Archivi del giorno: 26 luglio 2010

Agrobusiness e speculazione: così la grande finanza sta affamando il Pianeta | Il Fatto Quotidiano

Basta alle speculazioni sul cibo, non si specula sulla pelle della gente…

Fonte: Agrobusiness e speculazione: così la grande finanza sta affamando il Pianeta | Il Fatto Quotidiano.

La denuncia del World Development Movement (WDM): dietro la clamorosa impennata dei prezzi degli alimentari c’è l’insaziabile avidità di banche e fondi speculativi

Scommettendo al rialzo sull’andamento dei prezzi delle materie prime le grandi banche e i principali fondi speculativi (Hedge funds) hanno contribuito in modo determinante ad affamare i Paesi più poveri del mondo sperimentando un sistema che, a qualche anno dal collaudo, continua a generare profitti vergognosamente elevati. E’ la durissima accusa lanciata dal World Development Movement (Wdm), una Ong londinese attiva da anni nelle campagne per la lotta alla povertà, nel suo rapportoThe great hunger lottery: How banking speculation causes food crises” pubblicato in questi giorni.

Nel mirino degli attivisti ci sono sempre loro, grandi banche e fondi speculativi. Tra il 2006 e il 2008 hanno gonfiato il mercato alimentare con una delle peggiori bolle speculative della storia generando un’impennata dei prezzi che ha ridotto alla fame centinaia di milioni di persone. Il trend, a un certo punto sembrava quasi essersi arrestato ma in seguito i colossi finanziari hanno ripreso ad assumere le vecchie abitudini. Secondo la Fao, a giugno del 2009 almeno un miliardo di persone risultava soffrire di denutrizione cronica a seguito tanto della recessione globale quanto di “un’insensata impennata dei prezzi”. Sei mesi più tardi, affermano oggi gli analisti del Wdm, la banca americana Goldman Sachs chiudeva l’anno registrando un miliardo di dollari di extraprofitti derivanti esclusivamente dalla speculazione sulle materie prime (commodities).

Se siete ancora convinti che a determinare i prezzi di mercato siano i tipici fattori della domanda e dell’offerta vi converrà forse dare un’occhiata a questi dati. Dall’inizio del 2006 alla metà del 2008 il prezzo del frumento è aumentato del 110%, esattamente come quello del petrolio. Il cacao ha visto il suo valore di mercato aumentare del 90% a fronte del +70% del caffè e del mostruoso +180% del mais. La domanda di mercato, grazie soprattutto allo sviluppo economico di Cina e India, era effettivamente aumentata ma non tanto, ovviamente, da giustificare simili impennate. Come si spiegava, dunque, un simile fenomeno?

In pochi se ne erano accorti ma all’alba del XXI secolo i mercati avevano conosciuto un’autentica rivoluzione. Secondo il Comitato per la Sicurezza Nazionale e gli Affari Governativi degli Stati Uniti, gli investimenti legati alle materie prime erano passati dai 13 miliardi di dollari del 2003 ai 260 del 2008. Contemporaneamente il prezzo medio delle 25 principali commodities era aumentato del 183%. Le scommesse fioccavano grazie anche al crescente successo di fondi comuni d’investimento ad hoc, i celebri Exchange Traded Commodities, che attraevano una crescente clientela di risparmiatori (molti dei quali in Italia, principale piazza europea degli Etc dopo quella del Regno Unito) in fuga dai mercati tradizionali di azioni e obbligazioni. Nell’agosto del 2008, sottolineò un rapporto della banca francese Credit Agricole, la posizione di mercato dei derivati scambiati sulla piazza di Chicago ammontava a un quarto dell’intera produzione mondiale di mais e soia e all’8% di quella del frumento.

Di fronte a cifre capaci di fare impallidire chiunque il Congresso Usa volle vederci chiaro. I deputati chiamarono a deporre il magnate George Soros che, all’epoca, sembrava quasi aver assunto il ruolo di coscienza critica dell’alta finanza. «Ci sono tutti i segnali di una bolla – spiegò il finanziere – . Banche e fondi pensioni si sono buttati sulle materie prime per ridurre le ingenti perdite sofferte per la crisi dei subprime». Le sofferenze della crisi, in alti termini, andavano lenite in qualche modo. E poco importa che a pagarne i costi fossero gli individui più poveri del Pianeta. A due anni di distanza il nome di George Soros è ricomparso nella grande orgia speculativa del mercato alimentare. Secondo il britannico Daily Telegraph anche il fondo speculativo del magnate Usa, infatti, si sarebbe accodato al treno degli speculatori attivi nel mercato agricolo africano. Soros, insomma, avrebbe seguito l’esempio del finanziere inglese Anthony Ward, numero uno della società d’investimento Armajaro Holdings. Il 16 luglio scorso, Ward è riuscito nell’impresa di rastrellare contratti futures per 240 mila tonnellate di cacao assicurandosi in un sol giorno l’equivalente del 7% della produzione mondiale. Una mossa apparentemente azzardata ma frutto, in realtà, di un calcolo ragionato. Negli ultimi 18 mesi il prezzo del cacao è aumentato del 150% registrando il picco massimo degli ultimi 33 anni. Un affare d’oro per chi ha saputo e potuto giocare d’anticipo.

