Intercettazioni. La parola d’ordine della maggioranza: mentire | Pietro Orsatti

Fonte: Intercettazioni. La parola d’ordine della maggioranza: mentire | Pietro Orsatti.

di Pietro Orsatti

Cronaca del giorno su intercettazioni e dintorni. Leggiamo dall’AdnKronos:

«La legge sulle intercettazioni sarà approvata nonostante le gravi inesattezze diffuse da più parti. Nessuno impedirà ai giornali di dare notizia di indagini o di reati. Si tratterà semplicemente di non utilizzare in modo disinvolto la pubblicazione letterale di intercettazioni quando le persone citate non sono nemmeno in un grado preliminare di giudizio. Di questo si tratta». Così il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Leggiamo, invece, anche da fonti autorevoli -aggiunge- parole che non rispondono al vero. Nessuna indagine sarà impedita, nessuna notizia giornalistica su fatti e circostanze potrà essere limitata o censurata». «Si tratta soltanto -rimarca Gasparri- di non pubblicare paginate intere di conversazioni telefoniche che nel novantanove per cento dei casi si sono rivelate penalmente irrilevanti. Vogliamo anche ricordare che il Parlamento è impegnato in questi giorni, ed in particolare il Senato, nell’approvazione di numerose e importantissime leggi».

Peccato che per ora il testo in discussione non parli di “paginate” o faccia differenza fra “atti giudiziari” e “intercettazioni”, anche perché non può farlo visto che le intercettazioni sono per forza inserite in atti giudiziari regolarmente depositati e perciò pubblici alle parti. Quindi pubblici e basta. Gasparri può dire quello che gli pare, ma il testo in discussione questi distinguo non li fa. Ieri, davanti ai microfoni delle televisioni Gasparri aveva detto ben altro. Aveva parlato esplicitamente di “punizione” nei confronti di giornalisti e giornali. E poi, caro Gasparri, anche se fosse vero, e non lo è, che nel testo non si parla di tutti gli atti giudiziari ma solo di uso eccessivo di citazioni, come “misuriamo” se si è ecceduto nel riportare notizie e citazioni da atti giudiziari? Preparerete un prontuario per il bravo giornalista con il numero di battute (spazi inclusi) da poter pubblicare? Ma andiamo avanti.

Si legge sul sito del Corriere della Sera:

«Sull’emendamento 1.2008 che prevede un raddoppio delle pene per i giornalisti che pubblicano arbitrariamente atti di un procedimento penale ci potrebbe essere un ripensamento della maggioranza. Vedremo lunedì, ne parleremo quando riprende il dibattito in commissione al Senato».

Lo ha detto il senatore Roberto Centaro (Pdl), relatore del ddl Alfano sulle intercettazioni telefoniche, nel corso della video-chat del Corriere.it alla quale ha partecipato anche il senatore dell’Idv Luigi Li Gotti. Centaro, dunque, non ha escluso un passo indietro del governo e della maggioranza su uno degli emendamenti più contestati: quello che, rispetto al testo varatao dalla Camera, porta da 30 a 60 giorni l’arresto previsto per i giornalisti mentre il massimo dell’ammenda sale a 10 mila euro (20 mila se ad essere pubblicate sono i testi delle intercettazioni).

Vorrei sapere se esiste un reato che preveda nel nostro codice un numero preciso di giorni di arresto per un determinato reato. Non stiamo parlando di una “pena” dopo un “giudizio”, ma proprio di una punizione pre-giudiziale. Cioè. Tu scrivi, riporti atti giudiziari nel tuo pezzo, e perciò prima di tutto ti arresto tot giorni, poi ti porto in giudizio. E questa che cos’è se non un’intimidazione per via legislativa?

Sempre dall’AdnKronos apprendiamo che Cetraro qualche passo l’ha fatto.

«Dopo una riunione con il ministro della Giustizia Alfano e Ghedini che è il presidente della Consulta Giustizia del Pdl, si è presa la decisione, ovviamente condivisa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di ritirare l’emendamento 1.2008 del relatore che è quello che aggrava le pene per i giornalisti in caso di pubblicazione di notizie che non possono essere pubblicate». Lo ha annunciato a Sky Tg24 Pomeriggio il senatore del Pdl Roberto Centaro. «Penso che questo possa anche stemperare tante polemiche», ha spiegato.

Grazie Cetraro, ce ne faremo solo 30 di giorni di galera. E il bello che alcuni membri dell’opposizione si sono pure dichiarati “soddisfatti” della mediazione.

Poi prosegue sempre Cetraro: «Galera non se ne farà mai nessuno». E allora perché la prevedete? Perché la quantificate? Perché, soprattutto, la minacciate?

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