Archivi del giorno: 19 luglio 2010

Borsellino, ucciso e dimenticato – Passaparola – Voglio Scendere

Fonte: Borsellino, ucciso e dimenticato – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, siamo a Palermo, all’Hotel delle Palme, ieri sera abbiamo presentato il film in Dvd curato da Marco Canestrari che è qua dirimpetto a me dietro alla telecamera e Salvatore Borsellino, su Paolo Borsellino e si intitola “Via d’Amelio una strage di Stato”.

Via D’Amelio, strage di Stato
Oggi è il 18° anniversario della strage di Via d’Amelio e non possiamo che parlare di questo argomento, argomento che trovate sui giornali di stamattina con dei titoli sulla delusione o sul fallimento delle manifestazioni di ieri per la vigilia dell’anniversario, in realtà non c’è stato nessun fallimento, c’è stato un corteo silenzioso al Castello Utveggio, il Castello da cui, secondo molti esperti, partì prima l’osservazione del momento in cui Borsellino si avvicinava alla pulsantiera dei citofoni di casa di sua madre e in quel momento partì poi l’input elettronico per la detonazione dell’intera piazza. Quindi c’erano decine di giovani delle Agende rosse, non era una manifestazione oceanica, né lo doveva essere, era un piccolo pellegrinaggio.

Ieri sera invece, in un grande cinema del centro storico abbiamo presentato questo film e c’era il cinema stracolmo sebbene il clima fosse torrido e l’aria condizionata non funzionasse e all’esterno c’erano anche più persone rispetto a quelle che erano riuscite a entrare che hanno potuto seguire almeno il dibattito collegate con uno schermo, all’interno ovviamente c’era Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Gioacchino Genchi, Nicola Biondo, il sottoscritto e tutti i ragazzi che hanno animato questa 3 giorni di manifestazioni per il 19 luglio, c’era anche Claudio Gioè, l’attore che ha letto il racconto di Manfredi Borsellino sull’ultima giornata del padre nel film di cui vi parlavo.
Ma siccome ieri sera c’erano alcune migliaia di persone vedrete che nessuno ne parlerà, fa molto comodo sulla stampa di regime accreditare l’idea di una Palermo morta, rassegnata, di un paese che se ne infischia delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e di un paese che anche se non arriva la verità non importa. Il problema è che la verità è un po’ più forte di questi tappi e quindi di questi coperchi che si cercano di mettere, ormai complice anche la crisi di sistema che stiamo vivendo ogni giorno aggiunge un pezzo di verità, peraltro ci riflettevo ieri sera vedendo quel film fatto da ragazzi che potrebbero essere miei figli ormai, è un film che denota come ci siano migliaia di persone, anche molto giovani che hanno capito tutto di quello che è successo a Capaci e Via d’Amelio, ci mancano un po’ i nomi e i cognomi di alcuni personaggi chiave di questa storia, ma sappiamo benissimo da dove arrivano, ma sappiamo benissimo quali sono gli ambienti, ma sappiamo benissimo chi ha fatto le trattative e sappiamo benissimo che le trattative non potevano farle due ufficiali del Ros senza avere dietro il Governo e probabilmente anche l’opposizione perché altrimenti mai si sarebbero azzardati a fare una mossa così rischiosa come trattare con Vito Ciancimino e mai Vito Ciancimino si sarebbe azzardato a compiere una mossa così rischiosa, come quella di rappresentare un trait d’union tra Cosa Nostra e le istituzioni, è chiaro che tutti dovevano essere ben coperti e tutti dovevano rappresentare chi dicevano di rappresentare.

Dicevo che vengono fuori pezzi di verità ogni giorno, anche grazie al lavoro di giornalisti, di intellettuali, di riviste, di editori, di giornali, uno a caso su Il Fatto Quotidiano ieri mentre tutti titolavano su strane cose “Tremonti contrario al governo tecnico” notizie proprio da leccarsi i baffi, Marco Lillo rilevava l’ultima carta che il figlio di Ciancimino consegna alla Magistratura di Palermo e di Caltanissetta che indagano ciascuna nel suo ambito sui retroscena della strage di Via d’Amelio e è una carta molto importante perché è un appunto manoscritto proprio di pugno del padre, Vito Cancimino il quale scrive nel 1993 a chi? Dice Marco Lillo, un personaggio dell’economia che stava per assurgere al ruolo di Premier.
Nel 1993 si avvicendano due governi nel mese di aprile, cade il governo Amato, ultimo governo della Prima Repubblica e nasce il Governo Ciampi, quest’ultimo è un governo tecnico presieduto dal governatore uscente della Banca d’Italia, quindi è probabile che sia lui il personaggio dell’economia che allora sembrava poter assurgere al ruolo di Premier, Ciampi fa da cerniera tra la prima e la seconda Repubblica perché dopo quel governo tecnico si va a votare nelle elezioni del 27 marzo 1994 e vince Berlusconi.

Don Vito è in carcere, è stato arrestato a dicembre del 1992, subito dopo avere consegnato ai Carabinieri per conto di Provenzano tramite il figlio Massimo che faceva da postino tra le mappe del nascondiglio di Riina, dove Riina il 15 gennaio 1993 è stato poi arrestato a poca distanza dalla villetta di Via Bernini dove latitava, quindi Vito Ciancimino è in carcere in quel momento e scrive una lettera, continua a tentare di farsi sentire dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Luciano Violante che si guarda bene dal sentirlo e scrive a Ciampi alcune cose molto interessanti se questo documento fosse poi convalidato e certificato come autentico e datato con precisione, sarebbe fondamentale per l’inchiesta e per il processo sulla trattativa perché dice Vito Ciancimino: il regime sta tentando il suo capolavoro finale, chissà a quale capolavoro si riferiva e chissà a quale regime si riferiva, ma il regime per Ciancimino non è un termine generico, Ciancimino chiamava regime quel grumo di poteri marci che si erano spesso serviti di lui e di cui spesso lui si è servito, quindi erano quegli uomini dei servizi che lo bazzicavano da 30 anni, un po’ per tenerlo d’occhio, un po’ per orientarlo, un po’ per esserne orientati, forze di polizia, forze dell’alto commissariato antimafia di Palermo, pezzi di politica con i quali Ciancimino aveva avuto rapporti, quello era quello che lui chiamava il regime e era quella zona grigia che c’è a metà tra lo Stato e la mafia e che però tocca sia pezzi dello Stato, sia pezzi della mafia.
La nuova lettera di Vito Ciancimino
Dice: il regime sta tentando il suo capolavoro finale l’operazione gattopardesca, cambiare tutto perché non cambi nulla, infatti Ciancimino è servito per catturare Riina e per poter esibire il trofeo della testa di Riina e intanto dietro quella testa si nasconde il fatto che lo Stato si è affidato nelle mani di Provenzano, non ha perquisito il covo di Riina, non ha voluto trovare le prove della trattativa.
Quelle prove sono rimaste nelle mani di Provenzano, quest’ultimo diventa un’intoccabile, se ne va in giro per l’Italia tranquillo e beato sebbene sia latitante da 30 anni e incontra per 6 volte a Roma, fino a poco prima di essere arrestato nel 2006, Vito Ciancimino quando tornerà agli arresti domiciliari ma non sarà assolutamente sorvegliato o almeno è sorvegliato fino a quando non arriva a trovarlo Provenzano, dopodiché dato che non lo devono e non lo possono arrestare, si dileguano tutti. Quindi il capolavoro finale è l’operazione Gattopardo che porta alla rimozione di Vito Ciancimino che viene arrestato dopo avere di fatto aiutato la cattura di Totò Riina, viene posato e sostituito da qualcun altro per fare la trattativa finale, il capolavoro finale che porterà di lì a poco alla nascita di Forza Italia, chi è che sostituisce Ciancimino secondo molti inquirenti è Marcello Dell’Utri e infatti si mette in azione proprio tra il 1992/1993 e si inventa il partito di Forza Italia e si incontra nel 1993 due volte con Vittorio Mangano.

Aggiunge dopo questa prima frase Ciancimino “faccio parte di questo regime e sono consapevole che solo per il fatto di farne parte presto ne sarò escluso” ha già capito che è stato arrestato perché è stato messo da parte, è stato deposto, non serve più, è meglio che stia in galera, almeno così non parla, e poi aggiunge: “dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzata dal Colonnello Mori per bloccare le stragi, tentativo di fatto interrotto dall’omicidio Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo si è decisi finalmente costretti dai fatti di accettare l’unica soluzione possibile per poter cercare di rallentare questa ondata di sangue che al momento rappresenta solo una parte di questo piano eversivo” poi aggiunge “ho più volte chiesto invano di essere ascoltato dalla Commissione antimafia, noi non sappiamo se questa lettera giunse a destinazione, all’allora personaggio dell’economia che stava per diventare capo del Governo, sappiamo però che sta parlando a pochi mesi dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e poco prima delle stragi dell’estate del 1993, infatti dice che questo bagno di sangue è ancora ben lontano dall’essere concluso e infatti di lì a poco ci saranno le stragi di Firenze, di Milano e di Roma e del resto se siamo prima della nascita del Governo Ciampi dovremmo essere prima di aprile del 1993, sabato dopo la cattura di Riina, 6, 7 mesi dopo le stragi di Capaci e di Via d’Amelio.

Questa lettera -scrive Lillo- è importante per 3 motivi: perché data il tentativo di Mori dopo la strage di Capaci ma prima di Via d’Amelio, poi vi spiego perché è importante, poi perché inserisce le stragi di mafia in un disegno più ampio di tipo eversivo elaborato da un architetto che governa un sistema di cui Don Vito stesso fa parte, anche se per poco, perché sente che la sua stagione è finita, infine perché la lettera, se è autentica naturalmente, conferma le ipotesi più inquietanti della Magistratura sul movente della morte di Borsellino, il giudice amico di Falcone si sarebbe opposto alla trattativa secondo la lettera attribuita a Don Vito dal figlio, questo potrebbe essere stato il motivo dell’accelerazione della sua condanna a morte.

Cosa c’è qui importante? C’è il fatto che il Gen. Mori non nega di avere avuto incontri con Vito Ciancimino, ma sostiene di averli avuti soltanto dopo la strage di Via d’Amelio e così facendo esclude alla radice la possibilità che Borsellino sia stato eliminato a causa della sua opposizione alla trattativa, se la trattativa Mori l’ha iniziata dopo la morte di Borsellino, se invece l’avesse iniziata prima della morte di Borsellino allora ci sarebbe il fondato sospetto che Borsellino, avvertito della trattativa, abbia detto “no” e quindi sia stato eliminato per rimuoverlo dalla strada della trattativa.
Questa lettera è utile perché conferma quello che ha sempre raccontato il figlio di Ciancimino oltre ad averlo già raccontato diversi pentiti di mafia, che Riina dopo la strage di Capaci e prima di quella di Via d’Amelio era tutto contento e gongolante perché diceva: si sono fatti sotto – i suoi referenti politici – e bisogna dare un altro colpetto e era un colpetto che non conveniva alla mafia, perché la mafia non aveva nessun interesse a uccidere Borsellino subito dopo Falcone, lo Stato se l’era già bellamente dimenticata la strage di Capaci un mese dopo i funerali di Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, il Decreto antimafia varato il sabato dopo Capaci da Martelli era stato immediatamente affossato in Parlamento e non convertito in legge, bastava lasciare tranquille le cose ancora per qualche settimana e l’avrebbero dimenticato lì per sempre.

Invece la strage Borsellino a meno di due mesi da quella di Falcone costringe a furor di popolo lo Stato a varare e a convertire in legge il 6 agosto, credo, quel Decreto antimafia con tutte le norme sui pentiti etc., quindi alla mafia non conveniva ma Riina sa che comunque a lungo periodo quel favore che lui sta facendo a quei referenti che si sono fatti sotto, porterà dei benefici alla mafia, verrà remunerato molto bene e contro l’interesse immediato e spicciolo di Cosa Nostra, fa questo attentato, eliminando Borsellino.
La trattativa c’è stata
Se questa lettera sarà dimostrata autentica e avrà la datazione che si pensa che abbia, è un documento dell’epoca, di pochi mesi dopo quei fatti in cui Vito Ciancimino tenta di dire al Presidente del Consiglio che sta arrivando, finalmente un tecnico, quindi magari un po’ fuori dai giochi di potere dei governi politici e alla Commissione antimafia di Violante che non lo vorrà sentire mai, che lui sa e chi meglio di lui lo può sapere quando il Gen. Mori ha iniziato la trattativa.
E dice che è iniziata prima della strage di Via d’Amelio e subito dopo quella di Capaci e questa sarebbe una smentita inoppugnabile perché risale al 1993, prima che nascesse questa diatriba della versione del Gen. Mori che invece la data dopo la strage di Via d’Amelio, infatti nella lettera si legge: dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzato dal Colonnello Mori per bloccare le stragi, tentativo di fatto interrotto dall’omicidio Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo, si è decisi finalmente costretti dai fatti a accettare l’unica soluzione possibile etc..