Le prospettive di speculazione, dunque, non mancano di certo. Ed è proprio per questo che gli attivisti del Wdm sentono di combattere ora la battaglia decisiva. Nella maxi riforma finanziaria approvata negli Usa la scorsa settimana ci sono anche norme pensate per frenare la speculazione sul mercato alimentare attraverso la limitazione dei contratti derivati che un singolo operatore potrà sottoscrivere. Una mossa coraggiosa che pone oggi il Regno Unito, sede della principale piazza finanziaria europea, di fronte a un bivio: lasciare immutata la legislazione attraendo così i delusi di Wall Street oppure seguire l’esempio di Washington colpendo gli speculatori e tutelando gli interessi dei più poveri. 800 persone hanno già sottoscritto una richiesta rivolta in tal senso alla Financial Service Authority, il principale organo di controllo del mercato britannico. I grandi gruppi finanziari, contemporaneamente, starebbero già affilando le armi per un’intensa campagna di lobbying. Fino ad oggi hanno guadagnato impunemente miliardi. Ma evidentemente non sono ancora sazi.

Wikileaks svela la ‘vera’ guerra in Afganistan Casa Bianca: “Minacciata sicurezza nazionale” – Repubblica.it

Via dall’Afghanistan, pace subito, la guerra è inutile.

Sei anni di guerra. Il periodo considerato va dal gennaio 2004 al dicembre 2009, sia sotto l’amministrazione Bush che quella Obama per un totale di 92 mila rapporti del Pentagono; una quantità enorme di documenti da cui emerge un’immagine devastante di quello che è realmente successo in Afghanistan: le truppe che hanno ucciso centinaia di civili in scontri che non sono mai emersi, gli attacchi dei talebani che hanno rafforzato la Nato e stanno alimentando la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. E la conclusione è amara: “Dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001″…

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Blog di Beppe Grillo – Portatori di morte

Via dall’afghanistan subito!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Portatori di morte.

I portatori di pace, dopo i documenti pubblicati dal sito Wikileaks con le notizie (finora tenute segrete) di centinaia di civili uccisi in Afghanistan, devono ritirarsi o cambiare nome. Portatori di morte è più adatto.
“A cosa è servito il complotto per far allontanare Emergency dall’ Afghanistan? Ad aprile 2010 militari afgani e della coalizione fecero irruzione nell’ospedale ed arrestarrono tutti i membri dello staff nazionale ed internazionale, tra cui 3 medici Italiani. Oggi sul sito Wikileaks c’è una valanga di rapporti della guerra che dura da 9 anni in Iraq ed Afghanistan. Ebbene dai rapporti emerge che ci sono migliaia di vittime civili nascoste ai media e alla verità per coprire azioni di guerra della coalizione, attacchi di droni americani e collaborazioni dei servizi segreti tra Pakistan e talibani. Spero che l’illustre Frattini adesso spieghi agli Italiani la vera ragione della chiusura del pronto soccorso di Emergency e perchè gli afgani c’è l’hanno a morte con la coalizione e gli stessi soldati Italiani portatori di pace.” bruno pirozzi, napoli
Ps: traduzione dal video: la notizia principale questa mattina è che il governo americano ha rilasciato oltre 90 mila file sulla guerra in Afghanistan… i servizi segreti pakistani, alleati degli USA, hanno incontrato i leader dei talebani per strategie per l’insurrezione… squadre della morte stanno operando per uccidere i leader talebani… i talebani stanno utilizzando missili terra aria per mirare ai velivoli statunitensi e degli alleati… i morti civili sono stati superiori a quanto ammesso… il consigliere di Obama per la sicurezza nazionale, generale Jones, definisce la fuga di notizie una minaccia alla sicurezza nazionale che “potrebbe mettere le vite degli americani e degli alleati a rischio”.

ComeDonChisciotte – DAL ROVESCIAMENTO DELLA DEMOCRAZIA IN IRAN DA PARTE DELLA CIA NEL 1953, ALLA GUERRA IN IRAQ, ALLE MORTI E CATASTROFI CRIMINALI DEL GOLFO, LA BP C’ERA.

ComeDonChisciotte – DAL ROVESCIAMENTO DELLA DEMOCRAZIA IN IRAN DA PARTE DELLA CIA NEL 1953, ALLA GUERRA IN IRAQ, ALLE MORTI E CATASTROFI CRIMINALI DEL GOLFO, LA BP C’ERA..

DI MARK KARLIN
Buzzflash

Se aveste tracciato una linea oleosa dal primo sfruttamento di petrolio nel Medio Oriente da parte degli inglesi nel 1901 (stavano convertendo dal carbone al petrolio la loro flotta navale che dominava il mondo di allora e ne avevano un disperato bisogno) al rovesciamento del leader democratico e laico in Iran, Mohammed Mossadeq, nel 1953, alla Guerra d’Iraq, alla criminale catastrofe ambientale nel Golfo, la BP [British Petroleum, ndt] ci sarebbe stata.

Ma la quarta compagnia più grande del mondo non si è sempre chiamata BP. Una volta era di proprietà del governo britannico (ricordate l’armata navale bisognosa di petrolio). Si chiamava l’Anglo-Iranian Oil Company quando la CIA collaborò con gli inglesi perché il leader iraniano di stampo occidentale Mossadeq volle nazionalizzare le imprese al 100% britanniche e sviluppare colossali concessioni petrolifere in Iran, e l’Occidente non ne avrebbe avuto niente. Così Eisenhower autorizzò l’ “Operation Ajax”, e lo Shah dell’Iran fu messo al potere – mentre governava con pugno d’acciaio e con il temuto SAVAK [“Organizzazione nazionale per la sicurezza e l’informazione”, ndt], fu per tutto il tempo appoggiato dagli USA – alla guida della radicale rivoluzione teocratica con cui ancora oggi abbiamo a che fare. Per tutto il tempo la BP, che adottò formalmente il suo attuale nome nel 1954, c’era.

