Archivi del giorno: 12 Mag 2010

ComeDonChisciotte – IL RIMBALZO DI PIRRO

Il debito pubblico si sta trasformando in un enorme schema di Ponzi

Fonte: ComeDonChisciotte – IL RIMBALZO DI PIRRO.

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

Perché il salvataggio non riuscirà ad evitare un nuovo traumatico collasso

La caduta in atto oggi (ieri, ndr) delle borse europee mette in mostra tutta la fragilità della grande euforia seguita all’accordo raggiunto in extremis dal vertice Ecofin-Bce di domenica notte. Chi ha ritenuto che le misure di salvataggio adottate abbiano sventato sul serio il rischio di un nuovo collasso finanziario con epicentro questa volta l’Europa, dovrà ricredersi. Come gli analisti “pessimisti”, tra cui chi scrive, hanno segnalato, queste misure hanno solo allontanato, e nemmeno troppo in là nel tempo, questo rischio. In cosa consistano queste misure è noto.

Oltre al fondo di compensazione di 750 miliardi di euro (mille miliardi di dollari!) per correre in soccorso dei PIIGS nell’eventualità che esploda la crisi dei loro debiti (un piano che segue la modalità dell’aiuto alla Grecia e che applica a due anni di distanza la terapia adottata dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Inghilterra), la vera novità è che, aggirando i Trattati sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’Articolo 123, la Banca centrale europea, potrà comprare (e infatti sta già massicciamente comprando) i titoli di stato semi-spazzatura dei paesi sotto attacco speculativo, appunto per tamponare la corsa alla vendita dei titoli medesimi, onde evitare che assieme alla Grecia vadano in bancarotta non solo gli altri “maiali”, ma per scongiurare che salti tutta la catena dei paesi imperialisti.

grafico 1

«Se ti devo un dollaro io ho un problema, ma se ti devo un milione di dollari allora il problema è tuo». Questo è quanto affermò, con arguzia, J. M. Keynes il secolo scorso. Si dia uno sguardo al grafico n.1. Si capisce al volo la ragione delle drastiche decisioni assunte dal vertice europeo. Un crollo dei PIIGS avrebbe travolto paesi ben più blasonati, i bastioni del turbo-capitalismo: Francia, Germania, Regno Unito, USA, Olanda. Sono proprio questi paesi che detengono i titoli-semi-spazzatura dei PIIGS, e se questi ultimi facessero bancarotta avremmo né più e né meno che il crollo dei sistemi bancari dell’Occidente. E’ dunque allo scopo di evitare un collasso finanziario ben più devastante di quello del settembre 2008 che Unione e Bce hanno escogitato il salvataggio, che alcuni hanno già definito “arma di distruzione di massa”, visto che questo salvataggio impone non più solo alla Grecia ma urbi et orbi, cure da cavallo antipopolari per contenere e ridurre, prima che sia troppo tardi, il debito endemico degli stati.

In questa maniera si è risolta la crisi? Certo che no!  Si è solo tamponata, in ritardo, una falla devastante. Se si è giunti a stracciare i dogmi monetaristi contenuti nei Trattati, da Maastricht in poi è perché è oramai universale la consapevolezza che tutto il sistema turbo-capitalista (quello contrassegnato dal predominio della sfera del capitalismo finanziario predatorio sulle altre)  sta per tirare le cuoia, col pericolo di passare dalla crisi alla catastrofe economica, coi rischi connessi di disgregazione europea e di riaccensione di incontenibili e inediti conflitti sociali e nazionali.