E quale era questa soluzione possibile? Evidentemente un accordo più ampio di quello che proponeva inizialmente Mori e qui naturalmente Ciancimino voleva mettere sul gusto i suoi interlocutori per poter raccontare il resto, ma nessuno l’ha voluto ascoltare, la cosa interessante in tutte queste vicende è che parlano molto più i mafiosi o i figli dei mafiosi che non gli uomini dello Stato e delle istituzioni, abbiamo dovuto aspettare 18 anni perché nell’autunno scorso a Annozero Claudio Martelli si ricordasse che il suo Ministero della Giustizia informato di quei contatti tra il Ros e Ciancimino padre, aveva avvertito Borsellino e Borsellino si era detto, come possiamo immaginare, fermamente contrario a quella trattativa, quindi anche Martelli conferma che la trattativa è prima dell’attentato di Via d’Amelio, altrimenti come facevano a avvertire Borsellino, se il Borsellino era già morto? Avrebbero dovuto avvertire un morto se la trattativa fosse partita dopo.

Liliana Ferraro dirigente del Ministero che aveva preso il posto di Falcone anche lei conferma di avere avvertito Borsellino, quindi è evidente che anche per lei la trattativa di Mori e del Ros risale a prima della strage di Via d’Amelio e potrebbe esserne la causa, come dice questo appunto di Vito Ciancimino. E poi è arrivato Violante bel bello che l’estate scorsa, dopo che il figlio di Ciancimino ha raccontato queste cose, si è ricordato anche lui, 18 anni dopo, che effettivamente il Gen. Mori spingeva con lui il Presidente dell’antimafia, partito comunista, opposizione, perché incontrasse Ciancimino, il generale dei Carabinieri che sponsorizzava un incontro privato, questo dice Violante, tra il capo dell’antimafia comunista e l’ex Sindaco mafioso di Palermo e Violante non si è domandato perché Mori era diventato una specie di rappresentante delle istanze di Ciancimino e soprattutto non ha mai detto nulla di tutto questo negli anni in cui la Procura di Palermo ha processato Mori prima per la mancata perquisizione del Covo di Riina e poi per la mancata cattura di Provenzano nel 1995 nel casolare di Mezzojuso.

Non ha fatto nulla per aiutare le indagini sul Gen. Mori e solo quando il figlio di Ciancimino ha raccontato che suo padre voleva una copertura anche a sinistra da Violante, allora Violante tarantolato ha ricordato quel particolare che sarebbe potuto essere utilissimo, perché dimostra il link che si era creato strettissimo tra il Gen. Mori e Vito Ciancimino, al punto che il Gen. Mori andava in giro a cercare di piazzare Vito Ciancimino a destra e come abbiamo visto a sinistra.
I mafiosi, i figli dei mafiosi parlano più dei politici, forse sarà un caso se tutti i politici dalla memoria corta o selettiva o intermittente solo non hanno perso colpi nella loro carriera ma hanno continuato a mantenere altissimo il loro livello di carriera, quelli che hanno dimenticato tutto e quelli che stanno cominciando a ritrovare la memoria soltanto quando vi sono costretti dalle dichiarazioni dallo Spatuzza o del Ciancimino figlio di turno, oppure dalle carte del padre che ritornano, come dall’oltretomba a rivelare delle verità che la mafia è paradossalmente più disposta a raccontare che non lo Stato.

Credo che questo sia il quadro che noi oggi possiamo fare, aspettiamo che i magistrati diano i nomi e i cognomi ai trait d’union di quella trattativa e scoprano tutto quello che c’è da scoprire, ma il quadro di insieme di queste stragi l’abbiamo capito e credo che possa essere ben sintetizzato dal film che ieri sera è stato presentato dal movimento delle Agende rosse a Palermo e cioè “Via d’Amelio una strage di Stato” buona settimana, passate parola!

Blog di Beppe Grillo – Salvare la Terra dalla bancarotta ecologica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Salvare la Terra dalla bancarotta ecologica.

L’umanità sta vivendo da tempo sopra le proprie possibilità. Il prezzo da pagare per continuare su questa strada è la fine della civiltà.

Intervista a Wackernagel, Pollard, Al Mubarak e Quirola del Global Footprint Forum 2010:

Mathis Wackernagel: “Salve, sono Mathis Wackernagel del Global Footprint Network. Il nostro quartier generale è a Auckland, California, ma siamo presenti anche in Europa. Ora abbiamo il nostro Global Footprint Forum! Il forum sull’impronta ecologica 2010, in Toscana.
Il tema è molto semplice: ci rendiamo conto che il Pianeta sta diventando troppo piccolo rispetto al nostro appetito.
Attualmente stiamo utilizzando un pianeta e mezzo. Vale a dire che la Terra impiega un anno e cinque mesi circa per rigenerare le risorse che l’umanità utilizza in un solo anno.
Quando sono nato io, nel 1962, l’umanità utilizzava circa la metà delle risorse rinnovabili dalla Terra. Possiamo permetterci di sforare il budget per qualche tempo, ma prima o poi ciò porterà all’erosione del capitale ecologico e ad un ritorno forzato entro i limiti della capacità di rigenerazione del Pianeta. Possiamo scegliere tra una via comoda o una decisamente meno comoda per rientrare entro i limiti del budget ecologico.
L’impronta ecologica è uno strumento per capire a che punto si è. Proprio come il denaro: quando guadagni e quanto spendi. Certo, puoi spendere più delle tue disponibilità per qualche tempo. Lo stesso vale per le risorse naturali. Quante ne abbiamo e quante ne utilizziamo. Tutto qui, semplice!”

Studiare il mondo prima che questo muoia
Duncan Pollard: “Sono Duncan Pollard e sono il direttore del dipartimento Conservation Practice & Policy per WWF International. Partecipo al Forum perché WWF è uno dei più attivi utilizzatori dello strumento dell’impronta ecologica come indicatore dello stato di salute del Pianeta. Utilizziamo poi un altro strumento, una serie storica, che si chiama Living Planet Index che misura lo stato di salute della biodiversità. È un trend decrescente da quando lo misuriamo, dal 1970. Nel mondo è decresciuto di circa il 30% nel totale della popolazione di animali, piante, uccelli, anfibi, rettili … Nei paesi tropicali la perdita è anche maggiore, intorno al 50%, in particolare dove si registra un rapido sviluppo economico, come nel sud-est asiatico. ”

Blog: “Quali paesi stanno adottando lo strumento dell’impronta ecologica e perché sembra essere così difficile l’adozione da parte dei governi?”

Duncan Pollard: “È uno strumento nuovo e credo vedremo un numero sempre crescente di paesi che adotteranno questo approccio per disporre di una lente per osservare lo stato della biodiversità, dell’economia, dello sviluppo e della biocapacità. Sta prendendo piede lentamente, ma ci sono degli interessanti sviluppi negli Emirati Arabi Uniti e in Ecuador, e ora stiamo osservando progressi interessanti in Galles. Ci sono poi tentativi di produrre studi accurati in Giappone, Turchia, Guyana in Sud America. C’è interesse a diversi livelli. In Europa paesi come la Svizzera e i Paesi Bassi stanno cominciando ad adottare.”

Negli Emirati Arabi si pianifica il futuro
Razan Khalifa Al Mubarak: “Sono Razan Khalifa Al Mubarak, direttrice dell’associazione Emirates Wildlife Society, una organizzazione non governativa ambientalista che lavora con partner diversi, compresa il Footprint Network, il WWF e il governo degli Emirati Arabi per conoscere la nostra impronta ecologica. Questo è stato il primo obiettivo del nostro lavoro.
Qual è il percorso che abbiamo intrapreso? Abbiamo fatto noi stessi calcoli con un processo di verifica dei dati e di revisione della metodologia. Questo ci ha consentito di effettuare i calcoli per il Footprint Network negli Emirati Arabi Uniti.
È stato un lavoro enorme. L’impronta ecologica osserva seimila dati. È stato complicato, ma molto utile per accrescere il livello di comprensione della nostra impronta ecologica. L’accresciuto livello di comprensione ha generato un impulso positivo: ora che abbiamo gli strumenti per capire la nostra impronta ecologica e conosciamo i nostri stili di consumo, cosa facciamo?
Questo ha trasformato il nostro lavoro portandoci a indagare quali fossero gli interventi politici nazionali necessari per ridurre l’impronta ecologica.
La questione dell’acqua negli Emirati Arabi Uniti è sempre stata prioritaria per il semplice fatto che non abbiamo acqua. L’acqua è la fonte della vita ed è necessario ordinare le priorità e adottare un approccio strategico alla materia. Parallelamente, per noi la questione dell’acqua è direttamente collegata alla questione energetica. Dal momento che disponiamo di riserve d’acqua dolce estremamente limitate, quasi il 100% dell’acqua che consumiamo è ottenuta attraverso processi di desalinizzazione. La desalinizzazione è un processo che ha una grande impronta ecologica. L’utilizzo della tecnica dell’impronta ecologica per studiare questa questione e conoscere l’impatto ecologico dell’acqua che utilizziamo è stato estremamente utile per gli Emirati Arabi Uniti.
Abbiamo identificato l’acqua come parte del processo energetico. Al momento stiamo lavorando su modelli per capire i nostri stili di consumo dell’acqua futuri, l’impatto di questi consumi sull’impronta ecologica e le politiche che si rendono necessarie per ridurla. ”

Il regalo dell’Ecuador al mondo
Dania Quirola: “Sono Dania Quirola, consulente a Sumak Kawsay i Ecuador per il ministero della Pianificazione e Sviluppo. Faccio parte dello staff tecnico che si occupa di sostenere l’iniziativa Yasunì ITT, una iniziativa per cambiare la storia.
Abbiamo scoperto che il 20% delle riserve petrolifere del Paese si trovano all’interno di un parco naturale, il parco Yasunì. Una riserva della biosfera tutelata dall’UNESCO. In questa zona abbiamo colto la possibilità di fare un regalo al pianeta: la prospettiva di una riduzione significativa del cambiamento climatico. Abbiamo deciso di mantenere il petrolio nel sottosuolo. Si tratta di 846 milioni di barili di petrolio equivalenti a 407 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Ciò significa che oltre alle discussioni internazionali a livello politico, che pure dobbiamo continuare a sostenere, c’è una risposta concreta di un piccolo paese sudamericano. Questo contribuirà a un cambiamento nella matrice energetica. Stiamo cercando a livello internazionale collaborazioni per condividere questo sforzo planetario e raccogliere circa 3.400 milioni di dollari, circa il 50% dell’introito della vendita del petrolio, per conservarlo nel sottosuolo. ”

Rivoluzionare alimentazione e mobilità

Duncan Pollard: “Ci sono almeno tre cose che i singoli possono fare. La prima è certamente far capire ai politici che questi sono temi che ci stanno a cuore. E ci sono diversi modi per farlo. Uno di questi è andare sul sito del WWF, e altre organizzazioni, e utilizzare gli strumenti per il calcolo dell’impronta ecologica e calcolare la propria. Se migliaia, milioni di persone lo fanno, i politici si renderanno conto che si tratta di una questione con la quale dovranno avere a che fare.
A un livello diverso ci sono altre azioni che i singoli possono fare riconoscendo che il cibo e l’energia hanno un enorme impatto sull’impronta ecologica.
Per quanto riguarda il cibo dobbiamo certamente assicurarci di non sprecarne – in Europa circa il 30% del cibo prodotto non viene consumato – e tutti possiamo giocare un ruolo importante nell’assicurarci di mangiare il cibo che acquistiamo e di non gettarlo via. L’altra comportamento rispetto al cibo richiede che se vogliamo avere tutti una dieta bilanciata entro l’anno 2050 dobbiamo consumare significativamente meno carne di quanto ne consumiamo oggi, specialmente in Europa. La dieta italiana per esempio, che è stata indicata come la dieta media europea in termini di apporto calorico da carne, va resa simile alla dieta malese o a quella del Costa Rica. E ciò potrebbe significare ad esempio consumare carne solo 2 o 3 volte la settimana, non sette volte la settimana.
L’altra grande operazione che si può fare è cambiare gli stili di spostamento. Utilizzare l’auto il meno possibile e ridurre il numero di spostamenti. Se sono proprio necessari, si utilizzino i mezzi pubblici, la bicicletta o si cammini.”