La BP c’era per tutta l’effettiva colonizzazione del Medio Oriente per fornire petrolio all’Occidente, mentre gli inglesi e gli americani restavano solidi alleati pronti a tenere in riga qualunque nazione recalcitrante. Ciò portò alla Guerra d’Iraq e molti americani e inglesi furono confusi dall’impazienza di Tony Blair a procedere con il piano segreto della commissione per il petrolio di Cheney per impadronirsi dei giacimenti di petrolio iracheni e alla convinzione di Bush che la guerra fosse Biblicamente giustificata. La BP è la più grande società della Gran Bretagna e la terza compagnia energetica. Avete altre domande?

La BP e i suoi colleghi americani sono parte dell’oligarchia aziendale che fa funzionare i governi quando affrontano la politica energetica. Non prendono ordini dalle nazioni sovrane; ma glieli danno. Non sono eletti, ma grazie alle centinaia di miliardi di dollari nelle entrate e nei profitti dirigono lo show quando ci si occupa di politica petrolifera, e il profitto viene per primo: ci si dimentica della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Il petrolio è il loro oro; noi siamo soltanto consumatori che si possono rimpiazzare in qualunque momento da altri consumatori, vassalli della compagnia petrolifera Padroni dell’Universo. Non c’è freno alla loro prevaricazione, avidità e condotta criminale, né alla loro capacità di spingere le nazioni a entrare in guerra, di rovesciare i leader eletti in maniera democratica, e di farla franca per un inquinamento di proporzioni che superano ogni immaginazione.

Per oltre un secolo, ogni volta che G. I. [soldati, ndt] americani e inglesi sono morti per il petrolio, ogni volta che l’inquinamento e la tossicità sono stati lasciati liberi di distruggere le nostre coste, ogni volta che i residenti sono morti di cancro a causa del processo di riraffinazione del petrolio e delle fuoriuscite, ogni volta che il Congresso e la Casa Bianca hanno allentato le norme per permettere un comportamento imprudente ed estremamente dannoso, la BP c’era, insieme ai suoi colleghi americani: compagnie così grosse da essere al di sopra della legge e del controllo del governo.

La maggior parte delle presidenze e dei Congressi – e in particolare la Presidenza Bush /Cheney – hanno considerato le compagnie petrolifere e il controllo delle risorse petrolifere come essenziali per la sopravvivenza dell’economia americana. Di conseguenza le compagnie petrolifere e le società secondarie che le sostengono – come la Halliburton e la Transocean – sono davvero capaci di comandare e far sì che USA e Gran Bretagna eseguano i loro ordini. In Gran Bretagna, la BP è il potere che sta dietro a 10 Downing Street (residenza ufficiale del Primo Ministro inglese, ndt) quando si occupa di politica estera, perforazione, e tutto quello che riguarda il petrolio; ecco perché Tony Blair non poteva rifiutare di unirsi all’attacco Bush/Cheney (e Rumsfeld) all’Iraq.

Questo ci porta alla catastrofe nel Golfo. Certamente, la BP era lontana dalla perforazione nelle acque per loro troppo profonde da poter sviluppare un piano nel caso in cui il pozzo fosse scoppiato. Certamente, avevano circolari interne che indicavano che avevano più valore i profitti piuttosto che le vite e l’ambiente. Certamente, hanno mentito sulle dimensioni dell’inquinamento petrolifero e sulla loro capacità di fermarlo dal momento che più di dieci uomini sono morti nell’esplosione del pozzo. Quello era il loro lavoro. È cominciato tutto nel 1901, quando la compagnia precedente iniziò a esplorare l’Iran. Durante il suo “regno”, la lady di ferro, Margaret Thatcher, permise la privatizzazione della BP, e questa subito – alla Pac Man – si impadronì di molte altre compagnie petrolifere, inclusa la AMOCO.

Per più di un secolo, noi – cittadini di una nazione fondata sui principi democratici secondo cui sono i cittadini a decidere il destino della loro nazione – non siamo stati nient’altro che pedine nella guerra per l’acquisizione del petrolio, ovunque esso si trovi.

E la previsione di un qualsiasi passaggio di potere dal governo del petrolio al governo del popolo appare ogni giorno sempre più pessimistica.

Titolo originale: “From the 1953 CIA Overthrow of Democracy in Iran, to the Iraq War, to the Criminal Gulf Catastrophe and Deaths, BP Was There”

Fonte: http://blog.buzzflash.com/
Link
02.06.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FEDERICA DI EGIDIO

Csm senza politica – Passaparola – Voglio Scendere

Fonte: Csm senza politica – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, oggi iniziamo una serie di puntate estive, quindi per vostra e per mia fortuna molto più brevi di quelle ordinarie, che vengono registrate perché parto in vacanza.

