrono i poveri che hanno conosciuto i rialzi più importanti. (…) Il problema oggigiorno, non è la mancanza di cibo, ma l’impossibilità d’ottenerlo. In effetti, la produzione mondiale di cereali è triplicata dagli anni 1960, mentre la popolazione mondiale è solo raddoppiata. »

Da una crisi all’altra…

Questo aumento è dovuto ad altri fattori?

« E’ vero, prosegue Esther Viva, che le cause congiunturali permettono di spiegare in parte l’aumento spettacolare dei prezzi nel corso degli ultimi anni: la siccità ed altri fenomeni meterologici, legati ai cambiamenti climatici, hanno toccato i paesi produttori come la Cina, il Bangladesh, l’Australia (…) conseguenza degli investimenti nella produzione di combustibili alternativi d’origine vegetale. I biocarburanti hanno affamato i poveri. Nel 2007 negli Stati Uniti, il 20% della raccolta dei cereali sono stati impiegati per la produzione d’etanolo. Malgrado ciò la causa fondamentale rimane la speculazione, questo cancro finanziario dei tempi moderni. “Oggigiorno, si stima che una parte significativa degli investimenti finanzieri nel settore agricolo è di natura speculativa. Secondo le cifre più prudenti, si tratterebbe del 55% del totale di questi investimenti. (…) I paesi del Sud, che erano autosufficienti e disponevano anche di un eccedenza produttiva agricola di circa un miliardo di dollari solo una quarantina d’anni fa, sono divenuti oggigiorno totalmente dipendenti dal mercato mondiale ed importano in media per circa undici miliardi di dollari di cibo (…) » (4)

Affrontanto l’altra dimensione della crisi, Esther Vivas scrive:

« Il capitalismo ha dimostrato la sua incapacità di soddisfare i bisogni fondamentali della maggioranza della popolazione mondiale (un accesso al cibo, un’abitazione degna servizi pubblici d’educazione, sanità di buona qualità) ma anche la propria incompatibilità assoluta con la preservazione dell’ecosistema (perdita crescente della biodiversità, cambiamenti climatici in corso). Durante gli anni 2007-2008 scoppiò la crisi internazionale più importante dal 1929. La crisi delle ipoteche “subprime”, a metà del 2007, uno degli elementi scatenanti, che ha condotto al crollo storico dei mercati borsistici del mondo intero, a numerosi fallimenti finanziari, e all’intervento costante delle banche centrali nelle operazioni di salvataggio. » (5)

Eccoci così confermati nei nostri sospetti; le multinazionali, attraverso la loro politica senz’anima, si sono impadronite dell’agro-business, che non ha davvero un futuro roseo davanti a sé. Il segreto dei potenti della moneta lo è sempre di meno. Molti sanno che le crisi economiche mondiali non sono delle “tempeste perfette” sulle quali non possiamo nulla, ma piuttosto delle operazioni di grande respiro calcolate e eseguite per delle grandi banche che arrivano fino a minacciare gli stati di fallimento totale, pur di arrivare ai loro scopi.

Il giornalista Matt Taibbi descrive la Goldman Sachs, e inizia il suo articolo così:

« La prima cosa che dovete sapere di Goldman Sachs, è che essa è dappertutto. E’ la banca d’investimento più potente del mondo, è come una gigantesca piovra vampira che senza tregua infilza il suo sifone sanguinario in tutto ciò che ha l’odore dei soldi. Certi cervelli di Goldman Sachs hanno concepito ed eseguito tutte le crisi finanziarie a partire dagli anni ’20. Inoltre essa ha adoprato quasi sempre lo stesso procedimento: prima piazzandosi al centro di ogni bolla finanziaria, emettendo poi dei prodotti finanziari sofisticati concepiti, sin dal principio, per fallire. In seguito, fa in modo che la classi piccolo-borghesi (la gente comune) investano in tali prodotti condannati sin dall’inizio al fallimento. Poi è sempre la “Grande Banca” che finisce il lavoro facendo esplodere la bolla stessa, facendo sparire in un colpo solo moltissime piccole banche. Una volta che tutti sono stati impoveriti, e l’economia è all’agonia, la grande banca arriva trionfante, e ci offre di salvare l’economia, prestandoci a tassi d’interesse elevati i soldi che ha appena finito di succhiarci. E quindi il processo ricomincia da capo…».

Da ciò deriva che l’economia americana continua a governare il mondo, ma forse non per lungo tempo. Si sentono dei fremiti; sempre più paesi rimettono in causa tale supremazia che si fonda sul del vento. Certo, scrive Jochen Scholz, l’enonomia america è ancora la più importante del mondo, ma essa è fragile, avendo perduto la sua base industriale, in favore della creazione di valori di tipo finanziario. Ciò è stato reso possibile grazie al sistema mondiale che riposa sul dollaro, che ha permesso agli Stati Uniti d’avere un debito sempre più elevato verso il resto del mondo, permettendogli di delocalizzare la sua produzione all’estero, e d’incoraggiare il consumo fondato sul debito. Alla fine del 2008, il debito americano rappresentava il 70% del prodotto interno lordo. La rivendicazione di leadership formulata nel 1948 è stata rimessa in causa per la prima volta nel 1970 da Cnuded con l’iniziativa “New International Economic Order”. Il suo obiettivo era la dissoluzione del sistema di Bretton Woods (7). Ricordatevi: il presidente Boumediene portatavoce del Terzo Mondo alle Nazioni Unite ha perorato nel 1974 per un ordine più giusto.