Studiare il mondo prima che questo muoia
Duncan Pollard: “Sono Duncan Pollard e sono il direttore del dipartimento Conservation Practice & Policy per WWF International. Partecipo al Forum perché WWF è uno dei più attivi utilizzatori dello strumento dell’impronta ecologica come indicatore dello stato di salute del Pianeta. Utilizziamo poi un altro strumento, una serie storica, che si chiama Living Planet Index che misura lo stato di salute della biodiversità. È un trend decrescente da quando lo misuriamo, dal 1970. Nel mondo è decresciuto di circa il 30% nel totale della popolazione di animali, piante, uccelli, anfibi, rettili … Nei paesi tropicali la perdita è anche maggiore, intorno al 50%, in particolare dove si registra un rapido sviluppo economico, come nel sud-est asiatico. ”

Blog: “Quali paesi stanno adottando lo strumento dell’impronta ecologica e perché sembra essere così difficile l’adozione da parte dei governi?”

Duncan Pollard: “È uno strumento nuovo e credo vedremo un numero sempre crescente di paesi che adotteranno questo approccio per disporre di una lente per osservare lo stato della biodiversità, dell’economia, dello sviluppo e della biocapacità. Sta prendendo piede lentamente, ma ci sono degli interessanti sviluppi negli Emirati Arabi Uniti e in Ecuador, e ora stiamo osservando progressi interessanti in Galles. Ci sono poi tentativi di produrre studi accurati in Giappone, Turchia, Guyana in Sud America. C’è interesse a diversi livelli. In Europa paesi come la Svizzera e i Paesi Bassi stanno cominciando ad adottare.”

Negli Emirati Arabi si pianifica il futuro
Razan Khalifa Al Mubarak: “Sono Razan Khalifa Al Mubarak, direttrice dell’associazione Emirates Wildlife Society, una organizzazione non governativa ambientalista che lavora con partner diversi, compresa il Footprint Network, il WWF e il governo degli Emirati Arabi per conoscere la nostra impronta ecologica. Questo è stato il primo obiettivo del nostro lavoro.
Qual è il percorso che abbiamo intrapreso? Abbiamo fatto noi stessi calcoli con un processo di verifica dei dati e di revisione della metodologia. Questo ci ha consentito di effettuare i calcoli per il Footprint Network negli Emirati Arabi Uniti.
È stato un lavoro enorme. L’impronta ecologica osserva seimila dati. È stato complicato, ma molto utile per accrescere il livello di comprensione della nostra impronta ecologica. L’accresciuto livello di comprensione ha generato un impulso positivo: ora che abbiamo gli strumenti per capire la nostra impronta ecologica e conosciamo i nostri stili di consumo, cosa facciamo?
Questo ha trasformato il nostro lavoro portandoci a indagare quali fossero gli interventi politici nazionali necessari per ridurre l’impronta ecologica.
La questione dell’acqua negli Emirati Arabi Uniti è sempre stata prioritaria per il semplice fatto che non abbiamo acqua. L’acqua è la fonte della vita ed è necessario ordinare le priorità e adottare un approccio strategico alla materia. Parallelamente, per noi la questione dell’acqua è direttamente collegata alla questione energetica. Dal momento che disponiamo di riserve d’acqua dolce estremamente limitate, quasi il 100% dell’acqua che consumiamo è ottenuta attraverso processi di desalinizzazione. La desalinizzazione è un processo che ha una grande impronta ecologica. L’utilizzo della tecnica dell’impronta ecologica per studiare questa questione e conoscere l’impatto ecologico dell’acqua che utilizziamo è stato estremamente utile per gli Emirati Arabi Uniti.
Abbiamo identificato l’acqua come parte del processo energetico. Al momento stiamo lavorando su modelli per capire i nostri stili di consumo dell’acqua futuri, l’impatto di questi consumi sull’impronta ecologica e le politiche che si rendono necessarie per ridurla. ”

Il regalo dell’Ecuador al mondo
Dania Quirola: “Sono Dania Quirola, consulente a Sumak Kawsay i Ecuador per il ministero della Pianificazione e Sviluppo. Faccio parte dello staff tecnico che si occupa di sostenere l’iniziativa Yasunì ITT, una iniziativa per cambiare la storia.
Abbiamo scoperto che il 20% delle riserve petrolifere del Paese si trovano all’interno di un parco naturale, il parco Yasunì. Una riserva della biosfera tutelata dall’UNESCO. In questa zona abbiamo colto la possibilità di fare un regalo al pianeta: la prospettiva di una riduzione significativa del cambiamento climatico. Abbiamo deciso di mantenere il petrolio nel sottosuolo. Si tratta di 846 milioni di barili di petrolio equivalenti a 407 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Ciò significa che oltre alle discussioni internazionali a livello politico, che pure dobbiamo continuare a sostenere, c’è una risposta concreta di un piccolo paese sudamericano. Questo contribuirà a un cambiamento nella matrice energetica. Stiamo cercando a livello internazionale collaborazioni per condividere questo sforzo planetario e raccogliere circa 3.400 milioni di dollari, circa il 50% dell’introito della vendita del petrolio, per conservarlo nel sottosuolo. ”

Rivoluzionare alimentazione e mobilità

Duncan Pollard: “Ci sono almeno tre cose che i singoli possono fare. La prima è certamente far capire ai politici che questi sono temi che ci stanno a cuore. E ci sono diversi modi per farlo. Uno di questi è andare sul sito del WWF, e altre organizzazioni, e utilizzare gli strumenti per il calcolo dell’impronta ecologica e calcolare la propria. Se migliaia, milioni di persone lo fanno, i politici si renderanno conto che si tratta di una questione con la quale dovranno avere a che fare.
A un livello diverso ci sono altre azioni che i singoli possono fare riconoscendo che il cibo e l’energia hanno un enorme impatto sull’impronta ecologica.
Per quanto riguarda il cibo dobbiamo certamente assicurarci di non sprecarne – in Europa circa il 30% del cibo prodotto non viene consumato – e tutti possiamo giocare un ruolo importante nell’assicurarci di mangiare il cibo che acquistiamo e di non gettarlo via. L’altra comportamento rispetto al cibo richiede che se vogliamo avere tutti una dieta bilanciata entro l’anno 2050 dobbiamo consumare significativamente meno carne di quanto ne consumiamo oggi, specialmente in Europa. La dieta italiana per esempio, che è stata indicata come la dieta media europea in termini di apporto calorico da carne, va resa simile alla dieta malese o a quella del Costa Rica. E ciò potrebbe significare ad esempio consumare carne solo 2 o 3 volte la settimana, non sette volte la settimana.
L’altra grande operazione che si può fare è cambiare gli stili di spostamento. Utilizzare l’auto il meno possibile e ridurre il numero di spostamenti. Se sono proprio necessari, si utilizzino i mezzi pubblici, la bicicletta o si cammini.”

ComeDonChisciotte – UN SILENZIOSO OMICIDIO DI MASSA

Fonte: ComeDonChisciotte – UN SILENZIOSO OMICIDIO DI MASSA.

DI JOHANN HARI

independent.co.uk Come la Goldman Sachs ha causato un ‘Silenzioso omicidio di massa’, scommettendo sulla fame nel mondo in via di sviluppo Ormai, probabilmente penserete che la vostra opinione sulla Goldman Sachs e la schiera dei suoi alleati di Wall Street si sia abbassata ai livelli di una cruda ripugnanza. Vi sbagliate. C’è di più. È venuto fuori che la più distruttiva delle loro azioni più recenti non è stata quasi affatto discussa. Ed ecco il resto. Questa è la storia di come alcune delle persone più ricche del mondo – Goldman, Deutsche Bank, quelli della Meryll Lynch ed altri – hanno causato la fame di alcune delle più povere persone nel mondo. Tutto comincia con un apparente mistero. Alla fine del 2006, i prezzi degli alimenti in tutto il mondo cominciano a salire, in modo improvviso e stratosferico. Nell’arco di un anno, il prezzo del grano è cresciuto dell’80%, quello del mais del 90%, quello del riso del 320%. Con uno sbalzo della fame in tutto il mondo, 200 milioni di persone – più che altro bambini – non potevano permettersi più il cibo e sono sprofondati nella malnutrizione e nella fame.

