La Corte e i cortigiani – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: La Corte e i cortigiani – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

A beneficio dei finti tonti che preferiscono non vedere e non sentire, è bene rileggere fino alla noia poche righe dell’ordinanza con cui il presidente del Tribunale del Riesame di Roma, Guglielmo Muntoni, ha confermato il carcere per il trio P3 Carboni-Lombardi-Martino: “Lombardi era riuscito a ottenere l’assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di 7 dei 15 giudici della Corte costituzionale” per la costituzionalità dell’incostituzionalissimo lodo Alfano. Poi uno cambiò idea e il lodo fu bocciato il 7 ottobre 2009 con una maggioranza di 9 a 6: ma “resta il fatto che tale ingerenza ci fu e venne esercitata su almeno 6 giudici costituzionali che anticiparono a un soggetto come il Lombardi la loro decisione”. Un giudice terzo, non un pm rosso di passaggio, non un ambiguo flatus vocis intercettato, ha le prove che “almeno 6 giudici” della Corte violarono il segreto della camera di consiglio e anticiparono a un faccendiere di quart’ordine, il geometra irpino Pasqualino Lombardi, il voto favorevole a una legge incostituzionale.

Cioè: la Consulta è inquinata per i due quinti dei suoi componenti da giudici felloni e continuerà ad esserlo finché costoro non cesseranno dall’incarico. La stessa mafia partitocratica che regna nelle Asl, nelle fondazioni bancarie e nelle cosiddette Authority (vedi indagine di Trani) è penetrata non solo nel Csm (dove l’elezione dell’Udc Vietti a vicepresidente e di politicanti di destra e sinistra a membri laici perpetuerà l’andazzo anche per la prossima consiliatura), ma addirittura nel massimo organo di garanzia sulla legittimità delle leggi dello Stato. Ciascun partito, lobby, banda, cricca, P2 e P3 ha i suoi uomini di fiducia da chiamare per pilotare, condizionare o almeno conoscere in anticipo le decisioni dell’organo costituzionale che più di ogni altro dovrebbe essere super partes, dunque impermeabile.

L’ennesimo colpo di Stato si consuma sotto gli occhi di chi si ostina a non vedere e non provvedere. Non erano dunque millanterie, fanfaronate, voci dal sen fuggite quelle captate nelle telefonate fra Lombardi e gli altri compari di P3 dopo la bocciatura del lodo: “Chist’ erano sette, so’ statt’ siempre sette, l’ottav’ nun l’ammo mai truvate… che cazz’ t’agg’a dicere… Noi ne tenevamo cinque certi e ce ne volevano (altri, ndr) tre, ne tenevamo due (incerti, ndr) e ce n’è rimasto uno… ch’amm’a fa’…”. E non erano tentativi maldestri di “quattro sfigati in pensione” le riunioni chez Verdini col sottosegretario Caliendo, il senatore Dell’Utri, i giudici Martone e Miller, collegati via cavo con Carboni, Martino e Lombardi, alla vigilia del voto della Consulta. L’ha confessato Lombardi ai pm: “Facevo pressioni sulla Corte per acquisire meriti con Berlusconi”.

E B. sapeva tutto, se è vero che la sera del 7 ottobre tuonò a Porta a Porta: “Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta. Bastava che intervenisse con la sua nota influenza sui giudici e ci sarebbe stato quello spostamento di due voti che avrebbe fatto passare la legge. E su Napolitano le mie dichiarazioni potrebbero essere anche più esplicite e dirette…”. Come poteva il premier conoscere i numeri top secret dei voti favorevoli e contrari al lodo? Chi gli aveva detto che, per raggiungere la maggioranza di 8 a 15, bastava uno “spostamento di due voti”? Un mese prima L’espresso aveva rivelato che due dei giudici pro-lodo, Mazzella e Napolitano (solo omonimo del capo dello Stato) avevano cenato con B., Alfano e Gianni Letta. Ma quando Di Pietro osò chiedere loro di dimettersi o almeno di astenersi dal voto, restò isolato e il Colle tacque. Che intende fare ora il Quirinale, a cui spetta la nomina di 5 giudici costituzionali, per bonificare la Consulta ed evitare che gli “almeno 6 giudici” di cui sopra continuino a rispondere a questo o quel faccendiere di governo, anziché alla Costituzione repubblicana? Stavolta il solito “monito” potrebbe non bastare. Ma, finora, non è arrivato nemmeno quello.