La cricca e il nuovo Csm
Questo lunedì parliamo del Csm che sta per essere totalmente rinnovato dopo che i magistrati hanno eletto i loro 16 consiglieri, cosiddetti togati.
Il Csm è formato da un Presidente che è il Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica, ci sono altri due membri di diritto che sono il primo Presidente della Cassazione, il Procuratore Generale della Cassazione, quindi chi c’è in quel momento entra di diritto nel Csm, i due magistrati di vertice della Cassazione insieme al Capo dello Stato non sono eletti, ma sono lì sempre, poi c’è un vice Presidente che è eletto dal Parlamento, all’interno di 8 membri laici che secondo gli intendimenti dei nostri padri costituenti, devono essere degli alti esponenti del mondo del diritto, della giurisprudenza, delle persone di notoria competenza, autorevolezza, prestigio, indipendenza e che invece visto che sono eletti dal Parlamento, soprattutto negli ultimi decenni, sono diventati praticamente dei politici trombati in cerca di collocamento, oppure dei politici addirittura in servizio permanente effettivo che vanno a farsi 5 anni di Csm, poi se ne tornano all’attività politica e rappresentano così non il diritto, i cittadini in quanto eletti dal Parlamento, ma rappresentano i loro partiti.
Intanto vediamo cosa stabilisce la nostra Costituzione repubblicana sul Csm che è un organo costituzionale, all’Art. 104 leggiamo “la Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, quindi è un ordine ma è anche un potere dello Stato, il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo Presidente e il Procuratore generale della Corte di Cassazione, gli altri componenti sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati ordinari, tra gli appartenenti alle varie categorie e per 1/3 dal Parlamento, ve l’ho detto, nell’attuale composizione sono 8 i laici e 16 i togati, quindi 1/3 e 2/3.
Per 1/3 dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e Avvocati dopo 15 anni di esercizio, il Consiglio elegge un Vicepresidente tra i componenti designati dal Parlamento, i membri elettivi del Consiglio durano in carica 4 anni, prima ho detto una sciocchezza, ho detto 5 invece sono 4 gli anni di durata e non sono immediatamente rieleggibili, devono almeno aspettare un turno per tornarci, non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
Spettano, Art. 105, al Csm, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso, dice l’Art. 106, la legge sull’ordinamento giudiziario può mettere alla nomina anche elettiva di Magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli, su designazione del Csm possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di Cassazione per meriti insigni professori ordinari di università in materie giuridiche e abbiano 15 anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, questo è quello che bisogna sapere sul Csm.

Adesso cosa sta succedendo? Sta succedendo che la Magistratura, almeno una parte di essa è nel centro delle polemiche perché un bel gruppetto di magistrati sono stati beccati, grazie alle intercettazioni telefoniche in rapporto con i faccendieri di quella che è stata chiamata la nuova P2 o detta anche P3, gente che aveva rapporti con Carboni condannato per il crac dell’Ambrosiano con Dell’Utri condannato definitivamente per evasione fiscale e condannato in appello per mafia, imputato in altri processi per calunnia etc., con un certo Pasqualino Lombardi, un geometra in pensione di Avellino che incredibilmente riusciva ad arrivare dappertutto, con un certo Arcangelo Martino anche lui condannato per concussione, ex socialista, ora nel Popolo della Libertà e altri personaggini, tra questi magistrati presi in rapporti con questa cricca ci sono il sottosegretario alla Giustizia, Massimo Caliendo, c’è il Giudice Gargani, fratello di un deputato ex democristiano e poi di Forza Italia, c’è il Giudice Marra che è stato spinto alla presidenza della Corte d’Appello di Milano anche da pressioni di questa cricca, ci sono giudici come il Presidente della Corte d’Appello di Salerno Marconi e altri dei quali si sta occupando anche il Csm.

Le pressioni di questa cricca venivano rivolte a membri del Csm, per far nominare magistrati amici, considerati affidabili dalla cricca e dai mandanti della cricca, oppure per non nominare magistrati non affidabili, questo Consiglio mentre nominava magistrati di quel genere, non dimentichiamo la figura del primo Presidente della Cassazione che fortunatamente da un mese o due è andato in pensione, Vincenzo Carbone che era anche egli intimo di quel Pasqualino da Avellino e è il primo Presidente della Cassazione che ha presieduto le sezioni unite che hanno cacciato o punito magistrati evidentemente inaffidabili per queste cricche come Clementina Forleo, Luigi De Magristris, Nuzi, Verasani e Apicella a Salerno, hanno punito Alfonso Sabella che non ha ottenuto le nomine che aveva chiesto e che è stato sottoposto a un discreto linciaggio dopo essersi opposto alla dissociazione, un progetto che fa parte delle trattative Stato – mafia quando lui era al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, alla direzione delle carceri, magistrati inaffidabili al potere, questa cricca e i suoi amichetti, tra i laici e anche tra i togati di diritto del Csm, sono stati messi da parte o addirittura puniti.

Per questo, per recuperare il prestigio del Csm, sarebbe assolutamente necessario che questo nuovo Csm, venisse composto da personaggi di specchiata indipendenza e autonomia, che si ritornasse a quello spirito costituzionale che voleva arrivare a consigli migliori nel mondo del diritto, infatti i nomi non mancano, ci sono insigni giuristi, insigni costituzionalisti che potrebbero essere votati dal Parlamento, anche perché poi tra loro verrà scelto il successore di Mancino, il Vicepresidente e Mancino, ce ne siamo occupati diverse volte, non possiamo certamente dire che sia stato un Vicepresidente che rappresentasse un capolavoro di autonomia e indipendenza, ha sempre fatto politica fin da giovane, nella DC, poi nel Partito Popolare, nella Margherita, in questi anni si è visto dalle sue decisioni, dalle sue prese di posizione, che non era certamente una figura tra quelle auspicate come rappresentative di un’indipendenza assoluta, aveva anche lui i suoi amici etc., poi è naturale, mica nessun delitto, ma sarebbe meglio che i membri del Csm, soprattutto il Vicepresidente non avesse amicizie e una carriera politica così attiva e così, in qualche modo, influenzante alle sue spalle.
Un Csm pulito nell’interesse di tutti
Quindi sarebbe opportuno che i partiti facessero non uno, ma 10 passi indietro, sarebbe opportuno che il Capo dello Stato li invitasse nel momento in cui dice: eleggete i membri laici, perché i membri laici devono essere votati dal Parlamento con maggioranza qualificata, non con il 50% e quindi il rischio è che avvenga una spartizione, che il centro-destra dica al centro-sinistra: noi certa gente ve la votiamo e certa gente non ve la votiamo, ma anche che il centro-sinistra dica al centro-destra: certa gente non ve la votiamo, ne votiamo degli altri.
Quindi urge un appello del Presidente del Csm, affinché si eviti di mandare avvocati di politici o politici in servizio permanente e invece purtroppo i nomi che si leggono sui giornali per gli 8 membri laici del nuovo Csm, sono tutti politici o Avvocati di politici, peraltro con delle storie tutt’altro che cristalline.