Si osservi ora il grafico n. 2. Esso mostra quali e quanti sono i paesi che “i mercati”, leggi il capitalismo finanziario predatorio annidato nelle borse di Wall Street e della City e non solo, considerano a rischio altamente probabile di default.

grafico 2

Se si spezza anche solo un anello, anche solo quello greco, tutta la catena dei debiti pubblici sovrani europei può spezzarsi. Quello che comunemente si chiama “pericolo di contagio”. Che poi il “contagio” si fermi ai PIIGS-allargati, questo resta tutto da vedere. In assenza di una forte ripresa, se cioè l’economia europea non esce presto dalla recessione economica, non c’è salvataggio che tiene: i debiti, ove non crescessero sono destinati a permanere e a consolidarsi. Che la Bce stia acquistando montagne di “titoli tossici” immettendo dosi ingenti di liquidità nei mercati allo scopo di salvare le banche (il che equivale a creare nuova moneta in barba ai dettami di Maastricht), non sventa il rischio di default europeo, potrebbe invece causare un infarto generale. La speranza dei tecnici europei del dominio finanziario è che questa iniezione di liquidità stimoli una ripresa economica duratura. Se questa non ci sarà, tutto andrà carte quarantotto.

E’ oramai evidente che quello dei PIIGS non è altro che un alibi. Ripetiamo: tutto il sistema imperialistico è malato gravemente. La malattia non riguarda infatti solo loro ma tutto l’Occidente. Questa malattia, che è strutturale, che cioè afferra le radici stesse del sistema, si manifesta nel debito colossale accumulato negli ultimi vent’anni. Secondo le stime più attendibili (vedi “la spirale dei debiti ingessa l’Europa”, Il Sole 24 Ore del 9 maggio) se si sommano i debiti totali (pubblici e privati) di Stati Uniti, area euro, Regno Unito, Giappone  e Canada, si arriva infatti ad una cifra astronomica: 130mila miliardi di dollari! Due volte il Pil mondiale. Due volte e mezzo la capitalizzazione di tutte le borse del mondo.

I due baricentri tradizionali del capitalismo mondiale, gli Usa e l’area euro, hanno rispettivamente 55mila miliardi di debiti pubblici e privati e 40mila miliardi. Una patologia ormai cronica, una zavorra che incatena stati e imprese capitaliste, che sta gettando in una miseria nuova i salariati, e che ipoteca ogni eventuale ripresa del ciclo economico. I PIIGs si dice. Che dire del Regno Unito, che ha ha un debito totale quattro volte e mezzo più alto del suo Pil?

Il cappio del debito, anche a causa dei ciclopici piani di salvataggio delle banche e degli stati, è destinato a stringersi sempre più. Più grande è il debito più diventa indispensabile il rifinanziamento. Fino a che si trovano investitori disposti a comprare obbligazioni e titoli e a prestare soldi, tutto va bene. Ma se gli investitori, tra cui le banche, sono a loro volta indebitati, la catena si spezza. Il crollo borsistico della settima scorsa, in particolare delle banche, è presto spiegato: esse sono piene di obbligazioni non solo dei PIIGS ma di stati che solo a patto di dolorose cure da cavallo potranno rimborsare i loro debiti. Due anni fa parlavamo dei titoli tossici, di derivati corrispondenti a crediti inesigibili. Siamo giunti ad un punto che “tossici” sono considerati “dai mercati” i titoli di stato di svariati paesi occidentali. Senza dimenticare che le stesse banche vacillano da anni poiché utilizzano a dismisura le loro “leve finanziarie” (la facoltà di immettere sul mercato crediti svariate volte la loro effettiva capitalizzazione).

Ridurre i debiti! Questa è la soluzione e il grido di battaglia. Facile a dirsi, arduo a farsi. Ridurre i debiti è possibile soltanto comprimendo il ciclo economico, scaricando non solo sui salariati e i piccoli risparmiatori, ma sulle stesse aziende capitalistiche, i costi della cura da cavallo. Parla l’esperienza: dagli anni ’30 ad oggi ci sono state massicce riduzioni dei debiti almeno 45 volte, e nella maggior parte dei casi il fenomeno ha causato recessione se non la bancarotta di intere economie. Il serpente capitalistico si morde la coda, col rischio che in questo girare a vuoto su se stesso, il sistema vada incontro ad una catastrofe di portata epocale, con le conseguenze (pauperizzazione, sfascio sociale e di intere nazioni, ecc) che ognuno può immaginare.

