Antimafia Duemila – Mercanti di leggi

Fonte: Antimafia Duemila – Mercanti di leggi.

di Lorenzo Baldo – 26 maggio 2010
Questione di tempo. Ormai è solo una questione di tempo e il famigerato Ddl sulle intercettazioni diventerà legge. In uno schizofrenico mercanteggiare su una futura legge, schizzano da una parte all’altra offerte e rifiuti da parte di entrambi gli schieramenti politici.

La maggioranza litiga su come imbavagliare meglio la stampa e annientare definitivamente gli strumenti a disposizione della magistratura. L’opposizione (o pseudo tale) protesta a corrente alternata, scalpita, ipotizza rivolte, poi però non si unisce compatta per bocciare, senza se e senza ma, una riforma liberticida.
Come è ipotizzabile trovare compromessi tali da poterla condividere? Tra inciuci e accordi vari abbiamo assistito ad uno spettacolo squallido che è arrivato al suo compimento finale. In un altro Paese una vera opposizione non avrebbe permesso che ciò accadesse.
Giustizia e informazione verranno immolate sull’altare di una delle peggiori leggi ad personam. La Costituzione verrà violata e vilipesa nei suoi pilastri portanti. All’orizzonte si profila l’incognita della firma di un presidente della Repubblica tra i più consenzienti che la storia ricordi.
Poi più nulla. Da scrivere o da dire nei pubblici dibattiti.
Se da una parte il mondo del giornalismo fa fronte comune e preannuncia la disobbedienza civile attraverso la pubblicazione delle notizie, dall’altro lato la magistratura si prepara al peggio.
E se anche la metà del Paese si è assuefatto all’incantatore di serpenti che ci governa, arrivando a sostenere ogni sua aberrazione, c’è un’altra metà che tenta di evitare lo scempio della democrazia.
Come cittadini non resterà quindi che appellarci alla Corte di Strasburgo, la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo. A fronte di una legge che violerà il diritto di tutti a essere informati e il dovere dei giornalisti a informarli correttamente e completamente (non con il riassunto) ci appelleremo alla Corte per far disapplicare immediatamente quelle norme giudicate contrarie alla convenzione.
Dei gravissimi rischi per la libertà di informazione abbiamo discusso ampiamente e continueremo a farlo. Ne va del nostro futuro. Ma non spostiamo nemmeno un attimo l’attenzione dai rischi ulteriormente gravi nei quali incorrerà la magistratura a discapito della giustizia. In toto.
Lo strumento delle intercettazioni diventerà una sorta di feticcio del tutto inutile.
Le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni e dovranno essere autorizzate da un collegio formato da 3 giudici. Il governo si ostina a gridare ai quattro venti che da queste limitazioni saranno esclusi i reati di mafia e terrorismo. Non è così. Come è noto spesso si scopre che un reato è di mafia o terrorismo solamente dopo che si è fatta l’indagine su quel reato. Ad esempio la percentuale dei casi in cui un procedimento che ha avuto come causa investigativa iniziale e terminale un reato di mafia è solamente del 40-50%. Mentre c’è tutta un’altra galassia di indagini che approdano all’ipotesi di mafia pur nascendo da altre ipotesi di reato.
Anche le indagini su reati di stupro, stalking, rapina e pedofilia subiranno forti contraccolpi.
Addio a possibili nuove indagini su mafia e colletti bianchi, così come a indagini su mafia e pizzo e a seguire tutti i reati collegati alle organizzazioni criminali.
Non si potranno intercettare gli agenti segreti senza avere prima avvertito il governo dal quale dipendono.
E se un magistrato farà una conferenza stampa per spiegare un’operazione di polizia con l’arresto di uno o più mafiosi, non potrà poi seguire il relativo processo (in quanto ne ha parlato pubblicamente) e dovrà cedere il caso a un altro magistrato.
E’ evidente che il prossimo passo sarà la riforma del processo penale, per realizzare il vero obiettivo che è quello della sottoposizione dei pubblici ministeri all’esecutivo.
Con la riforma del processo verrà di fatto tolto al pm il potere d’iniziativa demandandolo alla polizia giudiziaria.
Non possiamo dimenticarci che tutte le più grandi inchieste sono nate d’iniziativa del pm e condotte dagli ufficiali di polizia giudiziaria che operavano sotto le direttive di un organo indipendente. Né tanto meno possiamo scordarci che un funzionario di polizia o un ufficiale dei carabinieri e della guardia di finanza può essere rimosso senza problemi dal Ministro competente. Come possiamo quindi illuderci che questi ultimi potranno essere liberi di avviare l’azione penale?
Il problema degli attacchi continui all’indipendenza e all’autonomia della magistratura affonda le sue radici più profondamente di quanto non si veda in superficie.
Poteri criminali come la mafia o altri sono stati molto spesso parte integrante dello Stato. Un corpo unico con due teste pensanti, che hanno vibrato e che vibrano all’unisono per determinare decisioni fondamentali. Un reale do ut des perpetrato nell’ultimo secolo, e ancor prima. Con una classe dirigente che ha costruito il potere anche facendo affari con la criminalità.
La riforma sulle intercettazioni rientra perfettamente in questo progetto antidemocratico nel quale i cittadini diverranno sudditi ignari dei crimini che si stanno compiendo e dove la giustizia e l’informazione saranno solo l’ombra di ciò che rappresentano. La responsabilità della politica (di quella che rimane) e della società civile resta altissima. A noi scegliere da che parte stare.
Tutto il resto verrà scritto poi nei testi apocrifi di qualche eretico.

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