Il centro-destra ne dovrebbe eleggere 5 e il centro-sinistra ne dovrebbe eleggere 3, tra i quali dovrebbe essere tratto il Vicepresidente del Csm, che Berlusconi voglia mettere dei suoi amichetti affidabili lo sappiamo, la sua concezione delle istituzioni è una concezione proprietaria, io mando lì gente fedele a me, pensa così persino della Corte Costituzionale, figuratevi del Csm, infatti ci vuole mettere Biondi l’ex Ministro della il giustizia, quello del Decreto Salvaladri, quello delle ispezioni contro la Procura di Milano, nonché parlamentare da 50 anni, a dire poco.
Ci vuole mandare Gargani, il fratello del Magistrato che è sotto procedimento disciplinare per i rapporti con la P3 e non stiamo parlando delle colpe di un fratello che devono ricadere sull’altro, ma i fratelli Gargani, come ha raccontato Il Fatto l’altro giorno, anche loro avellinesi, hanno una storia in comune, il Giudice Gargani, fratello dell’On. Gargani, è stato spesso al Ministero, ha lavorato spesso al Ministero, dentro governi di Berlusconi, quindi non stiamo parlando di capolavori di lontananza dalla classe politica e poi vogliono mettere, si parla di altri.

Quindi è ovvio che da Berlusconi non ci si può attendere che nomini persone di specchiata indipendenza e autonomia, ci sarebbe da meravigliarsi lo facesse, c’è da aspettarsi però che lo facciano altri, per esempio i finiani, i quali invece pare che vogliano nominare un certo Lo Presti che è un Avvocato siciliano che ha fatto il parlamentare anche lui più volte, che non è certamente rispondente a quei criteri di estraneità ai giochi della politica e ci sarebbe da attenderselo dal PD, il quale essendo insieme all’Italia dei Valori, e all’Udc all’opposizione, è chiamato a concordare 3 candidature, a meno che l’Udc non ottenga una delle 5 del centro-destra e chi vogliono mettere questi signori del PD? Vogliono mettere l’ex Avvocato di D’Alema, Guido Calvi è un ottimo Avvocato, persona eccelsa, ma anche lui nel pieno della contesa politica, oltre a avere rappresentato D’Alema, per esempio nel caso Unipol, dove si scatenò contro i magistrati che avevano indagato, osato indagare sui rapporti tra D’Alema e consorte e raccogliere le intercettazioni e chiedere al Parlamento di utilizzarle, Guido Calvi era proprio uno degli ayatollah contro Clementina Forleo etc., è opportuno che l’Avvocato di D’Alema vada al Csm? Assolutamente no, come non è opportuno che ci vada Fanfani nipote di cotanto politico e anche lui persona perbenissimo naturalmente, però anche lui parlamentare della Margherita per diversi anni e poi non è opportuno che ci vadano altri politici i cui nomi si fanno in questi giorni.

L’Udc chi ci vuole spedire? Ci vuole spedire Michele Vietti, fedelissimo di Casini, è un politico democristiano torinese, che ha fatto il sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Berlusconi, quando l’Udc stava con Berlusconi e come sottosegretario alla Giustizia ha condiviso e votato e contribuito a scrivere tutte le leggi vergogna della legislatura dal 2001 al 2006 e materialmente si è occupato di stilare le tabelle con le soglie di non punibilità per la legge sul falso in bilancio, sapete che il falso in bilancio è reato soltanto quando si superano certe soglie e guarda caso Vietti calcolò quelle soglie in modo che Berlusconi ci stesse dentro per mandare in fumo i suoi processi per falso in bilancio, vogliono mandare questo al Csm e addirittura con l’appoggio del PD, eleggerlo Vicepresidente del Csm al posto di Mancino.
Ricordo che anni dopo, persino Tremonti disse che forse era il caso di ripristinare il reato di falso in bilancio come era prima, ma Vietti rispose: sono contrario a cambiare di nuovo il falso in bilancio, una nuova riforma farebbe sospettare che la precedente sia stata fatta per salvare dal processo qualche imputato in particolare, ma va?! E certo la volevano cambiare dopo che la legge sul falso in bilancio, aveva consentito a Berlusconi di mandare in fumo i suoi processi per falso in bilancio, con la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” perché l’imputato con l’aiuto di Castelli e di Vietti, gliel’aveva depenalizzato e questa dovrebbe essere la figura destinata a restituire il prestigio di autonomia e di indipendenza di un Csm inquinato dalla P3, ci si manda uno politicamente inquinato già in partenza, non c’è neanche il timore che si inquini dopo perché arriva già inquinato prima e il PD vuole fare una scelta di questo genere?