Per quanto tempo ancora dovremo sopportare il fardello del capitalismo? Occorre davvero toccare il fondo per decidersi a ricostruire su fondamenta socialiste le nostre società?

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/05/il-rimbalzo-di-pirro.html

Volete una rivoluzione?

Fonte: Volete una rivoluzione?.

La crisi greca non è solo la storia del fallimento di uno stato; è anche il segnale del crollo imminente di un sistema economico basato sul debito, sul prendere in prestito dal futuro per creare l’illusione di una prosperità presente. È l’inizio della fine dell’irresponsabilità elevata a sistema e incoraggiata dai trucchi da prestigiatore delle élite finanziarie e politiche.

Chiunque dotato di semplice buonsenso sa che prendere in prestito per ripagare debiti precedenti di cui si fatica a rendere gli interessi è una follia. Ma per i nostri benefattori, i grandi sacerdoti delle banche centrali e gli illuminati leader delle potenze europee, gli adepti del mistico moltiplicatore keynesiano, questo è esattamente ciò che serve per far ripartire un’economia grippata come un motore spinto per anni oltre i suoi limiti strutturali.

Ora i greci hanno perso la fiducia nei loro governanti, ma la protesta…

appare in gran parte indirizzata malamente verso il mantenimento dei privilegi assurdi e insostenibili goduti nell’ultimo ventennio da una larga fetta di popolazione. Nell’articolo che segue, Bill Bonner, analista autore dell’ottimo sito Daily Reckoning, consiglia ai greci – ma anche a tutti coloro che li seguiranno nell’inevitabile domino del debito – una diversa e più logica direzione per la loro rivoluzione.
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“Popoli d’Europa: sollevatevi,” dice il loro striscione.

I comunisti greci sono solitamente un sicuro bastione di errori e tenebre. Le loro idee sono spaventose. Le loro proposte, assurde. L’unica cosa su cui non sbagliano è la loro opinione delle classi dirigenti – che considerano idioti.

Ma questa volta è differente. Le folle di sinistra, che ora lanciano molotov ai poliziotti di Atene, sono in posizione di vantaggio. Devono solo lavorare sul loro scopo.

L’ultima cucchiaiata di grasso finanziario è stata annunciata due settimane fa. Ad un costo di 110 miliardi di euro, l’Europa fingerà di proteggere la Grecia dai suoi creditori e gli ellenici fingeranno di mettere in ordine i loro affari finanziari. Invece, il caso greco scivolerà in una crisi più grande. Come abbiamo spiegato la settimana scorsa, tutta la moderna macro-finanza può essere compresa come un tentativo di spingere i problemi nel futuro e su persone non responsabili di averli causati. Ora vediamo la formula in azione in Europa.

I greci hanno preso in prestito soldi non potevano ragionevolmente pensare di poter ripagare. I banchieri stranieri – in gran parte francesi e tedeschi – avevano sperato di guadagnare rendimenti oltre misura assumendosi una rischio sul debito greco. Un governante giusto li lascerebbe tutti crollare, prendendoli a calci nel sedere mentre cadono. Invece, i furfanti hanno goduto del loro bottino. E, secondo i termini dell’operazione di salvataggio, si suppone che questi pazzi, dopo tutto, otterranno i loro soldi; saranno spremuti dai contribuenti di tutta Europa.

I piani delle classi dirigenti non sono solo ingiusti. Sono inattuabili. Nel corso dei tre anni futuri, la Grecia aggiungerà 50 miliardi di dollari nei deficit, stabilizzando il debito al 150% del P.I.L. Inoltre dovrà fornire 70 miliardi di dollari per ripagare il debito che maturerà nel corso dei due anni futuri. Questo è più dell’importo offerto nel salvataggio. Il che significa che la Grecia dovrà prendere in prestito più soldi fin dall’anno prossimo, innescando probabilmente un’altra crisi. In più, ci sono le altre sorelle deboli e gli altri fratelli spendaccioni nella famiglia europea. Salvarli tutti potrebbe costare fino a un trilione di euro.