Malgrado gli appelli di molte nazioni per un cambiamento del paradigma dell’architettura del sistema finanziario internazionale, anche da parte di paesi come la Francia, il sistema di Bretton Woods sembra avere ancora una rosea prospettiva davanti a sé. Ciò non impedisce alle nazioni appartenenti ai paesi emergenti di reclamare dagli Stati Uniti delle regole nuove.

« La Cina, scrive Jochen Scholz, il principale creditore degli Stati Uniti, non ha alcun desiderio di aggiungere altre obbligazioni americane al bilancio della sua Banca Centrale, obbligazioni senza valore alcuno, e riflette insieme agli altri stati asiatici a delle alternative al dollaro (…) I 6 stati dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai (OCS) e gli stati Bric hanno l’intenzione di realizzare le loro transazioni nelle proprie monete. Il mondo esterno non appartenente ai 950 milioni di occidentali si è risvegliato. Non accetta più una divisione durevole dell’economia mondiale fra ricchi e poveri, fra profittatori e mendicanti (…). La Cina domanda una moneta di riferimento mondiale che non sia controllata da alcuno stato in particolare (8)

Un’altra crisi che i paesi industrializzati e, in particolare gli scettici circa i mutamenti climatici, tentando di minimizzare col demonetizzare il GIC, che deve essersi sbagliato in alcune sue conclusioni e che è sfociato, come tutti sanno, al fallimento di Copenhagen, dove i paesi ricchi non hanno voluto cedere in nulla. In altri termini, i paesi industrializzati hanno esternalizzato una parte delle loro emissioni ai paesi emergenti, in particolare la Cina. Si deve rendere a Cesare il carbone che è di Cesare. La Cina è di gran lunga il principale importatore d’emissioni di CO2. Il 23% delle emissioni dei prodotti di consumo dei paesi sviluppati sono esportate vero i paesi in via di sviluppo. Alla crisi energetica, legata alla dipendenza dal consumo di combustibili fossili, farà seguito una crisi della biodiversità, con la scomparsa di specie animali e vegetali che potrebbe condurre alla “sesta grande estinzione” (9).

La crisi della “Civilizzazione”.

Quest’ultima crisi è allo stesso tempo antica e nuova, essa struttura l’immaginario dei paesi occidentali affonda le sue radici nell’arroganza dell’Occidente impregnata dal cristianesimo, al principio per necessità di causa, ma che successivamente si è scoperto un sacerdozio della religione del denaro. Per tutta la durata dell’avventura capitalistica vite sono state maciullate nel nome dell’interesse, guerre sono state fatte, un colonialismo dei più abietti è stato imposto a nazioni fragili, da parte delle patrie dei diritti dell’uomo europeo. Per Jean Ziegler, “ i popoli del terzo mondo hanno veramente ragione ad odiare l’occidente (…) Mettendo tutto a ferro e fuoco hanno colonizzato e sterminato le popolazioni che vivevano sulle terre dei loro antenati, in Africa, in Australia, in India… Tempo ne è passato da allora, ma i popoli si ricordano delle umiliazioni, degli orrori subiti in passato. Essi hanno deciso di chiedere conto all’Occidente”. Anche i diritti dell’Uomo – un’eredità del secolo dei Lumi – fanno parte del complotto. Mentre dovrebbero costituire “lo scheletro della comunità internazionale” e il “linguaggio comune dell’Umanità”, sono stati strumentalizzati dagli Occidentali a seconda dei loro interessi (10).

Un’analisi pertinente sul declino dell’Occidente, legato al fallimento del suo magistero morale è data dall’ambasciatore di Singapore Kishore Mahbudbani. In questo estratto magistrale, egli analizza il declino dell’Occidente: regresso demografico, recessione economica, perdita dei propri valori. Egli osserva i segni di uno sbilanciamento del centro del mondo occidentale verso oriente. Cita lo storico britannico Victor Kiernan e la sua opera “I Signori dell’Umanità” , Europa atteggiamento nei confronti del Mondo esterno nell’età dell’Imperialismo. Kiernan traccia il ritratto dell’arroganza del fanatismo attraversato da un raggio di luce eccezionale. La maggior parte del tempo, comunque, i colonialisti erano delle persone mediocri ma a causa della loro posizione e, soprattutto, del colore della pelle, erano in grado di comportarsi come signori delle creazione. In effetti l’atteggiamento colonialista rimane molto vivo agli inizi di questo 21mo secolo. (…) Il complesso di superiorità sussiste. «Tale tendenza europea di guardare dall’alto in basso, di disprezzare culture e società non europee, ha delle radici profonde nello psichismo europeo».