Noi su Il Fatto abbiamo lanciato un appello ai finiani, al PD e all’Italia dei Valori perché mandino personalità di provata indipendenza, che non abbiano tessere, avventure politiche alle spalle, finora ci ha risposto soltanto Di Pietro, Micromega ha lanciato un appello firmato da Margherita Hack, Paolo Flores D’Arcais, Andrea Camilleri e Umberto Eco in tal senso e non hanno avuto risposte, hanno avuto naturalmente decine di migliaia di persone che l’hanno sottoscritto, anzi andate sul sito di Micromega oppure su quello del Il Fatto quotidiano, sottoscrivetelo, solo Di Pietro ha risposto dicendo: non metto, inizialmente sembrava intenzionato a mettere l’Avvocato Li Gotti che un’ottima persona anche lui, ma è parlamentare, è stato sottosegretario del Governo Prodi, quindi non è bene che in questa fase ci vadano uomini di partito, infatti Di Pietro ha detto: faccio un passo indietro e per me va bene se sosteniamo giuristi come Vittorio Grevi, come l’ex Presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky, come l’ex giudice Bruno Tinti o come Franco Cordero, uno dei padri del diritto penale, della procedura penale in Italia, sono questi i nomi naturalmente che sarebbero auspicabili e tanti altri ce ne sono il Prof. Giostra, il Prof. Ainis, Lorenza Carlassare collaboratrice de Il Fatto, costituzionalista insignissima, Borrelli, l’ex Procuratore di Milano, che sarebbe una figura altissima e nobilissima e darebbe lustro a questa istituzione.

Credo che dipenda molto anche da noi che il Consiglio Superiore uscirà da questa settimana che comincia oggi, dipende dalla pressione che questi appelli e dal numero di firme che questi appelli riceveranno per fare pressione sul Partito Democratico dove già gli amici di D’Alema pare si siano messi d’accordo con gli amici di Casini per mandare avanti Vietti in cambio del permanere di Casini all’opposizione della sua resistenza alle sirene per un ritorno di fiamma con Berlusconi nelle cene a casa Vespa, il Csm usato addirittura, come merce di scambio per contropartite politiche. Questo è quello che non solo si spera, ma che bisogna pretendere dai partiti di opposizione, gli elettori del PD se lo ricordino, è in queste fasi cruciali che si valuta la qualità dell’opposizione e è in queste frasi cruciali che bisogna decidere per chi votare alle prossime elezioni in qualunque momento saranno, se il PD si presterà a questo orrendo inciucio per mandare Vietti o altri politicanti al Csm, vorrà dire che non ha imparato nessuna lezione e che è rimasto lo stesso di prima e che quindi non merita nessuna fiducia.

L’unico modo per farglielo sapere è scrivere, telefonare, firmare l’appello, mandare fax, e-mail a questi signori con la minaccia di non votarli mai più, se non ci daranno finalmente un Csm dal quale scompaiano le zampe dei partiti, almeno di alcuni partiti che dicono, sostengono e sperano che la gente ci creda di essere diversi da Berlusconi, passate parola!

Tre miliardi di euro ai partiti

Fonte: Tre miliardi di euro ai partiti.

Il finanziamento pubblico in teoria è stato abolito. Ma tra rimborsi, contributi e trucchi vari, le segreterie hanno incassato lo stesso. Incluse quelle che non esistono più, ma continuano a prendere soldi.

Tre miliardi di euro. Una cifra stratosferica, equivalente a quasi seimila miliardi delle vecchie lire. Sono i soldi pubblici che i partiti italiani hanno incassato in sedici anni: il tesoro nascosto della Seconda Repubblica. Una cascata di denaro prelevato dalle tasche dei cittadini e trasferito nei forzieri che sostengono la macchina politica del nostro paese. E stiamo parlando soltanto dei fondi elargiti dallo Stato a partire dal fatidico 1994, anno di svolta dopo la tempesta di Tangentopoli, segnato dall’introduzione del sistema maggioritario.

“L’espresso” ha ricostruito i mille rivoli di questo fiume di denaro, che si è modificato secondo gli assetti della politica e delle maggioranze, con formazioni che scompaiono e coalizioni in continua metamorfosi…

In questo inseguirsi di sigle e simboli, dalla contabilità bizantina, resta però un punto fermo, che ha il sapore di una truffa ai danni della cittadinanza. Perché nell’aprile 1993 il referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti era stato approvato con una maggioranza bulgara. L’iniziativa promossa dai Radicali di Marco Pannella aveva ottenuto il 90,3 dei consensi e avrebbe dovuto decretare la fine delle trasfusioni a vantaggio dei segretari amministrativi di movimenti grandi e piccoli. Invece no: nonostante quel voto, i cittadini hanno continuato a pagare per sovvenzionare la politica. Nel disprezzo della volontà popolare espressa dal referendum, la corsa all’oro di Stato è proseguita ed addirittura aumentata.

Sommando al denaro per gli organigrammi di partito quello per i loro organi: fondi a go-go erogati a favore dei cosiddetti giornali organi di partito, come la cara vecchia “Unità” del Pci-Pds-Ds, il “Campanile nuovo” dell’Udeur di Clemente Mastella, la “Padania” di Umberto Bossi, il “Foglio” di Giuliano Ferrara e le altre decine di testate di partiti e movimenti spesso fantasma o appositamente creati che, nello stesso periodo, da soli, secondo una stima de “L’espresso” , in quella torta di tre miliardi valgono circa 600 milioni di euro. Davvero un bel bottino. // <![CDATA[//

Caccia al tesoro
È quella scatenata dai partiti per mettere le mani sul tesoretto pubblico dei rimborsi: ben 2 miliardi 254 milioni di euro stando al calcolo fatto recentemente dalla Corte dei conti fino alle elezioni politiche del 2008, cui vanno però aggiunti un altro centinaio di milioni maturati nel 2009 grazie alle ultime europee. Come è stato possibile trasferire tanto denaro nonostante il plebiscito del referendum? Aggirando il veto al finanziamento pubblico con una nuova formula: il meccanismo dei rimborsi elettorali. Sempre pubblici, sempre pingui ma formalmente giustificati dalla volontà di tutelare la competizione democratica.