Ma il problema reale è molto più profondo. È filosofico come pure matematico. Il troppo debito, come il troppo morire, non è una condizione di transizione. È una condizione terminale. Ed una volta che l’anima ha lasciato il corpo, non ha senso cercare di mantenere viva la carcassa. Alla stessa maniera, quando un debito non può essere rimborsato, non serve a nulla fingere. Quando non potete star dietro all’interesse di un debito, questo aumenta. Il debito cresce, diventando sempre più incontrollabile. È meglio ammettere appena possibile l’errore e cominciare ad organizzare i particolari del vostro funerale finanziario.

Attualmente, i greci devono un importo circa uguale al 120% del P.I.L. Grazie al salvataggio, si prevede che salga. Il piano sul tavolo arresta la crescita del debito solo dopo averlo aumentato di un altro 30% del P.I.L.

Qui c’è un problema. Oggi, i poveri greci vacillano. Che cosa accadrà quando avranno un peso ancora più gravoso? Gli imbroglioni sognano che si alzeranno, romperanno un piatto e balleranno un sirtaki. Immaginano persino che i prestatori – che avevano richiesto un rendimento fino al 18% sulle note di due anni quando Zorba si reggeva ancora in piedi – chiederanno soltanto una frazione di quella cifra dopo che si è rotto la schiena.

Facciamo finta di credere che questo sia possibile. Diciamo che la Grecia sia in grado di prendere in prestito in futuro ad un interesse di appena l’8%. Al 150% del P.I.L., questo porta il costo annuale dell’interesse (assumendo che l’intero debito fosse all’8%) a circa il 12% del P.I.L. Cioè un euro ogni 8 dovrebbe essere usato per pagare il costo del debito accumulato. La Grecia raccoglie soltanto circa il 5% del suo P.I.L. dai redditi di imposta sul reddito – neppure metà di quanto sarebbe necessario per pagare l’interesse. Si suppone che raccoglierà un altro 4% con le tasse. Già, fino al 30% dell’economia greca è fuggita nel nero per evitare la tassazione; immaginate come diventerà affollato il sommerso quando i contribuenti si renderanno conto che ogni penny che pagano d’imposta sul reddito è usato per proteggere i banchieri stranieri dalle loro insensate speculazioni. E immaginate cosa accadrà quando, invece di aggiungere il 10% al P.I.L. prendendo in prestito, i greci lo sottrarranno per ripagare il debito.

La settimana scorsa le scuole, gli aeroporti, gli ospedali ed altri servizi in Grecia sono stati interrotti. Un tumulto ha fatto scorrere il sangue. Il cinquantuno per cento dei greci ha detto che non accetteranno il programma di austerità. Gli altri vi si rivolteranno contro una volta che avranno visto come funziona. Erano abituati ad avere la loro torta ed anche a mangiarla. Ora, non l’avranno né la mangeranno più.

Sollevatevi, greci! Non avete altro da perdere che le catene del debito! Le rivoluzioni servono a questo.

La Voce del Gongoro

ComeDonChisciotte – ATENE, LA GRECIA E IL DENARO FANTASMA

Fonte: ComeDonChisciotte – ATENE, LA GRECIA E IL DENARO FANTASMA.