Ci sono stati disordini in più di 30 paesi ed almeno un governo è stato rovesciato con la violenza. Poi, nella primavera del 2008, in maniera altrettanto misteriosa, i prezzi sono riscesi ai livelli precedenti. Jean Ziegler, il Relatore Speciale dell’ONU per il Diritto al Cibo, lo chiama “un silenzioso omicidio di massa”, interamente dovuto alle “azioni dell’uomo”. All’inizio di quest’anno ero in Etiopia, uno dei paesi colpiti in maniera peggiore, e lì la gente ricordava la crisi alimentare come se fosse stata colpita da uno tsunami. “I miei bambini hanno smesso di crescere”, mi ha detto una donna della mia età di nome Abiba Getaneh. “Sentivo come se avessero versato dell’acido da batteria nel mio stomaco per quanto avevo fame. Ho ritirato le mie due figlie da scuola e mi sono indebitata. Se fosse andata ancora avanti, penso che sarebbero morte”. La maggior parte delle spiegazioni che ci sono state date all’epoca si sono rivelate false. Non è successo perché l’offerta è crollata: l’International Grain Council, ad esempio, afferma che la produzione mondiale di grano è in effetti cresciuta in quel periodo. E non è stato neanche perché la domanda è cresciuta: come dimostrato dal professor Jayati Ghosh del Centre of Economic Studies di Nuova Delhi, la domanda di fatto è scesa del 3%. Altri fattori – come l’aumento dei biocombustibili ed il picco del prezzo del petrolio – hanno contribuito, ma da soli non sono abbastanza per spiegare un cambiamento così violento. Per capire la causa maggiore, si deve scavare attraverso alcuni concetti che fanno male alla testa – ma neanche la metà di quanto fanno male allo stomaco del mondo povero. Per più di un secolo, gli agricoltori dei paesi benestanti hanno potuto impegnarsi in un meccanismo che li proteggeva dai rischi. La Farmer Giles può accordarsi nel mese di gennaio nel vendere ad un prezzo fisso il suo raccolto ad un commerciante nel mese di agosto. In caso di una buona stagione estiva, perderà un po’ di soldi, ma se ci fosse un’estate pidocchiosa o se il prezzo globale dovesse collassare, allora farebbe un affare. Quando questo processo era strettamente regolamentato e solo le aziende con un interesse diretto nel campo potevano essere coinvolte, tutto funzionava. Poi, nel corso degli anni ’90, la Goldman Sachs ed altri hanno fatto molta pressione e le regolamentazione sono state abolite. Improvvisamente, questi contratti furono trasformati in “strumenti derivati” che potevano essere acquistati e venduti tra commercianti che non avevano niente a che fare con l’agricoltura. Era nato il mercato della “speculazione alimentare”. Così, la Farmer Giles accetta ancora di vendere il suo raccolto in anticipo ad un commerciante per 10.000 sterline. Ma da ora, quel contratto può essere venduto a speculatori, che trattano il contratto stesso come un mezzo di potenziale ricchezza. La Goldman Sachs può acquistarlo e rivenderlo per 20.000 sterline alla Deutsche Bank, che a sua volta lo vende alla Merrill Lynch per 30.000 sterline – e così via finché la cosa non sembri essere relazionato quasi affatto al raccolto della Farmer Giles. Se appare mistificante, in effetti lo è. John Lanchester, nella sua superba guida al mondo finanziario, “Whoops! Quindi, questo cosa c’entra con il pane nel piatto di Abiba? Fino alla deregolamentazione, il prezzo del cibo era stabilito dalle forze della domanda e dell’offerta del cibo stesso. (Ed era già profondamente imperfetto: ha affamato un miliardo di persone). Ma dopo la deregolamentazione, non era più soltanto un mercato alimentare. È diventato, allo stesso tempo, un mercato di contratti alimentari basato su ipotetici raccolti futuri – in cui gli speculatori alzavano i prezzi alle stelle. Ecco com’è andata. Nel 2006, gli speculatori finanziari come quelli della Goldman Sachs si sono tirati fuori dal tracollo del mercato immobiliare americano. Hanno calcolato che i prezzi del cibo sarebbero rimasti fermi oppure saliti mentre il resto dell’economia sarebbe crollata, quindi hanno trasferito i loro fondi. Improvvisamente, gli investitori di tutto il mondo, terrorizzati, si sono precipitati in questo campo. Così mentre la domanda e l’offerta di cibo sono rimaste più o meno le stesse, la domanda e l’offerta per gli strumenti derivati basati sul cibo sono aumentati in modo massiccio – il che ha significato che i prezzi sono saliti all’unisono ed è iniziata la fame. La bolla è scoppiata sono nel marzo 2008, quando la situazione negli Stati Uniti era diventata così negativa che gli speculatori dovettero ridurre fortemente le loro spese per coprire le loro perdite. Quando ho chiesto al portavoce della Merrill Lynch di commentare l’accusa di aver causato la fame di massa, ha detto: “Ah. Non ne sapevo nulla”. In seguito ha mandato una email per dire: “Rifiuterò di commentare”. Anche la Deutsche Bank evita i commenti. La Goldman Sachs è stata più dettagliata, affermando che hanno venduto i loro indici azionari all’inizio del 2007 e indicando che “delle serie analisi… hanno concluso che i fondi degli indici non hanno causato una bolla nei futuri prezzi delle merci”, offrendo come prova una dichiarazione dell’OECD [Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ndt]. Come sappiamo che è sbagliato? Come indicato dal professor Ghosh, alcune colture vitali non verranno messe sui mercati futuri, compresi miglio, manioca e patate. Il loro prezzo è leggermente salito in questo periodo – ma solo di una frazione rispetto alle merci intaccate dalla speculazione. Le sue ricerche mostrano che la speculazione è stata la “causa principale” dell’aumento. E quindi siamo arrivati a questo. Gli speculatori più ricchi del mondo hanno messo su un casinò dove le puntate sono gli stomaci di centinaia di milioni di persone innocenti. Hanno scommesso sulla crescente fame, ed hanno vinto. Il loro momento di Terra Desolata ha creato davvero una terra desolata. Questo cosa ci dice del fatto che il nostro sistema economico e politico possa così casualmente infliggere così tanto dolore? Se non ristabiliamo una regolamentazione, sarà solo questione di tempo prima che accada di nuovo. Quante persone verranno uccise la prossima volta? Le mosse per ripristinare le regole degli anni ’90 sul commercio dei generi di prima necessità sono state troppo lente. Negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha fatto passare una sorta di regolamentazione, ma si teme che il Senato – che sguazza nelle donazioni degli speculatori – possa dissolverla nell’insensatezza. L’UE sta rimanendo indietro anche in questo, mentre in Inghilterra, dove avviene la maggior parte del “commercio” europeo, i gruppi di pressione sono preoccupati che il governo di David Cameron bloccherà l’intera riforma per compiacere i suoi amici e donatori della City. Solo una forza può fermare un’altra bolla di fame e speculazione. La gente onesta nei paesi sviluppati ha bisogno di parlare più forte rispetto alle lobby della Goldman Sachs. Il World Development Movement quest’estate sta promuovendo una settimana di pressioni mentre vengono prese delle decisioni cruciali in merito: mandate un sms con testo WDM al 82055 per sapere cosa potete fare. L’ultima volta che le ho parlato, Abiba mi ha detto: “Non possiamo passarci di nuovo. Per favore – assicuratevi che non ci faranno mai, mai più una cosa del genere”. Johann Hari
Fonte: http://www.independent.co.uk
Link: http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/johann-hari/johann-hari-how-goldman-gambled-on-starvation-2016088.html
02.07.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Blog di Beppe Grillo – Mafia usa e getta. Intervista a Attilio Bolzoni

Fonte:Blog di Beppe Grillo – Mafia usa e getta. Intervista a Attilio Bolzoni.

Attilio Bolzoni fa una considerazione inquietante: come è possibile che all’inizio degli anni ’80 un gruppo di corleonesi guidati da Totò Riina abbia sterminato in breve tempo le famiglie mafiose rivali e ucciso 1500 persone senza subire neppure una perdita, un solo ferito? Senza un aiuto esterno è impossibile, lo dice il buon senso. I mafiosi stragisti di Riina furono sepolti nelle carceri del 41 bis dopo aver portato a termine le stragi di Capaci, di via D’Amelio, dei Georgofili di Firenze e del PAC di Milano. Non serviva più. Il traghettamento alla Seconda Repubblica era ormai avvenuto. Le più potenti famiglie mafiose del dopoguerra sono state cancellate dalla faccia della terra o rinchiuse in galera con decine di ergastoli. Cui prodest?
Gli scricchiolii, i segni premonitori della fine della Seconda Repubblica ci sono tutti. Tra questi le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino e l’accertamento della trattativa Stato Mafia degli anni ’90. La transizione è già in atto e i poteri (sempre meno occulti) sono già al tavolo della trattativa. Aspettiamoci di tutto.

Lo Stato attentò alla vita di Giovanni Falcone
Blog: “Attilio Bolzoni uno dei passaggi chiave nella vicenda che poi porta a parlare di trattativa tra Stato – mafia, tra pezzi dello Stato che non sanno cosa fanno altri pezzi dello Stato, è il fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura, cosa avete scoperto?”
Bolzoni: “Falcone è stato ucciso il 23 maggio 1992 a Capaci, ma ha cominciato a morire 3 anni prima all’Addaura, all’Addaura c’era qualcuno che voleva Falcone morto, qualcuno che non era solo un mafioso, le ultime indagini ci raccontano che c’era un pezzo di Stato che lo voleva morto e un pezzo di Stato che per fortuna quel giorno ha salvato Falcone.”
Blog: “In particolare un agente di polizia che poi…”
Bolzoni: “Da quello che si è capito l’attentato ha cambiato scena dopo più di 21 anni, si era sempre pensato che i killer venissero dal mare su un canotto color arancio, giallo, a quanto pare invece i killer sono venuti da terra, i mafiosi dell’Acqua Santa, della Vergine Maria, dell’Arenella insieme a presenze estranee molto probabilmente, uomini degli apparati, loro hanno messo quei 58 candelotti esplosivi sugli scogli davanti alla villa di Falcone e a quanto pare due poliziotti, Antonino Agostino e Emanuele Piazza del giorno se ne accorsero e in qualche modo salvarono la vita a Falcone. “Blog: “Distruggendo però un piano, una strategia probabilmente, pagarono a caro prezzo quell’intervento.”
Bolzoni: “La strategia era doppia, l’attentato all’Addaura era stato accuratamente preparato con una serie di lettere anonime che servirono a delegittimare Falcone lo indicavano lui e il Vicecapo della Polizia del tempo Gianni De Gennaro come i mandanti di killer di Stato, il ritorno del pentito Contorno in Sicilia, sarebbe ritornato per uccidere i rivali di cosca, un delirio, una follia, mai il giudice Falcone avrebbe neanche immaginato una cosa di questo tipo, ma un corvo scrisse queste cose delegittimandolo, le voci della Palermo più infetta fecero il resto e poi si arrivò all’Addaura, la cosa stupefacente dopo 20 anni è che si è intuito, scoperto che anche apparati dello Stato erano lì per uccidere Falcone. Poche ore dopo l’attentato all’Addaura Falcone però aveva già intuito tutto quando parlò delle menti raffinatissime e parlando di menti raffinatissime che avevano organizzato l’attentato all’Addaura certo non si riferiva ai boss di Cosa Nostra.”
Blog: “Sembra che ci sia un unico filo conduttore da Portella della Ginestra fino quasi alla strage di Via D’Amelia.”
Bolzoni: “Portella è stata la prima strage di Stato, partirei dalla fine degli anni 70, quando un gruppo di mafia non è più servito e è stato cancellato dalla faccia della terra dai corleonesi di Totò Riina pensate, tra la primavera del 1981 e l’autunno del 1983 nelle 4 province della Sicilia occidentale: Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta sono stati uccisi circa 1500 mafiosi, non conto le lupare bianche, i sequestri senza ritorno. Contemporaneamente Cosa Nostra lancia per la prima volta nella sua storia un attacco senza precedenti allo Stato, da una parte lo Stato, dall’altra parte l’aristocrazia mafiosa e dall’altra parte ancora i vincitori di queste due guerre, una interna a Cosa Nostra e una esterna, Totò Riina con 70 caproni scesi dalle montagne per conquistare Palermo e la Sicilia, così ci hanno raccontato la storia, la storia non è andata così. Totò Riina era l’espressione di un gruppo di potere che serviva in quel momento, a qualcuno serviva una mafia stragista, l’avremmo capito tanti anni dopo, nel 1992 quando c’è stato Capaci e poi Via Marino D’Amelio.”
Blog: “Eppure la sentenza d’appello a carico di Marcello Dell’Utri sembra in qualche modo dire che non ci fu alcun burattinaio dietro alla discesa in campo di Forza Italia e ai collegamenti con la mafia, nessun padrino e nessuna stretta di mano inconfessabile.”
Bolzoni: “La sentenza Dell’Utri è la sentenza di un processo, intanto ritengo che sia una sentenza importante perché ci conferma quello che già sapevamo, 25 anni di relazioni, un periodo molto lungo, strettissime tra l’uomo che è stato l’ombra di Silvio Berlusconi imprenditore e i capi della Cosa Nostra siciliana, questo ci dice la sentenza, ci dice anche che secondo quei giudici della Corte d’Appello di Palermo, questo rapporto si è interrotto secondo loro all’improvviso dal 1992 in poi, ma questa è la storia del processo Dell’Utri. Ci sono in questo momento investigazioni, inchieste aperte in diverse procure italiane oltre a Palermo, Caltanissetta, Firenze per le bombe in continente del 1993 che raccontano un’altra storia che soltanto ieri il Presidente della Commissione parlamentare antimafia Pisanu ha rilanciato: le stragi non sono state solo stragi di mafia, ma c’è stato un groviglio di apparati, deviati dello Stato, logge massoniche, lobby. La verità è questa, che Cosa Nostra soprattutto per le stragi del 1992/1993 è stata usata e sacrificata, dove è finito Totò Riina? Dove sono finiti i suoi 70 corleonesi? Perché di 70 uomini d’onore si parla, sono tutti seppelliti, sono tutti sepolti nei bracci del 41 bis, dopo avere fatto il lavoro sporco.”

Gli smemorati tornano a ricordare
Blog: “Non sarà una prova ma è certamente un indizio l’imbarazzo che la storia della trattativa tra Stato – mafia provoca nelle istituzioni, chi perde la memoria, chi prima dice una cosa e poi ci ripensa? ”
Bolzoni: “Quello è l’aspetto più sconcertante della trattativa, a distanza di 17 anni ex ministri, ex alti funzionari dello Stato ritrovano la memoria casualmente quando Ciancimino parla e piombano a Palermo a testimoniare su fatti così gravi, è una cosa che mi lascia senza fiato! Dopo 17 anni personaggi ai massimi livelli delle istituzioni, si ricordano dettagli così importanti che probabilmente erano dettagli che hanno fatto la differenza tra la vita e la morte, mi riferisco a Borsellino, quest’ultimo molto probabilmente muore perché viene a conoscenza di quella trattativa. “Blog: “Il fatto che Dell’Utri abbia ribadito ancora una volta, ove non fosse stato chiaro, la sua idea su Mangano, è un eroe fosse un messaggio per esempio per un Giuseppe Graviano che non ha detto nulla quando doveva essere interrogato dai magistrati?”
Bolzoni: “Il senatore Dell’Utri ci ha impartito una grande lezione di mafiosità: la migliore parola è quella che non si dice, non si stanca mai di ripetere che Mangano è un eroe perché non ha parlato e ha fatto sapere a tutti , anche dopo la sentenza che lui non parlerà. ”
Blog: “Però ci sono altri pentiti che potrebbero cambiare idea circa la loro collaborazione, a Spatuzza viene negata e si parla di un pentito che a 24 ore dalla chiusura del processo Mori ha deciso di non parlare più a Palermo.”
Bolzoni: “La vicenda Spatuzza è un’altra di quelle vicende stupefacenti che riguarda lo Stato, mai si era visto che tre Procure ritenessero affidabile un collaboratore di giustizia e che collaboratore! Sta riscrivendo la storia delle stragi, e che una commissione ministeriale decidesse, senza l’assenso dei due magistrati della Procura nazionale antimafia che erano presenti, di non inserirlo nel programma di protezione, una decisione di una gravità inaudita, però penso a proposito di Spatuzza che questa decisione non sia tanto scaturita da quello che Spatuzza ha detto pubblicamente anche, prima ai procuratori di Firenze, poi pubblicamente a proposito delle stragi in continente, quando ha fatto i nomi di Dell’Utri e del nostro Presidente del Consiglio coinvolti in qualche modo in quell’altra trattativa nella stagione delle bombe italiane, perché Spatuzza dice una cosa che sente de relato, che sente da Giuseppe Graviano, da madre natura, dal suo padrone e probabilmente noi non sappiamo se quello che gli ha detto Graviano è vero o non è vero, comunque anche se fosse vero, mettiamo per ipotesi che fosse vero, sa solo quel pezzo perché Spatuzza è un sicario, però è un sicario che il 18 luglio 1992, 24 ore prima che il Procuratore Paolo Borsellino saltasse in aria con 5 agenti della sua scorta, tra poliziotti e una poliziotta, c’era anche una donna poliziotto, Spatuzza vede in un garage di Brancaccio i suoi compari e una presenza estranea che ha individuato come un agente dei servizi segreti. Sappiamo che era il vicecapo del Sisde con incarichi operativi in Sicilia, mentre caricano di esplosivo la FIAT 126 che sarebbe servita il giorno dopo per l’attentato. Vogliamo non farlo entrare nel programma di protezione? Ho fatto un pezzo su Repubblica parlando con un titolo “Il sasso in bocca” questo mi ha ricordato! ”
Blog: “Così torniamo anche all’inizio della nostra chiacchierata e all’Addaura, le presenze estranee e le presenze… “

Bolzoni: “In tutte le stragi e gli omicidi eccellenti siciliani ci sono state queste presenze estranee, da Dalla Chiesa a Chinnici, da Falcone a Borsellino, da Pio La Torre, dirò di più anche la guerra di mafia degli anni 80 non è stata raccontata come bisogna adesso raccontarla dopo 25 anni. Credo che ci siano state delle presenze estranee anche in quella carneficina, 1500 morti da una parte, feriti e morti dall’altra zero!”

ComeDonChisciotte – GOLDMAN SACHS, BP, BILDERBERG E CO. MOLTE COINCIDENZE…

Fonte: ComeDonChisciotte – GOLDMAN SACHS, BP, BILDERBERG E CO. MOLTE COINCIDENZE….

DI ROMAN
dazibaoueb.fr

Stavo cercando informazioni sulla BP, in riferimento alla catastrofe nel golfo del Messico. Ho scoperto che il suo Presidente si chiama Peter Sutherland e ho voluto saperne di più. Ed ecco uno strano personaggio, Peter Sutherland ……..Wikipedia ci dice:

Peter Sutherland (nato il 25 aprile 1946) è un vecchio uomo politico irlandese.

E’ presidente del European Policy Centre, di Goldman Sachs International, della BP (British Petroleum), e anche della sezione Europa della Commissione Trilaterale. E’ anche membro del comitato di direzione del Gruppo Bilderberg. E’ anche direttore non esecutivo della Royal Bank of Scotland.

Dal 1985 al 1989, è stato in carica a Bruxelles in quanto Commissario responsabile della politica per la concorrenza. Dal 1989 al 1993, Peter Sutherland è stato Presidente di Allied Irish Bank. E’ stato direttore generale di GATT e del WTO dal 1993 al 1995.

E’ stato membro dell’organismo direttivo dell’ Investor AB fino all’ 11 aprile 2005 e quello di Ericsson (di cui è stato direttore nel 1996) fino al 4 marzo 2004. E’ stato anche amministratore di alibaba.com, società che ha diretto nel 2000.

Peter Sutherland è anche il padrone europeo di Transatlantic Policy Network, un istituto euro-americano molto potente il cui obiettivo, secondo i testi ufficiali, è di far emergere un blocco euro-atlantico unificato in tutti gli ambiti, da quì al 2015.

Questo signore è presidente di Goldman Sachs International e di BP, ossia delle due multinazionali che, pour parler en français (per dirlo in francese-ndt) stanno fottendo il mondo in una merda nera. Secondariamente è membro del comitato direttore del gruppo Bilderberg e presidente della sezione Europa della Trilaterale.

Anche secondariamente al 31 marzo 2010, ossia 20 giorni prima dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, Goldman Sachs ha venduto circa 4,5 milioni di azioni BP su un totale di 10,5 milioni, ossia circa il 44% del loro portafoglio azionario, il che come minimo è curioso poiché le due imprese hanno lo stesso presidente: Peter Sutherland.

Sono tante le coincidenze. Senza diventare un illuminato complottista, ci sono domande da farsi, no? Tanto più che la stampa non ne parla di questo signore, eppure molto conosciuto in quanto ex commissario europeo, ed ex direttore del WTO.

Roland
Fonte: http://www.dazibaoueb.fr/
Link: http://www.dazibaoueb.fr/article.php?art=13914
30.06.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MIMI MOALLEM

Mangano eroe, Dell’Utri supereroe – Passaparola – Voglio Scendere

Fonte: Mangano eroe, Dell’Utri supereroe – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l’ha trovata.
Scherzo, naturalmente: l’uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull’illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo.

Brancher, ministro per caso
Resta invece saldamente presidente del Consiglio e ha già fatto uso tre volte, negli altrettanti suoi processi, Mills, Mediaset e Mediatrade, Silvio Berlusconi, intorno al cui abuso di legittimo impedimento non sono nate polemiche istituzionali di nessun genere, fanno tutti finta di niente.