Una risposta a “La Corte e i cortigiani – Marco Travaglio – Voglio Scendere

  1. Mi fa piacere rivedere servitori fedeli dello Stato che ho sempre stimato, scendere di nuovo in campo anche e solo per sostenere le persone, e i propri consimili fedeli servitori, perché vede questo paese ridotto alla fame, fame di giustizia ed economica. Troppe stragi, troppi depistaggi, troppi “suicidi eccellenti” (omicidi occulti), troppe ruberie dei colletti rimasti impuniti e che non hanno ripagato la comunità, né con il carcere e tantomeno col denaro rubato, ed oggi questo sinistro aspetto ancora più marcato. Questi delitti, hanno matrice occulta, commistioni massoniche mafiose con la politica e servizi da sempre; le colpe da ricercare secondo il mio punto di vista, sono all’interno degli Ordini: dei giornalisti in primis, degli avvocati, ma anche della Magistratura, che aggiogati anche loro alla confraternita massonica, che non fanno il proprio lavoro o quando non depistano favorendo i loro confratelli. Ad oggi non si è spezzato il filo che unisce questo status, e se non riusciremo a spezzarlo non riusciremo ad avere quella giustizia del vivere civile che tutti nel paese si augurano e aspirano; tranne quelli che hanno il crimine e il complotto come quotidianità. Le colpe maggiori da attribuire della disfatta economica e di legalità, è da riservare a chi amministra, che non lo ha fatto come avrebbe dovuto tenendo a mente il buon padre di famiglia, (vedasi le leggi favorevoli ai colletti, al crimine comune e alle mafie, approvate negli ultimi quaranta anni), con i vari condoni e indulti anziché annullarli, o come costruire nuove carceri e ripristinare alcune leggi come il 41 bis e quella sui pentiti come quelle sulle prescrizioni, aggravando lo status italico con le ultime del governo attuale. Mi fa specie pensare che tutto il Popolo PDL abbia saputo preventivamente le intenzioni del Dux prospettando nel programma, l’approvazioni di leggi a tutela della sua impunità. Sicuramente ha mentito anche al suo Popolo come a tutto il paese, eludendo quanto riposto nel suo animo nero, fatto di ricatti, corruzione e chissà quali altri delitti in cinquanta anni di attività criminale, attualizzando in ogni momento le conferme. Oggi si comincia a scoprire i primi tentacoli smembrati di quella PIOVRA che il Dux “odia” tanto, forse perché alla testa dell’affarismo appena scoperto si possa individuare sue complicità. Gli “affari” quarantennali fra il Vaticano, Lombardia, Roma, la Sicilia e la Sardegna e forse altre province; il riapparire del confratello Carboni e dell’Utri, nella scena del complotto “affaristico” di concerto con le nuove leve coinvolte, mi hanno fatto pensare in maggio-giugno, che la P2 non era mai morta, ma che avesse continuato ad intessere trame per impoverire ed aggiogare al suo volere anche il Popolo, ricattandolo col lavoro, al fine del totale controllo delle masse, (disegno mondiale), e, con le leggi approvate, l’avallo della Confindustria e le ultime sparate della Fiat, conducono tutte a questa tesi, la P 3. Ripristinare la democrazia e demolire questo disegno; questo il Popolo deve realizzare, rendendo illegale la massoneria e le altre consociate; dotare la Magistratura della macchina della verità e la totalità delle intercettazioni, che dovranno servire anche al suo interno e in tutte le Istituzioni, per scoprire gli infedeli servitori dello Stato. La totale indipendenza e il totale controllo dei servizi segreti, perché in mano politica e militare, hanno prodotto: stragi, delitti, oltre all’arricchimento fraudolento dei colletti; tutti impuniti, per le leggi approvate a favorire la confraternita, e i depistaggi in soccorso dei farabutti infedeli. Con questi pochi mezzi si tornerà a vedere la luce della democrazia e più uguaglianza fra Italiani. Postato su: ho visto cos…. il 31.7.10 sull’intervento di Caselli solidarizzando con le Procure di FI, PA, CL

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