Sulla carta, però, il risarcimento a carico della collettività avrebbe dovuto coprire soltanto i costi sostenuti nella campagna. Ma i furbetti del partitino hanno subito inserito un primo trucco: come per magia, i rimborsi volano lontano dalle regole dell’economia e si plasmano su quelle della politica, per dilatarsi e lievitare. Non si calcolano sulla base dei soldi effettivamente investiti e spesi per spot, comizi e manifesti, ma in proporzione ai voti ricevuti. Quanto per l’esattezza? Una cifra che si è gonfiata senza sosta e senza vergogna, in un’autentica corsa al rialzo. Nelle politiche del 1994, le prime dopo il referendum blocca finanziamenti che segnarono la vittoriosa discesa in campo di Silvio Berlusconi, il fondo a disposizione è stato alimentato con una formula magica: 1.600 lire per ogni cittadino, non tantissimo perché all’epoca un quotidiano costava 1.300 lire ma che fatti i calcoli produce una cifra monstre. In totale, per Camera e Senato, il contributo toccò la cifra di 90 miliardi 845 milioni di lire. Un bel gruzzolo, non c’è che dire.

La torta che lievita
Ma, si sa, l’appetito vien mangiando, ed ecco negli anni successivi gli alchimisti parlamentari scendere in aiuto dei tesorieri di partito. I maestri del ritocchino si danno da fare e nel 1999 il contributo triplica e passa a 4 mila lire per abitante. E come è accaduto in tutte le botteghe, nel 2002 l’euro ha offerto un’occasione ghiotta per scatenare aumenti selvaggi e poco chiari. Si prevede un 1 euro per ciascun anno di legislatura: in pratica 5 euro per ogni cittadino italiano. Certo, parallelamente si cancella quel 4 per mille che dal 1997 per due anni ha dato ai cittadini la possibilità di destinare ai partiti questa percentuale dell’imposta sul reddito fino a un totale massimo di 56 milioni 810 mila euro. E poi si era ridotto il fattore di moltiplicazione: non più il totale dei cittadini ma solo il numero degli iscritti nelle liste elettorali della Camera.

Anche le modalità di pagamento degli agognati rimborsi subiscono modifiche: non più tutti e subito ma rateizzati nei cinque anni di durata della legislatura. Con una fondamentale postilla: il blocco in caso di scioglimento anticipato. Niente più parlamento, niente più quattrini. Una misura ispirata dalla frequenza delle elezioni nostrane, che viene però considerata troppo severa dalle segreterie di partito. E difatti nel 2002 aboliscono l’interruttore: il finanziamento si incassa anche se i parlamentari decadono prima. Una farcitura a doppio strato: consente alle rate dei vecchi rimborsi milionari di sovrapporsi a quelle altrettanto ricche portate in dote dalla nuova legislatura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con effetti paradossali. Come bene dimostrano i rimborsi della quindicesima legislatura aperta nel 2006 e finita nel 2008 che continueranno ad essere incassati dai partiti fino al 2011 e si sommeranno a quelli della sedicesima che dovrebbe durare fino al 2013. Ci sono partiti, come i Verdi, Rifondazione, i Comunisti italiani che non sono più in Parlamento ma vengono ancora sovvenzionati dagli italiani.

Di astuzia in cavillo, le coalizioni hanno divorato oltre 2 miliardi 300 milioni di euro, frutto non solo dei rimborsi per le elezioni di Camera, Senato e Parlamento europeo, ma anche per quelle regionali. La Finanziaria del 2008 ha promesso le forbici: un taglio del dieci per cento su questi fondi. Che però si fatica a seguire nella loro destinazione finale, soprattutto da quando la competizione è tra blocchi di alleanze.

Chi ha incassato di più? Secondo la stima che “L’espresso” ha elaborato spulciando i piani di ripartizione stilati dalla Tesoreria della Camera e i bilanci annuali delle forze politiche, a fare la parte del leone è stato proprio colui che da sempre sostiene di essere sceso in campo per affrancare gli italiani dai partiti-parassiti: l’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La creatura da lui fondata nel 1994, Forza Italia, risulta infatti in testa alla lista dei beneficiati con oltre 638 milioni di euro di rimborsi elettorali incassati, pari a mille 235 miliardi di lire.

Il calcolo è semplificato dal fatto che nel Pdl i conti restano separati: Fi e An si spartiscono le elargizioni pubbliche in modo netto. Più complesso decifrare le geometrie finanziarie della sinistra. In tre anni il Partito Democratico ha maturato ben 253 milioni di euro, frutto soprattutto delle ultime politiche. In più ci sono quelli del Pds-Ds con 184 milioni di euro alla voce “contributi dello Stato per rimborso delle spese elettorali”. Troppo poco, è evidente, ma a questa cifra ci sono da aggiungere le quote Ds nei fondi per le coalizioni di centrosinistra e soprattutto per l’Ulivo: ma i rami della pianta di sinistra sono così intricati che nessuno riesce a distinguerne i colori.

Anche la tesoreria del partito ha replicato alla richiesta de “L’espresso” allargando le braccia. E che si tratti di cifre considerevoli lo testimoniano le posizioni di assoluto rililevo conquistate nella nostra graduatoria dalle coalizioni di centrosinistra come L’Ulivo e L’Ulivo per l’Europa che insieme hanno totalizzato oltre 260 milioni. In casa Fini prima delle ultime turbolenze era invece facile fare i calcoli: 237 milioni. Al settimo posto c’è poi l’Udc di Pier Ferdinando Casini con i suoi quasi 114 milioni, seguita da Rifondazione comunista che, a dispetto delle traballanti fortune elettorali che l’hanno vista sparire dalla scena parlamentare nel 2008, in tre lustri ha raccolto 105 milioni di euro, mentre Lega e Margherita vantano rispettivamente 102 e 85 milioni di euro.