La dicotomia “The West and the Rest” (l’Ovest e il resto del mondo) oppure la prospettiva conflittuale formulata nel “The West against the Rest” (l’Ovest contro il resto del mondo) sembra essere sostenuta dal mito della guerra contro Al-Qaida. Non ci si deve meravigliare in tali condizioni, di vedere protrarsi delle situazioni dantesche, come l’arroganza dei ricchi nei confronti dei poveri. Santiago Alba Rico ne da’ un esempio recente, come quello di una crociera di lusso che getta l’ancora … ad Haiti, proprio nel momento del terremoto:

«Verso le dieci del mattino, il 19 gennaio scorso, la Liberty of the Seas, uno degli yachts pià lussuosi del mondo sbarcherà i proprio passeggeri nell’idilliaco porto di Labedee. Accolto al suono di una musica folcloristica incantatrice, con dei rinfreschi… Questo sogno materializzato, questo ritorno civilizzato nel biblico giardino dell’Eden, è tuttavia collegato ad un altro mondo di perduta innocenza e di crudeltà antidiluviana. Una sottile separazione, una trasparenza dura e invalicabile lo spearava da questo altro mondo. E in effetti, dall’altro lato del muro di tre metri d’altezza, irto di filo spinato e sorvegliato da guardie armate, non si era al 19 gennaio, ma al 12, non erano le dieci del mattino, ma alle cinque del pomeriggio, non si era a Labedee, ma ad Haiti e la terra tremava, le case crollavano, i bambini piangevano e migliaia di sopravvissuti frugavano fra le rovine per cercare i cadaveri, e un po’ di cibo». (12)

« (…) Qual è il diritto dei sopravvissuti a sopravvivere ai morti? Del diritto datoci dalla certezza inesorabile della nostra propria morte. (…) Con che diritto gli Stati Uniti ridono ai funerali in Haiti? (…) Ebbene, la mondializzazione capitalistica consiste – da un punto di vista antropologico – nel fatto che le classi medie dell’occidente, attraverso il turismo e la televisione, ci vadano a ridere a gola spiegata, a bere e a ballare…» (13)

Alba Rico conclude in maniera pertinente:

« Noi siamo qui perché siamo più ricchi e più potenti e questo è la stessa cosa per i buoni sentimenti; ma se noi siamo, in più, maleducati e volgari, se ridiamo ai funerali, è perché siamo convinti che, contrariamente agli haitiani e agli indonesiani, noi non moriremo. (…) La volgarità, la mancanza di rispetto, la maleducazione sono divenuti quasi degli imperativi morali. Può questo meravigliarci, dal momento che quando si tratta di “salvare il mondo”, l’occidente si affretta ad inviare marines e turisti?» (14)

Alexis de Tocqueville aveva misurato, ai suoi tempi, l’estensione dell’invisibile tela imbastita dal capitalismo che macina le individualità. Ascoltiamolo:

« (…) Per quanto riguarda i suoi concittadini, è accanto a essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in sé stesso e per sé stesso solamente, e se gli resta ancora una famiglia, possiamo dire che non ha più patria. Al di sopra di tutto s’eleva un potere immenso e protettore, che s’incarica di assicurare i loro godimenti e di vegliare sulla loro sorte. (…) Ma può esso privarli interamente del problema di dover pensare e della pena di vivere? » (15)

Argon ai suoi tempi scriveva, di fronte all’anomia del mondo: « E’ così che gli uomini vivono?» La sua inquietudine rimarrà senza risposta

NOTE

1. Esther Vivas : http://esthervivas.wordpress.com/ Inprecor, n. 556-557, janvier 2010 : http://www.legrandsoir.info/Les-contradictions-du-systeme-alimentaire-mondial.html

2. Ibid.

3. Ibid

4. Ibid.

5. Ibid.

6 .Matt Taibbi : Vers une autre crise économique signée Goldman Sachs http://infodesderniershumains.blogspot.com/ mardi 9 mars 2010

7.Jochen Scholz. http://www.horizons-et-debats.ch 19 Mars 2010

8. Ibid.

9. Grégoire Macqueron, Futura-Sciences http://m.futura-sciences.com/12 mars 2010

10 .Jean Ziegler : La haine de l’Occident. Albin Michel. 2008

11 .Kishore Mahbubani : The Irresistible Shift of Global Power to the East. 2008

12 .S.Alba Rico http://www.legrandsoir.info/De-quel-droit-survivons-nous-aux-morts.html6

13. Ibid.

14. Ibid.

15. Alexis de Tocqueville : De la démocratie aux Amérique.

Titolo originale: “Les quatre crises durables du siècle Est-ce ainsi que les Hommes vivent? “

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
22.03.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO