Archivi del giorno: 4 agosto 2010

Antimafia Duemila – Prima sentenza che riconosce attendibilita’ Spatuzza

Fonte: Antimafia Duemila – Prima sentenza che riconosce attendibilita’ Spatuzza.

Il gup Daniela Troja riconosce, per la prima volta in una sentenza, «l’attendibilità intrinseca» e la «credibilità soggettivà» del pentito di mafia Gaspare Spatuzza.
Le motivazioni riguardano la condanna a 30 anni di carcere di tre imputati (Benedetto Capizzi, Cosimo lo Nigro e Cristofaro Cannella) nel processo per l’uccisione di Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore Santino assassinato a 13 anni nel ’93. A Spatuzza era stata negata la protezione perchè aveva parlato di stragi e rapporti tra mafia e politica oltre i 180 giorni previsti dalla legge. «Le dichiarazioni rese dal pentito – scrive il giudice come riporta il Giornale di Sicilia – appaiono dotate del requisito dell’attendibilità, essendo sicuramente spontanee e sostanzialmente coerenti».

Blog di Beppe Grillo – Formigoni, il passeggiatore, privatizza l’acqua in Lombardia

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Formigoni, il passeggiatore, privatizza l’acqua in Lombardia.

Formigoni conosce molto bene il significato della parola: “provocazione“. Lui stesso, governatore illegittimo, è una provocazione vivente. Formigoni il 5 agosto, con un blitz, con i cittadini in ferie, in silenzio, farà votare una delibera per la totale privatizzazione dell’acqua in Lombardia. Formigoni se ne fotte del milione e 400 mila firme per il referendum per l’acqua pubblica, 237 mila raccolte nella sua Regione. E se strafotte della mobilitazione popolare contro le precedenti leggi regionali per la privatizzazione 21 del 1998 e 18 del 2006 e che nel 2007 144 Consigli comunali lombardi deliberarono contro quest’ultima.
L’acqua è un diritto naturale e non può essere privatizzata a fini di lucro (l’unico vero motivo per cui viene privatizzata). Non è vero come dicono gli interessati e i disinformati che l’Europa lo vuole, un par di palle! Si vuole consegnare l’acqua della Lombardia ai privati, a multinazionali come la Veolia e la Suez. In Francia, a Parigi l’acqua è tornata pubblica dal 1° gennaio 2010. Il sindaco Bertrand Delanoe non ha rinnovato i contratti con le multinazionali Veolia e Suez. L’acqua sarà gestita da un ente pubblico: “Eau de Paris”. Il risparmio per i parigini sarà di 30 milioni di euro all’anno. Questi sono fatti, come è un fatto che con la privatizzazione l’acqua può aumentare fino a 5 volte. Il MoVimento 5 Stelle si opporrà.
Formigoni è stato eletto per la quarta volta consecutiva nonostante una legge dello Stato lo vieti. Si può essere eletti infatti solo per due mandati consecutivi. Formigoni è stato escluso inizialmente dalla competizione elettorale con la sua lista. Interrogato ieri lungamente dai magistrati ha lanciato una serie di provocazioni (gli vengono naturali). Ha detto che si è sentito: “Vittima di un’ingiustizia, non sapevo cosa fare, ho cercato di salvare la mia corsa elettorale” e ha telefonato a Arcangelo Martino, arrestato per l’indagine sulla P3. Lo ha fatto perché Martino: “Aveva molti amici magistrati … e contatti con tantissimi pm..“. Martino ha un’azienda, la Enertek, nel settore della sanità che ha vinto molti appalti in Lombardia. Formigoni non lo sapeva: “Che Martino fosse un imprenditore l’ho scoperto solo recentemente (come avrà fatto?, ndr). Non sapevo nulla né di appalti, né di imprese“. Formigoni e Martino (F e M) amano le passeggiate. Ecco uno stralcio delle loro conversazioni: F: “Faremo grandi passeggiate, per le passeggiate tutto ok.” M : “Benissimo, com’è andata, tutto bene allora?” F. “Bene, bene anche oggi abbiam fatto una grande passeggiata, bene positivo, positivo, belle cose” M. “Molto bene io…” F: “C’è l’impegno a continuare a camminare e a passeggiare, c’è l’impegno a continuare a camminare a passeggiare che adesso arriva la primavera e quindi l’impegno c’è perché bisogna tutti un po’ dimagrire“. Dalle passeggiatrici ai passeggiatori è un attimo.