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Che cosa sono i 110 miliardi che verranno dati alla Grecia per salvarla (80 dai governi dell’Eurozona, 30 dal Fmi) e i 750 approntati dall’Unione europea per creare un maxifondo “anticrisi”? Nel mondo globalizzato tutti i Paesi europei sono indebitati fra di loro e con gli altri Paesi industrializzati che a loro volta sono indebitati con noi. I miliardi dati alla Grecia e quelli del maxifondo “per battere la speculazione” sono una partita di giro. Si tratta di denaro inesistente, “tossico” non meno dei titoli “tossici”, che serve per drogare ulteriormente il cavallo già dopato perché faccia ancora qualche passo prima di schiattare definitivamente. È da 15 anni che i Paesi industrializzati, di fronte alle crisi che si susseguono a ritmi sempre più incalzanti, si comportano in questo modo: immettendo nel sistema altro denaro inesistente.

Nel 1996 il Messico era sull’orlo della bancarotta: doveva 50 miliardi di dollari ai Paesi industrializzati. Cosa fecero questi? Gli prestarono altri 50 miliardi perché potesse restituire i primi 50. Un’operazione apparentemente assurda, che serviva però a tenere il Messico al gancio del mondo industrializzato che poteva così continuare a vendere ai messicani i propri prodotti. Più o meno alla stessa maniera, con qualche variante, ci si comportò per la crisi delle “piccole tigri” asiatiche nel 1997.

Così si è fatto per il collasso dei subprime americani nell’estate 2007, default che si è poi propagato in Europa e di cui l’attuale crisi è un’ulteriore conseguenza (che cosa sono gli sbalorditivi tre trilioni di dollari comparsi improvvisamente nelle mani del governo di Washington? O ce li avevano prima e allora non si capisce perché non li abbiano usati o è denaro puramente virtuale). Si tende da parte dei governi e degli economisti al loro servizio a dare la colpa di queste crisi alla “speculazione” e agli “eccessi” del capitalismo finanziario. È uno scarico di responsabilità, nient’affatto innocente, per eludere il nocciolo duro e vero della questione: è l’intero nostro modello di sviluppo ad essere “tossico”. Il capitalismo finanziario non è che la diretta e inevitabile conseguenza, oltre che, in qualche modo, la necessaria precondizione, di quello industriale. Ne seguono le stesse logiche: il profitto, la sua massimizzazione col minimo sforzo e, soprattutto, l’inesausta scommessa sul futuro. Un futuro ipotecato fino ad epoche così sideralmente lontane da essere inesistente. Come il denaro che lo rappresenta (con un millesimo del denaro circolante attualmente, nelle sue varie forme, si comprano tutti i beni e i servizi del mondo. Il resto cos’è?).

Prendersela col capitalismo finanziario, sottacendo di quello industriale, è come meravigliarsi che avendo inventato la pallottola si sia arrivati al missile. Noi ci stiamo comportando come un individuo che avendo un debito, per coprirlo, ne fa uno più grosso e poi un altro più grande ancora e così via. A livello individuale il giochetto dura poco. Per un modello che si pone come planetario le cose vanno più per le lunghe. Ma un sistema che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica, non in natura, quando non avrà più possibilità di espandersi imploderà fatalmente su se stesso. E ci siamo vicini. Lo dice anche il fatto che, essendo i nostri ormai abbondantemente saturi, siamo alla ricerca disperata di altri mercati, anche se poveri, anche se poverissimi e siamo disposti a bombardare senza pietà i popoli, come quello afghano, che non ci stanno a entrare nel nostro meccanismo.

Il paradosso di questo modello di sviluppo è che avendo puntato tutto sul cavallo dell’economia, marginalizzando ogni altro valore ed esigenza umana, sta fallendo proprio sul piano dell’economia. Spero che ciò apra gli occhi alla gente e la induca, presto, domani, subito, a impiccare al più alto pennone gli idioti e gli impostori che stanno segando il ramo dell’albero su cui siamo seduti. Ma ci credo poco. Se fossi su un altro albero riderei a crepapelle guardandoli mentre fanno karakiri. Ma sono sullo stesso ramo e mi tocca seguire, impotente, come molti altri miei consimili, la sorte che queste canaglie imbecilli ci stan preparando.

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it

Da il Fatto Quotidiano del 12 maggio