Antimafia Duemila – Quell’acre sapore di P2

Fonte: Antimafia Duemila – Quell’acre sapore di P2.

di Maurizio Chierici – 15 giugno 2010
I giornalisti possono resistere al bavaglio, ma non da soli. Se gli editori brontolano contro la legge che taglia l’informazione ma alla fine si adeguano per non compromettere i rapporti che ogni imprenditore coltiva con i governi di turno, i fratelli del venerabile Gelli brinderanno al silenzio della grande loggia.

Da 30 anni aspettano di spegnere la luce; ce l’hanno quasi fatta. Siamo chiamati subito a disobbedire, ognuno con la disobbedienza che gli compete. Perché le notizie continueranno a filtrare attraverso i buchi di una burocrazia oscura e perché le intercettazioni sono affidate a compagnie telefoniche private, contratti d’oro che se il governo vuol risparmiare ridimensiona in un minuto ma non credo lo farà: sbandiera spese pesanti per imbrogliare chi non sa. E l’Italia degli intrighi spargerà veleni immaginari obbligando chi fa la cronaca a verifiche e scavi per testimoniare cosa sta davvero succedendo. Comincia una sfida culturale di massa. Ritorna il giornalismo d’inchiesta finora salvato da ricercatori superstiti ai quali dobbiamo la conoscenza degli imbrogli che avvolgono la democrazia. Dal momento dell’ultimo “sì” blindato in Parlamento, si apre la rivoluzione professionale dell’onestà: rispettare le regole del mestiere senza guardare in faccia i disonesti, non importa chi sono e cosa fanno. Dirlo è facile, farlo presenta qualche difficoltà. Gli editori, soprattutto. Impuri vuol dire che per irrobustire gli affari hanno messo i piedi nell’editoria e nelle Tv. Aprono finestre compiacenti ai politici dal pensiero debole e ambizione dell’apparire smisurata; cancellano i politici (non troppi) che insistono nella lealtà. Giornali e televisioni vivono di pubblicità. Berlusconi ripete l’invito a non comprare spazi nei media che raccontano le malefatte del suo governo. Altrimenti se ne ricorderà. Ecco il problema: gli editori-imprenditori accetteranno di difendere la normalità della convivenza civile, o inseguiranno la convenienza del puntellare bilanci che al momento traballano? Montezemolo invita a resistere, la Marcegaglia scende dal ring suggerendo ai cavalieri del lavoro di far finta di niente. Sono i cavalieri degli appalti, degli scudi fiscali, delle commesse di Stato; cavalieri alla ricerca di leggine che intiepidiscano la crisi sacrificando operai dalle mani vuote. Appena torna la ripresa anche per i giovani in fuga all’estero forse si vedrà. Ma chi fa l’imprenditore deve guardare al futuro con la concretezza di un protagonista non di giornata. La programmazione delle fortune richiede questo talento ed è incomprensibile affidare il destino delle aziende ai salta-fossi di governi che nascondono la realtà. Seppellisci, seppellisci: alla fine finiranno sotto terra. I fallimenti che si moltiplicano dipendono in parte dalla pigrizia del non voler capire cosa sta succedendo. L’informazione della provincia italiana è nelle mani di imprenditori che sincronizzano l’informazione agli affari delle città. Anche i grandi giornali figurano nella contabilità di imprese e banche che dialogano con la politica se non addirittura la rappresentano. Ecco l’ostacolo per chi vuole resistere. Da soli è complicato (eppure Il Fatto dimostra che la speranza è possibile) se i padroni decidono di navigare provvisoriamente con le vele di Palazzo Chigi. Parliamo sempre di giornalisti normali, non dei blackwaters berlusconiani. La sincronia tra “il Giornale” di Feltri e “Libero” Belpietro fa capire quanti Boffo verranno scardinati dalla direzione dei loro fogli nel gioco delle informazioni immaginarie. Un suicidio insistere nel raccontare che il re è nudo. Finti scandali in agguato per tutti, la privacy è il lusso di chi se lo può permettere. Gli altri non ne hanno diritto. Comincia un’Italia così: chissà se gli imprenditori-editori si accontentano dell’effimero pronto incasso o pensano ai figli che ne prenderanno il posto. L’ultima raffica della Loggia P2 la spara Cicchitto, voce agitata contro il Montezemolo che non sopporta la follia. Per noi e per loro la scommessa è questa.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Una risposta a “Antimafia Duemila – Quell’acre sapore di P2

  1. Stò facendo esperienza del malcostume italiano sulla mia pelle.Dal 2002,anno di deposito della mia domanda di brevetto per un nuovo sistema di smaltimento dei r.s.u. non inquinante e meno costoso delle discariche e degli inceneritori,ricevuto poi nel 2006,informo sistematicamente i comuni con dissesti idrogeologici del mio brevetto. Il sistema consiste infatti nell’incorporo dei rifiuti in blocchi di cemento, che si possono fare con misure e forme variabili secondo il lavoro che essi dovranno svolgere. Ritengo importante fare i blocchi predisposti per mettere in sicurezza,in modo semplice ed economico,molti siti a rischio idrogeologico e dissestati.Oltre a risolvere in semplicità,economia e senza inquinare, il problema dello smaltimento dei r.s.u.,il mio sistema,adottato per tempo, avrebbe limitato considerevolmente molti disastri dovuti ad alluvioni e ridotto il numero delle relative vittime.Ho fin ora avuto riscontro da qualche autorità del comune e della provincia di Genova,senza però giungere risultati concreti.Intanto si continua a subire i disastri e relative vittime delle alluvioni e perdere tempo prezioso per correre ai ripari.Gli inceneritori però si continuano a programmare ed a costruire,nonostante le proteste dei cittadini,che continuano a pagare in denaro,malattie e morti.Sono certo che molti amministratori sarebbero propensi ad adottare il mio sistema,ma sono bloccati dalle lobbies interessate alle discariche ed agli inceneritori,le quali si preoccupano solo dei loro interessi,diametralmente opposti a quelli dei cittadini.Sarò lieto di dare spiegazioni dettagliate sul mio sistema a chi ne sia seriamente interessato.
    Genova – aldocannavo@fastwebmail.it

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