Resta sottosegretario al tesoro Nicola Cosentino, sul cui capo pende un mandato di cattura – attenzione non una richiesta di arresto da parte della procura di Napoli – un’ordinanza di custodia cautelare già emessa dal GIP, già confermata dalla Cassazione che non può essere eseguita perché il signorino è trincerato in Consiglio dei Ministri e in Parlamento: la Camera fa scudo e respinge il permesso ai giudici di entrare e di portarselo via. Ma anche questo, come sappiamo, ha creato ben poche polemiche da parte del maggior partito di opposizione che, anzi come forse qualcuno di voi ricorderà, dopo aver presentato insieme all’Italia dei Valori e all’UDC una mozione in cui chiedevano a Cosentino di dimettersi, addirittura prima che gli arrivasse il mandato di cattura, il PD fece poi in modo, con le uscite dall’aula calibrate di decine di suoi esponenti, di non far passare quella mozione perché sarebbe bastato essere presenti in forze e quella mozione sarebbe passata in quanto molti finiani e non si erano dileguati nel centrodestra.
Dunque, diciamo: siamo di fronte all’ennesima fiera del tartufo, all’ennesimo festival dell’ipocrisia. Adesso ci saranno quelli che si attribuiranno il merito delle dimissioni di Brancher: le dimissioni di Brancher sono un fatto interno al centrodestra. Come sempre è avvenuto tutto all’interno del centrodestra; se non si fossero dissociati i finiani e i bossiani, Brancher sarebbe ancora lì, e invece Berlusconi ha dovuto sacrificarlo, anche perché altrimenti c’era il rischio che la sua maggioranza andasse sotto di fronte alle mozioni di sfiducia individuali che erano state presentate dalle opposizioni.
Diciamo che alla fiera del tartufo partecipa il Capo dello Stato il quale ha firmato la legge sul legittimo impedimento che, senza la sua firma, oggi non sarebbe legge dello Stato, ha firmato la nomina di Brancher a ministro di non si sa cosa, e poi ha contestato a Brancher il diritto di utilizzare il legittimo impedimento, cioè una legge firmata e promulgata da Napolitano in virtù della sua nomina a ministro da parte di Napolitano. Napolitano, che invece quando Berlusconi si avvale del legittimo impedimento, magari per coprire i suoi festini in Brasile con le ballerine di lap dance. Io non ho nulla contro chi fa festini con ballerine di lap dance, ma se quel tale autocertifica con un documento ufficiale di Palazzo Chigi al Tribunale di non avere nemmeno un’ora libera per un anno e mezzo – questo comporta il legittimo impedimento senza dover dare alcuna giustificazione giorno per giorno di quello che fa – e poi si scopre che si fanno, come ha raccontato tutta la stampa brasiliana, durante le missioni di Stato, i festini, allora quei festini diventano argomento di dibattito. Dovrebbero diventare argomento di dibattito e polemica politica perché, invece dei festini, sarebbe suo dovere partecipare alle udienze del suo processo; su questo il Quirinale tace bellamente. E’ comodo prendersela con Brancher, viene sempre più voglia di dare la solidarietà a Brancher, che ha fatto un terzo di quello che ha fatto Berlusconi – parlo del fatto che ha usato il legittimo impedimento per un solo processo e oggi se ne è già spogliato – che viene linciato come se fosse il capo della banda. Non dimentichiamoci che il capo della banda rimane Berlusconi. Vedremo nei prossimi mesi cosa è stato promesso a Brancher in cambio del suo sacrificio.
Brancher è uno di quei collaboratori che, anche se leggerete che Berlusconi l’ha scaricato, non può essere scaricato, perché è uno di quei collaboratori con la cerniera lampo al posto delle labbra; è un signore che si è fatto tre mesi di galera a San Vittore per le tangenti Fininvest quando era il braccio destro di Confalonieri, tangenti che pagava – l’abbiamo detto lunedì ma è bene ripeterlo – al partito socialista di Craxi e al Partito Liberare del ministro della malasanità De Lorenzo, per fare in modo che il governo desse in appalto a Mediaset una gran mole di spot della campagna anti AIDS. Soldi pubblici a Mediaset, una delle imprese più assistite che si siano mai viste.
Soldi pubblici a Mediaset per fare la pubblicità contro l’AIDS “Se lo conosci lo eviti”, perché se non facevano quella pubblicità la gente andava incontro abbracciandoselo, l’AIDS. Ecco, soldi pubblici a Mediaset in cambio di tangenti a politici, questa è la ragione per cui Brancher viene arrestato. Chiude la lampo, e per tre mesi non parla; quando esce ha una carriera assicurata e, infatti, di lì a poco diventerà parlamentare di Forza Italia, poi sottosegretario, recentemente ministro, adesso tornerà ad essere sottosegretario, quindi farà parte comunque del governo, credo io, vedremo. Magari un giorno capiremo per questo gesto qual è la ricompensa, visto che è saltato il ministero.
I messaggi mafiosi di Dell’Utri
Un altro signore che per questo gesto ha una vecchiaia agiata assicurata, si chiama Marcello Dell’Utri, ma non è mica l’unico, ce ne sono tanti e ne stiamo scoprendo in continuazione.
Marcello Dell’Utri resta Senatore, ovviamente, anche dopo la condanna in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e l’altro giorno… poi faremo qualche commento non sulla sentenza che non esiste, abbiamo soltanto il dispositivo, ma sui commenti alla sentenza e su come i media sono riusciti a distorcere, ribaltare addirittura il significato di quel dispositivo.
Intanto, è interessante vedere cos’ha detto Dell’Utri: tra le tante cose che ha detto Dell’Utri ce ne sono due che inducono a una certa riflessione; non solo noi: credo che abbiano indotto soprattutto Silvio Berlusconi a una certa riflessione.
A un certo punto l’avvocato Mormino, quello coi capelli bianchi che sembra la controfigura di Salvo Lima che è uno degli avvocati di Dell’Utri, ha dichiarato subito dopo la sentenza: “Dell’Utri è stato condannato solo per quanto avrebbe fatto prima del 1992 per proteggere dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”. Quindi Dell’Utri paga per conto di Berlusconi. Non ha fatto quelle cose per sé, le ha fatte per sacrificarsi per la causa superiore di Berlusconi. Primo messaggio.
Adesso voi sposatelo con questo secondo messaggio che lancia direttamente Dell’Utri nella sua conferenza stampa poche ore dopo la sentenza che lo ha condannato, ripeto condannato, a sette anni di reclusione per concorso esterno: “Mangano resta il mio eroe, non so se io, trovandomi al suo posto in carcere, riuscirei a resistere senza fare nomi”. Ecco, mettete insieme l’avvocato di Dell’Utri che ricorda: “guardate che quelle cose, se le ha fatte, le ha fatte per salvare Berlusconi” e ora si ritrova sette anni di galera e Berlusconi niente. Poi c’è Dell’Utri che dice: “Mangano è un eroe perché ha la lampo a tenuta stagna. Purtroppo non capita a tutti questa fortuna: io, per esempio – dice – se mi trovassi in carcere, tipo se venisse confermata in cassazione la mia condanna e io dovessi finire dentro per quattro – perché voi sapete che gli ultimi tre in Italia si scontano fuori ai servizi sociali, ma quattro anni sono quattro anni soprattutto per uno abituato a vivere tra incunaboli e libri antichi – non so se saprei mantenere proprio completamente chiusa la cerniera lampo”. Bel messaggio, no, per chi deve capire. Sicuramente non era rivolto a noi, perché di noi questo signore non sa nulla, chissà di chi sa qualcosa, forse del Presidente del Consiglio!
Bisogna imparare a leggere questi messaggi da uno condannato a sette anni per mafia in appello; ricordo che l’appello è l’ultimo grado di merito poi c’è un grado di legittimità, quindi se ci sono violazioni formali la corte di Cassazione può bocciare, altrimenti questo è l’ultimo giudizio di merito. Sui fatti l’appello è l’ultima parola della giustizia, sulle forme c’è la Cassazione. Possiamo ben dire che, quando parla Dell’Utri, bisogna decrittare, decodificare quello che dice secondo il linguaggio mafioso: quando Dell’Utri lancia un messaggio, lancia un messaggio mafioso, a chi lo lancia sta all’intelligenza di chi ascolta capirlo, ma il linguaggio è quello mafioso.
Quando insiste continuamente a ripetere che Vittorio Mangano è un eroe, secondo voi lo fa per omaggiare la salma del caro estinto Vittorio Mangano, lo fa per dare un contentino alla vedova e alle orfane, lo fa per riconoscenza nei confronti di un vecchio amico che ormai è morto da dieci anni? Credo che la prossima settimana o fra due settimane sarà il decimo anniversario della scomparsa di Mangano. Credete che lo faccia così? Ma naturalmente no! Quando Dell’Utri dice “Mangano è un eroe perché…” sta parlando di se stesso, non di Mangano. Sta parlando di se stesso che, nonostante tutte le traversie processuali di questi anni, è riuscito a tenere chiuso il becco e lo ricorda continuamente a chi avrebbe potuto subire delle pesanti conseguenze se lui non fosse stato così eroico e si fosse lasciato scappare qualcosa.
Guardate che ci sono tanti modi per lasciarsi scappare qualcosa, basta parlare un po’ troppo al telefono in un momento in cui si sospetta di parlare con una persona intercettata, per esempio.
Bastava mandare avanti qualche proprio collaboratore che all’improvviso ha un crollo psicologico e comincia a parlare. Allora forse è bene tenere presente quello che raccontava Cartotto, davanti ai magistrati di Caltanissetta e Palermo che lo interrogavano sulla nascita di Forza Italia. Cartotto disse una cosa molto semplice: disse “Marcello Dell’Utri me lo ricordo quando mi incaricò di cominciare a studiare un nuovo partito legato alla Fininvest, me lo ricordo perché era un periodo in cui aveva dei dubbi. Ogni tanto sbottava contro Berlusconi, e una volta mi disse ‘Silvio non capisce che se parlo io…’”. Questa storia del “se parlo io…” è antica, risale addirittura a prima della nascita di Forza Italia, e chissà se quel “se parlo io…” non è stato un argomento sufficiente per indurre, magari, il Cavaliere a rompere gli indugi nel momento in cui stava valutando i pro e i contro della discesa in campo. Queste cose sono tutte nelle carte, naturalmente: basta saperle leggere.
E, invece, molti continuano a far finta di niente e a non leggere; altri scoprono tardivamente quello che si poteva scoprire molto prima. Io mi sono tenuto qua in cartellina un po’ di titoli di giornali; sono interessanti per vedere com’è ridotta la stampa italiana. Bisogna fare un ripassino ogni tanto.
“Il politico Dell’Utri non ha mafiato”, il Foglio di Giuliano Ferrara; dentro c’è un commento intitolato “Ma le stragi no”. Libero: “Dell’Utri padrino part-time. Sentenza ipocrita. Condannato per concorso esterno ma solo prima del 1992 – hai detto niente – così lui sarà prescritto, i giustizialisti potranno attaccare e nessuno ha perso”. Vi segnalo anche qui, di spalla, un immortale articolo di tale Mazzoni, dev’essere un refuso. Il titolo dice: “La troppa libertà di stampa ha ucciso il giornalismo”, pensate che cosa arriva a scrivere!
“Picciotto part-time. La prescrizione farà giustizia. Crolla il teorema Forza Mafia”. “Dell’Utri deluso: quel giudice come Pilato”. “Silvio sollevato: cade un castello di carte, ma i finiani vedono solo la condanna” e che devono vedere visto che si tratta di una condanna a sette anni! Qui invece il giornale preferisce titolare sull’assoluzione di Tartaglia: si sono meravigliati perché Tartaglia, il lanciatore di souvenir, è stato dichiarato matto e quindi totalmente incapace di intendere e volere quindi non imputabile. Pensate che stupore, chi se lo sarebbe aspettato che era uno squilibrato. Avevano indicato un po’ di mandanti, alla fine si è scoperto che era semplicemente fuori.
“Forza Italia mafiosa? Una balla”, ecco questo è il titolo sulla condanna a sette anni del fondatore, inventore, di Forza Italia.
Ancora alcuni titoletti simpatici: “I paradossi del processo Dell’Utri”, questo è quel genio di Giordano, inventore del programma Lucignolo Bikini, che si avventura nei terreni impervi del diritto.
Vi segnalo anche il giurista con le meches, che titola “Quel reato che non esiste nel codice”, sta parlando del concorso esterno in associazione mafiosa. Poi c’è un bell’esempio di cerchiobottismo: “Condanna pesante, ma gravi pure le parole del Procuratore Generale”, questo è Macaluso. “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi del 1992”, questo è il Riformatorio. “Macello Dell’Utri”, un bel gioco di parole, “Smontata la teoria sulle stragi del 1992”.
Ecco, questo è un po’ come si comporta la nostra stampa. I telegiornali non ve li posso far vedere, anche perché forse qualcuno di voi li ha già visti: meraviglioso il Tg1! Il Tg1 è riuscito a dire “La corte non ha creduto alla pubblica accusa, non ha creduto a Spatuzza, subito peraltro smentito da Filippo Graviano, ha spazzato via la costruzione accusatoria, crolla tutto”. Questo è il servizio di tale Grazia Graziadei, ve la segnalo perché si sta molto segnalando in quest’ultimo periodo, è una specie di minzolina di complemento. L’altra sera ha anche fornito i dati taroccati sulle intercettazioni. Collegata da Palermo diceva che “crolla il teorema”, infatti a Dell’Utri hanno dato sette anni e festeggiava anche lei insieme al Senatore. Evidentemente conoscendolo si aspettavano tutti l’ergastolo, quindi quando vedono che prendono solo sette anni, questi personaggi, si congratulano. “Bravo, ti è andata di culo, solo sette anni!”. Fra qualche anno si ritroveranno tutti nei cortili di un penitenziario a loro scelta per festeggiare e brindare al colpo di culo: “visto eh! Solo sette anni, te possino, ti è andata bene!”… Cuffaro, Dell’Utri tutti contenti. Già ricorderete Previti quando brindò per la condanna a soli sette anni e mezzo per la sentenza Imi-Sir Lodo Mondadori, si contentano di poco, sono di bocca buona. Sette anni gli sembrano pochi: è che ne dimostrano di più, li portano male, gli anni.
Il depistaggio del regime
Perché dico questo? Perché quando uscì la sentenza Andreotti fu facile spacciare la prescrizione per assoluzione. Questa volta, una volta emesso il dispositivo in cui Dell’Utri viene condannato a sette anni di reclusione per mafia, mi domandavo: “chissà come faranno a depotenziare, sminuire, depistare l’attenzione da una sentenza così grave, così pesante”.
Perché grave e pesante? Perché una corte d’Appello così benevola Dell’Utri, ma neanche un altro imputato, non la troverà più! Abbiamo già raccontato chi sono i tre giudici che hanno giudicato Dell’Utri: erano giudici dai quali lui e la sua difesa si aspettavano un trattamento favorevolissimo, visto che già nel corso del processo, soprattutto nell’ultima fase, si erano dimostrati molto molto molto inclini alle esigenze della difesa e molto ostili a quelle dell’accusa. Quindi, bisogna anche calcolare quello, che tipo di corte. Non è una corte con fama di durezza e severità, ma una corte con fama, come direbbe qualcuno, di garantismo anche se il garantismo non c’entra assolutamente niente: quando si tengono dal processo le prove e poi si dice che mancano le prove uno dovrebbe dire “fatele entrare, così le trovate, le prove”. In ogni caso, sette anni da quella corte lì, al braccio destro del presidente del Consiglio, per mafia!
Ecco, come avrebbero fatto a depotenziare la bomba di questa sentenza? L’abilità di questo sistema della disinformazione programmata, organizzata, scientifica è riuscita completamente a depistare l’attenzione dal centro della notizia. Il braccio destro di Silvio Berlusconi condannato in appello per mafia a sette anni, mentre quello sinistro è già stato condannato a sette anni e mezzo per corruzione dei giudici; stiamo parlando dei due angeli custodi che hanno accompagnato Berlusconi dai primi passi nel mondo dell’impresa, della finanza, dell’editoria fino al governo e al Parlamento. Previti era l’avvocato che comprava i giudici e sistemava le cause perse facendole vincere, Dell’Utri è l’uomo del raccordo tra la Fininvest e la mafia: lo dice perfino la benevola corte d’appello, in quella composizione, di Palermo che ha ritenuto tutto provato fino al 1992 compreso. Quindi, cominciamo a fare chiarezza sulle date: fino al 1992 vuol dire che per tutto il 1992 è provato che Dell’Utri era mafioso, e cosa faceva la mafia nel 1992? Faceva il delitto Lima, il delitto Salvo, la strage Falcone, la strage Borsellino e la trattativa coi Carabinieri, ok? Quindi le stragi non sono fuori dal periodo compreso nel dispositivo della sentenza. Quello che ci sarà scritto nella sentenza non lo so, ma l’arco temporale comprende l’anno delle stragi di Capaci e Via D’Amelio e comprende l’anno in cui, secondo Cartotto, Dell’Utri pensò per la prima volta di fare un partito. E lo stesso racconta Massimo Ciancimino, che addirittura prima della strage di Capaci girava voce che stesse per nascere un partito della Fininvest, in casa Ciancimino. Quindi il 1992 è compreso e nel 1992 cominciano gli embrioni che daranno il via a Forza Italia e che Dell’Utri ha sempre negato, esattamente perché vuole staccare quella stagione dalla nascita di Forza Italia.
Vediamo quattro o cinque truffe mediatiche con cui si è riusciti a scardinare la portata dirompente di questa sentenza.
