Archivi del giorno: 1 agosto 2010

Blog di Beppe Grillo – Bomba biologica a Santa Giulia

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Bomba biologica a Santa Giulia.

Il business delle nuove costruzioni è lo smaltimento dei veleni tossici. Si sbanca, si sversa, e poi si costruisce. Al Sud come al Nord, soprattutto al Nord e specialmente a Milano, la capitale immorale d’Italia alla quale manca la penna di un Saviano per essere sputtanata in tutto il mondo. Se l’Universo criminale della Camorra e della distruzione della Campania è “Gomorra“, l’hinterland milanese è “Sodoma“. In Lombardia si compiono crimini contro l’umanità nell’indifferenza dei politici (Mortizia Moratti: “A Milano non c’è la mafia“) e con il concorso delle banche che finanziano la distruzione del terrriorio, da City Life, all’Expo 2015 a Santa Giulia Montecity. Un mega quartiere residenziale usato per seppellire ogni tipo di rifiuto cancerogeno. Per mesi, di notte i camion hanno seppellito senza sosta sostanze tossiche. Dov’erano le autorità sempre pronte a multare i cittadini per ogni piccola irregolarità? Un milione di metri quadri per un valore speculativo di un miliardo di euro. Il terreno è ora sotto sequestro a seguito di una denuncia dell’Arpa. Due falde acquifere avvelenate con solventi clorurati, mercurio, tricloroetilene. I valori dell’inquinamento sono cento volte superiori ai limiti di legge e possono produrre danni irreparabili alle donne in attesa. Nel quartiere è stato costruito un asilo con 60 bambini, anche il vicino parco Trapezio è contaminato. La società Risanamento, quotata in Borsa, è proprietaria dell’area, il nome più adatto per le bonifiche della ‘Ndrangheta.

Intervista a Gianni Barbacetto

Santa Giulia è la storia di un colossale imbroglio, è una storia di cui si comincia a parlare negli anni 80, quando le fabbriche vengono dismesse, si liberano grandi aree periferiche, alcune a Rogoredo, in realtà questo è il vero nome di Santa Giulia, un quartiere periferico di Milano, anzi paese alla periferia di Milano, un tempo.
Vengono fatte varie ipotesi, proposte, promesse, alla fine invece cosa si realizza dopo alcuni decenni di attesa? Cemento, case, viene dato un bel nome Santa Giulia. Vengono fatti degli spot mirabolanti in cui si dice che qui sorgerà, su questa area sfigata, periferica, proprio fuori Milano, il nuovo quartiere che rinnoverà la maniera di vivere dei fortunati che riusciranno ad andarci a abitare. Ci fanno un po’ di case, ci fanno delle case di lusso, le vendono a caro prezzo, sono in un’area sfigata della periferia milanese, vengono vendute come fossero aree e case preziosissime. I poveretti che ci cascano avranno delle orribili sorprese perché in questa città, in questa Milano che un tempo era la capitale morale d’Italia, si fanno piani urbanistici come quello imbellettato di Rogoredo chiamato Santa Giulia con sotto i piedi arsenico e altri veleni. Si vanno a vendere case di pregio a caro prezzo in luoghi insalubri dove viverci significa avere il rischio di poter contrarre il cancro, per esempio, questa è la storia di Santa Giulia.
Chi sono i protagonisti di questa storia? Un immobiliarista che era riuscito a farla franca ai tempi dei furbetti del quartierino e che si chiama Zunino, che acquista l’area, riesce a farci su questo suo mirabolante progetto meraviglioso di quartiere modello Santa Giulia, dà all’amico Giuseppe Grossi l’incarico di bonificare il terreno, in realtà la bonifica non viene fatta, viene fatta malissimo, vengono lasciati veleni, se non portati addirittura da fuori, veleni inquinantissimi, dall’arsenico in giù e con l’ombra anche che coinvolto nel movimento terra, come succede sempre dove c’è movimento terra nell’area milanese, ci siano anche gli uomini della ‘ndrangheta. Perché sono loro gli specialisti del movimento terra, sono loro i monopolisti del movimento terra, dove c’è da spostare terra ci sono le famiglie, i camion dell’‘ndrangheta e dentro i camion dell’ ‘ndrangheta spesso insieme alla terra buona c’è la terra cattiva, i veleni.
uesta è la storia di Santa Giulia in una città che ormai è spappolata, in una città come Milano in cui fin dentro il palazzo del governo municipale, fin dentro il Municipio, fin dentro il luogo da dove Letizia Moratti credeva di poter governare la città, c’è corruzione, malaffare, persone che si mettono d’accordo per dare le licenze ai night anche in cambio di tangenti, tangenti prese all’uscita del palazzo municipale poco distante, è una città che ha perso la sua anima, che ha perso la sua capacità di fare buona amministrazione, una città profondamente corrotta e in cui ormai si fa fatica anche a indignarsi e si va avanti tranquilli anche sapendo che sotto i piedi di un quartiere venduto a caro prezzo, ci sono veleni, veleni mortali.
Formalmente sulla carta ci sono regole rigorosissime per lo smaltimento dei veleni o anche dei normali materiali inquinanti, gli oli, le pile, i medicinali, questo sulla carta, nella realtà i controlli si possono aggirare, chi fa le cose in piccolo è costretto a seguire i controlli e a fare gran fatica anche solo per buttare via un vecchio televisore, chi invece fa le cose in grande e porta veleni mortali, può farlo tranquillamente, aggirando i controlli, pagando tangenti, dando incarichi agli uomini dell’‘ndrangheta i quali fanno buoni prezzi per forza, perché non smaltiscono secondo le regole e senza che nessuno abbia la possibilità di intervenire.