Cifre ragguardevoli che si attestano sopra i 72 milioni iscritti nei bilanci dell’Italia dei valori e che doppiano i 35 dei Verdi, altri desaparecidos in Parlamento. Si può infatti anche non avere rappresentanti alle Camere ma, incredibilmente, riscuotere lo stesso i rimborsi pubblici. Se per farsi eleggere serve più del 4 per cento dei suffragi, per incassare è sufficiente un modesto 1 per cento. Come è capitato alla Destra di Francesco Storace e Daniela Santanché che, nonostante sia restata fuori con il 2,4 per cento dei voti, sta intascando oltre 6 milioni di euro.

Viva la differenza
Fondare un partito e presentarlo alle elezioni è infatti sempre un grande affare. Il denaro impegnato in spese elettorali è un investimento sensazionale. Qualche cifra: a fronte dei 2 miliardi e 254 milioni di euro di rimborsi erogati dal 1994 al 2008, secondo l’indagine della Corte dei conti le forze politiche hanno speso solo 579 milioni di euro. In pratica ci hanno guadagnato 1600 milioni: il che vuol dire (vedere tabella) che i soldi investiti nella campagna elettorale hanno avuto un rendimento di oltre il 389 per cento, con punte massime del 959 registrate alle politiche del 2001. Con qualche partito più bravo di altri. Il Pdl che nel 2008 ha dichiarato spese elettorali per 68 milioni 475 mila euro ha maturato rimborsi per più di 200 milioni di euro con un guadagno di oltre il 200 per cento. Mentre il Pd che ha speso 18 milioni 418 mila euro, riscuoterà 180 milioni con un guadagno di circa il 1.000 per cento. Un vero record.

Dati choc che smascherano l’effettiva natura di quelle erogazioni: altro che rimborsi, è sempre quel finanziamento dei partiti tout court che è sopravvissuto al referendum. Lo sottolinea la Corte dei conti nel dossier sui consuntivi delle spese delle forze politiche per le elezioni del 2008. Queste cifre, hanno sentenziato i magistrati contabili, dimostrano “che quello che viene normalmente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento”.

Prelievo quotidiano
È quello per tanti anni consumato da molti dei cosiddetti organi di partito.
Un altro pozzo senza fondo alimentato dal dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio e che secondo i dati disponibili sul sito di palazzo Chigi e analizzati da “L’espresso” in sedici anni ha elargito finanziamenti per un totale di 598 milioni di euro. A chi sono andati? In testa alla lista c’è “l’Unità” con quasi 100 milioni di euro. A sorpresa, al secondo posto, con oltre 50 milioni, rifulge la “Padania” dei leghisti di Umberto Bossi, grandi fustigatori della “Roma ladrona”, ma non quando si tratta di incamerare pubbliche provvidenze. Seguono “Liberazione” (48 milioni), voce di Rifondazione comunista e “Il Secolo d’Italia”, di An (quasi 40 milioni). Dov’è lo scandalo? Anche nel fatto che a ramazzare questi denari ci sono testate di quotidiani e periodici che difficilmente comparirebbero se lo spirito della legge fosse stato correttamente rispettato.

Tra i grandi foraggiati, con oltre 35 milioni c’è “Il Foglio”: fondato da Giuliano Ferrara, ha tra gli azionisti pure Veronica Lario, moglie del presidente Berlusconi prossima al divorzio. C’è “Il Denaro” (18 milioni), giornale napoletano diretto da Alfonso Ruffo; “Il Riformista” (14 milioni) fondato dall’ex senatore Antonio Polito ma edito dalla famiglia Angelucci, tra i maggiori imprenditori della sanità privata, il cui capostipite Antonio è stato eletto deputato nel Pdl. E c’è “Libero”, altra testata della famiglia Angelucci, che ha incassato circa una ventina di milioni. Anche in questo caso, una legislazione ambigua e volutamente sprecona ha permesso di confondere alti principi democratici e bassi interessi privati. Nel 1990 si stabilisce che per ottenere i fondi basta essere organi di partito o di un movimento con almeno due rappresentanti eletti in Parlamento; poi via via si introducono regole nuove e strambi cavilli come l’apparentamento con almeno un gruppo parlamentare, anche a Strasburgo; o la trasformazione in cooperativa giornalistica. Le regole sono oscure, il fine è chiaro: mettere i soldi in tasca.

Come l’ultima trovata del 2006 che ha totalmente abolito il requisito del collegamento con una rappresentanza parlamentare per i giornali che in passato sono comunque stati organo di partito. In pratica, il privilegio è immortale. È proprio grazie a questi “aggiustamenti” che “Il Foglio” ha potuto attingere ai finanziamenti in quanto organo della “Convenzione per la giustizia”, creatura dell’ex presidente forzista del Senato Marcello Pera e del verde Marco Boato. Il “Denaro” invece ha fatto bingo in quanto bandiera di “Europa mediterranea”, un’associazione che allineava l’ex ministro Antonio Marzano e l’ex parlamentare Claudio Azzolini. Ma il caso più eclatante resta quello di “Libero”, quotidiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai fondi per l’editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in affitto il bollettino “Opinioni nuove”che già riceveva modeste provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo supplemento coronato ha portato in dote a “Libero” i fondi pubblici riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare cassa.

ha collaborato Francesco Giurato