Dell’Utri dice che Mangano è rimasto in carcere fino alla morte, in cella, nonostante fosse malato di Cancro perché ha rifiutato di mentire su richiesta dei magistrati che gli avevano promesso che se avesse mentito facendo i nomi di Dell’Utri e Berlusconi. Questo lo ripete da anni e tutti lo ripetono da anni senza mai fare una domanda precisa: “Scusi, ma lei da chi l’ha saputo, chi gliel’ha detto, dove sono le prove, chi ha processo a Mangano di uscire in cambio di calunnie a Berlusconi e Dell’Utri?” A che titolo potevano promettere a un signore che stava in galera perché era stato arrestato nel 1999? L’ultima volta Mangano viene arrestato nel 1999 e pochi mesi dopo viene condannato a due ergastoli per tre omicidi, uno dei quali aveva eseguito personalmente. Era in queste condizioni: in galera per tre omicidi con due ergastoli in primo grado, oltre alle condanne per traffico di droga rimediate negli anni Ottanta. Immaginate se a un soggetto del genere qualcuno poteva promettere che sarebbe uscito subito, perché mancava poco alla sua morte, in cambio di calunnie. Ma nemmeno la legge sui pentiti! Intanto inizia il suo percorso di ravvedimento, poi si vede se dice la verità, poi viene portato in una località protetta per sottrarlo alle vendette dei mafiosi in carcere. Quindi, questa storia della libertà il giorno dopo che hai parlato è una stupidaggine, nessuno avrebbe potuto garantirla, e del resto se Dell’Utri conosce i nomi di chi avrebbe fatto questa proposta oscena a Mangano, perché non li denuncia? E’ una balla clamorosa che Dell’Utri continua a raccontare, che è entrata nella testa della gente e nessuno ha mai fatto queste domande, basterebbe fare una domanda per farla crollare. Ma le domande, com’è noto, non si fanno.
Secondo: dice Maurizio Belpietro, vi ho letto il titolo: “E’ una sentenza comica, il mafioso part-time, uno che è picciotto appena appena, sembra uno di quegli espedienti all’italiana.” Dice Dell’Utri: “è una sentenza pilatesca, incoerente: i giudici mi fanno passare per mafioso fino al 1992 ma cadono in contraddizione: se fosse vero la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel 1992, quando poteva sperare nei vantaggi del potere e della politica”. E qui devo dire che sia Belpietro che Dell’Utri sembrano dire una cosa ragionevole: ma se uno è mafioso, pur dall’esterno, com’è possibile che a un certo punto smetta? Essere mafiosi non è come fumare! Non è che uno a un certo punto smette di fumare, come fa Dell’Utri a smettere di essere mafioso proprio nel 1992, di li a poco nasce un partito e la mafia lo scarica proprio nel momento in cui lui, essendo l’inventore di Forza Italia, stando per andare al governo, le serve di più? La mafia stava cercando di riempire quel vuoto politico che si era aperto con tangentopoli, ora che arriva Forza Italia a riempirlo, la mafia scarica Dell’Utri! Ha ragione Dell’Utri, vedete quante cose sa! Sembra ragionevole il discorso.
E allora cosa c’è che non va? Che la sentenza non dice affatto che Dell’Utri ha smesso di essere mafioso nel 1992. Le motivazioni le leggeremo, ma di solito le sentenze non dicono sciocchezze del genere. I giudici non devono scrivere la biografia completa di Dell’Utri dalla culla al Senato, i giudici devono vedere su quali episodi portati dall’accusa ci sono le prove per condannare Dell’Utri, e su quali non ci sono le prove o ci sono prove insufficienti o ci sono prove contraddittorie che comunque non bastano per condannare su quegli episodi.
Gli episodi sono in ordine cronologico: i giudici si sono fermati al 1992 evidentemente perché ritenevano che gli episodi successivi non siano sufficientemente provati per condannarlo per il periodo successivo al 1992. Non dicono che ha smesso, ma semplicemente: “dopo non sappiamo perché non abbiamo elementi, lo condanniamo fino al 1992 perché nel 1992 abbiamo trovato l’ultimo episodio che inoppugnabilmente lo collega alla mafia”. Non dicono che non è più mafioso, dicono che hanno le prove che è mafioso fino al 1992.
Poi un cittadino, un giornalista, un opinionista, uno storico può andare al di là e dire che è ovvio che ha continuato, infatti risultano incontri con Mangano nel 1993; risultano probabilmente incontri con Mangano anche dopo, risultano le telefonate di mafiosi come Guttadauro, di mafiosi come Carmelo Amato, uomo di Provenzano intercettato nella sua autoscuola, che organizzavano le campagne elettorali del 1999 alle europee e nel 2001 alle politiche per Dell’Utri. Risultano addirittura i tentativi di un latitante come Palazzolo che si è rifugiato in Sudafrica e che cercava di sistemare le sue pendenze influendo sul governo Berlusconi, nel 2004-2005, contattando tramite amiche comuni la moglie di Dell’Utri perché creasse un link con il marito.
Ci sono tutti questi episodi, ci sono i fatti del 2008 segnalati dalla procura di Reggio Calabria che i tre giudici d’appello hanno tenuto fuori dal processo, delle telefonate di Dell’Utri con gli uomini del clan Piromalli, con i giudici che dicono “non ci interessano, perché questa è ‘ndrangheta e noi lo stiamo processando per Mafia”. Ah, però! E non ti interessa sapere se quello che stai processando per mafia ha rapporti anche con la ‘ndrangheta?
Quindi, i fatti ci sono, sono telefonate, intercettazioni, mica elucubrazioni, mica Spatuzza che racconta. Noi, che non siamo giudici, possiamo benissimo riempire il vuoto lasciato da questa sentenza, a meno che poi non lo riempia la Cassazione annullandola perché mal motivata. Vedremo.
Non sarebbe la prima volta che una sentenza scritta da Salvatore Barresi, che è il relatore, uno dei tre giudici d’appello, viene smontata e polverizzata nei gradi successivi. La sentenza di assoluzione di Andreotti in primo grado portava l’impronta di Barresi, è stata sgominata dalla Corte D’Appello che ha dichiarato Andreotti colpevole fino al 1980 e prescritto. Può darsi che la Cassazione annulli questa sentenza, ma in ogni caso, intanto, nessuno faccia dire alle sentenze ciò che non possono dire: la sentenza si ferma al 1992 perché ritiene di non poter proseguire, ma non dice che ha smesso dopo il 1992. Anche perché non esistono episodi noti, nel processo, che facciano pensare a una dissociazione di Dell’Utri dalla mafia o della mafia da Dell’Utri. Probabilmente si ritiene che i fatti successivi, almeno quelli che i giudici hanno fatto entrare nel processo, non siano sufficienti per ritenere che dopo il 1992 ci sia un accertato e provato scambio di favori. Sapete che il reato di concorso esterno non è affatto un reato fumoso, come ci raccontano: la Cassazione lo ha spiegato e delimitato perfettamente nelle sentenze di condanna per esempio di Contrada, di Ignazio D’Antona, di politici democristiani siciliani. E’ scambio di favori, non fare una telefonata a un mafioso, prendere un caffè, andare a un matrimonio: quelli sono fatti inopportuni, indegni. Il concorso esterno è quando tu, esterno alla mafia, ti metti a disposizione non una volta o due – è favoreggiamento – ma in pianta stabile dell’organizzazione della quale non fai parte, che però fiancheggi stabilmente perché la mafia ti aiuta a far carriera, far soldi, acquistare potere, prendere voti e tu in cambio la favorisci proprio perché stai all’esterno, perché sei un politico, un vescovo, un prete, un poliziotto, un carabiniere, un magistrato colluso, un imprenditore, un finanziere, un banchiere.
Eppure è facile: si ridicolizza la sentenza dicendo “fino al 1992 è mafioso, poi ha smesso. E’ evidente che han voluto dare un contentino alla procura, poi smonteranno anche il resto perché è evidente che uno è mafioso mai o sempre”. E loro scelgono mafioso mai.
Infatti Dell’Utri dice: “dovevano assolvermi anche per il prima del 1992, ma non l’hanno fatto per dare un contentino alla procura, per evitare di darle uno schiaffo”. Uno per dare un contentino alla procura affibbia sette anni al braccio destro del presidente del Consiglio, e gliene toglie 2 rispetto al primo grado.
Perché devono dare il contentino? “Perché il problema è la procura: Caselli e Ingroia sono potentissimi, in grado di condizionare l’ambiente. Spero di non trovare in Cassazione un giudice di Palermo”. Sono talmente potenti che Ingroia è stato cacciato dall’antimafia quando era procuratore Grasso, e Caselli ha avuto il privilegio di tre leggi contra personam fatte dal governo Berlusconi nel 2005 per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia. Pensate quanto sono potenti, anzi pensate quanto sono potenti i magistrati che hanno cacciato Ingroia e sono diventati procuratori antimafia. E’ la stessa persona, tra l’altro.
Questa frase del contentino, cioè del fatto che i giudici a Palermo danno sempre ragione alla procura con le palle che ci hanno sempre raccontato, cioè che tutti i processi ai politici istruiti dal pool di Caselli, quindi Ingroia, Scarpinato, Lo Forte, Paci, Di Matteo ecc., sono finiti tutti nel nulla: i caselliani fanno i processi ai politici e finiscono nel nulla e invece i grassiani fanno i processi giusti, con le accuse vere, e li vincono. Sarà, ma Contrada è stato condannato in via definitiva e il processo l’ha avviato la procura di Caselli, Andreotti è risultato colpevole e la prescrizione è arrivata per sei mesi, non di più, e il processo l’hanno fatto i caselliani, Dell’Utri si è beccato la condanna in primo e in secondo grado, D’Antona e altri mafiosi politici siciliani hanno fatto la stessa fine. Le uniche assoluzioni eccellenti sono quelle di Mannino e quella del Giudice Carnevale. Per assolvere Carnevale hanno dovuto modificare la giurisprudenza della Cassazione per dichiarare nulle le testimonianze dei giudici del collegio presieduto dal Carnevale in Cassazione, che testimoniavano le pressioni che lui faceva per far annullare le condanne di mafia; e dato che le pressioni le faceva in camera di Consiglio, secondo il racconto dei suoi colleghi, ciò che avviene in camera di consiglio non può essere divulgato fuori nemmeno in un processo. Per questo, perché hanno buttato via le prove, i giudici della Cassazione hanno assolto il loro collega Carnevale. Ok?
Quindi, dopo che ci hanno raccontato per anni che Caselli è un fallito nei processi ai politici, adesso ci raccontano che li vince tutti perché influenza i giudici. Lo dicono le stesse persone che dicono che li ha persi tutti. Se li ha persi tutti non influenza nessuno e non conta niente, se è potentissimo e li influenza sempre allora vuol dire che li ha vinti tutti; andiamo a vedere: ne ha vinti alcuni, ne ha persi altri, come sempre avviene che i processi possono finire in un modo o in un altro.
“l reato potrebbe cadere in prescrizione perché fra breve saranno trascorsi vent’anni dal 1992” quando si fermerebbe il periodo del reato commesso da Dell’Utri. Questi non conoscono nemmeno la matematica, non hanno nemmeno il pallottoliere: il concorso esterno in associazione mafiosa obbedisce alle regole del 416bis dell’associazione mafiosa. Non esiste nel codice penale una voce specifica per il concorso esterno in associazione mafiosa: tutti i reati del codice penale possono essere commessi in concorso con altri. Quando uno ha un concorso con altri che hanno commesso il reato, articolo 110, c’è il concorso in un reato; non c’è un articolo del codice che punisce il concorso in rapina, il concorso in organizzazione terroristica, c’è un reato che punisce l’organizzazione terroristica, sovversiva, mafiosa, poi chi concorre dall’esterno ecco il concorso esterno.
Quindi, l’associazione mafiosa si prescrive quando c’è l’aggravante doppia dei soldi e delle armi, stiamo parlando di un’organizzazione mafiosa armata e dedita agli affari, Cosa Nostra, la prescrizione scatta per il periodo di cui stiamo parlando dopo 22 anni e mezzo, esattamente come per Andreotti che però era imputato non di concorso esterno ma di partecipazione diretta all’associazione mafiosa. Quanto fa 22 anni e mezzo più 1992? Fa 2014 e mezzo. Dato che siamo già al 2010 e mezzo, vuol dire che ci sono quattro anni prima che scatti la prescrizione, se la cassazione confermerà che il reato si ferma al 1992, se invece ordinerà un nuovo appello per processare anche il periodo successivo, ovviamente la prescrizione di sposterà in avanti; se invece la Cassazione conferma questa sentenza, ha quattro anni e mezzo. Dell’Utri non ha nessuna possibilità che il processo si prescriva in Cassazione, quindi tutti quelli che scrivono che la sentenza è stata fatta così per permettere la prescrizione mentono, proprio perché non sanno di che stanno parlando, ma vogliono farvi capire che dopo questa sentenza non succede niente, che va a finire tutto a taralucci e vino, che in fondo lo sanno anche i giudici che Dell’Utri non c’entra niente. Gli han dato sette anni per sfregiarlo, senza conseguenze, per dare il contentino alla procura. Sette anni.
“Il concorso esterno è una fattispecie di reato così generica ed evanescente da ricomprendere anche le frequentazioni buone o cattive. Ci penserà la Cassazione a cancellare questa vergogna antigiuridica come puntualmente è avvenuto con Mannino”. Questa vergogna antigiuridica l’ha inventata Falcone per la mafia, mentre era già stata applicata nell’800 per i concorrenti esterni del brigantaggio e negli anni Settanta per il concorso esterno nel terrorismo. Dall’1987 quando Falcone scrisse la sentenza-ordinanza del processo maxi-ter abbiamo configurato il concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è ovvio che Falcone si ponga il problema solo nel 1987, perché prima del 1987 la mafia non esisteva! E’ proprio a metà degli anni Ottanta, con le confessioni di Buscetta, Contorno e Calderone che si riesce ad arrestare i mafiosi e a fare il maxiprocesso, sulla base di una visione piramidale di Cosa Nostra, con la cupola, le sottocupolette ecc. Prima i mafiosi venivano assolti, si negava l’esistenza di un’organizzazione unitaria e verticistica.
Quindi il problema non se lo ponevano nemmeno, quello dei complici esterni, perché non riuscivano nemmeno a incastrare quelli interni! Anche perché nel 1987, dopo avere beccato i mafiosi doc, Falcone e Borsellino cominciano a dedicarsi a i colletti bianchi, ai cugini Salvo, per esempio, ai Ciancimino e a tanti altri che creano i presupposti perché si vada al di là, a cercare anche il concorso esterno. Infatti, scrive Falcone: “manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni, possono realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso che sono tante più pericolose, quanto più subdole e striscianti, sussumibili a titolo concorsuale nel delitto di associazione mafiosa. E’ proprio questa concorrenza di interessi col potere mafioso che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché correlativamente delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali” perché ha dei complici nelle istituzioni ed è più difficile colpirla, perché chi dovrebbe colpirla spesso collude con la mafia anziché combatterla, questo scriveva Falcone.
Gli altri processi su stragi e trattative
Ultimo depistaggio, scrive Belpietro: “il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, che era il vero obiettivo del processo, e la mafiosità di Dell’Utri. Liquida come balle sesquipedali le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino, le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati”.
Scrive Lino Iannuzzi sul Giornale, altro esperto di non si sa che: “Crolla tutto il castello dei teoremi sulle trattative tra lo Stato e la Mafia, sui mandanti occulti delle stragi”.
Persino La Stampa ci casca e scrive: “La sentenza assolve Dell’Utri dall’accusa più grave, quella di aver ordito un golpe mafioso con le stragi del 1993”. Poi c’è il Riformatorio: “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi”. Il foglio: “ma le stragi no”.
Ora, Dell’Utri non è stato processato per le stragi: è stato indagato, insieme a Berlusconi, per le stragi di Firenze, Milano, Roma e Palermo ed è stato archiviato. Qui non era processato per le stragi, il reato era concorso esterno. Le trattative Stato-mafia non sono oggetto di questo processo, sono oggetto per quanto riguarda le trattative del Generale Mori e del Capitano De Donno del processo che stanno celebrando a loro, per quanto riguarda la trattativa del 1992. E per quanto riguarda le trattative del 1993 e i possibili mandanti occulti di cui ha parlato Spatuzza e altri prima di lui, stanno lavorando le procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta in fase di indagine preliminare.
Quindi può darsi che ci siano, se emergono riscontri, altri processi dove Dell’Utri venga in qualche modo collegato alle stragi o alle trattative Stato-mafia. In questo processo, non erano nel capo di imputazione, le trattative Stato-mafia. Altra cosa è il fatto che la mafia sceglie Forza Italia perché è il partito fondato da Dell’Utri, perché è indubitabilmente un vecchio amico della mafia. Ecco, questo c’era nel capo di imputazione e questo, infatti, almeno fino al 1992 è stato accertato.
Quello che succede nel 1993 ce lo possiamo immaginare, vedremo come i giudici riusciranno a superare quell’appunto di cui vi avevo parlato e che trovate sul sito ilfattoquotidiano.it che adesso, se Dio vuole, sta andando molto bene ed ha grazie a voi un successo clamoroso, quegli appunti sulle agende di Dell’Utri che segnalano incontri tra Dell’Utri e Mangano nel novembre del 1993 mentre sta nascendo Forza Italia, negli uffici milanesi di Pubblitalia. Vedremo come i giudici riusciranno a scavalcare quegli appunti e che non sono una prova di un rapporto di scambio ancora operante nel 1993 mentre nasceva Forza Italia.
In ogni caso gli appunti esistono a prescindere da quello che scrivono i giudici e ciascuno di noi, non giudiziariamente, ma politicamente e storicamente si può fare un’idea.
Il resto, su questa sentenza, ce lo diremo quando sarà pronta e sarà depositata la motivazione.
Passate parola e continuate a seguirci sul Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it e ovviamente in primis sul sito di Beppe Grillo. Ciao, buona settimana.