Milano, 19 Luglio 2010 – “Non può entrare con questa agenda”

Milano, 19 Luglio 2010 – “Non può entrare con questa agenda”.

Il Bavaglio alle opinoni
Duomo, Milano. Berlusconi canta sul tetto, in piazza si nega la libertà di espressione a cittadini che passeggiano con l’Agenda rossa di Borsellino.
(Reportage video a cura di Antonio Mirafioti)
19 luglio 2010.  Sono passati diciotto anni dalla strage di via D’Amelio. Una strage barbara, in cui morirono Paolo Borsellino e i suoi agenti di scorta, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e che a diciotto anni di distanza non è ancora stata spiegata.

A Milano la società civile, come ogni anno, si mobilita. La società civile, non le istituzioni. Perché Milano è il capoluogo della quarta regione italiana per beni confiscati alla criminalità organizzata, ma le istituzioni fingono di non vedere e quando parlano di mafia si limitano a parlarne in astratto, da lontano, ricordando eroi siciliani, o calabresi, o campani. Di sicuro non milanesi e fa niente se Luciano Liggio e Gerlando Alberti furono arrestati a Milano, non importa se Giorgio Ambrosoli a Milano fu ucciso. La mafia al nord, secondo i politici, non c’è o magari c’è ma è un fenomeno isolato, di emigranti del sud, completamente avulso dal contesto padano. Però quest’anno la situazione è diversa: a pochi giorni dal 19 luglio un blitz ha incastrato ‘Ndranghetisti e collusi, politici e imprenditori.

E così il comune decide di intestare frettolosamente, dopo anni, a Falcone e Borsellino il parco in cui i cittadini e gli studenti del liceo Volta piantarono un albero dedicato ai due giudici e alle loro scorte.
Al mattino in pompa magna giungono il sindaco Moratti, il vice sindaco De Corato, vari consiglieri e, non annunciato, il ministro della Difesa Ignazio La Russa con loro anche Armando Spataro. Alla commemorazione sono presenti alcuni ragazzi di Qui Milano Libera. In silenzio mostrano uno striscione: “Stragi di mafia e politica: vogliamo verità”. Poi, quando il sindaco ha terminato di parlare, la commemorazione è finita e i politici sembrano andarsene, i ragazzi si lasciano andare ad un coro “Fuori la mafia dallo Stato! Fuori la mafia da Milano”. E mentre il sindaco si dirige verso i giornalisti, Francesco, spalleggiato dagli altri ragazzi, si avvicina: “La mafia a Milano c’è, signor sindaco?”. Silenzio dalla Moratti, mentre LaRussa invita Francesco a cambiarsi la maglietta rossa (Rossa – gli risponde Francesco – come il sangue delle vittime di mafia e come l’agenda di Paolo Borsellino).