Conflitto d’interessi…nucleare | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Conflitto d’interessi…nucleare | Il Fatto Quotidiano.

E’ passata inosservata la notizia della “piccola” modifica apportata al regolamento della nuova Agenzia per la sicurezza nucleare: l’ente di diritto pubblico dotato di “autonomia tecnica, scientifica, amministrativa e contabile” fondamentale per lo sviluppo del programma nucleare italiano. Con decreto della presidenza del Consiglio sono infatti state  eliminate le incompatibilità professionali. Ergo: un modo per togliere di mezzo il conflitto di interessi tra incarichi ricoperti.

Nel collegio di gestione ( formato da quattro membri di cui due nominati dal ministero dell’Ambiente e gli altri dallo Sviluppo) potrebbero quindi sedere uomini che svolgerebbero contemporaneamente la funzione di controllore e controllato. Due nomi? Michele Corradino e Luigi Pelaggi. Chi sono?

Rispettivamente  l’attuale capo di Gabinetto e capo segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente. Ma si sa il conflitto di interessi in Italia è solo una grande bugia.

Proniviri | Il Fatto Quotidiano

Incredibile come Travaglio riesce a dare il senso della situazione italiana che è grave ma non è seria…

Fonte: Proniviri | Il Fatto Quotidiano.

L’ altra sera, al Gran Coniglio del P3dl riunito a Palazzo Grazioli, Denis Verdini passeggiando nervosamente nella stanza ordinava a Sandro Bondi: “Carta, calamaio e penna!”. L’apposito James subito eseguiva e, curvo sullo scrittoio a ribaltino, vergava il comunicato della Banda Bassotti per liquidare Fini e deferire ai probiviri altri tre deviazionisti. Un unicum nella storia, dall’età della pietra a oggi: mai nessun politico, nemmeno in certi stati africani dove gli avversari venivano eliminati per via non giudiziaria, ma gastroenterica, era stato cacciato dal suo partito per eccessi di legalità. Dettava dunque Verdini: “L’Ufficio di Presidenza…’. Sandro, apri una parente. L’hai aperta? ‘…che siamo noi…’. Chiudi la parente. ‘…considera le posizioni dell’on. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Pdl’. Virgola, anzi punto e virgola, due punti. Massì, abbondiamo, abbondantis abbondandum!”.

Ogni tanto bussavano alla porta e Verdini, colto da un sussulto, guadagnava prontamente il cornicione, temendo da un momento all’altro l’irruzione dei gendarmi o degl’ispettori della Banca d’Italia che lo tallonano da tempo. Ma niente paura: una volta era La Russa che faceva capolino soffiando in una lingua di menelik per portare un po’ di buonumore. Un’altra volta era B. con un reggiseno a mo’ di bandana e un tanga a tracolla per raccomandare di andarci giù pesanti col traditore, poi tornava ai consueti passatempi. “Allora, Sandro, dov’eravamo rimasti? Ah sì: Fini è colluso con la giustizia e l’antimafia, continua pervicacemente a non rubare e per giunta rifiuta di tenerci il sacco, farci il palo e coprirci la fuga”. “Scusi se oso, magnifico Denis”, esalava James, “ma così dicendo qualcuno penserà che il documento l’abbia scritto Gambadilegno. Forse è meglio dire le stesse cose in forma più aulica: tipo che Fini ha fatto mancare ‘il vincolo di solidarietà ai propri compagni di partito, vorrebbe consegnare alle Procure tempi, modi e contenuti degli organigrammi istituzionali e di partito’, ‘pone in contraddizione legalità e garantismo, si mostra esitante nel respingere i teoremi su mafia e politica’… Che dici? Tanto chi vuol capire capisce”. “Oh, mettila giù come ti pare, ma lascia perdere le rime baciate. Purchè si capisca qual è il problema: quello non ruba e non lascia rubare, mettendoci in cattiva luce con gli amici degli amici e disorientando il nostro elettorato. Tanto poi ci pensano il Giornale e Libero a tirar fuori i dossier e il Corriere a gabellare il tutto come un capriccio caratteriale. E fai un po’ prestino ché c’ho una partita di assegni di passaggio e non vorrei perdermela”.