Sette anni, ne dimostra di più – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Sette anni, ne dimostra di più – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Dunque, anche per la Corte d’appello di Palermo, Marcello Dell’Utri è un mafioso. Dopo cinque giorni di battaglia in camera di consiglio, i giudici più benevoli che lui abbia mai incontrato hanno stabilito quanto segue: fino al 1992, prima in casa Berlusconi, poi nella Fininvest, poi in Publitalia, ha sicuramente lavorato per Cosa Nostra (la vecchia mafia dei Bontate e Teresi, e la nuova mafia dei Riina e Provenzano) e contemporaneamente per il Cavaliere palazzinaro, finanziere, editore, tycoon televisivo. Dopo il 1992, cioè negli anni delle stragi politico-mafiose e della successiva nascita di Forza Italia (un’idea sua), mancano le prove che abbia seguitato a farlo per il Cavaliere politico. Questo, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, è quanto si può dire a una prima lettura del suo dispositivo.

Qualche sito e qualche cronista (tra cui, sorprendentemente, quello di Sky) si sono subito affannati a concludere che “è stato smentito Spatuzza”: ma questo, finchè non saranno note le motivazioni, non lo può dire nessuno. Molto più probabile che i giudici abbiano stabilito, com’è giusto, che le sue parole – né confermate né smentite – da sole non bastano, senza riscontri. Riscontri che avrebbe potuto fornire Massimo Ciancimino, se i giudici Dell’Acqua, Barresi e La Commare avessero avuto la compiacenza di ascoltarlo, prima di decidere apoditticamente, senza nemmeno averlo guardato in faccia, che è “inattendibile” e “contraddittorio”.
Riscontri che già esistevano prima che Spatuzza e Ciancimino parlassero: oltre alle dichiarazioni ultra-riscontrate di Nino Giuffrè e altri collaboratori sul patto Provenzano-Dell’Utri, è proprio sul periodo successivo al 1992 che i magistrati hanno raccolto la maggiore quantità di fatti documentati e inoppugnabili: le intercettazioni del mafioso Carmelo Amato, provenzaniano di ferro, che fa votare Dell’Utri alle europee del 1999; le intercettazioni dei mafiosi Guttadauro e Aragona che organizzano la campagna elettorale per le politiche del 2001 e parlano di un patto fra Dell’Utri e il boss Capizzi nel 1999; le agende di Dell’Utri che registrano due incontri a Milano col boss Mangano nel novembre del 1994, mentre nasceva Forza Italia; la raccomandazione del baby calciatore D’Agostino per un provino al Milan, caldeggiato dai Graviano e propiziato da Dell’Utri; e così via. Vedremo dalle motivazioni come i giudici riusciranno a scavalcare questi macigni.

Ora, per Dell’Utri, il carcere si avvicina. Quello di ieri è l’ultimo giudizio di merito sulla sua vicenda: resta quello di legittimità in Cassazione, ma le speranze di farla franca attraverso una delle tante scappatoie previste dall’ordinamento a maglie larghe della giustizia italiana sono ridotte al lumicino. La prescrizione, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa doppiamente aggravato dall’elemento delle armi e da quello dei soldi, scatta dopo 22 anni e mezzo dalla data ultima di consumazione del reato: quindi dal 1992. Il calcolo è presto fatto: se la Cassazione deciderà che davvero il reato si interrompe nel 1992, la prescrizione scatterà nel 2014-2015, quanto basta alla Suprema Corte per confermare definitivamente la condanna a 7 anni. Che non potranno essere scontati ai domiciliari secondo la norma prevista dalla ex Cirielli per gli ultrasettantenni (Dell’Utri compirà 70 anni nel 2011), perché non vale per i reati di mafia (altrimenti sarebbero a casa anche Riina e Provenzano).
Se invece la Cassazione cassasse senza rinvio la condanna, Dell’Utri avrebbe risolto i suoi problemi. Ma c’è pure il caso che la Cassazione  cassi la sentenza con rinvio, accogliendo il prevedibile ricorso della Procura generale contro l’assoluzione per i fatti post-1992. Nel qual caso si celebrerebbe un nuovo appello, ma per Dell’Utri sarebbe una magra consolazione: rinvierebbe soltanto di un paio d’anni l’amaro calice del carcere, visto che, allungandosi il periodo del suo reato, si allungherebbe anche il termine di prescrizione. Semprechè, naturalmente, non venga depenalizzato il concorso esterno in associazione mafiosa.

Questa sentenza, per quanto discutibile, compromissoria e anche un po’ furbetta, aiuta a comprendere la differenza che passa tra la verità giudiziaria e quella storica, politica, morale. Nessuna persona sana di mente potrebbe credere, alla luce del dispositivo, che Cosa Nostra sia un’accozzaglia di squilibrati che si alleva un concorrente esterno, lo infiltra nell’abitazione e nelle aziende di Berlusconi per tutti gli anni 70 e 80 fino al 1992 e poi, proprio quando diventa più utile, cioè quando s’inventa un partito che riempie il vuoto lasciato da quelli che avevano garantito lunga vita alla mafia fino a quel momento, lo scarica o se ne lascia scaricare senza colpo ferire. Una banda di pazzi che per un anno e mezzo mettono bombe e seminano terrore in tutt’Italia per sollecitare un nuovo soggetto politico che rimpiazzi quelli decimati da Tangentopoli e dalla crisi finanziaria e politica del 1992, e quando questo soggetto politico salta fuori dal cilindro non di uno a caso, ma del vecchio amico Dell’Utri, interrompono le stragi, votano in massa per Forza Italia, ma rompono i rapporti col vecchio amico Dell’Utri, divenuto senatore e rimasto al fianco del nuovo padrone d’Italia.

I giudici più benevoli mai incontrati da Dell’Utri, dopo cinque anni di appello e cinque giorni di camera di consiglio, non hanno potuto evitare di confermare che, almeno fino al 1992, esistono prove insuperabili (perfino per loro) della mafiosità di Dell’Utri. Cioè dell’uomo che ha affiancato Berlusconi nella sua scalata imprenditoriale, finanziaria, editoriale, televisiva. E che nel 1992-’93 ideò Forza Italia, nel 1995 fu arrestato per frode fiscale e nel 1996 entrò in Parlamento per non uscirne più.
Intervistato qualche mese fa da Beatrice Borromeo per il Fatto quotidiano, Dell’Utri ha candidamente confessato: “A me della politica non frega niente. Io mi sono candidato per non finire in galera”.

Ecco, mentre i giudici di Palermo scrivono le motivazioni, ora la palla passa alla politica. Un’opposizione decente, ma anche una destra decente, semprechè esistano, dovrebbero assumere subito due iniziative.
1) Inchiodare Silvio Berlusconi in Parlamento con le domande a cui, dinanzi al Tribunale di Palermo, oppose la facoltà di non rispondere. Perché negli anni 70 si affidò a Dell’Utri (e a Mangano)? Perché, quando scoprì la mafiosità di almeno uno dei due (Mangano), non cacciò anche l’altro che gliel’aveva messo in casa (Dell’Utri), ma lo promosse presidente di Publitalia e poi artefice di Forza Italia? Da dove arrivavano i famosi capitali in cerca d’autore degli anni 70 e 80? Si potrebbe pure aggiungere un interrogativo fresco fresco: il presidente del Consiglio è forse ricattato o ricattabile anche su queste vicende (ieri il legale di Dell’Utri, Nino Mormino, faceva strane allusioni al prodigarsi del suo assistito fino al 1992 per “salvare dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”)?
2) Pretendere le immediate dimissioni di Marcello Dell’Utri dal Parlamento. Quello di ieri non è un avviso di garanzia, una richiesta di rinvio a giudizio, un rinvio a giudizio, una sentenza di primo grado: è la seconda e ultima sentenza di merito. Che aspetta la politica a fare le pulizie in casa? Che i carabinieri irrompano a Palazzo Madama per prelevare il senatore e condurlo all’Ucciardone?

Il video della sentenza (da Sky TG24)

Segnalazioni

La mafia al governo, di Riccardo Orioles La catena di San Libero, 29 giugno 2010, da http://www.ucuntu.org