Nel tardo pomeriggio è la società civile ad onorare ancora Borsellino, insieme a Falcone, Ambrosoli, Francesca Morvillo e gli uomini delle scorte (non abbastanza importanti, a quanto pare, per essere ricordati dal sindaco al mattino). Al parco di via Marcello si radunano decine di persone, con il Popolo Viola, Qui Milano Libera, Omicron, le Agende Rosse, le Girandole… Gli interventi si susseguono, nel silenzio rispettoso dell’occasione: ci sono cittadini impegnati da anni nelle lotte civili, come Jole Garrutti, Edda Boletti, c’è Alfonso Navarra, compagno di Peppino Impastato. Per finire alla commozione del momento finale. Fiaccole accese e posate di fronte all’albero, mentre membri del Popolo Viola leggono frasi di Falcone, di Borsellino, di Ambrosoli.
Ma molti, durante quella toccante commemorazione, pensano alla strana coincidenza che sta avendo luogo qualche centinaio di metri più lontano.
Perché sulla terrazza del Duomo vengono premiati don Verzè, che definì Berlusconi “un dono di Dio agli italiani”, e Silvio Berlusconi, che ha recentemente affermato, tra il serio e il faceto, di voler strozzare quelli che scrivono di mafia e che ha, insieme a Dell’Utri, ha definito il boss mafioso Mangano un “eroe”. Vengono premiati dalla provincia, che, con il paravento di una raccolta fondi per la fabbrica del Duomo, ottiene la terrazza della chiesa per il concerto con Aznavour per il premio a Berlusconi “statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi che compongono una società solidale fondata sull’amore, la tolleranza e il rispetto per la vita”.
E allora quei cittadini, che ricordano gli eroi antimafia, capiscono che è un affronto e che restare indifferenti vuol dire riproporre diciotto anni dopo lo scempio che è stato fatto di Paolo e della sua scorta e si recano  pacificamente in piazza Duomo. Non sono molti, alcuni portano con sè un’agenda rossa. In piazza vengono immediatamente bloccati da agenti della Digos e da una trentina di uomini in divisa. La zona intorno al Duomo è chiusa e controllata da centinaia di agenti, ma la piazza è aperta al pubblico. Gli unici che non possono passare sono proprio i cittadini rei di ricordare le vittime di mafia.
All’inizio sembra quasi di riuscire a dialogare: “Noi ci disorganizziamo e ognuno, da solo o in gruppetti di due o tre persone, passeggia – cerca di dire Piero Ricca ad un agente della Digos – Se compiamo reati avete tutti i diritti di portarci via”. Poi i toni si alzano e l’agente si rivolge ai cittadini, certo non abituati ad essere trattati da criminali: chiunque passerà e compierà quest’iniziativa verrà identificato, perché questa è manifestazione non autorizzata. Tiro fuori dallo zaino la mia agenda rossa, la alzo verso il cielo e affermo che ho intenzione di passeggiare, da sola, in piazza. “È manifestazione non autorizzata e io ti devo identificare” mi dice, tra il paterno e lo scocciato. “Sono da sola” gli rispondo, poi di rimando gli chiedo: “Ma il fatto che io passeggi da sola con questa agenda in piazza Duomo è un attentato al quieto vivere o alla sicurezza pubblica?”. Non vogliono sentire ragioni, l’agente si rivolge verso gli altri e afferma che chiunque manifesterà verrà bloccato e identificato. Un carabiniere dietro di me non ci sta: “Io non blocco nessuno” scandisce. Lascia passare me e pochi altri. Nel frattempo i toni si fanno più accesi. Piero Ricca è nel centro della piazza con tre o quattro persone, su di lui all’inizio solo qualche agente della Digos, poi un’intera falange della Polizia. Più indietro un altro gruppo è accerchiato dalle forze dell’ordine e identificato. Poi arriva l’ordine: avanzare compatti. Il gruppetto di cittadini dalla memoria viva e vigile viene spinto verso la vicina via Mercanti. Verranno piantonati fino alla mezzanotte, quando dalla terrazza se ne saranno andati tutti, Emilio Fede, Confalonieri, la Brambilla, la Gelmini, Pecorella, LaRussa.
A Milano la sprezzante celebrazione di un politico può calpestare gli articoli 3, 13, 16, 17, 21 e 27 della Costituzione. Può calpestare chi per la Costituzione ha dato la vita. Può calpestare le vittime di mafia, dimenticate in quella data sacra.


Roberta Covelli