Intanto, anticipando i desiderata di Denis, l’ambasciatore Sergio Romano calzava la feluca d’ordinanza e le ghette primavera-estate delle grandi occasioni (le portava già a Plombières nel 1858, quando accompagnò Costantino Nigra e la contessa di Castiglione a rendere visita a Napoleone III e a passarvi le acque), aveva già telegrafato il consueto puntuto editoriale al Corriere della Sera, di quelli che da soli riescono a metterne in fuga il 14% dei lettori. “Di grazia – ammoniva il sempre vispo diplomatico, alternando il monocolo al più moderno e civettuolo pince-nez – risparmiateci questo spettacolo avvilente”, non “bisticciate” e “passate alla ricerca di formule che possano assicurare continuità e stabilità del governo”, “componendo le divergenze e accordandovi su un percorso comune” con “un’intesa fondata sulle vere esigenze del Paese” che “gioverà a coloro che avranno seriamente tentato di realizzarla”. Insomma gliele ha cantate chiare, come sempre. Dal canto suo, il Pd si accreditava come autorevole alternativa al P3dl, mandando al Csm l’ottimo Vietti, già autore della legge porcata sul falso in bilancio, e Calvi, l’avvocato di D’Alema, che terrà compagnia all’avvocato di Bossi, Brigandì, e a uno dei 67 avvocati di B., tale Palumbo. Perché, come dice Bersani, “siamo pronti per qualsiasi soluzione”. Anche a sostituire B. facendo le stesse cose.

“G8, i vertici della polizia coprirono la vergognosa condotta dei poliziotti” – Genova – Repubblica.it

LE MOTIVAZIONI DELLA CORTE D’APPELLO

Due dei più importanti poliziotti italiani, “preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati … concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola”

di MARCO PREVE

Gli alti funzionari della polizia presenti alla irruzione alla scuola Diaz di Genova durante il G8 sono stati condannati dalla Corte d’Appello in base all’articolo 40 del codice penale, perché avevano l’obbligo di impedire le violenze e non lo hanno fatto. E’ quanto emerge dalle motivazioni della sentenza depositate oggi dalla Corte d’Appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra. Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici avevano condannato il 18 maggio scorso 25 imputati, tra i quali il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 ani), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi).

DOCUMENTI Il testo delle motivazioni (.pdf)

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ComeDonChisciotte – RITRATTO DI UOMO IN…”GRIGIO” (SECONDA PARTE)

Lungo e interessante articolo:

DI HS

comedonchisciotte.org

E’ trascorso circa una anno dalla pubblicazione de “Il segreto di piazza Fontana”, monumentale ed imprescindibile testo per chi vuole addentrarsi nelle terribili, fosche e complesse vicende della famosa “strage di Stato”, della “strategia della tensione”, nonché di quegli eventi collaterali che hanno, a loro volta, assunto le lunghe e oscure vesti uscite dalla filiera dei “Misteri d’Italia” (Pinelli, Feltrinelli, Calabresi, ecc…). Questo testo monumentale – risultato degli studi e della messe di informazioni raccolte dal giornalista ANSA Paolo Cucchiarelli, uno specialista del genere pubblicistico dedicato a trame, complotti e misteri – non ha ricevuto l’attenzione che avrebbe meritato e, nei casi in cui è stato recensito, è stato sottoposto a severe e dure critiche a causa della tesi ardita e scomoda che vi era delineata e sviluppata. A scorrere le pagine si può ben comprendere le ragioni dell’indifferenza e dell’ostilità. Il “romanzo” di Cucchiarelli segue un copione preciso e ragionato: alla Banca dell’Agricoltura di Milano sono stati fatti esplodere due ordigni. Il primo, quello anarchico, era dimostrativo mentre l’altro, collocato dai neofascisti, doveva provocare e, in effetti, provocò la strage che, secondo certa vulgata, cancellò l’”innocenza” dall’Italia repubblicana.

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